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3.5. dream away

Song: It Must Have Been Love
[Roxette, 1987]

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La barista arrivò a chiederci se volevamo altro da bere. Iniziai a chiedermi se non fosse un po' troppo intrusiva e dall'espressione di Porko capii che stava pensando lo stesso. Infatti la mandò via e non riuscii a trattenere una risata.

«Diavolo ora non ricordo più di che stavamo parlando...» Sospirò, seppur anche lui avesse un sorriso sulle labbra.

Io me lo ricordavo ma decisi di dargli corda. Pensare a quel ricordo mi faceva star male.

«Comunque eri davvero molto brava a tennis. Finite le superiori hai smesso?» Cambiò discorso, tornando al tennis.

«Sì, non mi dava così tanta soddisfazione se devo essere sincera.»

«Quindi hai fatto altro? Voglio dire, delle cose che volevi fare.»

Lo guardai senza fiatare, riflettendo sulla sua domanda.

Ero andata all'università? No.
Avevo continuato a ballare breakdance? No.
Avevo viaggiato fuori dalla California? No se non un paio di volte, di cui una per lavoro.

Bevvi un grosso sorso di Martini, indecisa su cosa dirgli.

«Non ho fatto altri sport. Finite le superiori ho iniziato a lavorare nella ditta di assicurazioni di mio padre. Sono uscita dalla California solo una volta per lavoro, poi mi sono sposata e... tutto qui.»

Porko mi osservò a lungo e faticai a interpretare il suo sguardo. Le sopracciglia erano leggermente aggrottate e, per un momento, credetti di vederci del dispiacere.

«Non hai nemmeno continuato a ballare?»

Una fitta mi passò il cuore.

«No. Quando ho iniziato a lavorare non ho più avuto tempo.»

«Mi dispiace.» Mormorò, correggendosi subito dopo. «Voglio dire, è un peccato perché eri davvero brava.»

Battei l'indice sul vetro del bicchiere, profondamente a disagio.

«Tu invece? Che mi dici?» Spostai la conversazione su di lui, ponendogli la stessa domanda che lui aveva fatto a me.

Porko tirò un sospiro e si portò le mani nelle tasche del giubbotto, guardando anche lui il suo bicchiere vuoto.

«Sai che... alla fine non sono andato alla NYU.» Alzò impercettibilmente gli occhi suoi miei, ma stetti attenta a non lasciar trasparire alcuna emozione. «Quindi alla fine ho frequentato l'università di Toronto. Durante gli ultimi anni ho lentamente smesso di suonare la batteria e...» Porko scrollò le spalle, scuotendo un poco il capo da una parte all'altra «e poi mi sono sistemato, tra lavoro e famiglia. Tutto qui.»

Tenni la testa china, ripensando al passato. Tutte le promesse che ci eravamo fatti, tutti i progetti. Non era rimasto niente se non l'ombra di chi eravamo allora. E più ci pensavo, più mi rendevo conto che nessuno dei miei sogni si era realizzato.

«A cosa stai pensando?» Porko mi risvegliò dai miei pensieri e sprofondai in un lungo e sommesso sospiro.

«Niente. Agli ultimi quindici anni.» Finisco l'ultimo goccio del mio bicchiere e lo metto da un lato per far spazio alla mie braccia, che incrocio sul tavolo.

«Ti ricordi quel concerto dei Guns N' Roses a cui non siamo più andati? Alla fine tu ci sei andato a vederli?» Cambiai di nuovo argomento. Parlare di me mi stava deprimendo.

Oppure era il Martini.

«Sono andato ad un loro concerto l'anno dopo, a Toronto. Poi mai più.»

«Perché?»

«Lentamente ho smesso di ascoltarli uscito Use Your Illusion. Dopo che hanno sbattuto fuori il batterista e ne è subentrato un altro hanno iniziato a peggiorare, finché com'era prevedibile non è rimasto solo Axl Rose, col suo ego smisurato. E ora non ne vale più la pena di ascoltarli ancora.» Anche lui incrociò le braccia al petto, aggiungendo poco dopo «E poi Sweet Child O'Mine mi è sempre stata sul cazzo.»

Soffocai una risata. «Pensa che è l'unica che a me piace.»

«Sì mi ricordo bene. E scommetto che a parte quella e qualche canzone di Illusion, a te non sono mai piaciuti nemmeno loro.»

«Beccata.»

«Almeno i Nirvana, dimmi che almeno loro ti piacevano.» Sorrise, guardandomi divertito e speranzoso.

Ci pensai, prima di scuotere definitivamente la testa. «Avevo ascoltato qualcosa su MTV all'epoca. Bravissimi certo, ma sai che l'hard rock, o il grunge in questo caso, non sono mai stati il mio genere.» Commentai, con un velo di divertita colpevolezza.

Porko sbuffò, arreso. «Testarda eri e testarda rimani.»

Mi morsi il labbro, ma ciò non bastò per trattenere la mia risata. «È stato meglio così alla fine. Se avessi iniziato ad ascoltare questi gruppi o ad andare a qualche concerto, non hai idea del casino che avrebbe fatto mio padre.»

«Oh sì ce l'ho eccome l'idea. Ricordo ancora quando ci aveva beccati in camera insieme.»

Quelle parole risvegliarono un flash nel mio cervello, che mi portò a scoppiare a ridere e a coprirmi velocemente la bocca per smorzare il suono della mia risata.

«Oh mio Dio, me n'ero quasi dimenticata!»

«Che poi non stavamo facendo nulla di male, eravamo solo sdraiati a letto.» Anche Porko rise di gusto al ricordo di quella notte.

«È stato allora che ha scoperto che stavamo insieme già da un mese. Se non l'avessi fermato ti avrebbe buttato giù dalla finestra!»

Ridemmo insieme, ricordando la faccia furiosa di mio padre e la sua presa ferrea sul colletto di Porko per trascinarlo fuori casa. All'epoca mi ero spaventata molto, ma ora non riuscivo a smettere di ridere.

«Dai, tornando all'argomento di prima.» Porko fermò le nostre risa schiarendosi la voce. «Mi chiedo ancora com'era possibile che avessimo gusti musicali così diversi. Io da una parte coi Mötley Crüe e tu con gli Wham! dall'altra. Era già tanto che non ci scannavamo.»

«Se ben ricordi ci sono stati dei momenti in cui stavamo per farlo.»

Porko ed io ci guardammo in silenzio con ancora il sorriso sulle labbra, finché non decisi di distogliere per prima lo sguardo per posarlo sulla finestra che dava fuori dal bar. La strada non era molto trafficata e ciò contribuiva a dare un certo senso di quiete, al contrario del mio cuore che era in subbuglio.

«Pensandoci però, abbiamo sempre avuto una cosa in comune.» Esordì lui, attirando di nuovo la mia attenzione.

Dalla sua espressione di complicità capii all'istante di cosa stava parlando e, senza farlo apposta, dicemmo quelle tre lettere all'unisono.

«MTV»

In men che non si dica cominciammo a parlare di quel canale, di quanto avesse influenzato la nostra generazione e di quanto fosse bello all'epoca. E dei musicisti che non vedevamo l'ora che trasmettessero.

«Tu non vedevi sempre l'ora di vedere Michael Jackson su MTV.»

«Mi sembra ovvio, i suoi video musicali erano arte!»

«Questo perché non hai mai visto i video musicali degli Iron Maiden. Quelli si che ti lasciavano senza fiato.»

E proprio come ai vecchi tempi era inevitabile che iniziassimo a discutere su cosa fosse meglio, tra pop e rock, e sui migliori gruppi e cantanti degli anni Ottanta.
Parlare di musica con Porko, se da un lato mi faceva provare rancore e tristezza, dall'altro mi dava una profonda nostalgia per quegli anni. E mi resi conto di quanto mi mancasse vivere quei momenti.

«Sai tutte queste canzoni mi fanno ricordare tante cose. Gli anni Ottanta sono stati incredibili, non trovi?» Commentai sovrappensiero, ripercorrendo la mia adolescenza durante quel decennio.

«A me ogni tanto torna in mente il 1987. Sai, il diploma, le vacanze estive... A te?»

Porko alzò gli occhi sui miei e, nel guardarlo in quel momento, un brivido mi passò lungo la schiena. Il mio cuore balzò in gola e per un istante mi sentii tornare diciassettenne. Tornai a quell'estate che nonostante tutti i miei sforzi non avevo mai dimenticato.

«Mi sono costretta tanti anni fa a non ricordare più nulla di quel periodo.»

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