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4.

Song for the chapter:

Way Down We Go - Kaleo.

-Com'è andata?- sobbalzo non appena sento la voce di Brandon. Mi sono completamente dimenticata che è di guardia.

-Bene. Anche troppo bene.- dico, non appena mi ricompongo. Sussurro le ultime parole, anche se penso mi abbia sentito dalla sua espressione.

-In che senso?- chiede, accigliato.

-Niente, non preoccuparti, è andato tutto alla grande.

Non appena ho finito di visitare gli altri pazienti, mi rendo conto che è ormai ora di andare a casa. L'orologio segna le nove di sera.

Faccio ritorno nel mio ufficio per recuperare la giacca e per salvare i dati dei pazienti sul computer. Quando mi imbatto nella cartella di James Gray, mi rendo conto che oggi non ho eseguito il mio dovere. Non ho rispettato la mia repurazione e ora penserà che sono un giocattolo facile da maneggiare. Da domani tutto con lui sarà diverso. Lui è come tutti gli altri pazienti, perché dovrebbe cambiare qualcosa? D'ora in poi mi prometto di non incantarmi più dalle sue parole.

Quando finisco, spengo il computer e mi dirigo verso l'uscita.

-Bella, aspetta!- una voce ferma i miei passi.

-Jason! Oggi non ti ho visto per niente. Tutto bene?- chiedo. Di solito prendiamo sempre il caffè insieme.

-Sì, tutto bene. Oggi sono stato impegnato con alcuni pazienti fuori di testa. Hai conosciuto il nuovo paziente?

-Sì, e devo dire che è molto strano. Però mi piace.- le ultime parole fanno accigliare Jason.

-In che senso ti piace? Dovrei essere geloso?- domanda, guardandomi serio. Ma appena lo guardo, scoppiamo entrambi a ridere.

-Sai che non ti lascerei mai per il primo che vedo, soprattutto per un paziente!- esclamo, ridendo.

Sarebbe davvero ridicolo. Solo al pensiero mi viene la pelle d'oca.

Innamorarsi di un paziente sarebbe il peccato e la sfortuna più grande che possa mai capitare a qualcuno. Soprattutto a qualcuno che, come me, ci vive ormai con questi soggetti.

-Vuoi che ti accompagni a casa?- mi chiede.

Anche se stiamo insieme, non sono ancora pronta a vivere con lui nella stessa casa. Insomma, bisogna aspettare ancora un po' di tempo per fare un passo così grande.

-Okay.

Ci incamminiamo verso la sua macchina. È una FIAT 500 di colore grigio, e anche se non è poi così grande, mi sono sempre piaciute queste auto.

-Come si chiama?- chiede, ma appena nota la confusione nel mio volto, precisa. -Il nuovo paziente.

-James Gray.- appena dico il nome, Jason quasi salta dal sedile.
Il suo viso impallidisce e gli occhi sono così sgranati che ho paura gli escano fuori. Non l'ho mai visto così impaurito.

-Jason,ti senti bene?- gli domando, insicura.

-Sicura che sia quello il suo nome? Forse ti sbagli oppur..-. Lo interrompo subito. Sta blaterando all'impazzata.

-Jason, è quello il suo nome.- dico, decisa.

La sua espressione non cambia, anzi, peggiora. Il suo sguardo è fuori dal parabrezza, ma è perso.

-Forse mi sto sbagliando. Forse è un'altra persona.- sussurra, quasi per rassicurare se stesso.

-Sì, ce ne saranno mille di criminali con questo nome.- dico ridendo, cercando di rallegrarlo.

Vorrei chiedergli il motivo di questo suo improvviso sbalzo e soprattutto perché il suo nome lo ha allarmato così tanto.

Fa un sorriso forzato per poi rimettere in moto la macchina e cominciare il viaggio verso casa.

Durante tutto il tragitto è rimasto in silenzio. Non ha proferito parola e neanche il suo respiro si percepiva più. Ho tentato di accendere la radio per colmare il silenzio, ma il disagio nell'aria rimaneva costante.

Appena la macchina si ferma, capisco di essere a destinazione. Mi slaccio la cintura per poi aprire la portiera.

-Jason, se vuoi puoi rimanere qui sta notte. Non hai una bella cera.

-No, non ti preoccupare. Ci vediamo domani, Bella.- dice, salutandomi con un bacio.

-A domani, allora. Ma se c'è qualcosa chiamami, intesi?

-Ai suoi ordini capo- risponde, finalmente ridendo. Anche se per poco.

Scendo dalla macchina e mi incammino verso la porta. Quando entro, un odore candido invade le mie narici.

Finalmente a casa.

•••

Era buio. Non avevo idea di dove mi trovavo, o come ci ero arrivata qui.

Allungai le braccia per cercare di venire a contatto con qualcosa per capire dov'ero, ma niente. Ero circondata dal vuoto, come se fossi dentro a un buco nero.

Continuai a camminare, sperando di capire che posto fosse, ma tutto ciò che riuscivo a sentire era il battito all'impazzata del mio cuore. Odiavo avere paura, solo la parola mi faceva venire i brividi.

Il panico prese il sopravvento su di me e sentii le mie dita tremare, la pelle bruciare, come se mi stessi avvicinando al sole. Ma non vedevo nessuna luce.

Tutto questo era così strano.

"Bella." Mi girai di scatto, non appena sentii qualcuno chiamarmi. Ma non vidi nessuna anima viva. Solo nero.

"Bella." Lo sentii ancora, ma questa volta la voce proveniva da più vicino. Era una voce maschile.

"Bella, dove ti nascondi? Esci fuori." Cominciai a correre il più velocemente possibile, senza sapere dove stavo realmente andando.
Ora stava comandando il panico. E sentivo che scappare era la cosa migliore da fare.

Fino a poco fa.

Due mani mi presero per le caviglie, facendomi cadere a terra. Percepivo un bruciore insopportabile in tutto il corpo, come se mi fossi scorticata tutti gli arti.

All'improvviso mi forzò ad alzarmi in piedi, per poi mettermi una mano al collo.

"Finalmente ti ho trovata, piccola." Quella voce mi era così famigliare.

Troppo.

Mi sveglio ansimando. È solo un sogno. Solo uno stupido sogno. Respiro in modo irregolare e il cuore mi batte esattamente come nel sogno. Forse vado avanti così dall'inizio dell'incubo.

Mi tocco la fronte e noto che sono fradicia. Anche il pigiama è bagnato fino all'orlo. Devo assolutamente farmi una doccia.

Guardo l'orologio: segna le 5:29 AM. La sveglia suonerà tra un'ora, quindi ho il tempo per farmi una doccia e fare colazione, prima di andare al lavoro.

L'acqua calda riesce a rilassare i miei nervi e muscoli ancora tesi a causa dell'incubo. Mi sarò divincolata come un coniglio in gabbia per aver tolto completamente le lenzuola.

Penso ancora a quella voce che mi chiamava. Era così roca e profonda che echeggia ancora nella mia mente, come se fosse una cassetta senza stop. So di averla già sentita da qualche parte, ma decido di lasciare perdere.

Invece penso al dolore che ho provato cadendo. Era così vero. Era come se stessi davvero provando dolore. Mi guardo il corpo e mi traccio con le dita le parti dove avevo sentito il bruciore.

Mi sembra di sentire ancora dei pizzicotti, come degli aghi che mi pizzicano di continuo su tutto il corpo.

Tutto questo è così frustrante. Non ho mai pensato che un solo incubo potesse farti impazzire così tanto. Certo, l'ho letto e riletto su mille libri di psicologia, ma mai provato veramente.

Se mi vedesse Ms.Wright in questo momento mi rinchiuderebbe dentro una di quelle stanze umide.

Prendo un lungo respiro ed esco dalla doccia dopo quelle che sembrano ore, per poi vestirmi e fare colazione.

Mentre mi gusto i miei cereali con il latte, mi balena in mente il viso pallido di Jason. Perché mai si è comportato così? Lui e il paziente si conoscono? È successo qualcosa fra di loro? Mille domande, ma zero risposte. E odio questa situazione.

Il suono della sveglia mi fa tornare alla realtà. Quando la spengo, decido che è ora di prepararmi.

Un altro giorno mi aspetta.

A/N.

Ciao a tutti/e! In anzitutto,volevo ringraziarvi per aver votato e commentato. Sono molto contenta che la storia vi piaccia,e questo mi aiuta ad andare avanti!
Ho alcune domande per voi:
-Secondo voi, perché Jason ha reagito così?
-James Gray è davvero innocente o no?

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