9 - condoglianze dal cuore
«ma che piacevole sorpresa Jikan, davvero non me l'aspettavo» Jikan abbassò la testa non riuscendo a sostenere lo sguardo e il sorriso crudele della donna davanti a sè.
«quale buon vento ti porta da me, mia cara?» disse in modo beffardo Shūryō ridacchiando alla fine della frase.
«volevo chiederti... Di farmi un favore...» la dea della morte guardò con un sorriso maligno la ragazza ridendo con fragore.
«l'ennesimo favore eh? Quanto sei temeraria Jikan» la voce della donna dai capelli neri si fece improvvisamente seria.
«allora, cos'altro devo fare, sentiamo?» lo sguardo di Shūryō si fece duro e Jikan si mise in ginocchio nella speranza di intenerire la donna e di farle provare una minima pietà nei suoi confronti; ormai questo era l'unico mezzo che disponeva per ottenere ciò che desiderava.
«il tempo di Koichi Arima non era finito, quindi... Ti chiedo se ti è possibile consegnarmi la sua anima in modo da poterlo riportare sulla terra sotto forma di controllore...»
«controllore? Nè io nè te possiamo trasformare le anime in controllori o divinità Jikan, come pensi di fare una cosa del genere?»
«potrei provare a...-» Jikan venne bruscamente interrotta da Shūryō che si alzò di scatto dal trono su cui era seduta, un lugubre trono di pietra rotto e rovinato oltre che umido e con muschi e foglie secche su di esso che tuttavia si inseriva perfettamente all'interno della camera della morte, una vecchia e trascurata prigione di pietra con celle su tutto il perimetro del lunghissimo corridoio umido, con crepe sui muri, le sbarre arrugginite delle celle, dove le anime dei defunti erano imprigionati, perdite di acqua dal soffitto che alimentavano il torrentino che si era venuto a creare sul pavimento bagnato, quale corridoio terminava con una sala vuota e con il soffitto con una grossa frattura dalla quale la luce lunare filtrava, e all'interno di quella sala, proprio nel centro, era posto il trono della morte.
«non penserai certo di chiedere a lei, vero?»
«in realtà...-» Jikan venne interrotta di nuovo da Shūryō che si posizionò a pochi centimetri dalla giovane ragazza.
«non ci provare nemmeno- la voce della corvina divenne bassa, era quasi un sussurro -rischiamo tutti Jikan, non ce lo possiamo permettere. È troppo pericoloso, te lo vieto.» la donna si girò e tornò a sedersi sul suo trono accavallando le gambe.
«comunque, perché mai dovresti trasformare quel ragazzo in un controllore?» il tono della voce della dea della morte tornò normale e Jikan trovò il coraggio di guardarla in faccia anche se appena i suoi occhi incontrarono quelli scuri e taglienti di Shūryō sentii una fitta alla vita lancinante e fu costretta a chiuderli e abbassare nuovamente lo sguardo.
«v-vedi... L-lui era il m-migliore amico di... Kasai... Avrei potuto farli incontrare...»
«spero che tu stia scherzando, perché come scherzo non è affatto divertente Jikan» disse con serietà la dea sul trono.
«spero vivamente che tu stia dicendo questo scherzando, perché se non lo fosse, lo è comunque. Lei non deve sapere nulla di tutto questo, non devi parlarle di tutta questa faccenda nemmeno per sbaglio, lei non dovrà sapere nulla o siamo entrambe spacciate. Sono stata chiara?» Shūryō disse tutto con una spaventosa serietà, fissando Jikan così intensamente da quasi fare bruciare la pelle della giovane. Jikan strizzò gli occhi dal dolore e si limitò ad annuire per poi alzarsi da terra, voltarsi e scappare via, percorrendo il lungo corridoio ma inciampando spesso in radici di piante ormai morte e catene arrugginite e cigolanti.
~~~
Kasai raggiunse la porta d'ingresso della villetta alla quale era diretto, suonando il campanello. Dopo qualche istante una donna con i capelli neri e gli occhi verdi, non molto alta ma piuttosto slanciata, aprì la porta e, con lo sguardo basso e la voce rotta, aprì la porta al rosso, il quale entrò, togliendosi le scarpe davanti all'entrata e facendo un piccolo inchino in segno di ringraziamento per l'accoglienza.
«ti ringrazio Kasai per essere venuto a fargli visita, ne sarà sicuramente molto felice» disse la donna rivolta a Kasai con la voce rotta dalle lacrime in arrivo; lei era Misaki Arima, la madre di Koichi, deceduto da ormai più di un mese.
«si figuri signora Arima... Per me è solamente un piacere...» Kasai seguì Misaki fino al soggiorno della casa, dove un piccolo altare in legno affiancava il mobile con la televisione. Su quel piccolo altare, oltre a dei fiori viola scuro e una campanella, proprio in mezzo all'altarino, una foto di Koichi era incorniciata con una cornice di legno di nocciolo e tutta la base dell'altare in legno era cosparsa di petali di fiori di varie specie, dalla rosa alla camelia. Il rosso si inginocchiò sul cuscino posto davanti all'altare, uní le mani subito dopo aver suonato la campanella con una stecchetta di ferro e chiuse quindi gli occhi, pregando perché il suo migliore amico fosse stato bene ovunque sia andato a finire dopo la morte. Misaki intanto piangeva seduta composta sul suo divano, asciugandosi gli occhi con un piccolo fazzoletto di carta bianca e liscia, singhiozzando leggermente alla vista di Kasai che pregava per Koichi.
"Se solo non avessi mandato indietro il tempo lui sarebbe ancora qui..." Kasai si girò verso Misaki che stava ancora provando a trattenersi dal piangere senza tuttavia ottenere risultati. "E questa donna ora non starebbe piangendo..." Il rosso strizzò gli occhi e si rigirò verso la foto del suo migliore amico. "E io a quest'ora non mi starei rimproverando..."
«signora Arima?» disse Kasai rivolgendo il suo sguardo verso Misaki, la quale si asciugò le lacrime e si ricompose sul divano.
«s-sì? Dimmi pure Kasai»
«m-mi dispiace tantissimo per suo figlio...» Kasai trattenne le lacrime che minacciavano di uscire sentendosi sempre peggio, ogni secondo che passava.
«n-non ti preoccupare, non è colpa tua»
"Invece eccome se è colpa mia" si rimproverò di nuovo Kasai guardando il sorriso amaro e forzato di Misaki.
"Quel sorriso... È molto simile a quello di qualcuno... Ma certo, è simile al sorriso di Jikan..."
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