23.
Song for the chapter:
Figure 8 - Ellie Goulding.
31 Ottobre
Halloween. La festa che tutti i bambini attendono ogni anno. La festa che io detesto di più dell'anno. Non che abbia qualcosa contro di essa, anzi, da bambina era la mia festa preferita. Tuttavia, crescendo, mi sono resa conto che tutto si basa solo nel spaventare gli altri se non soddisfano le tue richieste.
Qui in città Halloween viene festeggiata con tanta musica e luci. Pur detestandola, ne sono grata: almeno risveglia quedta città sonnambula. Le strade vengono invase dai bambini travestiti del e del meno, passando per ogni porta urlando la tipica frase " Dolcetto o scherzetto?" Grazie al cielo faccio il turno di notte, così da non ricevere alcuna bussata alla porta o stupido scherzo infantile.
Dondolo sulla sedia scricchiolante nel mio ufficio, mattarellando la matita sulla scrivania di legno, emettendo un rumore rimbombante. Sono qui da due ore e già mi sento invasa dalla noia mortale. Perché sì, la noia è mortale: ti fa provare un'agonia da fare ribaltare la stanza al contrario per poi distruggerla in mille pezzi. Anzi, la paragonerei più ad una morte lenta e dolorosa e, più alzo lo sguardo verso l'orologio, più il dolore penetra dentro la mia pelle.
Oggi non ho avuto modo di parlare con nessuno: Allyson è indaffarata con i suoi pazienti; a quanto pare danno così tanto di matto che niente riesce a calmarli, neanche dieci sedativi. Invece Jason..
Oh.
A lui non lo vedo da quella notte. Da una settimana. In realtà io lo vedo, ma è lui che fa finta di non vedermi. E come biasimarlo. Dio, ma cosa mi era saltato in mente? Urlare il nome di.. ugh. Solo al pensiero mi vengono le vertigini. Ho rovinato, come sempre, uno dei momenti più belli e piacevoli della mia vita. Come potrei mai avere una vita semplice e felice se calpesto ogni cosa che mi trovo davanti?
Riguardo l'orario per la millesimi volta: segna le 20:45. Consapevole di dimenticarmene fra un minuto, di nuovo, continuo a fare quello che faccio da due ore: nulla. Dondolo avanti e indietro sulla sedia scricchiolante e lo trovo alquanto rilassante. Anche a scuola tendevo a muovermi come un robot avanti e indietro senza paura di cadere, perché mi permetteva di pensare meglio. Le mie compagne di classe, invece, lo odiavano. Continuavano a ripetermi con quella voce strillante: " Bella, capisci che sei fastidiosa come una mosca e una zanzara insieme?"
E io le ignoravo a quelle oche.
Sospiro non appena il viso di Jason mi riappare nella mente. Ogni volta che penso di stare bene e che non ci sia niente di cui preoccuparsi, un peso enorme mi trafigge il petto riportandomi a lui. Mi sembra di portare il fardello più pesante e soffocante della mia vita e ciò non mi permette di vivere le giornate e i momenti come desidero.
Sono stanca di problemi. Problemi che solo io creo, ma che a quanto pare non riesco a farne a meno. Qualcosa è sbagliato in me, ne sono certa.
Dei passi lenti e pesanti provenienti oltre la porta immobilizzano il mio corpo e la mia mente. Rivolgo il mio sguardo verso la porta, sicura si trovarmi qualcuno davanti fra pochi secondi. I miei occhi si sostano sulla maniglia di acciaio, la quale si sta abbassando cautamente come per paura di fare rumore. Non appena si rialza, la porta si apre rivelandomi Brandon.
Sospiro, rilassando i muscoli tesi. È solo Brandon, grazie al cielo.
- Bella, scusa il disturbo. Sei impegnata?
- No, affatto. Hai bisogno?- mi alzo in piedi, riordinando al volo le cartacce sulla scrivania.
- Sì. Ecco, potresti darmi una mano nei sotterranei?- domanda, appoggiando la spalla porta e incrociando le gambe.
- Oh, certo. Arrivo subito.- accetto, un po' sorpresa. Solo alle guardie è permesso di andare nei sotterranei, consideratosi un luogo privato. Almeno così la Ms. Wright ha affermato.
Annuisce, sparendo dietro la porta. Decido di fare in fretta, raccogliendo il mio camicie per poi dirigermi verso l'uscita. Appena mi trovo fuori, vedo Brandon appoggiato al muro aspettandomi. Sembra calmo, in confronto alle altre guardie che sono sempre impazienti e.. aggressive. Lui si è sempre differenziato dagli altri e ammiro il suo carattere paziente e razionale. È sempre stato rispettoso nei confronti di tutti, sia colleghi che pazienti, e questo è un pregio che oggi come oggi pochi hanno o sanno preservare.
- Andiamo?- domanda, ricomponendosi.
- Sì.- mi sorride, per poi mettersi in marcia.
- Tutto bene?- la sua domanda mi prende alla sprovvista.
- Credo di sì. Perché..?- oddio, spero Jason non gli abbia detto. Proverei una vergogna assurda.
- Il tuo aspetto dice il contrario, tutto qui.
- Oh.- abbasso la testa. Sono così inguardabile? Vorrei chiederglielo, ma esito.
- Tu, invece?- sposto l'attenzione su di lui.
- Come sempre.
- Oh.
- Potresti smetterla?- si volta di scatto verso di me, continuando a camminare.
- Smettere cosa?- aggrotto le sopracciglia confusa dalle sue parole.
- Di rispondere "oh". Scusa, ma detesto quella parola. Preferisco che tu non risponda.
OH.
- Okay. Scusa..- sussurro.
Noto un sorriso sulle sue labbra e capisco che trova tutto ciò alquanto divertente.
- Cambiando discorso, Ho sentito che hanno riaperto il caso sulla morte dei tuoi genitori.
- Già.- mi fermo di colpo. - Aspetta, come fai a saperlo?
- Le voci girano in fretta, dovresti saperlo ormai.- non sembra essersi accorto che non sono più dietro di lui. - Comunque penso abbiano fatto bene, la giustizia non deve mai essere tralasciata, neanche dopo anni. Una cosa del genere non è accettabile e non riuscirò a capire il tuo dolore, ma posso immaginare quanto possa fare male.
Rimango a bocca aperta, fissando la sua figura allontanarsi piano piano. Non ho mai pensato a ciò, alla giustizia. Ho sempre lasciato andare, pensando sia il destino e che, se dopo anni di inutili tentativi non si è arrivati a un fine, bisogna lasciare stare.
Brandon ha ragione. So che prima o poi il colpevole uscirà fuori e verrà punito per ciò che ha fatto. Il Karma colpisce sempre tutti, no?
- Bella..?- la voce di Brandon mi risveglia.
Riprendo subito a camminare raggiungendolo.
- Scusami.
Mi guarda con compassione, capendo subito il motivo del mio improvviso comportamento.
- Non devi scusarti. Forza, abbiamo del lavoro da fare.
Dopo minuti di camminata, eccoci arrivati davanti a una porta appena visibile. Se fossi venuta qui da sola, non avrei mai l'vrei mai trivata, poiché si mimetizza con il muro. Brandon tira fuori una chiave nera lucida, la infila nella serratura e un tac intenso proviene da essa. Sarà un po'arruginita. Apre la porta lentamente per poi cliccare un interruttore ed illuminarla di un giallo accecante.
Un odore di mancanza di ossigeno mi riempie le narici facendomi tossire. Il puzzo intenso di farmaci e acidi invadono i miei polmoni e un senso di voltostomaco mi assale. Prendo grande boccate d'aria prima di immergermi nella gigantesca stanza riempita da scaffali contenenti Dio solo sa cosa; al centro ci sono dei tavoli di ferro con dei teli sopra ognuno si essi e nell'angolo di ogni tavolo si trovano dei barattoli contenenti pinze, forbici e.. coltelli. A destra della porta noto un monitor spento composto da cavi colorati; seguo con lo sguardo i cavi fino a ché non arrivo dall'altra parte della stanza, e un altro monitor mi si presenta davanti. Ma a cosa serviranno mai?
- Brandon, cos'è questo posto?- muoio dalla curiosità di sapere.
- Questo è un laboratorio. Qui vengono effettuati degli esperimenti.- spiega, iniziando ad aprire uno scaffale.
- Che tipo di esperimenti?
Continuo a scrutare la stanza e più soffermo lo sguardo, più inquadro nuove parti di essa inspiegabili. Come quei.. topi, cosa ci fanno dei topi intubati qui dentro?
- Esperimenti per scoprire nuove cure.
- Cure?
- Bella, come puoi vedere le medicine le prendono ogni giorno i pazienti non sono solo inutili, ma portano anche a dei fini catastrofici. Non bisogna mai smettere di sperimentare affinché si trovi una vera medicina che abbia effetto.
- Ma.. non è illegale farli clandestinamente?- il suo sguardo si posa su di me e la sua espressione mi fa venire i brividi.
- Infatti non dovrai parlarne con nessuno al di fuori di qui. Chiaro?
Rimango imbambolata a guardarlo.
- Chiaro.- sussurro.
- Se la Ms. Wright ti vedesse qui, sono certo che ti licenzierebbe o peggio..
Riesco a sentire le sue parole rimbombanti e sgrano gli occhi.
- C.. cosa?! Ma per quale motivo mi hai portata qui allora se sai che potrei..
- Bella, respira.- sono furiosa.
- Come potrei mai calmarmi se tu mi..
All'improvviso sento la sua presenza alta e possente vicino a me. Si è teletrasportato? Bene, farà parte dei loro esperimenti illegali.
- Ti ho preso qui con me per un motivo più che valido.
- Ehm.. Non riesco a capire. Oh! Certo, per essere licenziata!- esclamo, incrociando le braccia.
Ma cosa ha che non va? La rabbia mi sta mangiando viva e sento il rossore sul mio viso divorarmi.
- Si tratta di James Gray. Tu lo conosci, no?- domanda con un sorriso sinistro sulle labbra.
- Cosa c'entra James, Brandon?
- Oh, c'entra eccome. A quanto pare gli esperimenti sui topi o qualsiasi altro animale non hanno portato a nulla di buono. Tuttavia, la Ms. Wright non vuole arrendersi e ha avuto una spettacolare idea a quanto pare.
- Di cosa stai parlando? Non riesco a capire.
- Sembra che non voglia passare al vero gioco. Ugh, io l'ho sempre detto che è pazza, ma bisogna fare come dice lei.- sussurra tra sé e sé, quasi come se si fosse dimenticato della mia presenza.
Provo ad assorbire e ad ordinare le sue parole così.. prive di senso.
- Non riesco ancora a capire cosa c'entri James.
Prende un grande respiro prima di aprire bocca, come se non mi volesse dire quello che sta per dire.
- Abbiamo notato che il suo organismo è molto tollerabile. Nessun paziente ha mai resistito più di tre giorni incatenato, con solo un pasto al giorno e isolato al buio. Lui è da più di una settimana in questa condizione e ogni volta che lo andiamo a visitare, né il suo atteggiamento né il suo stato fisico subisce un cambiamento.
- Mi stai dicendo che la tortura imposta su di lui è giusta?
- No! Ti sto dicendo che James Gray sarà il primo paziente su sui verranno testati esperimenti! Se funzionano sarà un successo, se non funzionano- guarda verso il basso - vuol dire che lui morirà, cosa che credo succederà. Io so che è una terribile idea, ma la Ms. Wright lo vuole usare come primo campione umano.
Apro bocca, pronta a ribattere, ma mi paralizzo immediatamente. No. Non può essere. Devo avere sentito male. Sì, ne sono certa.
- No.. stai scherzando, vero? Non può morire un mio paziente. Non può rischiare James Gray! Lui è.. no. Lui è.. oddio, Brandon. Perchè me lo hai detto?
Continua a fissarmi senza battere ciglio.
- Tu sei legata a lui, vero?
( Lui è parte di te, Bella..)
- C.. Cosa? Cosa intendi?
Sorride con uno sguardo pieno di compassione. Cosa sta cercando di dirmi?
- Brandon, cosa intendi dire?
- Sei così ingenua, Bella. Te l'ho detto per un solo e semplice motivo: se vuoi salvarti, non permettere che qualsiasi cosa accada a James.
Improvvisamente ci troviamo persi nel buio. Il rumore fulminante dell'interruttore esplode nel vuoto e un urlo lascia le mie labbra.
- Brandon? Brandon! Cos'è successo?- spaventata, muovo le mani all'impazzata, cercando di trovare la presenza di Brandon vicino.
- Sono qui, tranquilla.- mi rassicuro non appena vengo in contatto con le sue braccia. Le avvolgo, impaurita.
- Perché siamo al buio?
- Non lo so. Deve essere saltata la luce, anche se mi sembra strano.- alle sue ultime parole inizio a tremare, respirando frettolosamente. Sembra notare la mia reazione.- O forse si tratta solo di uno scherzo, in fondo oggi è Halloween.
Halloween. Vero. Mi rincuoro al pensiero. Sì, deve essersi trattato di uno scherzo da parte di qualcuno. Tuttavia..
- Brandon, qui non ci sono bambini a fare " dolcetto o scherzetto". Chi mai farebbe uno scherzo del genere qui?
Il suono strillante dell'allarme risponde a tutti i nostri dilemmi e le grida nei piani superiori sono la prova della brutta verità.
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