7. Levi Ackerman
[T/n]'s pov. Mercoledì
Salutato mio padre, uscii di casa diretta al minimarket per comprare alcune cose per la cena di quella sera. Da quando mio padre si era ammalato e mamma ed Armin lavoravano praticamente tutta la giornata, era diventato compito mio occuparmi della casa e della spesa, quando uscivo da scuola.
Uscita dal minimarket con l'iniziale intenzione di tornare a casa, passai di fronte all'edicola e decisi di farci un salto. Non volevo comprare nulla in particolare, ma solamente dare una veloce occhiata alle riviste e ai fumetti, e inoltre l'edicolante mi conosceva da anni ormai e perciò non era un problema che rimanessi lì anche a lungo; anzi alle volte mi facevo addirittura dare un taccuino e una penna, con l'intenzione di segnarmi le cose che mi interessavano.
Con la borsa della spesa appresso passavo davanti agli scaffali con tutte quelle riviste e ne presi una per sfogliarla.
"Le 10 ville più belle e costose di Rose e Sina!"
Decisi di leggere l'articolo in questione, più per la curiosità che per altro. Dire che non li invidiavo ed ero felicissima così come stavo sarebbe di certo stata una menzogna bella e buona: nessuno poteva rimanere impassibile di fronte a tutto quel lusso all'ultima moda tra mobilia e giardini. Ma quando pensavo alla mia famiglia e ai miei amici mi rendevo conto di non volerli barattare con nulla al mondo, e dunque in un certo senso mi potevo ritenere felice.
Andando avanti con l'articolo fino alla terza villa, mi ci soffermai più a lungo rispetto alle precedenti. Finora era la più bella che avessi mai visto.
"Il proprietario, Levi Ackerman, vive solo con il suo maggiordomo personale. Con il suo lavoro può permettersi questo ed altro!"
"Persino il maggiordomo personale c'ha questo..." Pensai, con non poca stizza, e mi segnai anche il nome di quel Levi Ackerman sul taccuino. Mi resi conto solo in quell'istante che condivideva il nome con Mikasa e mi ripromisi di chiamarla appena tornata a casa per chiederle se lo conosceva. Se così fosse stato, di sicuro avrei voluto conoscerlo e in qualche modo farmelo amico.
"O farmelo a letto..." Subito mi pentii di aver fatto quel pensiero e strizzai gli occhi, scuotendo energicamente la testa nel vano tentativo di farlo sparire. Per un momento mi sentii terribilmente schifata da me stessa, così decisi di chiudere la rivista e rimetterla a posto, restituendo successivamente la penna e il taccuino all'edicolante, meno il foglio con segnati i nomi dei proprietari di tutte quelle ville.
-Posso sapere perché ti sei annotata tutti quei nomi?- La signora buttò un occhio sul foglietto che avevo ancora in mano.
-Ah, questo...- Velocemente lo piegai e me lo misi in tasca -Per scriverli sul mio Death Note.-
Con un sorrisetto caustico mi voltai e uscii dall'edicola, lasciando la signora molto probabilmente confusa dal mio sarcasmo. In realtà mi ero segnata quei nomi solo per cercarli su internet una volta tornata a casa, curiosa dei loro volti e di quale lavoro li facesse guadagnare tanto da potersi permettere quella vita.
Infatti alla mia scrivania presi a digitare quei nomi uno dopo l'altro, leggendo distrattamente le informazioni che trovavo. La maggior parte erano uomini di mezz'età con famiglia, mentre uno era single e addirittura accusato di pedofilia.
Leggendo pensavo, in un misto di rabbia e tristezza, che in quest'epoca è sempre più difficile convincersi che si arrivi al successo con sincerità e duro lavoro. E invece ero sempre più convinta del fatto che solo quelli che sanno farsi valere possono arrivare lontano.
Mentre digitavo altri nomi con un'espressione apatica in viso, a tratti annoiata, arrivai a quel Levi Ackerman e sobbalzai dalla sedia, strabuzzando gli occhi.
Era lui. Senza ombra di dubbio era lui. Levi Ackerman era uno di quelli con cui ero andata a letto nemmeno quattro giorni prima. Lo stronzo che quasi mi investì.
"Lui e quella sua Lexus di merda..." Riconobbi immediatamente il suo volto e i suoi lineamenti fini e tanto affascinanti, tanto che per qualche secondo mi fermai a fissarlo incantata. Odiavo ammetterlo, specialmente per il fatto che era stato un mio cliente e perché era davvero uno stronzo, ma era davvero bello, forse tra gli uomini più belli che avessi mai visto.
Non appena mi ripresi cercai qualche informazione sul suo conto e scoprii che lavorava come compensation and benefits manager in una grossa impresa, la "Smith&Zoe". Non era sposato, il 25 dicembre avrebbe compiuto 25 anni e scoprii addirittura la via in cui abitava, a Rose. Su internet si poteva veramente trovare di tutto.
Mentre cercavo informazioni sulla sua vita privata, non trovandone alcuna, mi ricordai della questione del cognome e febbrile afferrai il cellulare e chiamai Mikasa.
-[T/n]?-
-Mikasa ciao. Senti, volevo chiederti... Eccetto per i tuoi genitori, hai qualche altro parente alla lontana di cui conosci l'esistenza?-
-Be', la famiglia Ackerman fino a non molto tempo fa era molto numerosa e diffusa, quindi di certo ho qualche altro parente. Ma sono talmente alla lontana che non li ho mai conosciuti.- Mi spiegò, col suo solito tono pacato. -Perchè?-
Mi morsi con forza il labbro e tirai un'occhiata di sottecchi ad una foto di quel Levi. -No, niente... Semplice curiosità!- Affermai e frettolosamente cambiai argomento, ricordandole che dovevamo vederci sabato per studiare, infine chiusi la chiamata.
Dopotutto era molto meglio così, pensavo, perché se si fossero in qualche modo conosciuti sarebbe stato un grosso problema per me. Dunque era mia precisa intenzione fare in modo che ciò non potesse mai accadere in alcun modo.
Più tranquilla posai il cellulare e tornai a scrollare le foto di Levi Ackerman, con il mento poggiato sul palmo della mia mano.
"Il classico bello e dannato, probabilmente." Ridacchiai al mio stesso pensiero.
Levi's pov. Venerdì
Il corvino appena sentì suonare al campanello scese le scale e andò ad aprire. Non ebbe però nemmeno il tempo di dire una parola che si ritrovò tra le braccia di una ragazza dai capelli rossi legati in due codini ai lati della testa, che quasi rischiò di far cadere entrambi mentre urlava -ONII-CHAN!-
-Ti ho già detto di non chiamarmi fratellone, nemmeno in giapponese.- Levi cercò di non perdere l'equilibrio, spostandosi a fatica da davanti alla porta per far entrare anche Farlan.
Finalmente la ragazza si staccò dal corvino, guardandolo dal basso con i suoi espressivi occhi verdi che sembravano sorridergli gioiosi.
-Bentornata Isabel.- Levi le strofinò i capelli in un misto di affetto fraterno e desiderio di accontentarla per farla allontanare, e distolse lo sguardo per posarlo su Farlan che si toglieva la giacca e le scarpe.
-Lo scambio culturale con il Giappone è stato fantastico!- Esclamò la rossa, che appena salì le scale si diresse al divano buttandocisi sopra a peso morto.
-Vedo che sei ancora al settimo cielo.-
-Certo che lo sono fratellone! Chissà quando potrò ritornarci poi... Ma ho fatto un sacco di foto con Sasha da farti vedere!- Mentre Isabel parlava del viaggio e della sua amica anche Farlan si sedette sul divano e si rivolse proprio alla rossa.
-Ora che sei tornata però ricomincia a studiare per l'Università.-
-Sì sì, certo. Non iniziare a rompere.- Si appoggiò lei alla spalla del maggiore, risollevandosi dopo solo qualche secondo. -Kuchel!-
Chiamato il suo nome, la gatta saltò sul divano e andò verso Isabel in cerca di coccole che non le vennero certo negate.
-Tu che mi racconti di bello?- Domandò poi a Levi, che si era accomodato sulla poltrona accavallando le gambe come suo solito.
-Niente di nuovo.- Si limitò a rispondere annoiato.
-Niente?! Avrai pur fatto qualcosa! Farlan mi ha detto che lui è stato promosso al lavoro. E tu?-
-Anch'io.- Sospirò, poggiando il mento sul pugno della sua mano.
-Vedi? Avevi qualcosa da raccontarmi allora.- Gonfiò le guance Isabel, corrucciando leggermente il volto. Faceva sempre quella strana espressione quando si innervosiva, risultando al contrario molto tenera. Poi però sembrò cambiare espressione e sorrise maliziosa. -E... C'è qualcuno che ti piace?-
-No. E vedi di non iniziare.- Levi cercò di chiudere l'argomento ancor prima che iniziasse, ma dall'espressione della sorellina sembrava ormai troppo tardi.
Isabel fece un verso esasperato. -Allora ho ragione io! Non sei bisessuale, sei asessuale!-
-Se fossi veramente asessuale non avrei nemmeno desideri sessuali, no?- Domandò Levi retorico, appoggiandosi allo schienale della poltrona e buttando la testa all'indietro.
A dir la verità non provava nemmeno più quelli a volte, ma per ovvie ragioni non lo disse.
-Se nutri desideri sessuali per qualcuno significa che un minimo ti piace, no?- Ribattè lei prontamente, facendo di tanto in tanto grattini a Kuchel.
-Lascia perdere Isabel... Sono scelte di Levi queste.- Si intromise nella conversazione Farlan, cercando di calmare i bollenti spiriti della ragazza.
Isabel sbuffò, arresa e seccata. -Un giorno però mi piacerebbe che tu ti facessi una famiglia per essere come una zia per i tuoi figli...- Sussurrò infine con una nota di mestizia.
"Ormai siete tu e Farlan la mia unica famiglia..."
-Vado a prendere da bere. Oggi Pixis ha la giornata libera.- Si limitò invece a dire il corvino e si alzò per andare in cucina.
Ripensò poi alle parole di Isabel, ma concluse di doverle ignorare come sempre. Non gli interessavano relazioni amorose, perché a parer suo queste erano solo una perdita di tempo. Tempo che non avrebbe potuto trovare per qualcuno al suo fianco.
Per qualche motivo Levi si ritrovò in testa il ricordo di quella ragazza dai capelli [c/c], l'ultima prostituta con cui aveva fatto sesso, e lentamente le mani di Levi smisero di muoversi nel preparare i cocktail, mentre i suoi occhi si fissavano su un punto imprecisato di fronte a sé. Il primo dei suoi pensieri fu che quella ragazza sembrava la stessa che per poco non aveva investito qualche notte prima, ma subito questo particolare venne eclissato dal ricordo del rapporto sessuale che ebbe con lei. L'aveva "scelta" perché la riteneva l'unica tollerabile, in mezzo a tutte quelle altre donne, o comunque l'unica o quasi con la quale non aveva ancora fatto sesso.
Non sapeva spiegarsi come, né tantomeno perché, ma il sesso con quella ragazza era stato diverso. Non peggiore o migliore rispetto ad altri, dal momento che gli aveva dato lo stesso livello di soddisfazione dei precedenti, ma semplicemente "diverso". Senza che riuscisse a spiegarselo, aveva sentito una strana e insolita sensazione al cuore, che mai aveva provato prima d'allora e che faticava a spiegare. Era come se qualcuno gli avesse preso il cuore e glielo avesse stretto in una dolorosa morsa, che lo stritolava e lo bruciava dall'interno. Questa fastidiosa sensazione l'aveva provata durante tutto il loro incontro e in qualche modo l'aveva... eccitato. Più del solito a cui era sempre abituato.
Concluse però che tutti quei pensieri erano semplici paranoie, e tornò presto ai cocktail.
Arrivata la sera il corvino girò di nuovo verso la Via Tredici.
Quello notte, stranamente, non c'erano molte ragazze, forse perché erano già impegnate.
Fece qualche metro ancora con l'auto, vedendo poi una moto ferma davanti ad una ragazza. Il guidatore ci stava parlando forse da un po', dal momento che che non era sopra la moto ma era sceso appositamente per parlarle.
Levi si avvicinò ancora, notando dopo qualche istante che la prostituta era quella della scorsa settimana. Guardandosi intorno, vedeva solo donne con cui era già stato a letto o che non gli interessavano un minimo, dunque si decise e accostò con l'auto proprio dietro la moto del ragazzo con cui stava parlando la [c/c]. Abbassò poi il finestrino e si sporse un poco.
-[C/c]! Hey, [c/c]!-
L'interessata si girò all'improvviso, incrociando lo sguardo con quello di Levi.
[T/n]'s pov. {Poco prima}
Sbuffai mentre a stento riuscivo a tenere gli occhi aperti. Guardai Petra, appoggiata al palo della luce che guardava fisso davanti a sè. Di sicuro era abituata a stare sveglia tutta la notte, dormendo poi solo poche ore la mattina. Forse un giorno mi ci sarei abituata pure io, anche se lo vedevo difficile con la scuola di mezzo.
Non passò però molto tempo ancora quando anche Petra se ne andò ed io a quel punto rimasi da sola. Vidi poi una moto accostare davanti a me e il suo guidatore spegnere il motore. Dopo aver tirato giù il cavalletto ed esser sceso si tolse il casco e si avvicinò a me con passo insicuro, non guardandomi dritta negli occhi.
-Hey. Non so se ti ricordi di me, la settimana scorsa sono stato... Un tuo cliente...-
Feci una piccola risata davanti al suo evidente imbarazzo. -Certo che mi ricordo di te, Jean.-
Il ragazzo alzò subito lo sguardo, forse sorpreso che mi ricordassi il suo nome.
Parlammo per un paio di minuti, dandomi l'impressione che volesse perdere tempo.
-Lo sai che... H-hai dei cappelli [c/c] veramente... Molto belli?- Abbassò di nuovo lo sguardo e notai un leggero rossore sulle sue guance grazie alla luce del lampione.
-Grazie.- Risposi leggermente imbarazzata, sfiorandomi i capelli.
-Volevo chiederti se tu potessi...cioè, se noi potessimo scambiarci... i numeri di telefono... Che ne dici?-
Rimasi qualche attimo in silenzio, non sapendo che rispondergli. Sembrava un bravo ragazzo ma non sapevo se facessi bene a fidarmi fino a quel punto. Dopotutto l'avevo conosciuto solo una settimana prima nelle stesse circostanze di questa volta, quindi conclusi che non era per nulla una buona idea.
-Non saprei... Voglio dire, ti ho conosciuto solo la scorsa settimana. No che non mi fidi di te, sembri un bravo ragazzo...ma vedi-
In quel momento, venni interrotta da qualcuno che poco distante da noi urlava da un auto. -[c/c]! Hey, [c/c]!-
Riconobbi immediatamente l'auto e la voce del corvono e lo guardai con profondo fastidio. -Che cosa vuoi?-
-Secondo te?- Tirò fuori la testa dal finestrino. -Voglio quello che mi hai dato la settimana scorsa. Sali.-
Mi ritrovai a stringere i pugni, irritata. Aprii la bocca per rifiutare, ma Jean mi precedette. -Hey! Non vedi che è già impegnata?! Trovatene un'altra!- Urlò arrabbiato.
-Lei è l'unica accettabile in questo momento tra tutte quante. E poi tu puoi trovarti un'altra ragazza a cui raccontare la tua monotona vita. Inoltre- Rivolse lo guardo verso di me -se ti fa piacere, ti pagherò di più.-
Stavo per salire sulla moto di Jean senza nemmeno rispondergli, tuttavia ripensai a quello che avevo detto solo una settimana prima.
"Se volevo veramente essere utile alla mia famiglia, dovevo impegnarmi fino in fondo."
Dovevo mettere da parte i giudizi e i sentimenti privati e fare il più possibile per Armin, mamma e in particolare papà. Era sopratutto per lui che mi stavo impegnando così tanto, e non potevo certo lasciare che le mie emozioni prendessero il sopravvento.
Alla fine sospirai e mi rivolsi a Jean. -Mi dispiace molto Jean... Ma sarà per un'altra notte...- Dissi, per poi allontanarmi e salire in auto.
-Ma- Aspetta!- Tentò di fermarmi Jean, ma il corvino partì immediatamente.
mi appoggiai al sedile e chiusi gli occhi, passandomi una mano alla fronte. Poco dopo mi girai verso l'uomo alla guida. -Perché non hai scelto un'altra?-
-L'ho già detto a quel moccioso. Perché nessuna di quelle mi piaceva.- Non distolse gli occhi dalla strada e, esattamente come la notte scorsa, iniziò ad ignorarmi.
"Molto probabilmente non ci vedremo più, eh?" Pensai incrociando le braccia al petto e mi girai a guardare fuori dal finestrino.
Di colpo mi ricordai di quella rivista che avevo sfogliato e in cui avevo trovato il corvino. Mi sforzai di ricordarmi il suo nome mentre, arrivati al motel, salivamo le scale verso la sua camera.
"Iniziava con la Elle. Elle, elle... Levi!"
Entrambi ci togliemmo le scarpe e le giacche e mentre Levi apriva un cassetto per tirarne fuori una bustina di condom, io posavo la borsa e cominciavo a sfilarmi i pantaloncini. Mi sedetti poi a bordo letto, tenendomi il top addosso come la scorsa volta, e mentre aspettavo Levi pensavo a lui, alla sua villa e a tutti i suoi soldi.
"Se solo fosse più gentile potrei provarci con lui e spillargli più soldi possibili, ma è talmente odioso che non riesco nemmeno sopportare l'idea di addescarlo."
-Stai tu sopra questa volta.- Le improvvise parole di Levi mi fecero sobbalzare e distogliere dai miei pensieri, e senza dire una parola feci come aveva detto. Per quel momento, sarebbe stato meglio non fargli sapere di aver scoperto il suo nome, cognome e tutto il resto. Non lo conoscevo come persona e non sapevo come avrebbe potuto reagire.
Mi stupii di capire che questa volta il corvino era arrivato all'apice del piacere, nonostante io al contrario non lo avessi raggiunto minimamente. Evitai però di pensarci e appena uscii dal bagno mi rivestii e contai i soldi che aveva lasciato sul comodino: mi aveva dato cinquanta euro in più rispetto all'ultima volta e mentalmente ne fui molto felice.
Mentre pensavo a quante altre notti così ci sarebbero volute per raggiungere abbastanza soldi per pagare le spese mediche di mio padre, non mi accorsi che Levi mi stava chiamando.
-[c/c]!-
-Eh?- Mi ripresi girandomi verso di lui. Come la prima volta si era già messo a fumare una sigaretta vicino alla finestra.
-Ti ho chiesto quando ci sei di nuovo.-
-Domani. Ci posso essere solo il sabato e la domenica notte.-
Mi squadrò qualche istante in silenzio, beandosi del fumo che emanava la sigaretta. -Allora fai anche un altro lavoro?-
-Vado a scuola.- Mi scappò d'istinto rispondere così.
Vidi il suo corpo irrigidirsi per qualche secondo e smise di fumare. Probabilmente smise anche di respirare in quel lasso di tempo.
Misi quindi le mani avanti. -Non sono minorenne. Tranquillo.-
Di colpo rilassò i muscoli, riprendendo a respirare e successivamente a fumare come se niente fosse.
Io però ripresi a parlare. -E ti ho già detto la scorsa settimana di non chiamarmi [c/c]!- Ritornai all'argomento della volta prima.
-Ho già troppe cose da ricordarmi, di gran lunga più importanti, che il nome di una prostituta.- Spense la sigaretta nel posacenere. -Preferisci che ti chiami puttana o troia?-
Cercai di non mostrarmi infastidita, se non ferita dalle sue parole, convincendomi del fatto che in fin dei conti non ero altro che quello. "Una puttana."
-No.- Dissi con un fil di voce mentre controllavo l'ora sul cellulare.
-Ti devo riportare alla Via, giusto?-
-Sì per favore- Risposi sempre a tono basso, rimettendomi gli stivaletti. Levi si rimise anche lui giacca e scarpe e uscimmo dal motel in assoluto silenzio.
-Senti,- Trovai di nuovo la forza di parlare quando arrivammo alla Via Tredici -perché prima mi hai chiesto quando ci sarò di nuovo?-
Lui non mi rispose subito e prima accostò l'auto al fianco del marciapiede.
-Semplicemente perché sei brava a scopare.- Disse schietto.
Come se d'un tratto il dolore di prima si fosse dissipato sentii ribollirmi dentro dalla rabbia e serrai i denti con forza. Svelta mi sganciai la cintura e uscii dall'auto, sbattendo infine la portiera con un sonoro tonfo che riecheggiò lungo la strada. Lo guardai allontanarsi, pensando che forse si aspettava che prendessi le sue parole come un complimento, ma poco mi importava. Odiavo quell'uomo con tutta me stessa e non potevo fare nulla per impedirmelo.
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