10. Lay all your love on me
Era di nuovo il tramonto. Per l'intero pomeriggio non avevo fatto altro che pensare a cosa dire ad Eren. Non capivo nemmeno cosa provavo io in primis, onestamente, dunque una parte di me avrebbe voluto semplicemente ignorarlo per il resto della mia vita.
D'altra parte dovevo dirgli qualcosa: non potevo farlo aspettare troppo a lungo e nemmeno io volevo attendere oltre per sistemare la faccenda. Le domande principali erano tre, sostanzialmente.
Ricambiavo i sentimenti di Eren?
Se sì, sarei riuscita a sopportare il suo lavoro da stripper?
E ancora, se ci fossimo messi insieme Levi l'avrebbe ucciso prima ancora di poterci anche solo baciare?
Sbuffai rumorosamente e mi buttai sul letto a peso morto, portandomi un cuscino in faccia per ovattare un urlo di frustrazione.
Ne avevo parlato con Armin, il giorno prima uscita da scuola.
«Lo conosco e so che, nonostante tutto, Eren è una brava persona. Dovresti dargli una possibilità.»
E come se non bastasse ne avevo parlato con Sasha e Connie in chiamata.
«Devi dirgli di sì! Punto primo è un figo; punto secondo è un tuo amico d'infanzia; punto terzo cazzo [T/n] fa lo stripper! Sarà stra bravo a letto!» Da Sasha me la dovevo aspettare una risposta simile.
«Prima di pensare a scopare dovresti pensare se lui piace anche te e se può renderti felice. Se no è ovvio che non può funzionare.» Connie incredibilmente (e lo dico perché solitamente era stupido tanto quanto Sasha) si era preoccupato di come mi sentivo io in tutto questo, senza dare per scontato che io ricambiassi già i suoi sentimenti o che presto l'avrei fatto.
Dopo averci pensato a lungo, e non ancora totalmente convinta della mia decisione, presi il cellulare e mandai un messaggio ad Eren.
Ci sei tra mezz'ora al parco?‹
Aspettai qualche minuto e rispose.
Eren
›ti aspetto lì
Mi vestii e messa la giaccia uscii di casa, dicendo a Levi che dovevo fare una commissione.
Andai a piedi al parco e, nonostante fossi arrivata con leggero anticipo, trovai Eren già seduto sull'altalena ad aspettarmi, assorto nel suo cellulare.
Aveva probabilmente sentito i miei passi e alzò la testa. Appena mi vide ritirò il cellulare nella felpa e mi venne incontro, dandomi l'impressione che non avesse pensato ad altro che a questo momento fin dalla sera prima.
Ci guardammo in silenzio per una manciata di secondi e con un profondo respiro decisi di iniziare.
«Ho pensato tutto il giorno a quello che mi hai detto. Tutta la notte a dir la verità...» Ammisi abbassando per un attimo lo sguardo. «Ed io... In questo momento non so ancora se provo lo stesso per te.»
«Cosa significa allora?»
«Significa che se decidessi di provarci, di frequentarci per capire cosa provo, per il momento non posso sapere se ti piaccio davvero o se sono solo uno dei tuoi tanti flirt.»
Parve stupirsi delle mie parole e inarcò le sopracciglia. «Dopo tutto quello che ti ho detto ieri sera, pensi ancora che tu possa essere una delle mie tante conquiste?»
Non risposi e mi morsi l'interno labbro. Eren a quel punto mi afferrò il polso con l'intento di tirare fuori dalla tasca della giacca la mia mano, e la strinse nelle sue, calde e accoglienti.
«[T/n] ti posso giurare che non sei una delle tante. Tu sei molto più importante per me, per non dire che sei la più importante. E te lo dimostrerò se solo tu me lo permetterai.»
Mi guardava con una sicurezza e una sincerità tali che mi ritrovai intimidita e ritrassi la mano dalle sue, distogliendo lo sguardo.
«Voglio solo esserne veramente sicura, Eren. Perché tu-» mi bloccai, non credendo che glielo stessi dicendo veramente.
«Io? Cosa?» Mi incitò a continuare.
Sospirai. «Non ho mai accettato di uscire con nessuno. Voglio dire, sì una o due volte ho accettato, ma non avevo mai intenzione di andare oltre ad un semplice appuntamento. Quindi non ho mai... Tu sei il primo, sai...»
Mi sentivo mortificata. Non solo per la prima volta non riuscivo a dire qualcosa in modo chiaro e diretto, ma prima di questo momento non mi ero mai sentita così piccola e indifesa davanti a qualcuno.
Eren lentamente sembrò capire che non ero mai stata fidanzata, e mi guardò con sincero stupore. «Davvero?»
«Non ho mai provato niente per nessuno, se non forse una breve cotta in terza media. Tutti quelli che mi si dichiaravano li rifiutavo, perché non ero interessata ad una relazione. Quindi quella di rimanere single è sempre stata una mia scelta.»
«Per non parlare dei pugni di tuo fratello.»
Ricambiai il suo sorriso, divertita, ma poco dopo tornammo entrambi seri e lui riprese.
«Quindi... Quando mi sono fatto avanti lunedì, al giardino...» si fermò un momento a guardarmi negli occhi. «Nessuno te l'aveva mai fatto, è così?»
Lentamente annuii con il capo, mordendomi le labbra più di prima e facendo saettare gli occhi da un lato all'altro del parco, per non doverlo guardare anche io.
«[T/n].»
"Ma che bello quello scivolo."
«[T/n] guardami.»
"È molto grande potrei salirci pure io..."
Mentre tentavo in tutti i modi di distrarmi da Eren, lui fece un passo verso di me; mi portò una mano nell'incavo del collo e, mantenendo quattro dita su di esso, portò il pollice sotto il mio mento, e mi costrinse a guardarlo.
Mai mi ero sentita così intimidita nel guardare qualcuno. Gli occhi di Eren, per me, in quel preciso istante mi davano l'idea di trovarmi di fronte all'intero universo.
In assoluto silenzio avvicinò il suo volto al mio, fino a fermarsi quando i nostri nasi si toccarono.
Avevo le labbra serrate e sentivo il mio cuore battere talmente forte che poteva esplodermi nel petto.
«[T/n] non hai mai baciato nessuno, è così?» Chiese in un mormorio, guardandomi le labbra.
Capivo benissimo cosa voleva fare ed ora stava solo aspettando che gliene dessi il permesso.
Decisi perciò di non concedermi il tempo di pensare, perché se l'avessi fatto sarei corsa via e, molto probabilmente, me ne sarei pentita appena tornata a casa.
Il parco era vuoto, c'eravamo solo noi due. Nessuno ci stava guardando e quel momento era solo nostro.
Deglutii a fatica e socchiusi le labbra. Eren rimase immobile per un paio di secondi e, finalmente, si avvicinò per unire le nostre labbra.
Era una sensazione strana e nuova, ma al contempo piacevole. Dopo chissà quanto tempo divise le nostre labbra, per poi riunirle e muoverle leggermente, avvolgendomi nel mentre un braccio attorno alla vita e spostando l'altra mano dietro la mia nuca.
I movimenti delle mie labbra erano piuttosto impacciati, al contrario dei suoi abili e certi in ciò che facevano.
Strinsi le mani ai lati della sua felpa e percependo il corpo di Eren avvicinarsi inarcai a schiena all'indietro, nel tentativo di accompagnare al meglio i suoi movimenti; capii che il bacio stava andando troppo affondo e mi allontanai improvvisamente, appena sentii la sua lingua sfiorare la mia.
Riprendemmo entrambi fiato per un attimo e trattenni la testa bassa, troppo imbarazzata e rossa in viso per incrociare il suo sguardo.
«Scusa non volevo-»
«Non ti preoccupare, tranquillo. Sono io che... Non sono abituata, sai- ...»
Intravidi di sottecchi il suo sorriso e sentii il campanile della chiesa suonare.
«Sono le sette. Devo tornare a casa...»
«Prima puoi darmi una risposta? So di averti detto che non ti avrei dato fretta, ma non credo di poter aspettare oltre.» Mi confessò afflitto, aspettando solo che parlassi.
Ci pensai credo a lungo, ed Eren aggiunse «Dammi una possibilità. Ti prometto che non te ne farò pentire.»
Sospirai e affondai le mani nella giacca. Mi forzai di guardarlo in faccia. «Va bene. Voglio provarci.»
Un enorme sorriso illuminò il volto di Eren, come non lo vedevo fare da anni, e mi venne incontro per abbracciarmi e sollevarmi in aria, facendomi girare.
«Sei fantastica! Ti dimostrerò che sei la più importante, l'unica in assoluto!»
Trattenni un sorriso e ricambiai la sua stretta, avvolgendogli le braccia attorno al collo. Speravo solo di non avere rimpianti.
Il giorno dopo
«Oggi sembri più allegra del solito.»
«Tu dici?» Sorrisi ad Armin, seduto di fronte al me al bar dell'Università, e tornai a guardare fuori il campus con il mento poggiato sul palmo della mano.
«Armin, [T/n]!»
Ci voltammo entrambi per vedere Reiner avvicinarsi al nostro tavolo con in mano un panino, mentre Annie dietro di lui stava pagando una ciambella alla cassa.
«Secondo voi,- esordì sedendo sulla traversa della sedia vuota al nostro tavolo, poggiando i piedi sulla seduta. «qual'è la miglior location per una festa?»
«Una discoteca?» Propose Armin.
«Nah troppo banale.» Reiner negò col la testa e diede un morso al suo panino.
Annie ci raggiunse. «Reiner vuole organizzare una festa universitaria ma non sa dove.»
«Non ci sono già quelle organizzate dalla scuola?» Ipotizzai spostando gli occhi da Annie a Reiner, che si stava accarezzando la barba sul mento con l'indice e il pollice.
«Fanno schifo.» Si limitò a rispondermi e, distogliendo lo sguardo e perlustrando l'intero angolo bar, si focalizzò su un punto e alzò il braccio in aria. «Hey Jean! Vieni un attimo!»
Inarcai le sopracciglia, in un primo momento sorpresa, ma poi mi ricredetti: Reiner conosceva praticamente tutti nella nostra facoltà, dunque non c'era di che stupirsi se conosceva anche lui.
Guardai Jean salutare un ragazzo con cui stava parlando e avvicinarsi al nostro tavolo. Quando mi notò sembrò turbarsi, prima di parlare con Reiner della festa.
«Datemi un mese di tempo e organizzerò la festa dell'anno! E tutta la facoltà dovrà presentarsi, nessuno escluso.»
Storsi il naso indispettita, poco dopo Reiner ed Annie si allontanarono verso un loro gruppo di amici e Jean rimase qua.
«Non sembri un tipo da festa.» Osservò lui.
Lo guardai poggiare i palmi delle mani sulla traversa della sedia vuota ed io mi limitai ad un sorrisetto caustico. «Non lo sono infatti. Ho sempre odiato le feste, specie se tipi come te sono invitati, Einstein.»
«Mi dispiace per te ma credo ci incontreremo là, matricola.» Con un ghigno irrisorio andò via anche lui.
«Sbaglio o vi odiate?»
«Ci intendiamo. È diverso.»
Tornai noncurante a guardare fuori dalle vetrate.
«Secondo me lui ti odia.»
«Sì probabile.» Feci spallucce, trattenendo una risata.
Armin aveva ragione dicendo che ero più allegra del solito. In qualche modo, il pensiero di Eren ora mi era del tutto nuovo e non mi trasmetteva più disagio o ansia. Pensavo solo a come, da quel momento, il nostro rapporto si sarebbe evoluto.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro