Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

16. Cherry

Avete presente la vostra prima cotta?
Non una cotta però passeggera, da scuola elementare. La vostra prima vera cotta. Quella che ti porta a perdere completamente la testa e ad innamorarti follemente.
Be', io ce l'ho presente.

Christopher Ishii. Lo conobbi in una piccola discoteca. Se non fosse stato per Eren e Mikasa che costrinsero me ed Armin ad andarci (per festeggiare la vittoria di mio fratello in una gara di matematica), non l'avrei mai incontrato. E sarebbe stato meglio così.

Quella sera mentre ero al bancone da sola (Eren e Mikasa erano a ballare, mentre Armin era uscito a prendere una boccata d'aria), uno mi si avvicinò e mi chiese di ballare.
Era visibilmente sbronzo, quindi rifiutai immediatamente. Ma questo, tenace, me lo chiese una seconda volta e cercò di trascinarmi nella pista da ballo. Mi ribellai, ma non voleva proprio lasciarmi andare.
Al che, una voce a me sconosciuta arrivò alle mie orecchie, nonostante il rimbombare della musica. -Ti ha detto che non vuole ballare, è inutile costringerla amico.-

Mi girai e lo vidi. Un ragazzo che a prima vista poteva avere pressoché la mia età. Era più alto di me, anche se ci voleva poco...
Aveva una camicia rossa a quadri, un paio di jeans neri e ai piedi delle nike. La camicia leggermente sbottonata lasciava intravedere una collana con appeso un pendente a forma di canino, mentre le maniche arrotolate i polsi con qualche braccialetto. Alle orecchie invece aveva un paio di orecchini argento.
I capelli erano biondi, con un taglio abbastanza arruffato. I suoi occhi invece erano color nocciola chiaro, a tratti leggermente asiatici, come quelli di Mikasa.
Ed infine il sorriso. Quel maledetto sorriso. Non troppo tirato da risultare forzato e nemmeno troppo piccolo da non vedersi. Il sorriso più bello che avessi mai visto. La prima trappola in cui caddi senza nemmeno accorgermene.

Quella conversazione iniziata dal misterioso biondo finì ben presto, con l'arrivo di un bodyguard chiamato dal barman, prima che iniziasse una vera e propria rissa.
La prima cosa che feci, ovviamente, fu ringraziarlo per avermi aiutata. E lui di tutta risposta, mi disse -C'è troppo casino qua dentro, perché non andiamo fuori a parlare?- indicando con il pollice l'uscita alle sue spalle.
Io, assuefatta, accettai volentieri.

Rimanemmo chissà quanto tempo davanti alla discoteca a parlare, seduti sugli scalini. Io gli raccontavo di me e lui mi raccontava di lui. Si chiamava Christopher Ishii, di 17 anni. Sua madre era occidentale, più precisamente italiana, ed era una donna d'affari, mentre suo padre aveva origini asiatiche, del Giappone, e faceva l'avvocato. Non frequentava il mio stesso liceo, ma uno poco lontano, uno scientifico, ed era capo della squadra di basket della scuola.
Era bellissimo ascoltarlo parlare. Ma più di tutto, era bellissimo il suo sorriso mentre gli parlavo io. Sempre quel sorriso di prima, che a volte si trasformava in una risata.
Lui era bellissimo.
L'aspetto fisico era la sua seconda trappola. Anche lì, ci caddi in un millisecondo.

Dopo un po' di tempo, venimmo interrotti da Mikasa ed Armin, che reggevano Eren con un occhio nero e troppo sbronzo per reggersi in piedi da solo. Velocemente, ci scambiammo i numeri di telefono e ci salutammo.

-Sono contento di averti conosciuta, [T/n].-

Dopo queste parole, mi diede un bacio fugace sulla guancia, allontanandosi. Ed in quel preciso istante, caddi nella terza ed ultima trappola: le sue labbra. Quelle fottute labbra che dopo essersi posate su una delle mie guance, che in quel momento erano diventate bollenti e rosso scarlatto, rivolevo il prima possibile.

Passarono le settimane ed io e Chris continuammo a tenerci in contatto.
Messaggiavamo per interi pomeriggi e alle volte parlavamo per telefono per tutta la notte. Ma quando ci potevamo vedere, siccome non abitavamo molto vicini, per lo più io rimanevo in silenzio, lasciando le parole a lui. Invece altre volte entrambi rimanevamo in silenzio, non guardandoci molto. Capitava di incrociare gli sguardi, ma la mia timidezza dell'epoca faceva finire subito quel contatto visivo, che volevo durasse molto di più. Dopo ancora qualche tempo, decidemmo di incontrarci ancora, non sapendo però che quello sarebbe stato il nostro ultimo incontro... Da amici.

Quel desiderio che nutrivo per le sue labbra venne finalmente esaudito. Avevo 15 anni. Ero ingenua. Così ingenua da essermi innamorata di un ragazzo conosciuto solo un mese prima in un'infima discoteca. Forse ero giustificata dal fatto che era la mia prima cotta. Il mio primo amore.
Finì quel lungo bacio ed entrambi tornammo a guardare il cielo che a poco a poco si stava riempiendo di stelle, sdraiati sull'erba fresca.

-After all this time?-

-Always.- Fui veloce a rispondere.

Sì. Avevo perso la testa per Christopher Ishii.

Non passò nemmeno un altro mese che già iniziò a farmi alcune richieste molto intime. Allora, dopo ulteriori tre settimane, cedetti. Gli donai la mia verginità su un piatto d'argento. Era troppo presto per la mia prima volta, lo so. Ma non me ne importava nulla, allora. Chris mi aveva fatto impazzire. C'era solo più lui per me, non esisteva nessun altro.

Passò così un anno e quattro mesi. Tra gioie, tristezze, risate, pianti. Sguardi fugaci, baci, carezze. Lui che mi chiamava Cherry, perché diceva che le mie labbra erano molto rosse e sapevano di ciliegia. Le uscite in piena notte, di nascosto, per vederci.
Un anno e quattro mesi di tutto questo.

Potevo dire che era stato il periodo più felice della mia vita. Ancora ringraziavo Eren e Mikasa per avermi costretta ad andare in discoteca quella sera. Mikasa però era sempre stata critica nei confronti di Chris. Mentre Eren lo odiava con tutto sé stesso. Non lo sopportava e non riuscivo a capirne il motivo perché io ero felice e andava tutto bene tra noi. O almeno, così credevo. Ero talmente accecata da lui che non vedevo cosa realmente stava succedendo.

Me ne resi conto una sera, dopo che avevamo appena finito di fare l'amore e ci stavamo facendo le coccole. Si era allontanato per andare in bagno e nel mentre il suo cellulare aveva squillato per un secondo.
La mia estrema curiosità e gelosia, mi portò a controllare. Non ebbi problemi con la password, guardavo sempre Chris mentre la metteva. Guardai i messaggi appena arrivati e in quel momento capii che le storie d'amore non sono sempre rose e fiori. E la mia era tra quelle.

C'erano due chat. Una certa Molly ed un'altra ragazza, Jessica

Molly: -Amoreee! Mi manchi da morire, quando ci vediamo di nuovo?-

Jessica: -Sai che quando hai voglia, io ci sono sempre. Tanto sai già dove e quando trovarmi dolcezza-

In fondo, c'erano chat di altre ragazze, quasi tutte bloccate.

In soli dieci secondi il mondo, anzi, l'intero universo mi cadde addosso. Non capivo più niente. Volevo solo gridare e sfogare la mia disperazione e rabbia contro qualcuno. E sapevo chi doveva essere il prescelto.

Volarono insulti, parolacce, bestemmie e lacrime da tutte le parti.

-Cherry, ti prego-

-NON CHIAMARMI PIÙ COSÌ! NON TI VOGLIO RIVEDERE MAI PIÙ!-

Scappai da casa sua quel giorno e corsi a pieni polmoni. Non presi nessun bus o altro.
Arrivai a casa mia ed ero da sola, quindi ne approfittai per sfogare tutta l'ira e la tristezza che erano rimaste. Lo amavo. Mi ero innamorata persa di quel ragazzo. Ero talmente innamorata da pensare al matrimonio, un giorno. Come avevo fatto ad essere così stupida?

Dopo un paio d'ore tornò Armin, ma io non mi ero ancora totalmente calmata. Appena mi vide così si preoccupò, ovviamente, e gli raccontai tutto, mentre ai miei dissi solo che avevamo litigato e ci eravamo lasciati.

Il giorno seguente, qualche ora dopo aver raccontato tutto anche ad Eren e Mikasa, mi ritrovai a dover correre a casa degli Jaeger e quando arrivai mi aprì Carla.

-Oh, [T/n]! Scusa, ma ora sono di fretta. Mikasa è appena uscita ed Eren è in camera sua. Io devo andare a fare due compere!- Mi sorpassò per andare verso l'auto.

Io andai al piano di sopra e bussai alla porta di Eren. -Sono io.-

-Entra.-

Entrai e vidi Eren seduto sul bordo del letto. Aveva un paio di cerotti sul viso, il labbro inferiore era spezzato e si teneva un pacchetto di ghiaccio sulla guancia sinistra.

Non mi guardava, continuando a fissare il pavimento anche quando mi avvicinai e mi piegai sulle ginocchia davanti a lui. Gli spostai delicatamente il sacchetto e vidi un livido che si stava pian piano formando.

Armin e Mikasa mi avevano raccontato che Eren era andato a casa di Christopher e aveva cercato di picchiarlo, nonostante avessi detto a lui e alla corvina di non andare. Meno male che dopo poco arrivò Mikasa, che aveva seguito Eren e finì il lavoro che lui non era riuscito a fare.

-Ti avevo detto di non andare a picchiarlo! Hai solo ribaltato la situazione, che ti è saltato in mentre?!-

-Dovevo! Quel brutto pezzo di merda ti ha fatto soffrire!-

Sospirai e mi sedetti sul bordo del letto affianco a lui. Era sempre stato una testa calda ed impulsivo. E per questo, si ficcava sempre nei guai.

Mi coprii il volto con le mani. Quello stronzo l'aveva riempito di botte. Ed io mi sentivo tremendamente in colpa.
Iniziai a piangere in silenzio ed Eren dopo poco mi chiamò. -[T/n].-

Alzai la testa, asciugandomi le lacrime che mi solcavano il viso e mi girai verso di lui. Ci guardammo per qualche secondo, finché non fece cadere il ghiaccio sul letto e mi prese il viso tra le mani, avventandosi sulle mie labbra.
Rimasi paralizzata e quando si staccò di qualche centimetro, mi guardò profondamente negli occhi.

-Perché non hai scelto me?- Sussurrò sulle mie labbra, ritornando a baciarmi.

Ancora basita e sconvolta, mi ritrassi, ma lui continuava a baciarmi, tentando di approfondire.

-Ere- Riuscì a dire nel solo attimo in cui ci staccammo.

Indietreggiando ancora, finimmo uno sopra l'altra sul letto. Riuscì a poggiare le mani sul suo petto e a spingerlo via con forza. -No!-

Riprendemmo entrambi fiato ed Eren si alzò da sopra di me.

-Eren, scusami, ma-

-Io saprei renderti felice!- Mi interruppe. -Quello stronzo non ti meritava! Io invece...- Si morse con forza il labbro, fino a farlo sanguinare, trattenendo le lacrime.

-Da quanto tempo... Ti piaccio?-

-Da sei anni... Quando mi hai regalato questo braccialetto al mio compleanno e mi hai dato un bacio sulla guancia, mi sono reso conto di provare qualcosa in più per te che l'amicizia...- Passò un dito sotto il braccialetto verde portafortuna. -Tutti gli anni, il giorni di San Valentino, ero io che ti regalavo i fiori anonimi. Sapevo di non piacerti, ma te li mandato comunque. Tutti quelli che ci provavano con te, li minacciavo. Fino a quando non è arrivato quel bastardo.- Strinse i pugni, corrucciando lo sguardo.

-...Mi dispiace...-

-So che avrei potuto trattarti meglio di lui... Ogni volta che ti vedevo con lui, che ti vedevo sorridere e ridere con lui, che ti vedevo baciarlo... Non ce la facevo... Io non ti avrei mai fatta soffrire...-

Lasciai che un paio di lacrime scorressero sul suo viso.

-Avrei sempre voluto che il tuo primo amore fossi stato io... Che la tua prima volta, fosse stata... Con me...- Continuò con voce rotta.

-Mi dispiace...- Dissi di nuovo, con un fil di voce. -Scusami... Solo perché sto soffrendo, non voglio approfittare dei tuoi sentimenti e prendermi gioco di te.-

-Capisco. Almeno... Non importa.- Si bloccò, cercando di alzarsi dal letto.

-Eren, dimmi.- Lo fermai, prendendolo per il braccio. -Cosa c'è?-

Deglutì e il suo viso diventò rosso all'improvviso. -Vorrei solo... Che almeno la mia prima volta, sia con te. È da sei anni che lo desidero... E so che forse tu non proverai mai quello che provo io per te. Ma la mia prima volta non voglio che sia con nessun'altra ragazza, se non con te...-

Socchiusi le labbra, sussultando. Non sapevo cosa fare. Era il mio migliore amico e non sarei mai riuscita a provare nulla per lui. Era come un fratello, anche se gli faceva male questo... L'avevo fatto soffrire per sei lunghi anni. Soprattutto quando mi misi insieme a Christopher. E non me lo sarei mai perdonata.

Mi morsi il labbro e mi avvicinai ad Eren, posandogli una mano sul volto. Lui si girò di scatto verso di me e mi scrutò con i suoi smeraldini, arrossati dalle lacrime.
Delicatamente, posai le mie labbra sulle sue e diedi il via ad un bacio lungo e passionale, sentendo leggermente il gusto metallico del sangue sulle sue labbra.
All'inizio, Eren era abbastanza impacciato nei movimenti, risultando carino. Ma dopo poco, riuscì a calmarsi e si lasciò andare alla passione del momento. Era strano fare l'amore con il mio migliore amico, anche se lui non voleva fossimo solo quello. Ma anche io mi lasciai andare e gli avvolsi le braccia intorno al collo.

Facemmo l'amore solo una volta e mai più. Rimanemmo amici e non dicemmo a nessuno quel che era successo. Ed era meglio così.

Passarono i giorni. Ogni volta che uscivo, da sola o in compagnia, mi sentivo costantemente osservata. Da quando avevo cambiato numero di telefono per non permettere a Christopher di contattarmi, mi sentivo seguita. Ero arrivata al punto da non riuscire più ad uscire di casa.

Un tardo pomeriggio andai con Armin al bar, dov'eravamo soliti andare. Da sola ormai non volevo più uscire.
Prendemmo un caffè e stettimo un po' davanti al bancone a parlare con quello che in futuro sarebbe diventato il collega di Armin, Connie.

Ad un certo punto, mio fratello mi fece segno di girarmi e vidi Christopher seduto ad un tavolo, a sorseggiare un caffè con in mano il cellulare.

Andai da lui, nonostante Armin mi avesse detto di lasciare perdere.

-Oh, [T/n] ciao! Che coincidenza trovarti qua.-

-Coincidenza sto cazzo!- Dissi a bassa voce per non farmi sentire da altri. -Vieni, dobbiamo parlare.-

Uscimmo ed andammo sul retro del bar, dove nessuno poteva vederci. Che stupida che ero stata quel giorno.

-Che ho fatto che non va?-

-Che hai fatto che non va?!- Domandai sarcastica ed adirata. -Mi stalkeri! Mi segui e non solo, mandi pure i tuoi amici a farlo! Se continuerai così, chiamerò la polizia!- Cercai di essere il più convincente possibile.

-Non avresti il coraggio di farlo. Io so che tu mi ami ancora.-

Sì, lo amavo ancora. Nonostante mi avesse tradita, non potevo smettere di amarlo da un giorno all'altro. Non è così che funziona l'amore. Ma non dovevo lasciargliela avere vinta. Il tempo di Cherry era finito.

-Che diavolo stai dicendo?-

-Semplicemente, non vuoi ammetterlo. Tu mi ami, non puoi vivere senza di me.-

-Ti ho lasciato, è finita! Non ti amo più!-

Improvvisamente, senza che nemmeno me ne accorgessi, mi ritrovai a terra, con la faccia rivolta di lato dopo il suono della sua mano che sbatté contro la mia guancia.
Poggiai una mano sulla mia guancia sinistra, strabuzzando gli occhi dallo stupore e succesivamente dal dolore.

Sarebbe bello credere che nessuno ci possa fare mai del male. Credere che la persona che amiamo non ci alzerebbe mai le mani addosso. Ma purtroppo, non è così che funziona. Ed io l'avevo capito solo in quel momento.

Christopher allora si inginocchiò davanti a me, cercando di prendermi. Io mi trascinai via, ma lui mi prese per i capelli e mi sbatté contro al muro sporco e freddo del bar. Mi dimenai come una pazza, cercando di tirargli calci e pugni mentre urlavo. -Non mi toccare!-

Lui mi bloccò al muro, schiacciandomi le sue gambe contro il mio ventre e gli bastò una sola mano per tener ferme le mie. Con l'altra mano, invece, mi afferrò il volto, sprofondando il pollice in una guancia e le dita nell'altra e serrandomi il mento nel palmo.

-Non è finita! Finché non lo dico io, tu continuerai a stare con me e farai la fidanzatina perfetta! Finché non sarò io a stancarmi di te, tu non andrai da nessuna parte!-

Si avventò poi sulle mie labbra, in preda alla follia. Cercai in tutti i modi di sottrarmi da quel bacio non voluto, serrando la bocca quando provò a farci entrare la sua merdosa lingua.
Appena ci staccammo, un rivolo di saliva colò dalle nostre labbra.
Ero spaventata. Quello non era il Christopher che avevo conosciuto alla discoteca più di un anno prima. Stava letteralmente degenerando!

Gli sputai in un occhio e, approfittando di quel momento di distrazione, riuscii a liberarmi una gamba e gli assestai un calcio nelle palle.
Lui gemette di dolore e mi lasciò andare, accasciandosi a terra.

Ripresi e respirare normalmente e mi alzai a fatica. -Tu sei pazzo! Non sei normale, sei fuori di testa!- Urlavo isterica.

Apparvero da dietro l'angolo Armin e Connie che appena ci videro mi vennero incontro.

-Che cos'è successo?!- Domandò Connie.

-Andiamo via!- Cercai di trascinarli lontano.

-Zoccola di merda!- Grugnì Chris, tentando di alzarsi.

-Hey!- Si avvicinò Armin a lui, ma lo fermai.

Christopher si stava riprendendo e non volevo ci fosse un'altra rissa. -Lascia perdere! Chiamiamo la polizia e basta!-

-Non servirà a molto, cara.- Boccheggiò Christopher. -Ti ricordo che mio padre è un avvocato. Lui risolverà la situazione in un attimo ed io non avrò problemi!-

Strinsi i denti, per poi fulminarlo con lo sguardo. -Se mi cerchi, mi parli o mi tocchi un'altra volta, lo dirò a Mikasa!-

Alle mie parole, il ragazzo ridusse gli occhi in due fessure e non disse più nulla. Mikasa probabilmente, era l'unica di cui aveva veramente paura. E non gliene facevo un torto, dopotutto.

Quando Connie chiamò la polizia, io stavo per entrare un attimo al bar a prendere un bicchiere d'acqua, ma non prima che Christopher potesse aggiungere altro.

-Non credere di non rivedermi più, [T/n]. Un giorno ma ritroverai davanti alla porta di casa tua, quando meno te lo aspetti!-

Mi girai un'ultima volta verso di lui, sibilando. -Non cercarmi mai più, Christopher Ishii.- Per poi allontanarmi.

Speravo di non doverlo mai più vedere e non doverci avere più niente a che fare. Tanto più per il fatto che un mese più tardi, quando andò come aveva detto lui a causa di suo padre, si trasferì lontano.
Ma dopo tutto quello che era successo, non fui più la stessa. Diventai più acida e distaccata con gli sconosciuti, in particolare se erano ragazzi. Non mi fidavo più ciecamente delle persone intorno a me, se non dei miei amici più cari e della mia famiglia.

E nonostante questo, passai tranquillamente i seguenti due anni. Non avevo più rivisto né sentito Christopher, fino a quel maledetto 19 dicembre. Quando tornò a vivere da solo vicino a me e si presentò alla porta di casa mia, come aveva detto.

E, come avevo previsto, quel secondo rifiuto diede il via all'effetto farfalla. E se non avessi fatto tutto quello che mi diceva, le conseguenze sarebbero state peggiori.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro