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10. Vecchie conoscenze [+14]

-Ciao [T/n]. È da tempo che non ci si vede.- Furono le prime parole del ragazzo davanti alla porta d'entrata.

Era un adolescente, più o meno della stessa età di [T/n], alto almeno dieci centimetri in più di Levi. Aveva i capelli biondi, con un ciuffo tinto di rosso spostato di lato. Gli occhi color nocciola chiaro, a tratti asiatici ma non molto marcati. Alle orecchie aveva quattro orecchini, due per lato, mentre appeso al collo una collana, coperta dalla felpa arancione che indossava. Per finire, indossava dei jeans neri e delle all star sempre nere.

Per Levi non aveva nulla di speciale, ma sembrava tutt'altro per [T/n]. Continuava a fissarlo sbigottita, senza dire una parola, se non alcuni versi disconnessi tra loro, mentre il ragazzo anch'egli la guardava con un leggero sorriso sulle labbra sottili e rosee.

-Allora? Non mi saluti?- Fece una risata il giovane e allungò una mano verso la [c/c], che sembrò riprendersi per poterla scansare ed allontanarsi da lui.

-Cosa ci fai qui?- Chiese con tono paurosamente freddo, da far raggelare il sangue.

-Non sembri molto felice di vedermi.- Si grattò la nuca in imbarazzo. -Eppure pensavo che non ci fosse più rancore tra noi due.-

-Pensavi male.-

Il giovane lasciò la mano sinistra dietro la nuca, inclinando la testa verso destra come un cane. Solo in quel momento parve accorgersi di Levi che iniziò a fissare attentamente. -E lui chi è?-

-Non sono cazzi tuoi, Ishii.- Ancora quella voce gelida di [T/n].

-Wow, anziché chiamarmi per nome come prima, ora mi chiami per cognome?- Si fece spazio per entrare in casa. -Mi chiamavi Chris. E non avevi questo comportamento così freddo nei miei confr-

-Io invece ricordo l'opposto, dell'ultima volta che ci vedemmo. E ti avevo esattamente detto "Non cercarmi mai più, Christopher Ishii".- Lo interruppe, girandosi verso di lui, che si stava tranquillamente guardando intorno.

-Vedo che non è cambiato molto dall'ultima volta che ero venuto. Giusto la disposizione di alcune mensole e quadri è diversa.-

-Hai intenzione di andartene?-

Il corvino preferì stare zitto e rimanere fuori da tutto ciò.

Christopher guardandosi ancora intorno, prese una foto e la guardò per qualche secondo, mettendosi una mano in tasca. -È da molto che non vedo nemmeno Eren, Mikasa ed Armin. Come stanno?-

-Stanno bene. Ora vattene.-

Il biondo posò la foto dove l'aveva trovata e ne guardò altre. -Vedo che avete tolto le foto dove c'ero anch'io. Me ne ricordo una con noi due ai prati, abbracciati. E poi una con tutti noi cinque...-

-Si può sapere che diavolo succede?- Finalmente Levi si decise a prendere parte alla conversazione.

-Sono Christopher Ishii, piacere di conoscerti!- Il ragazzo si avvicinò al corvino, allungando la mano per stringere la sua. -Sono un amico di [T/n].-

- Sei?- Domandò la [c/c], scansando la mano di Christopher per evirare che i due se la stringessero.

-Pensavo che lo fossimo ancora. Anche se ci siamo-

-Non te lo ripeterò di nuovo.- Lo fermò ancora [T/n]. -Esci immediatamente da qui oppure-

Questa volta, fu la ragazza ad essere interrotta, da un'altra voce maschile proveniente dalla porta. -Ma che succede?-

Levi si girò a guardare l'entrata e vide sull'uscio un altra ragazzo. Questo aveva i capelli biondi tagliati a caschetto e dei grandi occhi azzurri come il mare. Levi lo riconobbe subito grazie alle foto.

-A-Armin?!- Balbettò la [c/c] improvvisamente agitata. -Cosa ci fai già a casa?-

-Il capo mi ha permesso di uscire prima oggi.- Si giustificò e gli occhi gli caddero su Levi e su Christopher, entrambi alle spalle della ragazza.

Levi pensò che prima volesse chiedere a lui, perché non si erano mai visti prima, ma Armin diede la precedenza a Christopher. -Lui che cosa ci fa qui?-

Anche il suo tono era stranamente turbato e burbero nei confronti del giovane.

-Non lo so. Gli stavo giusto dicendo di andarsene.- Rispose [T/n].

Nei tre c'era un insolita intesa, come se tutti fossero al corrente di una certa cosa e Levi fosse solo un intruso.

-È da molto che non ci vediamo, Armin! Ho saputo che hai lasciato l'Università per lavorare, non è così?- Continuava a sorridere Christopher.

-Esatto. Ma qui non sei il benvenuto come vedi, quindi ti pregherei di andartene. Ora.-

Christopher smise lentamente di sorridere, assumendo un'espressione impassibile. -Sono qui perché devo parlare con [T/n].- Si rivolse alla [c/c].

-Non ho niente da dirti.-

-Io invece sì, per favore.- Disse con sguardo supplicante. -Non me ne andrò da qui finché non mi permetterai di parlarti.-

Ci fu un lungo silenzio. Levi ancora non capiva cosa fosse successo tra i tre, dopo quella conversazione così tesa.

-Sappi solo che non servirà a niente.- Rispose [T/n].

-Ne sei sicura?-

-Non ti preoccupare, Armin. Va tutto bene.- Gli rivolse un piccolo sorriso. -Tu invece vai fuori, ti raggiungo tra qualche attimo.- Guardò Christopher.

Lui le sorrise di gratitudine e rivolse un ultimo sguardo a Levi, che gli parve altezzoso, per poi uscire.

Solo a quel punto le attenzioni di Armin andarono tutte su Levi. -E lui chi è?-

Il corvino non sapeva che rispondere e quindi si fece avanti [T/n]. -Il proprietario della discoteca in cui lavoro!- Si mise subito al fianco di Levi, mettendogli una mano sulla spalla e lui sentì anche una leggera pressione sulla punta del piede. -Mi ha detto che aveva bisogno di una mano alla discoteca prima che apra, quindi è venuto a darmi un passaggio fin là. Non è vero?-

Levi fissò per qualche secondo [T/n] che sorrideva, ma i suoi occhi erano puntati su di lui, supplicanti.

Levi allora si girò di nuovo verso Armin. -Sì, la stavo per accompagnare, prima che arrivasse quel ragazzo.- Le diede corda

-Oh, capisco. Approfitto della tua presenza per ringraziarti per aver assunto mia sorella.- Lo ringraziò il fratello e protese la schiena in avanti.

Levi vide con la coda dell'occhio la [c/c] che lo pregava ancora con lo sguardo. -Di niente.-

-Bene, bene. Ora dovremmo proprio andare.-

[T/n] prese per il braccio il corvino e lo trascinò fuori. -Ci vediamo più tardi Armin!-

Non aspettò nemmeno una risposta dal biondo e chiuse la porta, allontanandosi con Levi.

-Tu entra in auto, io arrivo tra cinque minuti.- Lo avvisò e se ne andò verso il ragazzo di prima.

Decise di appoggiarsi alla portiera e accendersi una sigaretta nell'attesa, iniziando a guardare da lontano i due che parlavano.

Non riusciva a sentirli, ma capiva dalle espressioni della ragazza che quest'ultima non voleva ascoltare nemmeno una parola di quel Christopher. Lo vide avvicinarsi a lei improvvisamente, apparentemente nel tentativo di baciarla. Ma [T/n] lo respinse e si allontanò da lui. Gli disse ancora qualcosa, per poi girarsi e andare via. Il biondo un attimo prima gli prese il braccio per fermarla, ma [T/n] lo scansò subito, andandosene definitivamente.

Nel mentre, Levi aveva consumato tutta la sua sigaretta, tenendola più stretta del dovuto tra l'indice, il medio ed il pollice.

[T/n] raggiunse l'auto e aprì la portiera dalla parte del passeggero. -Andiamo.- Disse impassibile e salì.

Levi buttò la sigaretta rimasta a terra, calpestandola sotto la suola ed entrò in auto anche lui. Rivolse un ultimo sguardo al ragazzo in lontananza dallo specchietto retrovisore, vedendolo fare altrettanto. Non perse altro tempo allora, mise in moto e partì.

-Mi puoi spiegare chi era quel ragazzo una volta per tutte?- Domandò dopo alcuni minuti passati in silenzio.

-Il mio ex. Nessuno di importante.- Si girò a guardare fuori dal finestrino.

-Mh.- Fece soltanto lui, parcheggiando l'auto.

Arrivarono alla camera e si tolsero le scarpe e la giacca.

-Hai tu i preservativi, vero?-

-Certo.- Rispose il corvino, aprendo il cassetto del comodino affianco al letto e tirandone fuori una bustina.

Dopo essersi tolta i jeans e le mutande la [c/c] si sedette sul letto ad aspettare Levi.

-Togliti anche la maglietta. Rimani in reggiseno.-

[T/n] si girò un attimo a guardarlo, per poi sfilare quella e la canottiera. -Perché oggi anche la maglietta?-

Lui la guardò qualche secondo solo con il reggiseno addosso, seduta sul bordo del letto. -Oggi mi va.-

[T/n]' pov.
Aspettai Levi, che salito sul letto si sdraiò e mi invitò a mettermi sopra di lui. Feci come voleva ma mi girai per non doverci ritrovare faccia a faccia, così mi posizionai seduta sulle ginocchia sul suo bacino, rivolta verso le sue gambe. Le sue mani mi presero saldamente i fianchi e lentamente lo sentii penetrarmi con tutta la sua lunghezza. Mi feci sfuggire un sospiro e, accompagnata dalle sue mani, cominciai a muovermi su di lui. Dopo poco la velocità aumentò e anche i fianchi di Levi iniziarono a sollevarsi un poco per assecondare meglio i miei movimenti.

-Merda... aspetta.-

Mi fermai e stavo per girarmi verso di lui, a chiedergli -cosa c'è?-, quando mi sollevò leggermente da lui e lo sentii alzare il busto, ritrovandomi ora con la schiena contro la sua camicia.

Senza fargli domande ricominciai a muovermi, finché una sua mano non si spostò dal mio fianco e raggiunse la mia pancia e, successivamente, sfiorò un mio seno attraverso il tessuto che ancora avevo indosso.
Sentii un brivido passarmi lungo la schiena e inconsapevolmente mi eccitai più di prima. Per la foga quasi persi l'equilibrio e caddi in avanti, ma Levi mi sorresse e mi ritrovai con una mano sul materasso di fronte a me, mentre l'altra andò istintivamente su quella di Levi, ancora sul mio fianco. Continuammo così, finché il corvino non venne all'interno del preservativo ed anche io raggiunsi l'orgasmo, prima ancora che me ne rendessi conto. Dovetti mordermi con forza il labbro per non far sfuggire nessun suono.

Entrambi senza fiato, mi levai da sopra di lui e mi buttai sull'altro lato del letto, mentre Levi si toglieva il preservativo e lo buttava. Quando mi girai, lo vidi alzarsi per rivestirsi e tornato sul letto tirò fuori un pacchetto di sigarette e un accendino. Decisi allora di alzarmi e rimettermi i vestiti addosso anche io.

-Sono stata la prima ad avere l'onore di farlo con te con solo il reggiseno addosso per caso?- Chiesi con un ghigno, mentre mi rimettevo la canottiera.

-Anche se fosse così, non capisco come ti possa interessare.- Posò il pacchetto di sigarette e l'accendino sul comodino dopo essersi accesso un'altra sigaretta. Ma non faceva altro che scopare e fumare 'sto qua?

Levi mi notò fissarlo con insistenza, quindi mi porse la sigaretta. -Ne vuoi una anche tu dato che mi fissi tanto?-

-Non ci tengo, grazie.- Risposi subito e mi cadde l'occhio in un angolo della stanza -Ma se hai qualcosa da bere...-

Levi si alzò, andando verso il piccolo frigo bar e lo aprì.

-Non avevo ancora visto quel frigo bar.-

-Perché l'ho messo solo ieri.- Mi rispose, ritornando da me con una bottiglia di Heineken, che aprì con un apribottiglie preso da sopra il comò affianco al letto. -Non ti facevo una che beve birra.- Disse dopo che afferrai la bottiglia.

-Infatti non bevo quasi mai. L'ultima volta è stata due o tre mesi fa mi pare.-

Bevvi un sorso, rimanendo appoggiata allo schienale del letto ed appoggiando l'avambraccio con cui tenevo la bottiglia sul ginocchio destro, lasciando l'altra gamba distesa.
Sentii squillare un cellulare e vidi Levi rispondere. -Pronto?-

Non riuscii a capire l'argomento principale della conversazione, ma percepii una voce femminile dall'altro capo del telefono.
Dopo delle brevi e monotone risposte di Levi, la chiamata terminò e il corvino si appoggiò pure lui allo schienale del letto tenendo la gamba sinistra sul letto e l'altra no.

-Era la tua ragazza?- Domandai.

-Ma che stai dicendo?-

-Era per curiosità, dato che tu prima mi hai chiesto chi fosse quel ragazzo.-

-Non è la mia ragazza. E nemmeno la mia ex se te lo stai chiedendo.-

-Allora è una collega di lavoro? Rispondevi a proposito di documenti.- Buttai giù un altro sorso di birra.

-Sì.-

-Capito. Quindi giri di prostituta in prostituta perché non hai la ragazza?-

-Perché diavolo continui a farmi tutte ste domande del cazzo?- Si girò a guardarmi.

Di tutta risposta alzai le spalle. -Ho voglia di parlare con qualcuno in questo momento. Soprattutto dopo quello che è successo prima.-

Un altro sorso di birra andò giù per la mia gola e fissai il muro davanti a me.

Rimanemmo di nuovo in silenzio, finché Levi non rispose alla domanda che gli feci. -Comunque no. E tu fai la prostituta perché non hai un ragazzo?- Ribatté.

-No.- Feci un ghigno. -Problemi economici, tutto qua.- Tralasciai il cancro di mio padre ed abbassai gli occhi verso la bottiglia di Heineken. -Se non mi trovassi costretta a farlo, non farei questo lavoro di merda.- Corrucciai lo sguardo, buttando giù di prepotenza altri due sorsi di quel liquido.

Con la coda dell'occhio riuscivo a vedere Levi guardarmi, mentre continuava a fumare la sua sigaretta che poco a poco si consumava.

-Non hai trovato un altro lavoro?-

-Niente di niente. Nessuno che si prendesse la briga di assumersi. Non c'era più posto di lavoro da nessuna parte e dove c'era non volevano assumermi, perché non avevo esperienza...- Mi interruppi qualche attimo. -Parliamo di altro.-

-Per esempio del tuo ex?- Propose quello stronzo.

-Non mi va di parlare di quella testa di cazzo. Insomma, nessuno vorrebbe parlare di di qualcuno che ti ha tradito e...Ha provato a farti del male...- Parlavo più per me stessa che per Levi.

Mi girai verso di lui, che continuava a guardarmi attentamente, forse per capire a cosa stessi pensando. Ma la mia espressione non lasciava trasparire nulla, se non rancore. Quando parlavo di Chirstopher o di qualcosa che mi portava dolore, cercavo di rimanere impassibile.

-Provato a farti del male... In che senso?-

Ritornai a guardare di nuovo il muro, portando la bottiglia alle mie labbra. -Non mi va di scendere nei dettagli.-

-Ti sentirai male se continui a berla così.- Mi disse dopo che ebbi bevuto altri tre sorsi.

-Non mi sentirò male, tranquillo.- Dissi divertita.

-Da quanto fai la prostituta? E con quanti uomini sei stata a letto?- Domandò dopo un paio di minuti.

Lo guardai alzando un sopracciglio. -Perché ora sei tu a farmi tutte ste domande?-

-Ho voglia di parlare con qualcuno.- Alzò le spalle, imitandomi.

Ritornai a guardare la parete davanti a me, facendo un mezzo sorriso. -Da nemmeno due settimane, in realtà. La "ragazza dai capelli color carota"- mimai le virgolette con la mano libera. -mi ha aiutata ad entrare nel girone di quelle che lavorano per conto proprio, senza un pappone.- Mi fermai per bere un sorso di birra. -Oltre te, sono stata a letto con altri tre ragazzi. Quindi in tutto quattro.- Feci un brevissimo conto.

Dopo nemmeno due fine settimana ero già stata a letto con Reiner, Levi, uno di cui non sapevo il nome, incontrato dopo la mia prima volta con il corvino, e Jean. E non mi ero ancora messa a contare il totale dei soldi guadagnati, che avrei tenuto nascosti fino alla fine del mese, dandoli così ai miei genitori.

Improvvisamente, sentii il mio cellulare squillare dalla tasca dei jeans. Mi alzai velocemente, tenendo ancora la bottiglia nella mano destra.
Presi il cellulare e risposi.

-[T/n]? Armin mi ha detto che il tuo capo aveva bisogno di aiuto alla discoteca, sei ancora là?-

Papà?!

-Uhm, sì! Sì sono ancora qua.- Feci segno a Levi di non fare rumore. -Ma ho praticamente finito, sto per tornare a casa!-

-Va bene allora. L'importante è che te lo aggiunga allo stipendio.- Si mise a ridere mio padre, iniziando però anche a tossire.

Lo sentivo tossire almeno una volta al giorno da quando si era ammalato e ormai non gli chiedevo più se stava bene, perché so che mi avrebbe risposto "Sto bene, non preoccuparti."

-Sì, glielo stavo giusto per dire...- Risposi con il cuore a mille.

Ci salutammo e chiusi la chiamata. Guardai Levi e mi misi il cellulare in tasca. -Devo tornare a casa.-

A quel punto anche il corvino si alzò. -Ti riaccompagno.-

Buttai giù altri sorsi di birra, nel vano tentativo di finirla, prima che Levi arrivasse a togliermela malamente dalle mani. -L'hai praticamente finita.- Mi fece notare.

-Non penso che a te faccia differenza avere una birra in meno. Con tutti i soldi che hai, te ne puoi ricomprare intere scatole piene.- Risposi, mettendomi le scarpe.

-Non è per questo.-

-Allora per cosa?-

Non rispose, posando la bottiglia sul comò e finendo di vestirsi.
Aprì la porta e mi fece uscire per prima. -Lascia perdere.-

Non dissi più niente e scesi le scale dell'hotel.

...

Stavo per scendere dall'auto, ma Levi mi fermò. -I soldi.-

Mi girai di scatto verso di lui, che stava a frugare nel portafoglio.

La compagnia di quest'uomo mi ha fatto addirittura dimenticare del perché avessi accettato di fare sesso con lui...

Scacciai dalla testa questo pensiero, prendendo i soldi dalle mani di Levi. -Grazie...-

-Ci vediamo sabato notte.- Disse prima che chiudessi la portiera.

-S-sì. A sabato notte.- Distolsi lo sguardo e chiusi.

Io per Levi ero solo un oggetto sessuale. Levi per me era solo un mezzo per avere soldi. Niente di più e niente di meno.
E questo lo dimostrava.

Entrai in casa, trovando in salotto mio padre che guardava la TV sulla poltrona.
Salii subito al piano di sopra e mi chiusi in camera, senza nemmeno salutarlo.
Non sapevo per quanto altro tempo avrei retto quella menzogna.

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