9. the future I desire
Song: Baby Be Mine
[Michael Jackson, 1982]
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«Ma quanto fa caldo!»
«Non rompere e cammina, se no perdiamo il tram.»
Sbuffo e Porko continua a trascinarmi tenendomi la mano verso la fermata del tram.
Io e Porko avevamo deciso di passare questo sabato di fine luglio a Union Square, il cuore cittadino di San Francisco. E sebbene sia un'ora di viaggio in tutto, tra andata e ritorno, è stata senza ombra di dubbio la scelta migliore: le alternative erano girare a vuoto per le strade di Richmond, dove abitiamo, stare a casa di Porko con sua madre che ogni due minuti entrava in camera per chiederci se volevamo qualcosa da mangiare, o ancora casa mia dove mio padre ci avrebbe sorvegliato ogni secondo, dal momento che ha scoperto la nostra relazione. Insomma, un'ora di tragitto non era sembrata più molto negativa come idea, se non fosse per il caldo torrenziale che non sembra voler cessare da questa mattina.
Stiamo camminando da circa dieci minuti e con la mano libera mi apro un bottone della camicia azzurra a mezza manica, nel tentativo di combattere il caldo.
«Sapevo di dovermi mettere la gonna e non i jeans.»
«Io ti avevo detto di metterti i pantaloncini, che si moriva di caldo. Sei tu che mi hai detto "no voglio mettere i jeans nuovi che ho comprato ieri".» Porko imita la mia voce, facendo suoni striduli.
«Io non parlo così!» Cerco di tirargli un pugno, ma lui mi afferra prontamente la mano e la ricaccia indietro.
«Anche io ho i jeans eppure non mi sto lamentando al contrario tuo, quindi ora zitta e cammina che siamo quasi arrivati.»
Sbuffo, intenzionata a non parlargli più. Tuttavia spezzo la mia promessa il minuto dopo.
«Andiamo a prendere un gelato dai!»
«Sono già le sei e mezza, mia madre ci aspetta per la cena.» Mi ricorda lui, sistemandosi i suoi occhiali da sole: ha seguito il mio consiglio e si è comprato i Ray-ban che indossa Tom Cruise in Top Gun. Forse perché stufo delle mie suppliche, o forse perché è stanco di sentirmi parlare di Tom Cruise e la gelosia ha preso il sopravvento. Chissà, rimane il fatto che quegli occhiali gli stanno maledettamente bene.
«Sei tu che hai voluto andare al bowling a passarci un sacco di tempo!»
«Ti ricordo che abbiamo passato quasi un'ora al negozio di musica del centro commerciale perché non sapevi cosa comprare, per poi uscire con niente di fatto. Per non parlare del fatto che ci hai messo una vita a scegliere cosa mettere nel tuo taco.»
«Ora non dare la colpa a me! Non è colpa mia se Taco Bell offre troppa scelta! E poi- oddio guarda quelle scarpe!»
Freno la mia parlantina e i miei passi, tirando Porko e quasi facendolo cadere. Appiccico la faccia sulla vetrina del negozio, ammirando le converse blu esposte.
«[T/n] c'è il tram.»
«Sono quelle che Matthew Broderick indossa in "Una pazza giornata di"- Ah!»
Porko mi tira via dalla vetrina e iniziamo a correre verso il tram, che ormai sta partendo. Lasciandomi salta sopra il tram e, reggendosi alla sbarra in ferro, mi tende la sua mano per aiutarmi. Con un balzo riesco a salire anche io e cerco di riprendere fiato, mentre Porko spintona gli altri passeggeri per farci spazio.
«La prossima volta ti lascio lì e ti prendi il prossimo.»
Gli levo gli occhiali dalla faccia, ghignando. «Sì certo, poi lo dicevi tu a tua madre che mi avevi abbandonata qua.»
«Non si sarebbe accorta della tua assenza, non preoccuparti.» Incurante mi ruba i suoi occhiali dalle mani e se li infila nel colletto della maglietta.
Lo guardo imbronciata «Ed io che pensavo di comprarti quelle scarpe per il tuo compleanno.»
«Ma se tuo padre non ti dà i soldi nemmeno per il pranzo. Te l'ho dovuto pagare io.» Porko mi sbeffeggia, ghignando.
Gli tiro un pugno sul braccio mentre lui continua a ridersela sotto i baffi per provocarmi maggiormente. Non lo sopporto quando mi prende in giro, eppure non riesco a trattenere il sorriso che mi si forma sulle labbra.
Dopo una mezz'ora arriviamo a Richmond e, dopo qualche minuto a piedi, arriviamo a casa di Porko proprio in tempo per la cena.
Ci togliamo le scarpe e la madre del ragazzo compare dalla cucina, felice di vederci.
«Finalmente siete arrivati. Mi stavo iniziando a preoccupare.»
«Abbiamo perso il primo tram per colpa di [T/n].»
«Ma!» Mi giro verso Porko, arrabbiata, ma la risata della signora Galliard non mi permette di esserlo davvero.
«C'è una visita a sorpresa stasera per cena!» Ci comunica subito dopo lei, allargando il suo sorriso.
Io guardo Porko, il quale sembra confuso tanto quanto me. Quando dalla sala da pranzo vediamo apparire Marcel.
Il mio cuore fa un balzo fin in gola e quasi sobbalzo per lo spavento. Ci guardiamo, lui con un sorriso genuino stampato in faccia, io con una smorfia imbarazzata.
«Marcel, cosa-» Porko è il primo a parlare, anche lui parecchio sorpreso ma felice.
«Ho finito gli esami e volevo farvi visita. È da tanto che non vi vedo.» Si giustifica lui, staccando gli occhi dai miei per portarli su suo fratello.
Marcel si avvicina per abbracciare Porko, che ricambia fin da subito, scambiandosi qualche altra parola d'affetto. Il più grande si avvicina poi a me e fa lo stesso, stringendomi i fianchi.
«Sono contento di vederti [T/n].» Si stacca da me, dopo non avermi nemmeno dato il tempo di reagire e ricambiare l'abbraccio, e mi guarda dall'alto in basso. «Caspita non ti vedo da due anni, sei cresciuta un sacco!»
«S-sì... anche io sono contenta di vederti, Marcel.» Pronunciare il suo nome, quando è proprio qui davanti a me, mi fa uno strano effetto. Sento il cuore in subbuglio, ma colmo di felicità ora che la sorpresa iniziale si sta lentamente dissipando. Mi lascio infatti andare ad un sorriso.
«Quindi... vi siete messi insieme, eh?» Ci guarda entrambi, prima di dare un paio di pacche sulla schiena a Porko. «Finalmente ce l'hai fatta fratellino!»
Porko lo allontana con una smorfia nervosa, scansandosi. «Smettila.»
Giurerei che il viso di Porko stia prendendo un lieve rossore, quando la madre dei due fratelli li richiama e, sempre con un sorriso, ci invita tutti a sederci a tavola.
I signori Galliard si siedono a capotavola, uno di fronte all'altra. Io mi siedo accanto a Porko e Marcel di fronte a noi.
«Allora [T/n], che mi racconti? La scuola è finita anche per te finalmente.» Marcel intavola subito un discorso non appena la madre posa le prime portate davanti a noi e iniziamo a servirci.
«Sì, finalmente.» Esordisco ancora imbarazzata, cercando di non essere troppo impacciata. «Non sopportavo più quella maledetta gabbia.»
Marcel ridacchia e un boccone dopo l'altro iniziamo a parlare, unendosi alla conversazione di tanto in tanto anche i genitori. Solo Porko rimane piuttosto taciturno e sulle sue, mangiando silenzioso. Quando mi giro nella sua direzione noto un leggero cipiglio nel suo sguardo, ma Marcel richiama la mia attenzione con altre domande, distrandomi da Porko.
«Quindi cos'hai intenzione di fare adesso? Mi sembra di aver capito che sei uscita con dei voti alti, quindi puoi fare domanda dove vuoi, in qualsiasi università praticamente, no?»
«In verità... mi piacerebbe molto iscrivermi a... un'accademia di ballo. O qualcosa del genere.»
Marcel spalanca gli occhi, con un sorriso sorpreso. «Non sapevo ti piacesse ballare. Ma da quando balli scusa?»
«Da un paio d'anni. Dopo che siete partiti per il Canada ho iniziato ad appassionarmi al ballo e da lì non ho più smesso, allenandomi praticamente tutti i giorni.»
Mi dà un leggero imbarazzo parlarne a Marcel, contando che non l'ho nemmeno mai detto ai miei genitori il mio sogno di studiare ballo, ma mi è quasi venuto naturale dirglielo. Mi sono scoperta talmente felice di vederlo che l'imbarazzo iniziale se n'è ormai andato e ora gli parlo tranquillamente. Anzi, mi rendo conto di non averci mai parlato con così tanta disinvoltura e questa è la prima volta che mi scopro completamente a mio agio davanti a lui, come se fosse solo un vecchio amico che non vedo da molto.
«E cosa balli? Che genere dico.»
«Ti sembrerà strano, ma mi sono appassionata alla break dance.»
«La cultura hip hop quindi? Sul serio?» Ride lui, ancora più sorpreso. «Ho visto qualcosa in televisione, è davvero forte. Sai, potresti poi diventare famosa e fare le pubblicità o persino andare al cinema come comparsa in questi film. Se no anche esserne la protagonista!»
Scoppio a ridere. «Calmo ho solo detto che so ballare modestamente la break dance, non che so recitare!»
I signori Galliard, che si erano alzati per togliere i piatti sporchi, tornano in sala da pranzo con un tiramisù e degli altri piatti con posate, frenando la nostra conversazione.
«Avete ancora spazio per il dolce?» Chiede la signora Galliard. Marcel è il primo a porgerle il piatto, ancora affamato, mentre io sono la seconda.
«Porko tu lo vuoi?»
«No grazie, sono apposto. Anzi credo di aver mangiato troppo, vado un po' a sdraiarmi.» Con la testa bassa e l'espressione contrita, Porko si alza da tavola e se ne va senza aggiungere altro, lasciando tutti interdetti, me per prima.
«Che gli prende?»
«Forse è il Sole, cara.» Interviene il signor Galliard, prendendosi da solo una fetta di tiramisù. «Oggi picchiava da spaccare le pietre. Avrà preso troppo caldo, a girare senza un cappello come gli dico sempre.»
Mi giro a guardare dispiaciuta Marcel, che con un cenno impercettibile del capo mi invita silenziosamente a seguire il fratello. Non me lo faccio ripetere due volte e scusandomi coi signori Galliard mi alzo da tavola, dicendo che pensandoci bene non avevo più spazio per il dolce. Finiti i convenevoli vado verso il piano di sopra e trovo la porta di Porko chiusa. Sento della musica provenire da camera sua e provo a bussare con tocco leggero, ma non mi risponde. Busso con più forza e a quel punto sento un burbero «entra».
Apro la porta e vedo Porko sdraiato sul suo letto, con un braccio a coprirgli gli occhi.
«È così che accogli la tua ragazza?»
Lui leva il braccio e mi guarda, sospirando subito dopo. «Scusa. Pensavo fosse Marcel.»
«Stavo scherzando.» Sorrido, sperando di suscitare la stessa espressione in Porko. Tuttavia lui guarda il soffitto, assorto, senza aggiungere altro.
Mi chiudo la porta alle spalle e noto la TV accesa e sintonizzata su MTV.
«Se un giorno MTV scomparirà da tutti i canali o smetterà di essere MTV, penso che potrei cadere in depressione.» Dico in una risata, avvicinandomi al letto di Porko per sedermi vicino a lui.
«Che hai?» Gli domando dopo non aver ricevuto una risposta alla mia battuta.
«L'ho detto prima, non sto bene.» Mi dice lui e avverto il suo tentativo di non apparire rude nei miei confronti.
Incrocio le braccia al petto, fingendo con indifferenza di dargli corda. «Ah sì, hai preso troppo Sole ecco perché hai mal di testa.»
«Esatto.» Mi risponde repentino, capendo subito dopo il grossolano errore.
«Allora non stai davvero male.» Gli sorrido maliziosa e, nel tentativo di fargli sparire il broncio, mi avvicino sdraiandomi su di lui. «Perché allora te ne sei andato così da tavola? Cos'è che ti turba tanto?»
Gli accarezzo i capelli ma lui, pur sempre con delicatezza, mi fa levare da lui e si alza, lasciandomi intristita sul letto.
«Niente. Sono solo io che mi faccio le paranoie. Tutto qui.» Si allontana, poggiandosi col fondoschiena sul bordo della scrivania, e incrocia le braccia al petto.
Resto seduta sul letto, davanti a lui. Cerco di incrociare il suo sguardo, ma lui rimane a testa bassa con gli occhi puntati sul pavimento. Capendo che non si aprirà con me decido di ripercorrere la serata, nel tentativo di trovare la fonte dei suoi problemi.
"Quando siamo tornati a casa era allegro. Quando ha visto Marcel era sorpreso, ma l'aveva comunque accolto con un sorriso, felice di vederlo. È stato durante la cena che si è ammutolito e fatto sempre più cupo." Penso, e una domanda mi sorge spontanea.
«Te la sei presa perché ho parlato con Marcel durante tutta la cena? Non lo vedevo da due anni, è normale che abbiamo parlato molto e che mi abbia riempito di domande. E poi tu sei stato zitto ed io-»
«Non è questo.» Mi blocca bruscamente, con voce alta. Sobbalzo per la sorpresa e lo sguardo di Porko, forse pensando di avermi spaventata, si affievolisce, ora più rattristato.
«Scusa.»
«Non mi hai spaventata. Non me l'aspettavo, solo questo.» Cerco di non farlo sentire in colpa e lo invito a sedersi accanto a me, battendo la mano sul materasso.
Lui mi guarda per una manciata di secondi e a testa bassa mi raggiunge. Si siede accanto a me, pur senza guardarmi ancora dritto negli occhi.
«Mi dici che cos'hai? Per favore.» Con voce flebile lo invito ad aprirsi con me e in un sospiro sommesso inizia a parlarmi.
«Sono sempre stato geloso di Marcel. È sempre stato perfetto, in tutto, mentre io sono sempre stato il secondo arrivato. E anche con te... tu ti eri presa una cotta per lui, ed io quando l'avevo scoperto mi ero ingelosito ancora di più. Mi chiedevo perché mi riducevo ad essere una semplice misura di paragone con mio fratello. "Marcel rispetto a te", "Marcel al contrario tuo", "Marcel a differenza tua".»
Lo ascolto in silenzio, dispiaciuta, sentendomi anche io parte della sua sofferenza maturata negli anni.
«Ed ora che finalmente sto con te, che sto bene e che non mi sento più secondo a mio fratello, lui torna. E tu sembri così a tuo agio in sua presenza, così felice, che penso... penso di essere solo un rimpiazzo per te, perché non hai potuto avere mio fratello.»
Il cuore mi si blocca in petto e lo guardo scioccata, senza fiato per la sorpresa.
«Dici sul serio?»
«Ho paura che tu non ti sia innamorata di me, ma solo del fratellino di Marcel, che ora che è cresciuto gli somiglia un po' di più, in aspetto e in carattere.» Porko aggrotta le sopracciglia, in un'espressione ancora più contrita, e non dice altro.
Colma di emozioni contrastanti, tra tristezza, rabbia, rammarico, sento le lacrime salirmi agli occhi e offuscarmi la vista. Sento l'impulso di abbracciarlo, di picchiarlo, di baciarlo. Dio sa cos'altro vorrei fargli.
«Ma sei stupido?!»
Porko si gira a guardarmi sorpreso e prima che possa accorgersi che sto per mettermi a piangere gli avvolgo le braccia sulle spalle e affondo la faccia nell'incavo del suo collo, sotto il mento.
«[T/n]-»
«Come ti viene in mente che tu sia solo un rimpiazzo?!» Urlo ferita «Non ti ricordi com'ero quando mi piaceva Marcel? Così impacciata che non riuscivo manco a parlare. Secondo te perché ora sono così tranquilla e a mio agio a parlargli, eh?»
Porko non dice nulla e afferrandomi le braccia mi allontana da sé per guardarmi in faccia. Lo scanso e svelta mi asciugo le lacrime che già avevano iniziato a grondare, fuori controllo.
«Quella per Marcel era una cotta, invece con te è diverso. Lo capisci che ti amo cazzo?! Io mi sono innamorata di te, non di lui.» Piango a dirotto, senza capirne nemmeno io bene il motivo. So solo che non riesco a controllare le mie emozioni ed ora sto buttando fuori tutto quello che penso, senza freni, tirando di tanto in tanto dei pugni sul petto di Porko che, per quanto sono deboli, potrebbero farlo ridere.
«Mi sono innamorata del fratello che è venuto a vedere la mia partita di tennis e che mi ha riaccompagnato a casa dopo la vittoria; di quello che mi è stato accanto dopo la rottura con Reiner; di quello che cerca in tutti i modi di farmi piacere l'hard rock; di quello che mi prende sempre in giro e che mi verrebbe voglia di picchiare. Ma che allo stesso tempo mi fa sempre ridere fino alle lacrime. Marcel non è tutto questo cazzo!»
Per fortuna MTV attualmente sta trasmettendo una canzone ad alto volume, altrimenti al piano di sotto i genitori di Porko e Marcel mi sentirebbero di certo. Tuttavia non ci penso minimamente mentre sono impegnata a sfogarmi, con voce spezzata nonostante il mio vano tentativo di rimanere composta.
Prima che mi possa accorgere di quello che sta succedendo Porko mi afferra saldamente le mani con cui lo stavo picchiando fino a qualche momento fa e mi butta sul letto con forza. Sale sopra di me a cavalcioni e, ancora con le lacrime che scendono copiose ed ora arrivano alle mie orecchie, senza dire nulla si avventa sulle mie labbra e mi bacia, non lasciandomi il tempo di reagire. Comincia a muoverle ed io dopo qualche istante chiudo gli occhi e riesco ad accompagnare i suoi movimenti, incerta. Ci baciamo a lungo, passionalmente, finché Porko non allontana le labbra dalle mie per lasciarmi respirare e le porta alla mia mandibola, trascinandosi con una lunga serie di baci fino al collo per leccarlo e prendere tra i denti dei lembi di pelle, facendomi sussultare.
«Scusami.» Sussurra raggiungendo il mio orecchio, baciando anche quello. «Scusa, mi dispiace.» Continua a scusarsi, lasciandomi altri baci sulla guancia e sulle scie di lacrime.
Lentamente mi calmo, divincolo le braccia dalla presa di Porko e le avvinghio attorno al suo collo per ribaciarlo. Ci stacchiamo e affondo il viso sulla sua spalla, quando Porko si sdraia accanto a me e mi stringe a sua volta la vita. Rimaniamo in quella posizione, io tirando su col naso più di una volta.
«Sono un idiota [T/n], scusami.» Mormora ancora. Sento il suo cuore battere all'impazzata contro il mio seno, ma d'altra parte anche il mio rischia di esplodermi nel petto da quanto batte.
«Sì lo sei.» Borbotto, allontanandomi lentamente da lui. Mi asciugo gli occhi usando i polsi e finalmente riesco a guardarlo chiaramente in faccia, notando anche i suoi occhi rossi per un pianto imminente.
«Ho già pianto io come una scema. Non è il caso che piangi anche tu.» Gli accarezzo la guancia con il pollice.
«Non dovevo dirti tutte quelle cose, sono un coglione.»
«Non lo sei.»
«Sì invece. Ho dubitato di te, lo sono.»
Prima che possa dire altro mi avvicino per ribaciarlo, ora più affettuosamente.
«Scusa.» Mormora ancora sulle mie labbra, con voce talmente sottile che lo percepisco appena.
«Sta zitto.» Lo bacio una seconda volta, poi una terza e una quarta, accarezzandogli i capelli sulla nuca. Lui mi passa le mani dietro la schiena e tira fuori la camicia dai miei jeans per farle vagare a contatto con la mia pelle, accarezzandomi.
So che ci stiamo spingendo troppo oltre, ma sono improvvisamente immersa nell'amore che provo per lui e ignoro il pericolo che corriamo. Sento infatti le sue dita fermarsi sul gancio del mio reggiseno, quando qualcuno bussa alla porta.
«Porko, [T/n]? Siete lì?» Sentiamo la voce di Marcel.
Senza darci il tempo di realizzare o di mettere in ordine i nostri pensieri ci tiriamo su. Porko si sistema i capelli ed io cerco di infilare di nuovo la camicia all'interno dei jeans, ma non faccio in tempo e Marcel entra in camera, senza aspettare nemmeno il permesso del fratello.
Si ferma sulla soglia a guardarci, inarcando le sopracciglia.
«Non ti ho detto di entrare porca puttana.» Porko cerca di mantenere un'apparente calma, ma la sua voce roca e rabbiosa dà la conferma al fratello di cosa ha appena interrotto.
Marcel infatti soffoca una risata, guardandoci divertito. «Volevo solo dirti che mamma è preoccupata perché non avete mangiato il dolce. Ma le dirò che vi siete addormentati.»
Con un occhiolino torna sui suoi passi e chiude la porta, lasciando me e Porko leggermente scombussolati. Quest'ultimo con un sospiro si porta i capelli all'indietro e si gira a guardarmi, con un mezzo sorriso.
«Che si fa?» Mi dice, portando una mano ad accarezzarmi la coscia.
Ci penso su qualche istante e mi alzo, rimettendo la camicia dentro i jeans.
«Andiamo al cinema.»
«A vedere cosa?»
«Non lo so. Vediamo cosa c'è. Credo ci sia ancora Predator, volevo vederlo.»,
«Tu vuoi vedere Schwarzenegger, non Predator.» Con un sorriso anche lui si alza dal divano e apre l'armadio per prendersi un giubbotto in jeans.
«Preferisco uno come Harrison Ford a Schwarzenegger. I troppo palestrati non mi hanno mai fatto impazzire.»
«Mi stai offendendo.»
Ridacchio e gli lascio un bacio mentre spegne la tv. Usciamo poi da camera sua mano nella mano, diretti verso il cinema. Lo sguardo mi cade sul Sole che tramonta e sento la brezza serale attraversarmi la camicetta. Il pensiero che, usciti dal cinema, Porko mi poserà sulle spalle il suo giubbotto per non farmi prendere freddo mi scalda il cuore, facendo formare un sorriso spontaneo sulle mie labbra.
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