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Epilogo

Everybody finds somebody someplace
There's no telling where love may appear
Something in my heart keeps saying
My someplace is here
Everybody loves somebody sometime
And though my dreams were overdue
Your love made it all worth waiting
For someone like you

Seduti su di una panchina, io ed Eren restammo a lungo in silenzio. Mi sentivo piccola e intimidita, proprio come quando nello stesso luogo ci eravamo baciati per la prima volta.

«Io- io...» Sentii la voce del bruno in un mormorio appena accennato. Teneva la testa china e le braccia conserte sul grembo. Sembrava davvero sciupato e vederlo in quello stato mi addolorò molto.

«Eren?» Gli posai una mano sulla spalla, preoccupata.

«Volevo solo... sono felice che tu stia bene.» Sussurrò infine dopo qualche attimo di esitazione, girando un poco la testa dall'altra parte.

Lo guardai e, presa dalle emozioni, gli afferrai una mano e la strinsi nelle mie, così da far sentire ad Eren il mio tepore.

«Io sono felice di rivederti. Non sai quanto. Mi dispiace che tu abbia sofferto tanto Eren, avrei voluto starti accanto e- Eren?»

Lo vidi digrignare i denti con un verso sommesso. Non riuscivo nemmeno a vedere il suo volto, dove passò un'ombra di tristezza.

«Come puoi preoccuparti per me... dopo tutto quello che ti ho fatto...?»

Stavo per rispondergli «non mi hai fatto niente invece!», ma vidi una goccia cadere sui suoi pantaloni e mi bloccai. Prima che potessi rendermene conto Eren stava piangendo, silenzioso e disperato.

Lo sentii mormorare qualcosa di incomprensibile e subito dopo si prostrò sotto i miei occhi, piegandosi sul mio grembo.

«Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace» continuava a ripetere con voce spezzata dal pianto, stringendomi le cosce tutto tremante.

Il mio corpo si irrigidì e spaventata lo guardai. Tremava, biascicava parole su parole, scuse su scuse, singhiozzando come solo un bambino potrebbe fare.

«E-Eren ti... ti prego alzati...» Riuscii solo a mormorare in preda al dolore, non trovando la forza anche solo di parlare, e gli posai delicatamente una mano sulla schiena. «Eren tirati sù forza»

Sentivo le sue lacrime bagnarmi la gonna e passare attraverso il tessuto. «È tutta colpa- colpa mia. Stavi per morire... Sei quasi morta per colpa mia. Scusami, mi dispiace è... è tutta colpa mia...!»

«Eren non è colpa tua... Per favore non- ...smettila di piangere ti prego-» un groppo alla gola mi impedì di continuare, insieme al tremolio del mio labbro inferiore. Le lacrime annebbiarono anche la mia vista e soffocai un singhiozzo.

«Eren ascoltami.» Facendomi forza riuscii a tirarlo sù e lo presi per le spalle per poter guardare il suo volto, tutto rosso e segnato dalle lacrime, con alcuni ciuffi attaccati alla fronte e che prontamente spostai.

«Non è colpa tua. Non darti colpe che non hai Eren!» Ancora, mi sforzai di parlare con tono sostenuto per sovrastare il suo pianto, costringendomi a ricacciare le mie lacrime indietro.

«Se quella sera io... Non ti avessi chiamato... Se fossi rimasta da Jean tu-»

Lo bloccai. «Ma sono io che ho deciso di venire da te! Non hai colpe... Nessuno ne ha, nemmeno quel ragazzo a cui si era rotto il freno! È successo, era inevitabile. Ma sono sopravvissuta ed è questo l'importante! hai capito?»

Finalmente Eren mi guardò dritto negli occhi. «Stavi... stavi morendo...»

Alla vista dei suoi occhi gonfi di pianto, della sua espressione contrita e addolorata, contro la mia volontà un paio di lacrime scapparono dai miei occhi e colarono lungo il mento.

«Stavi per morire... ti stavo perdendo-»

«Ma sono qui.» Gli portai le mani sul viso, nel tentativo di calmarlo, e lo avvicinai al mio per lasciarci un bacio sulla guancia «Sono qui Eren, sono qui con te» mormoravo posandogli dei baci umidi di pianto su tutto il viso.

Lo strinsi infine in un abbraccio, lasciando che affondasse la faccia sulla mia spalla, e restammo così fino a quando Eren non riuscì a calmarsi. Quando si alzò lo osservai asciugarsi le lacrime rimaste ed io feci lo stesso con la manica del mio cappotto, per poi chiamarlo.

«Eren. Prima venendo in piazza, ho incontrato Floch. Mi ha detto che ti sei licenziato.»

Lui tirò su col naso e mi guardò con occhi ancora velati di mestizia, annuendo un poco.

«Ti avevo detto che non dovevi licenziarti per me...»

«Infatti.» Eren tenne lo sguardo basso parlandomi, facendolo saettare da una parte all'altra. «Come mi hai detto tu, l'ho fatto per me stesso. Io... ormai provavo solo disgusto per quel lavoro. Non mi rendeva felice. Anzi, non mi ha mai reso davvero felice, a dir la verità. Ma mi illudevo del contrario.»

Pensai avesse finito, ma qualche istante dopo riprese esitante.

«Inoltre... inoltre il prossimo mese farò un esame d'ammissione per l'università.»

Le mie labbra di schiusero e sorpresa gli domandai per quale facoltà.

«Ingegneria. O almeno, per adesso penso questa. Però se non dovessi superare l'esame allora-»

Febbrile gli afferrai le mani, stringendole nelle mie, e non riuscii a trattenere la mia gioia alla notizia.

«Sono così felice per te Eren! Sono certa che andrà bene, al massimo potrai riprovarci in seguito!»

Eren ricambiò il mio sguardo e il dolore di prima sembrava scemare, nonostante continuassi a vedere nei suoi occhi una certa angoscia. Infatti abbassò di nuovo la testa e guardò le nostre mani strette, prima di scuoterla leggermente da una parte all'altra.

«[T/n], scusami io-»

«Ti ho detto di smetterla di scusarti!»

«No aspetta, fammi parlare.» Mi fermò ed io rimasi ad ascoltarlo.

«Volevo scusarmi per... tutto il resto. So di essermi già scusato tante di quelle volte che ormai tu ne avrai la nausea,» ridacchiò, seppur avesse una smorfia di rammarico sul volto «però... Fino ad adesso le mie scuse sono state abbastanza superficiali. Me ne rendo conto solo adesso. Confesso che a volte mi scusavo anche solo per renderti felice e non ci davo troppa importanza. Invece ora capisco di non aver mai dato il giusto valore a tutte quelle scuse, perciò... Davvero, ti chiedo scusa. Con tutto il mio cuore [T/n], scusami.»

Tirai un sospiro e vidi una mano di Eren sfilarsi dalla mia per poi stringerla di nuovo verso il dorso, rigirandosela e sfiorando le mie dita, quasi non vedesse le mie mani da anni e avesse bisogno di ricordarle. Presi anch'io ad imitarlo e silenziosamente ci sfioravamo le mani a vicenda, studiandocele.

«Anche io dovrei scusarmi con te Eren.»

«[T/n] non devi-»

«Adesso sei tu a dovermi ascoltare.» Lo bloccai.

Nel suo silenzio cercai le parole da utilizzare, non sapendo però da dove iniziare. Quando mi ricordai di una cosa.

«L'altro giorno ho ritrovato le vecchie cose di mia madre. Tra cui la sua vecchia edizione di Anna Karenina. La stavo sfogliando e ho letto una frase che mi ha colpita.» Mi schiarii la voce e citai la suddetta, cercando di ricordarla. «"è difficile che chi si scopre deluso non scarichi il proprio malcontento su qualcun altro, e prima di tutto su chi ha accanto".»

Eren mi guardava confuso, ma mi lasciò continuare senza interrompermi.

«E mi sono improvvisamente resa conto che è esattamente quello che io ho fatto con te. Per un motivo o per l'altro non ero mai davvero felice, o tranquilla. E stavo scaricando tutti i miei malori e delusioni su di te. O perché mi facevi perdere tempo invece che studiare, oppure perché agivi in maniera diversa da come mi aspettavo. Per esempio, quando ho scoperto che il professor Zeke è tuo fratello. Avremmo potuto chiarire tutto con calma, ma io mi sono arrabbiata così tanto... Avevo motivo di rimanerci male certo, ma non a tal punto.» Aggiunsi quando previdi che Eren voleva fermarmi e obiettare. «E mi dicevo "come ha potuto non dirmelo, avrebbe dovuto farlo subito, non ha motivi validi" eccetera. E solo ora ho capito che volevo che tu fossi qualcun altro. Volevo... trasformarti nel ragazzo perfetto, che mi capisce sempre e che si comporta esattamente come me. Ed ero delusa che tu non lo fossi. Ecco perché isolavo tutti i tuoi sbagli, o anche solo delle semplici frasi, e li ingigantivo per farli sembrare problemi irrisolvibili. Non volevo accettarti per ciò che eri, cioè... tu e basta.» Conclusi in un sussurro, sospirando subito dopo. «Quindi perdonami.»

La mano di Eren accarezzò la mia molto delicatamente, e lui sembrò sovrappensiero per un momento.

«Però avevi ragione su molte cose. Ero infantile, troppo occupato a divertirmi da non voler accettare di essere cresciuto ormai, e che dovevo pensare al mio futuro. Sei stata tu a farmelo capire.»

«Se è per questo anche io ho capito che avevi ragione su molte cose.»

Eren ricambiò il mio sguardo, in attesa che spiegassi.

«La verità è che io... Ho sacrificato la mia giovinezza, fino ad adesso, per inseguire il futuro dei miei sogni.» Mentre parlavo avvertivo i miei occhi pizzicare di nuovo, ma li ignorai e mi sforzai di non piangere più. «E non mi sono mai concentrata sul presente, a vivere davvero. La mia vita per tutto questo tempo è stata solo un continuo prepararmi per un futuro troppo lontano, e ho finito per non godere appieno di tante di quelle cose... Non ho mai apprezzato nulla, alla fine... E quando mi sono risvegliata, dopo quella specie di coma, ho pensato "la mia vita è stata talmente vuota! e stava per concludersi così presto." Mi sono sentita così idiota, davvero... Perciò ora anch'io ho capito i miei sbagli, e ciò che tu stavi cercando di farmi capire.»

In seguito restammo entrambi in silenzio, come ammutoliti, finché non sentii Eren soffocare una risata.

«Cosa?»

«Niente, niente. Solo che... Siamo stati dei coglioni tutt'e due.»

Risi con lui, sollevata che la tristezza di prima si fosse ormai dissipata. Tuttavia poco dopo Eren tornò contrito come prima e mi lasciò le mani.

«Forse dovresti andare ora. Si è fatto tardi e... Jean ti starà aspettando alla piazza.»

Inconsciamente, non riuscii a trattenere un sorriso. «Jean non c'è. E inoltre ci siamo lasciati.»

Eren sussultò e mi fissò dritto negli occhi, quasi a volere una conferma delle mie parole.

«Abbiamo capito entrambi che non poteva funzionare tra noi in quel modo. Stiamo molto meglio così, come amici.»

Lui parve elaborare mentalmente la notizia e in un sussurro disse «mi dispiace»

Scossi il capo, ma capii presto che la serenità di solo un attimo prima stava di nuovo allontanandosi, e guardai a terra con occhi nostalgici.

"Se solo potessimo ricominciare tutto daccapo..."

All'improvviso ebbi un'illuminazione e mi rizzai.

«Eren!»

«Che c'è?»

«Perché non ricominciamo?» Gli sorrisi piena di speranza, afferrandogli un braccio.

«Che intendi con ricominciare?»

«Tutto. Tutto daccapo. Aspetta» Mi sistemai per essere di fronte a lui, cercando di mettere la gamba ingessata in una posizione comoda. Successivamente sollevai il braccio e gli rivolsi la mano aperta.

«Piacere, [T/n].»

Eren rimase a fissarmi con un sopracciglio inarcato.

«Ma fai sul serio?»

«Non farmi sembrare come un'idiota con il braccio teso, dammi corda e basta!»

Scossi la mano invitandolo a stringerla e lui, seppur con perplessità, lo fece.

«Piacere. Eren.»

«Bene. E adesso» sentenziai, e subito mi girai per prendere la mia borsa.

Non appena tirai fuori le due bustine di anelli lecca lecca comprati poco prima, Eren sembrò cadere dalle nuvole ed ora mi guardava completamente smarrito.

«tieni.» Gli posai con prepotenza una bustina in mano. «Aprilo.»

«[T/n] non ti seguo.»

«Tu zitto e apri.»

Mentre stavo scartando il mio, Eren mi fermò.

«Facciamo cambio?»

«Che ha che non va il tuo?»

«Non mi piace alla fragola.»

Sollevai la testa per guardarlo, attonita, ma alzai gli occhi al cielo e feci a cambio.
Senza aggiungere altro finimmo di aprire i due lecca lecca ed io infilai al dito il mio.

«Ora mi spieghi che vuoi fare?» Anche Eren seppur titubante infilò il suo al proprio dito.

«Alle elementari mi avevi fatto quella stramba promessa di matrimonio con questi, ricordi?»

Eren sollevò una gamba per poggiarla sulla panchina, girandosi meglio verso di me e portandosi il ginocchio al petto. «Più o meno.»

«Ecco, più o meno è la stessa cosa. Non è una promessa di matrimonio, ma una promessa e basta.»

Detto ciò, chiusi la mano in un pugno e invitai Eren a imitarmi.

«Da questo momento in poi, ricomincerà tutto. Le nostre vite e anche tra noi. Ripartiremo da zero, senza alcuna fretta. E quando avremo messo apposto le nostre vite e ormai sepolto le vecchie abitudini, potremo davvero concentrarci su un'ipotetica vita di coppia.»

«Ipotetica?»

«Lo dico solo nel caso ci rendessimo conto che funzioniamo meglio da migliori amici. E poi ora che mi sono aperta al mondo, un collega universitario mi ha invitata ad uscire. Non provo nulla per lui» misi le mani avanti, notando Eren corrucciarsi «ma perché rifiutare? Perché dovremmo andare in tutta fretta come abbiamo già fatto lo scorso anno e mandare di nuovo tutto a rotoli? Privandoci di un sacco di esperienze?»

Lentamente, Eren stava iniziando a capire ciò che volevo fare. Cominciava a capire che, ancora più profondo del nostro semplice amore, c'era l'enorme affetto e rispetto che provavamo l'uno per l'altra, quasi fossimo una sola anima in due corpi. Finalmente vidi Eren sorridere, leggero e sereno come non lo vedevo fare da tempo.

«Presumo allora che non ci sarà alcun passepartout, vero?»

Scossi la testa con decisione e feci scontrare le punte dei nostri anelli. «Questa volta andremo con calma e tranquillità. Forza ora!»

Velocemente mi sfilai il mio anello e lo riposi nella bustina di prima.

«Non lo mangi?» Chiese lui, godendosi già il suo.

Nel guardarlo trattenni una risata. «Dobbiamo andare. Non ho ancora fatto un sacco di attrazioni.»

Parlando mi alzai e presi le stampelle. «E poi voglio andare sulla ruota panoramica!»

Eren sorrise divertito e si alzò anche lui, incamminandosi al mio fianco e riponendo nella busta di prima il lecca lecca.

«Sta venendo buio, sicura di non voler tornare a casa?» Osservò, mentre ci avvicinavamo alla piazza.

«Ma vuoi scherzare? E poi è ancora meglio, pensa che bello salire sulla ruota col cielo pieno di stelle. Dopo potremo andare a cena in pizzeria, insieme ad Armin e gli altri! Tra poco chiamo anche Sasha e Connie, così saremo in tanti, e poi- OH!»

«Sì ma cerca di stare calma, le giostre ci saranno anche domani.» Ridendo, Eren mi guardò felice e sorpreso da tutta la mia allegria.

«È solo che mi sono appena ricordata che ad un tiro al bersaglio c'era un peluche gigante bellissimo! Però Galliard non è riuscito a vincermelo.»

«Galliard?»

«Il tizio con cui esco sabato.»

«Non pensavo che uscissi con delle tali schiappe.» Disse a cuor leggero, portandosi le braccia alla nuca e alzando la testa al cielo. Da parte mia, gli tirai scherzosamente una stampella sul polpaccio.

«Allora vincimelo tu, campione!»

«E che ci vuole?» Prontamente aumentò il passo per superarmi e camminare davanti a me. Dopo si voltò a guardarmi, camminando all'indietro e sorridendomi.

«Se riesco a vincertelo mi paghi la pizza al ristorante stasera.»

«Affare fatto!» Aumentai anch'io il passo per raggiungerlo, quando vedemmo Armin insieme agli altri, il quale sorrise al settimo cielo alla vista di me ed Eren così felici insieme.

Andammo poi verso il tiro al bersaglio e, mentre Eren cercava di vincermi quel peluche, io chiamavo Sasha e Connie per invitarli a cena.

«Quindi siete tornati insieme?» Armin si fermò al mio fianco, sembrando già convinto della mia risposta.

Riposi il cellulare in tasca e potei tornare a reggermi su entrambe le stampelle.

«No.» Dissi in un sorriso, vedendo con la coda dell'occhio Armin parecchio confuso.

«Però...» Continuai, guardando Eren con serenità mentre dava tutti i suoi soldi per fare altri tentativi. In quel momento si girò a guardarmi e ricambiò il mio sorriso, e per un istante mi sembrò di rivederlo tornato bambino.

«Sarò sempre la sua ragazza.» Sospirai infine, lasciando il discorso con Armin in sospeso.

Pensandoci bene, era come se solo con l'aiuto l'uno dell'altra io ed Eren potessimo cambiare e andare avanti in meglio. Ci completavamo e, anche se non fidanzati, non potevamo fare a meno di stare insieme. Ora finalmente potevamo ricominciare, senza fretta o drammi inutili.

"Ho ancora tutta la vita davanti a me. Che bisogno c'è di correre?" Pensavo, quando Eren tornò da me con le tasche vuote ma l'enorme peluche tra le sue braccia.

"Dopotutto, ho solo vent'anni."

Fine

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*Spazio Me Finale*

Ho deciso di concludere qui perché non ho altro da raccontare. Alla fine della storia il mio obiettivo era che voi ed Eren raggiungeste una crescita personale, di autoconsapevolezza e consapevolezza l'uno dell'altra.

Infine, quello che volevo far arrivare con questa storia è: vivete. Vivete al meglio e non date mai nulla per scontato. Vivete sì in vista del futuro, ma soprattutto del presente. Divertitevi e non perdete tempo finché potete. E lo dico perché so che molti di voi che hanno letto questa storia sono più giovani di me, che ho 19 anni. E se penso a tutto quel tempo che ho perso nella mia adolescenza, sia per colpa mia che per cause esterne, me ne pento amaramente.

Concludo ringraziandovi infinitamente di aver letto questa storia. Ci ho messo davvero tanto cuore e spero che l'abbiate apprezzata dall'inizio alla fine. E se avete qualche dubbio in sospeso non esitate a chiedere, spero di potervi rispondere. ^^
Se vi interessa ciò che scrivo, seguitemi e leggete anche le altre mie storie, più la Jean x Reader sul profilo inner_childs 🥺💖

*Levi l'afferra per portarla via*
*Eren come una furia gliela ruba e corre via*

Isabella~❤️

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