Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

34. Your time is limited pt2

34. Your time is limited pt2

Rooney pov's
(Mi tappo le orecchie, urlate)

Alzo lo sguardo dalle punte delle scarpe al cielo scuro costellato dalle prime stelle notturne che graffiano dolcemente il blu.

Penso a quanto questa serata sia stata strana, come del resto, tutte le serate con Claire. Dai pop-corn dappertutto tranne che nel suo stomaco, allo scontro con quel ragazzo sconosciuto con il quale si è fatta più che valere.

Dai suoi commenti per ogni singola cosa che accadeva nel film 'It' al come si è fatta notare, non da mezza sala, ma da mezzo cinema.

Tralascio ovviamente gli schiaffetti che dava all'anatra di Roxane.

Dopo che Alix si è ripresa dal suo giramento di testa (o qualunque cosa sia), sia le ragazze che Joel e Leo sono andati via verso le loro abitazioni lasciando Claire e me da soli.

Claire ha insistito nel prendere dei pop-corn, visto che non li ha mangiati al cinema, o meglio i suoi pop-corn sono stati divorati dal pavimento della sala.

Quindi ci siamo diretti in un chioschetto e un uomo dalla faccia simpatica le ha dato una porzione 'multipla'.

Così adesso Claire sta camminando di fianco a me con una scatola più grande della sua faccia.

Mi ha detto di dover parlarmi, ma non ho idea di cosa mi voglia dire e detto con sincerità mi ha fatto venire anche un po' di ansia.

Nel mentre le nostre spalle si sfiorano, cosa alla quale lei non dà molta importanza, penso a cosa il sottoscritto possa aver fatto di male per dover essere costretto ad avere una conversazione seria con Claire(per quanto sappia il significato di questa parola).

Giuro che per tutta la serata non ho mai:

1) Insultato i suoi capelli viola.

2) Affermato che è una streghetta.

3) Ripetuto più di due volte che è una schizzata di mente.

Faccio un ulteriore lista di cose che avrei potuto fare, ma no, non mi viene niente che sia così terrbile.

Camminiamo per quindici minuti in totale silenzio. Ma in realtà non sento quel tipo di imbarazzo che di solito si percepisce quando ci si sente in obbligo di dire qualcosa. 

Avere Claire vicino è una cosa che non riesco a spiegare.
La sua presenza è strana.

Lei l'ho sempre vista come una, anzi, la persona che tutti vorrebbero accanto ma che in realtà nessuno vuole avere per davvero.

Perchè è semplice stare in compagnia di una persona, ma conoscerla, prendersi cura di lei è diverso.

No, io non mi sono mai preso cura di lei, è vero.

Ma non è facile avvicinarsi al cuore di una persona che fa di tutto per allontanarti.

E allora come ti comporti con una persona così?

La allontani anche tu, ancor più di quanto faccia lei con te.

Così da bambino per difendermi ricambiavo i suoi dispetti. Sì, dovevo difendermi o debole com'ero mi avrebbe distrutto, anche solo con un'occhiataccia.

Sembra così stupido ma quando si prova qualcosa di così forte poi il cuore diventa debole.

Quando l'ho rivista quasi tre mesi fa, in quel corridoio di università, dopo otto anni, mi sono sentito in dovere di proteggermi, di nuovo.

Forse da lei.

Forse da come quello che provo potrebbe ritorcermi contro.

Sospiro slittando lo sguardo da lei alla strada dove si susseguono ancora molte villette una dietro l'altra in stile americano.

Un colpo di tosse di Claire mi fa risvegliare dai miei pensieri. "Comunque... c'è questa cosa che dovrei chiederti" mi dà un'occhiata furtiva.

Si tortura le dita delle mani mentre sospira. Non l'ho mai vista così.

Non so se dovrei iniziare per davvero a preoccuparmi.

"Dimmi pure" la invito a continuare.

Mi guarda con la testa reclinata per potermi fissare negli occhi, le sue pupille traballano da una parte all'altra del mio viso. Così insicure ma allo stesso tempo con una tale intensità che hanno il potere di spezzarmi.

"Rooney..." deglutisce. "Quando... abbiamo lavorato per il progetto di..." Sposta lo sguardo dietro di me e come se avesse avuto un lampo di genio dice: "Un trampolinooo!". indica un punto alle mie spalle.

Sbatto più volte le palpebre. "Cos-".

Non ho nemmeno il tempo di continuare che le parole mi muoiono in bocca. Claire ignorandomi corre verso una villetta a pochi metri da noi.

"Secondo me nei pop-corn quello c'ha messo la cocaina invece del sale" mormoro tra me e me raggiungendola.

La trovo con le dita delle mani aggrappate alla staccionata di un bianco lucido che recinta l'intera villa.

"C'è un trampolino!" indica l'apparecchiatura nel giardino della grande casa.

"Sì lo vedo" sottolineo con la voce. "Adesso possiamo anche ritornare..." mi fermo per un secondo fissando Claire che cammina all'indietro. "Cosa stai facendo esattamente?".

Mi ignora e arrivata proprio nel mezzo della strada si ferma.

"Vuoi essere investita? Dimmelo che me ne occupo io" alzo la voce.

Ma lei niente. Controlla alla sua destra e alla sua sinistra, suppongo, per costatare che non ci sia nessun veicolo.

Si abbassa leggermente sulle ginocchia e in un scatto inizia a correre verso di me. Mi sposto di lato per paura di essere scaraventato dall'altra parte del mondo.

Claire ad una decina di centimetri dalla staccionata fa un salto e scavalca le assi si legno.

Diamine... saranno alte minimo ottanta centimetri.

"Claire!" la ammonisco. "Che diamine fai? Non si può fare quello che hai appena..." mi blocco perchè tanto è come parlare con un muro. 

"Vado sul trampolino" dice con nonchalance.

"Claire ritorna qui!" indico un vuoto affianco a me. "Non metterci nei guai!" guardo le finestre dell'abitazione. 

"Rimani anche dove sei, tu" alza spallucce.

Si volta dandomi le spalle e lasciandomi da solo dall'altra parte della staccionata.

"Cazzo..." mormoro. "Claire, aspetta!" cerco di non urlare.
Manca solo che qualcuno dall'interno della casa possa sentirci.

Lei arresta i suoi passi e si gira verso di me guardandomi come se mi stesse dicendo di muovermi.

Respiro profondamente, faccio qualche passo indietro e dandomi lo giusto slancio e facendomi leva con le braccia sulle assi di legno, riesco a scavalcare la staccionata. Mi causo però, un graffio  importante sul palmo della mano dal quale scorga del sangue.

Devo ringraziare solo le mie lunghe gambe o col cavolo che riuscivo a scavalcare la staccionata.

"Mmh che atletico" Claire mi schernisce.

La ignoro. Lecco via il sangue che però sembra non voler smettere di colare.

"Devo chiamare il centodiciotto per questa profondissima ferita da guerra?" mi prende in giro.

Una smorfia finta dispiaciuta le si dipinge sul volto.

Alzo gli occhi al cielo come risposta.

Poi, lei corre verso il trampolino disposto ad una decina di metri dalla porta della casa. Poggia un piede sull'attrezzo e facendosi leva con il ginocchio sale in piedi sull'attrezzo e inizia a saltellare piano.

"Direi di chiamare più una clinica psichiatrica" mormoro.

Mi avvicino a lei. "Claire!" la riprendo quando fa un salto fin troppo alto. "Fai troppo rumore così".

Rallenta i suoi salti fino ad arrestarli. "Secondo me non c'è nessuno".

"Ti rendi conto che se ci scopre qualcuno potremmo finire nei guai?" le domando per poi dare un'occhiata intorno a noi.

Mi ignora riprendendo a saltare. "Sono un canguroooo vooolaantee!" Le molle cigolano.

Spero davvero che non ci sia nessuno.

Scruto Claire: i capelli lunghi e viola svolazzano nell'aria fresca, il viso spensierato e non imbronciato come sempre, gli occhi grandi e lucenti.

Arresta i suoi movimenti. "Prova anche tu" mi tende una mano.

Alzo un sopracciglio. "Vuoi afferrarmi la mano, oppure strapparmela via dal corpo?" fisso le sue dita, le unghie prive di smalto.

"Non avevo mai pensato all'opzione di avere con me una specie di "Mano" alla Famiglia Addams" ribatte. "Muoviti".

Allora la mia mano, lentamente, si avvicina alla sua. Sembrano interminabili i secondi che separano le nostri pelli e quando si scontrano sento una morsa allo stomaco.

Salgo sul trampolino fissando poi davanti a me la strada isolata oltre la staccionata, e percependo la presenza di lei al mio fianco.

"Ridammela" la sua voce mi riscuote. 

La fisso negli occhi, poi faccio cadere lo sguardo sulla mia mano che ho allontanato dalla sua.

Fa un colpo di tosse. "È... è per saltare a tempo o potremmo cadere..." il nero dei suoi occhi è troppo profondo per farlo sopportare ad uno come me.

Congiungo la mia mano con la sua, e lei me la stringe ancora più forte.

Iniziamo a compiere piccoli saltelli fino poi a farne altri ancora più in alto. Dopodichè ci buttiamo all'indietro abbandonandoci con le schiene sul trampolino.

Siamo distesi a pochi millimetri di distanza con ancora le mani intrecciate, Claire a fissare il cielo ed io a fissare lei.

"Hai la mano sudata" ridacchia. "Bleah".

"Bleah" scimmiotto la sua voce.

Do uno sguardo nel punto in cui i nostri corpi sono uniti e i miei occhi ricadono sull'inchiostro nero che macchia il suo polso sinistro.

"Hai un tatuaggio..." mormoro.

In realtà lo avevo già notato dal primo giorno di università.

"Ehm... sì".

Ritira immediatamente la sua mano dalla mia mia come se si fosse scottata. Mi lancia un'occhiata furtiva ma poi ritorna a guardare davanti a sè.

"È solo una frase..." sussurra.

Lo so. "Your time is limited".

Sospira profondamente. "È per ricordare a me stessa che... insomma il tempo è illimitato. Sprecarlo è così triste. E..." si blocca osservandomi.

Non parla più, mentre in questo momento desidererei ascoltare la sua voce per tutta la notte.

"E...?" la incoraggio a continuare.

"E... credo che ti stia squillando il cellulare". Inarca le sopracciglia.

Cosa?

Come se un incatensimo si fosse spezzato, ritorno al mondo reale sentendo la suonera del cellulare squillare.

"Rispondi" mi intima.

Sfilo il cellulare dalla tasca e leggo il nome che compare sullo schermo.

"Fleur".

Metto il cellulare in silenzioso e lo riposo.

"Stavi dicendo? Il tatuaggio, il tempo" le do tutta la mia attenzione.

"Perchè non hai risposto?".

"Perchè non continui quello che stavi dicendo?".

"Mmmmmh".

"Fai finta che io sia un estraneo" le dico facendole aggrottare le sopracciglia. "Un estraneo che non rivedrai mai più al quale puoi raccontare tutto quello che vuoi. Un estraneo muto, che non potrebbe spifferare niente di quello che gli confidi".

Mi guarda un po' incerta.

"Un estraneo muto che non potrebbe spifferare niente di quello che dico, e anche sordo così da non poter nemmeno ascoltare" dice seria.

"Anche cieco, se vuoi" le faccio un mezzo sorriso.

Si avvicina ancor di più a me e si poggia su un fianco. Poi mette una mano sui miei occhi.

Approfitto nel sistemare i palmi delle mani sulle orecchie simulando di non poter ascoltare.

"Come mi chiamo?" le sento chiedere.

"Clai-" mi blocco all'istante. "No, NO. Non lo so, credo Sergia".

Percepisco l'aria calda che accarezza il mio viso, segno che stia sospirando.

"Io... credo di aver paura".

Vorrei poter dire qualcosa, magari un "perchè?" ma devo stare zitto.

"Cerco di fare tante cose per dare un senso a questo tempo: studio, mi guadagno qualcosa di soldi facendo lezioni di matematica ad un bambino psicopatico, pratico basket, o meglio, praticavo... adesso... mmh è difficile da spiegare, diciamo che non è più come prima".

Perchè non è più come prima?
Non posso parlare.

"Cerco di fare il possibile ma credo che il tempo mi sfugga dalle mani" la sua voce è un debole sussurro.

"Mi sono fatta sto cavolo di tatuaggio ma chissà se poi io a quella frase ci credo davvero. Forsè è più un'auto-convizione".

Forse dovresti fermarti ogni tanto.

"E l'ansia... l'ansia di non fare abbastanza mi mangia, ogni giorno sempre di più".

///

Pov's Claire

Sono impazzita.

Dovevo chiedere a Rooney perché avesse un disegno di un killer nel cassetto, e gli ho parlato del mio tatuaggio.

Sbuffo mentre infilo la chiave nella serratura della porta di casa, mentre sento lo sguardo di Rooney appiccicato addosso, anche se è a una decina di metri dietro di me.

Apro la porta e quando entro nell'ingresso di casa, prima di chiuderla, alzo un angolo delle labbra in un mezzo sorriso, guardando lui. Ricambia con un'alzata di mano.

Oramai si son fatte le undici di sera e credo che mi metterò a dormire.

La prima cosa che vedo appena entro in salotto, è mia madre addormentata sul divano con un braccio che penzola verso il pavimento.

Si sarà sentita talmente stanca che è sprofondata nel sonno non appena ha chiuso le palpebre.

Intorno a lei c'è un silenzio tombale: Roxy sarà in camera nostra e Chanel ancora a lavorare per il suo turno serale al ristorante.

Mi avvicino a mia madre con cautela e intanto mi sfilo la giacca di pelle poggiandola su un braccio del divano.

"No..." mormora nel sonno voltandosi dall'altro lato del divano, verso lo schienale. "È vero".

Slitto lo sguardo da lei al tavolino a pochi centimetri da noi.

Sul ripiano, per mia gioia, ci sono le mie mentine. Sono poggiate su un foglio piegato in quattro parti.

Intasco il pacchetto di gomme nella tasca degli jeans, poi guardo mia madre che dorme ancora come un ghiro. Approfitto per curiosare.

Prendo il foglio ma proprio quando sto per aprirlo una voce mi interrompe.

"SPORCACCIONIIII!" Urla la voce inconfondibile di Roxy. "COSA AVETE FATTO PER TUTTO QUESTO TEMPO, EEEEEH?" Alza le sopracciglia su e giù.

Non ho nemmeno il tempo di risponderle (non che lo avessi fatto) che mia madre sussulta svegliandosi di soprassalto.

"Che? Che succede?" Domanda confusa  con la voce impastata dal sonno.

"Nulla, nulla" le rispondo.

Mia madre slitta lo sgaurdo dal mio viso alle mie mani, abbasso lo sguardo e mi accorgo di avere ancora tra le dita il suo foglio.

Si mette a sedere e me lo tira subito dalle dita, quasi lo straccia.

"Hai letto?" Mi domanda.

Sto per dirle di no quando Roxy mi chiede: "DAAIII CHE AVETE FATTO?" Si siede sul braccio del divano, affianco a me.

"Fatto cosa? Con chi?" Domanda atona mia madre stringendo il pezzo di carta tra le dita.

"Eeeeeh" la mia amica alza e riabassa le sopracciglia dandomi una gomitata.

Mia madre allarga un po' lo scollo della maglietta, come se si sentisse asfissiare. Poi, stringe così tanto la carta da rendere le nocche delle mani bianche.

Non è interessata a quello che sta insinuando la mia amica, sta solo fingendo per nascondere il suo nervosismo.

Ed io, sono ancora immobile e in silenzio a fissare quel foglietto.

Spazio noce suprema

Eh no! Il tempo illimitato non era quello di Rooney che sarebbe potuto morire da un momento all'altro per mano di Claire.

Questo capitolo 34 è stato un parto, ricapitolando:

Nella prima parte abbiamo:

1) Una Claire che non sa se chiedere a Rooney del disegno.

2) Una Alix particolarmente strana. Alcune su voi hanno fatto delle supposizioni ma io 🙊

Nella seconda parte

1) Un Rooney ciclato e sentimentalista. (Diabete level 100).

2) Una Claire schizzata che non ha il coraggio di chiarire i suoi dubbi e quindi sale sui trampolini degli sconosciuti.

3) Una tizia di nome "Fleur" (no, non c'entra na minchia con quella di Harry Potter) che rompe le ovaie.

4) Claire che rileva il significato del suo tatuaggio (Your time is limited).

5) Un foglio che Bridgette, la madre di Claire, sembra voler tenere solo per sè.

Detto ciò, vi ringrazio aver scelto "My life is a comedy" perché potreste leggere qualunque altra storia ma invece siete qui con i Claney❤

A presto noci❤

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro