🥀 一 | 𝑼𝒏𝒐 🥀
<<Ore 21:04>> esclamò Deng <<Nessun nuovo cliente>>.
Le luci rosse led dentro e fuori il locale lampeggiavano nella speranza di attirare qualcuno. Tutti erano alle loro posizioni, come se fossero pronti per un attacco militare: Jinglei era alla cassa, nell'intento di pulire continuamente il bancone e controllare se i pochi spiccioli che c'erano siano al loro posto; Deng in cucina, pronto a sfoderare i coltelli e cucinare qualcosa facendo del suo meglio; Dylan di fianco alla porta d'ingresso pronto, in quanto cameriere, ad accogliere i tanti attesi clienti per poi condurli ad un tavolo; Jackson era in cucina con il padre, ma non come aiutante, bensì come lavapiatti. Sì, perchè oltre ad aver lasciato il suo corso per aiutare la famiglia gli fu assegnato il ruolo di lavapiatti; all'inizio il ragazzo non era per niente contento, però alla fine riuscì ad accontentarsi perchè dato che quasi nessuno veniva a mangiare i piatti da lavare non erano moltissimi; per di più adorava la sua postazione: oltre ad avere la facciata sulla mini sala, alla sua destra vantava di una finestra lunga e abbastanza larga: larga da poter vedere al di fuori ma stretta da non poter essere indiscreto. La vista dava sul quel famoso palazzo vecchiotto e sulla strada davanti ad esso: non che sia una gran vista, ma per Jackson non era un problema, dato che l'immaginazione non gli mancava: spesso si perdeva via nella sua mente e si beccava anche delle sgridate da parte di Deng proprio perchè non era sull'attenti.
Nel frattempo passò un'altra mezz'ora. Mentre Jackson, come sempre, guardava fuori dalla finestra, notò che un uomo vestito di nero con un cappello stava portando uno scatolone marrone su per il palazzo. E poi un altro, un altro ancora...
<<Jackson!>> venne distratto il ragazzo come al solito dalla voce del padre <<Ancora a guardare fuori! Smettila, quante volte devo dirtelo? Devo coprire quella maledetta finestra...>>.
Jackson roteò gli occhi e, dopo un'ingannevole rimessa al posto di combattimento, il ragazzo girò ancora lo sguardo e vide che una figura snella stava salendo le scale del palazzo. Non si capiva se era maschio o femmina, in ogni caso era appena entrata in quel palazzo.
"Chi è che ha il coraggio di venire ad abitare qui?" si chiese Jackson perplesso.
<<Che ore sono?>> chiese Dylan mezzo addormentato qualche momento dopo.
<<Quasi mezzanotte... Deng, stacchiamo, ormai non viene nessuno>> disse Jinglei chiudendo la cassa.
Deng era deluso: perchè nessuno veniva? Faceva così schifo da non attirare i clienti? Eppure il cibo era cucinato bene ed era delizioso, dai complimenti che ogni tanto riceveva...
<<Va bene, andiamo>>.
Tutti si tolsero il grembiule bianco e s'incamminarono verso le scale interne: la loro casa era proprio al piano di sopra dell'edificio. Non era una villa, però era confortevole.
<<Mi faccio prima io la doccia>> esclamò Dylan prendendo il pigiama dalla camera.
<<Va bene, ma non metterci vent'anni: voglio rilassarmi un po' anche io>> rispose Jackson iniziando a scoperchiare il letto.
<<Ma se non hai fatto nulla oggi!>>
<<Okay ragazzi, basta. Sveglierete i vicini!>> li riprese Jinglei lanciando un'occhiataccia al figlio minore che si chiuse in bagno sbuffando.
Jackson prese il suo pigiama pronto per la doccia e sistemò sulla piccola mensola a fianco al letto il libro che nel pomeriggio aveva terminato di leggere.
<<Domani devo andare in biblioteca>> si disse, osservando il libro. Poi si girò e fece per uscire, quando qualcosa lo attirò alla finestra: egli si avvicinò e vide che proprio di fronte a lui, una figura, forse quella di prima, stava facendo dei movimenti sinuosi, come se si stesse spogliando.
Lui rimase a guardarla un pochino, e sarebbe rimasto là volentieri un altro po', se non fosse stato per suo fratello che, entrando nella stanza, lo aveva avvertito che aveva finito.
Jackson allora, a malincuore, lasciò la finestra e si mise sotto l'acqua, non togliendosi dalla testa quella figura: gli donava un senso di spensieratezza, ed era la prima volta che avvertiva questa sensazione.
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