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[Bonus] 5. memory lane

Mi alzai da tavola e barcollai verso Sasha. Gli altri nostri compagni e superiori stavano uscendo dalla mensa, lasciando la bruna imbavagliata e legata ad una colonna. Tutti erano talmente su di giri per la riconquista del Wall Maria, tra sole poche ore, che non si curarono di Sasha.

«Fossi in te rivaluterei la mia amicizia con Connie.» Dissi levandole il fazzoletto dalla bocca.

Sasha boccheggiò non appena la liberai dalla stoffa.

«Quei maledetti si sono mangiati tutta la carne... E Jean ha avuto persino la faccia tosta di vomitarla!»

Mi spostai alle sue spalle e maneggiai a lungo con la corda, prima di riuscire a slegarla.

«Ma quanto ci metti?»

«Eren ha fatto un nodo tutto ingarbugliato.» Borbottai. In realtà faticavo a tenere gli occhi aperti.

Sasha si alzò e mi guardò fare altrettanto, sospettosa.

«Hai bevuto?»

«Eh?»

«Sembri ubriaca.»

Lasciai la corda a terra e mi portai una mano alla testa per massaggiarla.

«Non sono ubriaca. Ho preso solo un po' di vino dalle scorte dei superiori e ho bevuto un paio di bicchieri durante la cena.»

«Ma dai!»

«Non giudicarmi. Anche tu hai rubato carne dal deposito dei superiori una volta, ricordi?»

«Scusa, hai ragione.»

Sasha mi accompagnò fuori dalla mensa e mi propose di fare una passeggiata sotto le stelle, per le vie e i sali-scendi del distretto. Acconsentii, nonostante fossi molto stanca per tutto ciò che avevamo passato nelle ultime settimane. Oltre al fatto che il vino stava arrivando alle gambe.

«Pensi che domani ce la faremo? Voglio dire, riusciremo a riconquistare il Wall Maria?» Mi domandò dopo un lungo silenzio, spezzato solamente dai rumori dei nostri passi.

«Non lo so.» Non seppi cosa dire.

Stavamo camminando in una via secondaria, tranquilla e silenziosa. Le candele sui muri illuminavano la strada in pietra e delle pozzanghere d'acqua ne riflettevano la viva fiamma.

«E tu pensi di farcela domani?» Riprese Sasha.

«Dipende cosa intendi.»

«Ce la farai a combattere contro Reiner?»

Arrivammo alla fine della via e la strada si aprì sul limitare del fiume, lungo il quale c'erano varie panchine. Senza rispondere a Sasha mi diressi verso la più vicina e mi sedetti, osservando il fiume. Sasha mi seguì e si mise al mio fianco.

«Non è Reiner. È il gigante corazzato. E ha ucciso mio padre.»

Sasha non mi rispose subito, lasciando che guardassi il fiume.

«Sasha, ti ricordi quando ci siamo fatti un giro in città durante l'addestramento? Era una domenica d'autunno.»

Sasha non mi rispose, facendomi intendere silenziosamente di continuare.

«Siamo andati al mercato di Trost. Tu e Connie stavate cercando le bancarelle dei dolci, come al solito.» Ridacchiai, sentendo Sasha fare altrettanto.
«Jean cercava in tutti i modi di allontanare Mikasa da Eren per stare da solo con lei, mentre Eren e Armin non si accorgevano di nulla. Marco lo stava aiutando. Ymir come sempre era con Historia, ed io finii a rimanere da sola con Reiner.
«Stavamo camminando silenziosi, io troppo imbarazzata per dirgli qualcosa. Quando un'anziana davanti a noi cadde e le mele che aveva comprato rotolarono tutte a terra. Reiner fu il primo ad accorrere e la aiutò a rialzarsi, premurandosi che stesse bene. Io mi chinai a raccogliere tutte le mele e la aiutai a rimetterle nella sua borsa.
«L'anziana per ringraziarci ci regalò una mela a testa, e prima di andarsene ci disse che eravamo una bellissima coppia. Io arrossii subito, ovviamente, e Reiner balbettò qualcosa del tipo "non siamo una coppia". Non penso che quell'anziana avesse capito, perché se ne andò salutandoci.
«Tornammo a camminare senza dire nulla, quando Reiner mi chiese se mi desse fastidio la sua presenza, e se volessi che se ne andasse. Gli risposi di no e lui mi disse "menomale, perché a me piace stare con te, e non mi dispiace che qualcuno pensi che siamo una coppia." Me lo ricordo ancora.»

Non appena finii di raccontare quel ricordo, Sasha mi guardò con dispiacere.

«Perché non me l'hai mai detto?»

«Volevo che quel momento rimanesse tra me e Reiner, che nessun altro lo sapesse. Qualcosa di davvero nostro, capisci? Ora però so che non era davvero un momento solo nostro quello, perché Reiner molto probabilmente stava pensando a tutt'altro. Stava pensando alla prossima mossa per ucciderci tutti. E stava soltanto cercando di assicurarsi la mia fiducia.»

«[T/n]...»

Tirai su col naso, soffocando una risata amara. «Non è strano, però? Il distruttore delle mura che soccorre una vecchietta per aiutarla a rialzarsi. E che poi dice ad un suo nemico che non gli dispiacerebbe sembrare il suo fidanzato. È così triste pensare che fosse tutto falso che ancora cerco di convincermi del contrario. Fa così schifo... Però era troppo convincente per fingere, non credi?»

Mi passai una mano sulla fronte, asciugando le gocce di sudore. Pensavo che ubriacarmi fosse una buona idea, così da non pensare a ciò che sarebbe accaduto la mattina seguente. Per sole poche ore, volevo togliermi dalla testa il volto di Reiner, la sua voce calda, il suo sorriso affabile. Volevo non pensare a lui solo per un po', eppure...

«[T/n]?»

Mi coprii gli occhi e mi strinsi nelle spalle. Avvertii un groppo alla gola e battei il piede a terra, costringendomi a non piangere. Nonostante ciò sentii i miei occhi pizzicare e strinsi le labbra in una smorfia.

«[T/n] nemmeno io voglio uccidere Reiner... E neanche Bertholdt. Forse... forse parlandoci, riusciremo a fargli cambiare idea! Forse non è tutto perduto, giusto?»

Le parole di Sasha non riuscirono a rallegrarmi e silenziosamente negai.

«No... Io voglio ucciderlo. Devo ucciderlo. Però... Cazzo...»

Strinsi i denti, feci di tutto pur di non piangere. Quando sentii la mano di Sasha posarsi sulla mia schiena e carezzarmi delicatamente.

«Se vuoi piangere va bene... Sai che con me puoi farlo.»

Crollai. Scoppiai in lacrime e mi strinsi a Sasha, scossa dai singhiozzi.

«Ma chi voglio prendere in giro? Non voglio ucciderlo... Nonostante lui mi abbia spezzato il cuore, non voglio fargli del male... Io vorrei... vorrei solo... potergli stare vicino!» Piansi sommessamente.

Sasha rimase in silenzio, abbracciandomi. Sapeva di non dovermi dire nulla, che mi bastava la sua compagnia e il suo sostegno. Mi capiva meglio di chiunque altro.

«Non voglio che muoia... Reiner... Io lo amo...»

Sasha mi confortò come meglio poteva. Mi portò ad una fontana lì vicino e mi fece bere e sciacquare la faccia. Mi fece riprendere e, infine, andammo a dormire.

La storia tra me e Reiner non poteva che essere questa. Apparentemente il destino aveva deciso per noi. Eppure... Continuavo a sperare diversamente. Proprio come diceva Sasha. E forse, in un altro universo, io e Reiner saremmo potuti essere felici.

• • •

«[T/n]? Tutto bene?»

Presi della carta igienica e mi pulii la bocca, tirando subito dopo lo sciacquone.

«Sì... Tutto apposto Annie, non preoccuparti.» Risposi schiarendomi la gola. Sentii successivamente i passi di Annie allontanarsi da dietro la porta del bagno e tirai un sospiro.

Mi alzai per andare verso il lavandino e, nel girarmi, mi soffermai sulla vista dell'oceano, fuori dall'oblò della nave.
Due settimane prima avevo iniziato a svegliarmi con una improvvisa nausea. Dopo qualche giorno mi insospettii e così andai da un dottore, che mi consigliò di rivolgermi a un ginecologo. E i miei sospetti si rivelarono fondati.

In attesa di almeno due settimane, se non tre. Ero felice, ovviamente. Io e Reiner non avevamo mai fatto nulla per evitare una possibile gravidanza ed io, in fondo, pensavo ormai da qualche tempo che avrei voluto un figlio. Ma i tempi non erano dei più ottimali, al momento. Erano passati soltanto tre anni dalla cosiddetta "Guerra tra cielo e terra", e l'umanità rimasta stava ancora riprendendosi da quell'indicibile massacro, e pian piano ricostruendo tutto. E noi, che avevamo combattuto e ucciso Eren, eravamo diventati ambasciatori della pace, o qualcosa di simile. Non qualcosa per cui mi sentissi all'altezza, al contrario, ma era ciò che eravamo stati chiamati a fare. Eren aveva sacrificato tutto per un altro mondo, e il nostro compito era di non rendere vano quel genocidio.
Per tutti questi motivi una gravidanza era un bel grattacapo. La desideravo davvero, ma adesso che era successo mi stavo facendo sopraffare dai timori e dalla paura. E non ero ancora stata capace di dirlo a Reiner. Non avevo idea di come avrebbe reagito alla notizia, ora che anche lui come tutti noi era impegnato a non fare cadere il mondo in un'altra guerra.

Dopo essermi lavata la faccia e fatto dei risciacqui alla bocca uscii dal bagno e attraversai il corridoio per tornare dagli altri. Reiner era seduto al tavolo assieme ad Armin e Pieck e non appena mi sentì arrivare si girò nella mia direzione.

«Stai bene?»

«Sì. Solo un po' di mal di mare.» Forzai un sorriso, tornando a sedermi accanto a lui. Con la coda dell'occhio vidi la sua mano da sotto il tavolo avvicinarsi alla mia, ma la sviai e mi strinsi nelle spalle, concentrandomi sulla lettera di Historia per non pensare alla nausea sullo stomaco.

«Ancora davanti allo specchio tu?» Dissi rivolta a Jean. Notai Reiner cercare il mio sguardo, invano.

«Anche tu a rompere? Pensa a tuo marito piuttosto, che come un pervertito annusa le lettere di Historia.»

«Jean ha ragione. Hai sposato un uomo disgustoso.» Connie diede corda all'amico, suscitando le risa di Pieck.

«La volete smettere?»

Forzai un altro sorriso, tuttavia non riuscii a ridere. Non mi preoccupava quello stupido battibecco. Da sempre infatti Reiner aveva una piccola cotta per Historia, lo sapevo bene anche se lui non l'avrebbe mai ammesso. Ma sapevo anche che Reiner amava me incondizionatamente; non era certo una piccola infatuazione a mettere in dubbio il suo amore nei miei confronti. Ma mi chiedevo se quello stesso amore sarebbe mai bastato ad accettare la notizia della mia gravidanza. In fondo con Reiner non avevo mai discusso della possibilità di fare un bambino, non era ancora capitata l'occasione con tutto il daffare. Avevamo avuto a mala pena il tempo di sposarci, in una piccola cappella su Paradis due anni prima. Perciò, non sapevo se anche lui come me era interessato ad avere figli.

«Sicura di stare bene?»

La voce di Reiner mi destò dai miei pensieri e mi ripresi.

«Sì, non preoccuparti.»

«Tranquilla [T/n], Reiner appare tanto grande e forte, ma l'idea di tradirti lo spaventerebbe come un bambino.» Pieck mi sorrise per rincuorarmi, immaginando che la mia espressione corrucciata fosse per le parole di Jean e Connie.

«Non lo metto in dubbio, lo so bene.» Ridacchiai. «Ora scusatemi, torno nella mia cabina. Ho ancora un po' di mal di mare.»

«Per fortuna manca ancora un po' all'arrivo a Paradis. Perciò puoi riposarti.» Mi rassicurò Armin, a cui sorrisi prima di uscire dalla stanza.

Mi chiusi la porta della cabina che condividevo con Reiner alle mie spalle e tirai un ennesimo sospiro.
L'idea di un figlio mi rendeva felice, ma se Reiner non l'avesse voluto? Dopotutto eravamo ancora giovani, io avevo ventidue anni e lui ventiquattro. Era presto ed ora che Reiner non era più minacciato dalla maledizione di Ymir, avevamo potenzialmente tutta la vita davanti a noi. Sì, era decisamente troppo presto. Per non parlare dei nostri compiti come ambasciatori della pace, i continui viaggi, il pianeta da ricostruire, la paura di che vita potesse vivere questo bambino e-

Qualcuno bussò alla porta e soffocai un urlo, sobbalzando da essa.

«[T/n]? Posso entrare?»

Era Reiner.

Deglutii e cercai di riprendere il controllo del mio respiro, accelerato per l'ansia.

«Sì, entra pure.»

Reiner fece il suo ingresso e richiuse la porta. Mi guardò per una manciata di secondi e captai la sua preoccupazione.

«Amore sei davvero sicura di stare bene?»

Ora che eravamo da soli, Reiner poté tornare a chiamarmi Amore. Non era tanto il fatto che si imbarazzasse a chiamarmi così di fronte agli altri, ma per lui era una cosa intima, da fare soltanto tra di noi e da non condividere con persone esterne.
Oltretutto Jean e Connie l'avrebbero scimmiottato come due ragazzini fino allo sfinimento.

Gli sorrisi, sinceramente felice. «Sì, perché?»

«Non mi sembra affatto. È da quando siamo partiti che ti comporti in modo strano. Anzi, a dir la verità... e da qualche tempo che ti vedo strana.»

Reiner mi si avvicinò e tentai di nascondere i miei pensieri e timori dietro un sorriso rassicurante, posandogli una mano sul braccio per accarezzarlo.

«Sono solo in ansia per questo ritorno a Paradis. Non siamo certo noi gli idoli degli Jeageristi.»

«Sì, lo so. Ma come ha detto Armin, saranno interessati a conoscere la nostra storia. Quindi, almeno per il momento, non ci uccideranno.»

«Già... Forse avete ragione.» Chinai lo sguardo per nascondere il volto corrucciato dall'angoscia.

«Forza, vieni qui.»

Reiner mi baciò sulla guancia e mi cinse in un abbraccio. Provai a ricambiarlo, tuttavia sentii dolore al seno e mi irrigidii. Reiner lo notò e si allontanò nuovamente.

«Cosa c'è?»

«Scusa, sono molto stanca. Ti 'spiace lasciarmi dormire per un po', prima che arriviamo a Paradis?» Mormorai. Odiavo mentirgli, così evitai di guardarlo negli occhi.

Reiner rimase in silenzio, poi annuì. Non era del tutto convinto, ma rispettò i miei spazi e uscì dalla cabina, augurandomi un buon riposo.

Un paio d'ore dopo giungemmo a Paradis e fummo accolti da Historia e dagli Azumabito. Dopo i vari convenevoli andammo a trovare Mikasa e restammo tutti alla tomba di Eren, sotto l'albero sulla collina di Shiganshina, in silenzio. Inoltre io riuscii a rivedere mia madre, che accolse me e Reiner con un largo sorriso e le lacrime agli occhi. Nonostante tutto, Reiner sembrava piacerle ed era sinceramente felice del nostro matrimonio.
Successivamente tenemmo un discorso di fronte al popolo di Paradis e agli Jaegeristi. A dir la verità fu Armin a parlare per tutto il tempo, ma noi altri non ce ne lamentammo. D'altronde nessuno di noi avrebbe potuto fare di meglio.

Con nostra grande sorpresa arrivammo a fine giornata e nessuno ci aveva ancora ucciso. E prima della cena riuscii a ritagliarmi qualche minuto da sola con Historia.

«Oh [T/n], non immagini quanto mi siete mancati. Non ci vediamo da... quanto? Un anno?»

Historia si sedette sul divano del suo salotto personale, all'interno del palazzo reale, e mi invitò a fare altrettanto.

«Due anni. Ci siamo visti l'ultima volta al mio matrimonio con Reiner.» Le dissi.

«Due anni? È passato così tanto?» Mi domandò stupita.

«Già...» Sorrisi malinconica. «Ne sono cambiate di cose, da allora...»

Per qualche ragione, mi ritrovai a pensare a Sasha e Ymir. E dagli occhi di Historia, immaginai che fosse lo stesso per lei. Tuttavia con un sorriso mi allontanò da quei ricordi.

«Forza, non è il momento di pensare al passato. Ora dobbiamo solo concentrarci sul presente. E guardare a un futuro migliore.»

Ricambiai il suo sorriso e ricacciai indietro le lacrime.

«Sì hai ragione. Ti chiedo scusa.»

«Dai racconta, sono curiosa. Come stanno andando le cose con Reiner? State bene?»

«Stiamo bene, presumo.»

«Presumi?»

«Mentirei se ti dicessi che sto vivendo il matrimonio dei miei sogni. Fin'ora non abbiamo avuto molto tempo per goderci la vita da coppia sposata. Forse tu puoi capirmi.»

«Sì, ti capisco perfettamente [T/n]. A questo punto, penso che il matrimonio non sia mai come ci si immagina, no?»

Annuii silenziosa, lasciando che Historia proseguisse.

«Però, la cosa importante è che voi vi amiate. Alla fine non è questo il fulcro di un matrimonio felice? Con il tempo anche io ho imparato a voler bene a mio marito, ma per te è diverso. Tu ami Reiner fin dall'inizio, e lui ama te. Il vostro matrimonio non può che essere felice, semplicemente non avete ancora avuto il tempo per accorgervene.»

Sospirai. Le parole di Historia erano riuscite a rincuorarmi, nonostante ciò non ero tranquilla.

«Però c'è altro che ti angoscia. Ti va di raccontarmelo?»

Mi fissai le mani sulle cosce, per poi spostare lo sguardo sul mio ventre. Non si vedeva ancora praticamente nulla, ma presto la mia pancia avrebbe iniziato a crescere e nasconderlo sarebbe diventato impossibile.

«[T/n]?»

Chiusi gli occhi.

«Aspetto un bambino, Historia.» Le rivelai, tornando a guardarla. Vidi il suo volto cambiare, prima fissarmi sbigottita, poi socchiudere le labbra stupefatta e infine sorridere di gioia.

«Oh [T/n] ma è meraviglioso! E da quanto?»

Le spiegai tutto nel dettaglio e lei mi ascoltò attentamente tutto il tempo. Tuttavia la felicità che provò inizialmente scemò, vedendo come la mia espressione fosse così tesa.

«Però tu non sembri felice. Non volevi un figlio?»

«Sì, lo volevo... O almeno, ci ho pensato più di una volta a come sarebbe stato diventare mamma. E l'idea non mi dispiaceva, al contrario mi eccitava. Però... Non credi sia presto?»

«Ti ricordo che io sono rimasta incinta a diciannove anni.»

«Sì ma la tua situazione era diversa.»

Historia si ammutolì ed io mi alzai dal divano, iniziando a girare per la stanza.

«Insomma, siamo ancora giovani io e Reiner. È vero siamo già sposati da due anni, ma diventare genitori è tutta un'altra storia. Non siamo pronti. Poi siamo pieni di impegni fino al collo per questa storia di ambasciatori della pace, dobbiamo continuamente viaggiare da un polo all'altro del pianeta, a mala pena riusciamo a ritagliarci dei momenti di intimità, figurati occuparsi e crescere un figlio!»

Historia mi ascoltò senza proferire parola, seguendomi con lo sguardo mentre percorrevo il salotto.

«Oltretutto non so se Reiner lo voleva, un figlio. Non ne abbiamo mai discusso. Sì un paio di volte è capitato che a cena con sua madre, lei alludesse a qualcosa, facesse una battutina, lo stesso vale per mia madre. Ma ho sempre visto Reiner sviare l'argomento, come se non volesse parlarne. Più ci penso e più mi convinco che ho ragione, che Reiner non vuole figli, o almeno non adesso!»

Historia si alzò e mi venne incontro per prendermi sotto braccio, riportandomi sul divano accanto a lei.

«[T/n] adesso calmati e ascolta.»

Mi disse poi di respirare profondamente e così feci, rilassando i muscoli.

«Non penso che ci sia un presto o un tardi per avere un figlio. In base a cosa, poi? Non si è mai abbastanza pronti per diventare genitori, perché nulla ti preparerà a dovere. Anche io ero molto preoccupata durante la gravidanza, e anche durante i primi mesi dopo la nascita di mia figlia, continuavo a non sentirmi all'altezza, a pensare di non essere capace di crescere una bambina. Ma col tempo, con tanta dedizione e altrettanta pazienza, ho capito che dovevo solo fare come mi diceva l'istinto. Non esiste un manuale per essere un perfetto genitore, tutto ciò che puoi fare è fare del tuo meglio, sempre. Anche io come Regina ho sempre compiti da svolgere, ma con una buona organizzazione riesco a occuparmi sia dei miei impegni da regnante, sia dei miei impegni da mamma. E anche dei bambini senza famiglie. E poi ricordati che non sei sola, anche tu hai un marito che penserà a vostro figlio, quando tu sarai assente, e viceversa. E a differenza mia, tu hai una madre, lo stesso vale per Reiner! Se entrambi sarete occupati, sono certa che loro saranno delle nonne eccezionali! E poi Gabi, tutti gli altri... Ci sarà sempre qualcuno disposto ad aiutarvi.
«Per quanto riguarda il fatto che Reiner voglia o meno un figlio... Non ti resta che chiederlo a lui stesso. Ti pare?»

Ascoltai Historia, lasciando che mi stringesse le mani nelle sue. Parola dopo parola, stava passando al pettine ogni mia paura e vi poneva un rimedio, con tanta naturalezza e compostezza da contagiare persino me. Il mio battito cardiaco si quietò e mi tranquillizzai, seppur di poco.

«E se scoprissi che Reiner non vuole un figlio?» Sussurrai incerta.

«E se scoprissi che Reiner vuole, un figlio?»

Guardai Historia e il suo sorriso mi rassicurò completamente. Feci un altro respiro profondo e riuscii a ricambiare il suo sorriso.

«Grazie. Non so se è per il fatto che sei regina, o per il fatto di essere mamma, ma sei diventata molto saggia sai?»

Historia scoppiò a ridere. «Penso entrambi. Sono contenta che tu pensi questo di me.»

Vennero a chiamarci per la cena e per tutto il tempo evitai lo sguardo di Reiner, pensando a come dargli la grande notizia. Ero ancora spaventata, ma molto più rassicurata dall'aiuto di Historia, dunque fui speranzosa per la sua reazione. A fine serata, dopo aver chiacchierato e bevuto tutti insieme, ci salutammo per ripartire. Tornammo alla nave e ci augurammo la buonanotte.

«È andata bene, no?» Domandai a Reiner, una volta entrati nella nostra cabina.

«Sì, il fatto che siamo ancora vivi sembra un buon punto di partenza.» Sospirò lui.

Vidi che si stava avvicinando, ma con la scusa di dover andare al bagno evitai un altro suo abbraccio. Soffrivo per il fatto di non poterlo abbracciare, ma tra non molto avrei potuto dirgli la verità.
Mi lavai e indossai il pigiama e quando uscii trovai Reiner seduto sulla poltrona accanto alla finestra, appoggiato al tavolo. Picchiettava le dita su di esso e dal suo sguardo fisso per terra immaginai fosse parecchio pensieroso.

«Tutto bene?» Gli domandai avvicinandomi a lui.

Annuì silenzioso, ma subito dopo corrucciò la fronte e si alzò.

«No, veramente no.»

Lo guardai sorpresa, mentre girava per la stanza e si allentava il nodo della cravatta.

«Ho bisogno di parlarti.»

Non dissi nulla per lo stupore. Lui mi invitò a sedermi sul letto e così feci. Lo guardai ma lui inizialmente non spiccicò parola. Non era arrabbiato, ma piuttosto tormentato da qualcosa.

«È successo qualcosa di grave?» Iniziai a preoccuparmi.

«No... Io- è che...» Borbottò incerto, guardandosi intorno mentre si stringeva le mani l'un l'altra. «Aspetta.»

Lo seguii con lo sguardo mentre andava verso la sua valigia e ne tirava fuori una busta di carta, con legato sui manici un piccolo nastro bianco arrotolato su se stesso.

«L'ho comprato a Shiganshina, mentre tu eri con Historia. Avrei voluto dartelo una volta tornati nel continente, ma... Forse è meglio dartelo subito.»

Mi porse il pacchetto che afferrai incerta, notandolo incredibilmente leggero. Non capivo cosa avesse Reiner per essere così irrequieto, ma mi invitò ad aprirlo con un gesto. Sciolsi il nastro e leggermente emozionata lo aprii. Dentro vi trovai un orsacchiotto bruno di peluche. La testa era più grande del resto del corpo, con due occhietti e un grande naso neri, quest'ultimo a coprire il sottile filo che formava la bocca. Attorno al collo invece un fiocco a quadri rossi e verdi, che copriva il pancino beige. Ad una seconda occhiata notai il muso leggermente sbiadito, una zampa ricucita e un'altra zampa spelacchiata. Il pelo non era più morbidissimo e un orecchio era sul punto di scucirsi, con l'imbottitura bianca che si intravedeva.

«L'ho comprato da un signore ad una bancarella. Ne aveva di diversi, ma appena ho visto questo... Non so, ti ho pensato, quindi ho voluto comprartelo.»

Continuavo a guardare il peluche, stringendolo tra le mani. Reiner nel frattempo mi si avvicinò.

«Sì, non è perfetto, lo so. Ma era il migliore tra tutti. L'orecchio è un po' scucito, ma si può sistemare. Certo io non so cucire, forse neanche tu. Ma mia madre lo sa fare, perciò appena andremo a trovarla possiamo chiedere a lei se può ricucirlo.»

Mi morsi il labbro, avvertendo gli occhi pizzicare.

«F-forse avresti preferito un coniglio, o un cane. C'erano anche quelli effettivamente. Al cane mancava un occhio, ma c'era anche un coniglio bianco molto carino. Era un po' scurito dal tempo ed era senza fiocco, però... Forse avresti preferito quello.»

Reiner si zittì ed io potei negare col capo, con un sorriso e gli occhi lucidi. Continuavo a guardare il peluche, così da non far notare a Reiner che stavo per piangere dalla commozione.

«No, mi piace questo. Ti ringrazio.»

«Sei sicura?»

Tirai su col naso e alzai lo sguardo per incontrare gli occhi di Reiner, talmente speranzosi che mi piacesse il suo regalo da scaldarmi il cuore.

«Lo adoro.»

Osservai Reiner fare un respiro profondo e guardarsi le mani. Capii che voleva dirmi altro, così rimasi ad aspettare in silenzio.

«In questo ultimo periodo sei stata molto distante. Hai iniziato ad evitarmi sempre più spesso e... All'inizio non capivo cosa avessi, ho provato a chiedertelo più volte ma più volte non hai voluto rispondermi. Quindi penso di aver capito.»

Aggrottai le sopracciglia e confusa socchiusi le labbra per chiedergli cosa intendesse, ma Reiner mi precedette.

«Amore... [T/n] io lo capisco... Se tu non sei soddisfatta.»

Il respiro mi si bloccò in gola.

«Che?»

«Sì insomma, forse ti eri immaginata altro, una volta sposati. Forse ti immaginavi una piccola casa in periferia, una vita tranquilla... Magari tutto questo non è quello che volevi. Lo capirei se stessi rivalutando tutto.»

«Rivalutando cosa?»

«Il nostro matrimonio.»

Fissai Reiner attonita. Lui evitava di guardarmi, faticando persino a trovare le parole per esprimersi.

«Non voglio che tu sia infelice con me. Se in questo ultimo anno i tuoi sentimenti sono cambiati, se ora desideri altro...Certo io non posso farti cambiare idea. Non posso fermarti.»

«Reiner-» Boccheggiai.

«Se vuoi chiedere il divorzio lo capirò. E lo accetterò. Devi solo dirmelo.»

Non seppi cosa dire. Reiner mi parlava sinceramente in pena e aspettava con trepidazione una risposta da me, che continuavo a guardarlo con occhi sgranati. Capii solo in quel momento l'effetto che la mia lontananza ebbe su Reiner e ne rimasi profondamente addolorata.

«Reiner io non voglio divorziare!» Riuscii a dire dopo un lungo silenzio, dando uno scossone a Reiner.

«Dici davvero? Ti prego sii sincera-»

«Non voglio il divorzio! Non ho mai pensato di voler divorziare da te.»

Reiner era sul punto di ribattere, ma posai il peluche sul letto e mi allungai verso di lui per prendergli una mano e invitarlo a sedersi al mio fianco. Mi portai poi le mani alla fronte, cercando di riordinare i pensieri.

«Reiner non- io non sono insoddisfatta. Non sono neanche infelice, tutto il contrario! È vero, questa non era la vita che immaginavo. Ma non per questo sono insoddisfatta o infelice. Non ho mai pensato, nemmeno per un istante, all'idea di allontanarmi da te.»

Non appena ebbi finito di parlare osservai il viso di Reiner rilassarsi, pur rimanendo inquieto.

«Ne sei sicura?»

«Sì!» Alzai la voce con l'obiettivo di convincerlo, stringendogli la mano nelle mie.

«[T/n] io voglio che tu sia felice, dico sul serio. Per me non conta nient'altro.»

Sospirai e gli portai una mano al viso, accarezzandogli la guancia col pollice. «Ma io sono felice, Reiner, dico davvero. Stare con te mi basta, mi è sempre bastato.»

Finalmente le labbra di Reiner si curvarono in un lieve sorriso, sollevato, e allontanò la mia mano dal suo viso. Tornò nuovamente serio.

«Allora... Che sta succedendo? Qualcosa non va, lo vedo.»

Abbassai gli occhi, senza rispondergli.

«È un dato di fatto che tu mi abbia evitato nelle ultime settimane. Persino quando ti abbraccio... Ti allontani.»

Avvertii il dolore riempirgli la voce e mi guardai intorno, pensierosa. Decisi poi che sarei arrivata al punto del discorso con calma, così da non sconvolgerlo ulteriormente.

«Hai ragione, qualcosa è successo. Inizio col dirti che per quanto riguarda gli abbracci, non li evito perché non voglio abbracciarti. Sai quanto io ami i tuoi abbracci. Negli ultimi giorni però mi sono sempre allontanata perché... Mi fa male il seno. Capisci?»

Inizialmente Reiner aggrottò la fronte, pensando gli stessi propinando una scusa. Tuttavia il mio disagio nel parlargliene lo convinse che stessi dicendo la verità.

«Come mai?»

Capii che quell'informazione non gli bastava a collegare i primi punti, così cercai il modo per continuare. Reiner però riprese.

«È- è perché lo stringo troppo quando facciamo-»

«No! No amore non è per quello!» Avvampai, quasi saltandogli addosso.

«Allora è collegato alle tue nausee? Forse hai convinto gli altri che il tuo fosse solo mal di mare, ma fino ad ora non sei mai stata male in nave.»

Chiusi gli occhi, arresa. «Davvero non ci arrivi da solo?»

Quando riaprii gli occhi Reiner mi stava guardando con una tale confusione in viso che dava l'idea gli si stesse per fondere il cervello.

«Allora dimmelo tu. Te l'ho detto prima, voglio che tu sia sincera con-»

«Reiner sono in attesa.»

Guardai Reiner, agitata. Lui si bloccò e per una manciata di secondi non fiatò, fissandomi assente.

«Cosa?»

«Sono incinta. Aspetto un bambino.» Gli ripetei, usando diverse frasi per fargli arrivare meglio il concetto.

Aspettai una sua reazione. Lui sbatté un paio di volte le palpebre, distolse gli occhi dai miei e si fece pensieroso.

«Incinta, hai detto...» Mormorò.

Non capii se la sua fosse un'affermazione o una domanda e nel dubbio io annuii.

«Da quanto-» Reiner si bloccò, schiarendosi subito la voce. «Da quanto sei... Insomma, da quanto lo sai?»

«Sono stata dal dottore due settimane fa. Dovrebbe essere un mese, circa...»

Notai il suo petto alzarsi e abbassarsi sempre più velocemente. Continuava a non guardarmi e, preoccupata, gli portai una mano alla spalla.

«Stai bene?»

Reiner annuì lentamente e raddrizzò la schiena, girandosi per guardare di fronte a sé.

«Non sei... non sei felice?» Domandai ansiosa.

«Sì, certo che sono felice.» Mi rispose, tuttavia appariva più turbato che mai.

«A me non sembra.»

Reiner a quel punto si piegò, poggiando i gomiti sulle ginocchia e passandosi le mani sul volto.

«Sì lo sono, davvero. Solo... Non me l'aspettavo. La notizia mi ha scosso, tutto qui.»

Il mormorio col quale finì la frase mi fece presagire che mi nascondeva altro.

«E...?»

Reiner sospirò. «Un figlio è una responsabilità enorme, lo sai vero?»

«Certo che lo so. Per questo ho aspettato a dirtelo, perché anche io ci ho pensato a lungo. Però... Mi piacerebbe diventare mamma. Lo voglio davvero questo bambino.» Spiegai.

«Infatti so che tu sarai una madre perfetta. Ma io non penso di essere all'altezza per essere un buon padre.»

Se in un primo istante stavo per ribattere con forza alle parole di Reiner, l'istante dopo mi ricordai del tipo di infanzia che lui ebbe vissuto.
Io, anche se non per molto, anche se spesso assente, crebbi con un padre. Reiner quel padre non l'ebbe mai avuto davvero. Oltretutto, quell'unica volta in cui lo vide, egli lo rinnegò e gli rivolse soltanto parole d'odio.
Era comprensibile che l'idea di diventare lui stesso padre, lo spaventasse a morte.

«Reiner tu sarai meglio di lui.»

«Come fai a dirlo?»

«Perché ti conosco!»

«Anche io mi conosco. E so che sono cresciuto senza un padre, quindi come posso essere io un buon padre se mi è totalmente mancata quella figura genitoriale? Non ho idea di come si faccia il... Sarei un disastro. Anzi, potrei addirittura aver ereditato il peggio di mio padre.» Sputò lui con fervore.

Mi alzai per inginocchiarmi di fronte a lui, così da costringerlo a guardarmi.

«Tu non sei come tuo padre. Tu sacrificheresti la tua stessa vita per le persone che ami, te l'ho visto fare centinaia di volte. Sei talmente duro con te stesso da non accorgerti di quanto vali invece, di quanto sia raro essere un uomo così empatico, leale, pronto a mettere sempre gli altri al primo posto! Tu non sei il tipo da abbandonare qualcuno, tanto meno un figlio. Ti vedo come sei con Gabi, quanto è fortunata lei da averti come cugino maggiore. Ti conosco talmente bene da sapere per certo che sarai un padre perfetto! Non hai bisogno di aver avuto un padre per sapere come si diventi, un buon padre! Anzi, sarai così buono e gentile con lui, o con lei, da farti mettere i piedi in testa, così permissivo da fare tutto ciò che vorrà, anche quando farà i capricci! Tanto che toccherà a me fare la parte del genitore severo.»

Ogni mia parola catturò l'attenzione di Reiner, che prese a guardarmi con una tale commozione che ebbi il presentimento si stesse costringendo di non piangere.

«Sono convinta che questo bambino ti amerà con tutto il cuore. Perché tu sarai un padre sempre presente.» Gli chiusi il viso tra le mani, carezzandogli i capelli con la punta delle dita.

A quel punto un caldo sorriso apparve sulle labbra di Reiner e mi prese una mano, stringendola nelle sue.

«Spenderò tutti i nostri soldi per ricoprirlo di giocattoli e altre cose inutili.»

«Ed io sarò costretta a sgridare entrambi.» Ricambiai il suo sorriso.

Reiner allora mi fece alzare e mi fece sedere sulle sue gambe così da abbracciarmi, affondando il viso nell'incavo del mio collo.

«Grazie. Non ho parole per descriverti e per dirti quanto ti a-»

«Ahia.»

«Scusami!»

Reiner mi allontanò subito ed io scoppiai a ridere.

«Forse per un po' dovrai essere più delicato con me.» Mi massaggiai il petto dolorante, ridacchiando.

Reiner non mi rispose e mi portò una mano al viso per baciarmi. Socchiusi le labbra per ricambiarlo e gli strinsi le braccia attorno al collo.

«Allora è deciso. Diventeremo genitori?» Mi domandò, la speranza a illuminargli gli occhi.

«Mamma e papà. Suona bene. Soprattutto su di te.» Sorrisi.

«Ti amo.» Mi sussurrò sulle labbra.

«Anche io ti amo tanto.» Gli scoccai un ultimo bacio e scivolai sul letto, dove ripresi il peluche.

«Domani mattina dobbiamo dirlo agli altri. Chissà come la prenderanno.» Ripresi poco dopo, ridendo tra me e me. «Jean morirà di invidia e Connie inizierà a proporci una sfilza di nomi, uno più assurdo dell'altro. Pieck non vedrà l'ora di diventare zia.»

Mi sdraiai e sollevai in aria l'orsacchiotto per osservarlo meglio, quando la voce di Reiner attirò nuovamente la mia attenzione.

«Ti ricordi ai tempi dell'addestramento, quando siamo andati al mercato? E abbiamo aiutato un'anziana a rialzarsi e a raccogliere le sue mele da terra?»

Spostai momentaneamente lo sguardo dal peluche a Reiner, con un sorriso.

«Sì. Mi ricordo bene.»

«Dicevo sul serio, quella volta. Non mi dispiaceva che gli altri pensassero che fossimo una coppia. Anzi, l'idea che lo diventassimo davvero mi piaceva molto.»

Ripensai ad allora, a come col tempo mi fossi convinta che tutto ciò che mi ebbe detto prima fossero menzogne.

«Perché me lo stai dicendo soltanto ora?»

«È stata quella la prima volta che vedendo un orsacchiotto di peluche ho pensato di regalartelo. Ma all'epoca non sapevo ancora se a te dispiacesse l'idea di essere una coppia.»

Le sue parole mi fecero tornare in mente un dettaglio a cui prima d'ora non avevo mai fatto caso.

Non sentendo più i passi di Reiner alle mie spalle mi girai, trovando il biondo immobile di fronte ad una bancarella colma di peluche. La sua imponente stazza era in contrasto con quella dei bambini attorno a lui, provocando quasi un effetto comico.

«Reiner?»

Lui si girò a guardarmi e, dopo un'ultima occhiata alla bancarella, mi raggiunse.

«Scusa. Eccomi.»

Mi sollevai, incrociando le gambe.

«Mi stai dicendo che ti ci sono voluti qualcosa come otto anni per regalarmi un peluche?»

«Perché ti sorprendi tanto? Sei sempre stata tu quella a fare il primo passo tra i due.»

Trattenni un sorriso, tirandogli un pugnetto sul braccio. Ridacchiammo entrambi ed io tornai a guardare l'orsacchiotto, passandomi tra le dita il suo grazioso fiocchetto al collo.

«Non dispiaceva nemmeno a me che gli altri ci vedessero come una coppia, comunque. E non mi dispiace neanche adesso, per quanto smielati potremmo sembrare.»

Reiner mi sorrise con dolcezza, prendendomi una mano per poterla baciare.

«Allora sono contento di aver trovato il coraggio di regalarti quel peluche. Anche se con otto anni di ritardo.»

«E io spero che anche nostro figlio sarà contento di giocarci. O nostra figlia.» Poggiai il peluche sul mio ventre, mentre l'immagine di un neonato che lo stringeva tra le sue piccole braccia mi scaldava il petto.

«Se sarà una bambina le regalerò talmente tanti pupazzi e la ricoprirò di così tante attenzioni, da non aver più bisogno di un altro uomo all'infuori di suo padre. A proposito pensi che dovrei farmi ricrescere la barba? Sembrerò più autoritario e terrò alla larga ogni Jean in circolazione, non pensi?»

Non riuscii a trattenere le risate, osservando Reiner che si carezzava il mento e pensava già a come proteggere sua figlia dai suoi futuri pretendenti.

D'un tratto mi sentii stupida ad essermi preoccupata tanto per quella gravidanza. Dopotutto sapevo che Reiner avrebbe amato nostro figlio come il bene più prezioso del mondo.

Fine
__________


*Spazio Me*
E dopo esattamente un anno sono tornata ad aggiornare questa storia. Non era programmato quest'ultimo capitolo, ma mi è venuto in mente all'improvviso e mi sono messa a scriverlo quasi senza accorgermene. Spero che a qualcuno possa far piacere❤️
Grazie per chiunque abbia letto fin qui!

Isabella~ 🧸

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