7 - dubitare di sé
«pensi davvero di potermi battere?» Shūryō fece una risata sguaiata andando verso Jikan, inginocchiata a terra e sanguinante dalla vita.
«mi basta riaprire la tua ferita per finirti, non c'è nemmeno gusto nell'ucciderti cosí» a quelle parole Jikan fece una smorfia di dolore e di fastidio, provando a resistere al dolore.
«ti stai facendo prendere la mano Shūryō, cosa ti ho mai fatto?»
«tsk, non tocchiamo l'argomento. Comunque, non ci vedo nulla di male nel farmici prendere la mano, sono la dea della morte in fondo» la donna ridacchiò acidamente guardando la ragazza a terra.
Shūryō era alta, vestita con un lungo abito nero fornito di uno strascico abbastanza lungo e uno spacco sulla gamba destra. I capelli di lei erano neri con sfumature grige sulle punte e apparentemente molto lunghi e lisci, la sua frangia tagliata dritta. La donna indossava anche un mantello con un cappuccio, tutto il suo abbigliamento era nero ma il suo occhio rosso fuoco con delle increspature bianche e nere, l'altro coperto da una benda nera che circondava la testa. La sua pelle, bianca come quella di Jikan, era piena di cicatrici.
«allora, la piccola Jikan si arrende?» la Dea del tempo strizzò gli occhi, trattenendo le lacrime e annuí con la testa.
«sí... Ma non è finita qui...» Shūryō fece un sorrisetto acido, annuendo con ironia.
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«quindi, di cosa hai bisogno, Kasai?» Jikan fece un sorriso forzato al rosso, il quale stava ancora guardando impietrito il profondo taglio sulla vita della ragazza. Lei, vedendo la preoccupazione e lo sgomento negli occhi del ragazzo, tentò nuovamente di tranquillizzarlo.
«ti ho detto che non è nulla, Kasai. Dimmi pure perchè mi hai chiamata.» Kasai, ancora un po' preoccupato nonostante la ferita fosse ormai quasi completamente rimarginata, alzò lo sguardo verso quello rassicurante della giovane Dea, provando a ricordarsi dell'effettiva motivazione che gli aveva fatto chiamare l'albina.
«ecco... Dovresti tornare indietro di tre giorni esatti.»
«posso sapere il perchè?» domandò Jikan curiosa e leggermente preoccupata.
«vorrei aiutare mia sorella a uscire di prigione e per farlo eliminerò direttamente il problema, facendo in modo che lei non ci vada proprio in prigione» la Dea annuí con un po' di incertezza chiudendo gli occhi e elevandosi dal suolo, aprendo le braccia e allungandole davanti a sè.
«Emit emit syad eerht fo kcab og emit emit»
Jikan aprí gli occhi che intanto si erano illuminati di una luce intensa, mentre i frammenti luminosi e vitrei che l'avevano circondata partivano e percorrevano l'universo dissolvendosi nel nulla. La ragazza spostò velocemente le braccia ai suoi lati dicendo l'ultima parola della formula, "NAKIJ", per poi cadere al suolo ansimando dalla fatica. Kasai guardò tutta la scena stupefatto nonostante avesse già visto tutto il "rituale" già una volta, ma per un povero terrestre come lui questo spettacolo era fenomenale, una cosa assurda, ultraterrena, ma anche meravigliosa, proprio come Jikan, si ritrovò a pensare il ragazzo guardando impotente la giovane Dea ancora inginocchiata con le mani a terra per reggersi dopo lo sforzo fatto.
«ora vado via...» iniziò a dire lei alzando lo sguardo verso il ragazzo che intanto la stava fissando.
«devo riattivare lo scorrere del tempo, non posso stare qui» Jikan si alzò in piedi mettendo una mano davanti a sè.
«appena hai bisogno di me chiamami» la ragazza sorrise e poi la sua figura si dissolse lentamente, scomparendo sotto gli occhi azzurri e angelici del ragazzo, l'unica cosa che accumunava lui con la sorella, nati dall'unione dello stesso padre ma con due donne differenti.
"Bene, ora iniziamo con il trovare quel giudice" pensò Kasai per poi dirigersi velocemente verso l'edificio ove si sarebbe svolto il processo.
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«AL DIAVOLO, NON È POSSIBILE!» Hikari urlò dalla sua stanza, suscitando la preoccupazione del padre che corse velocemente verso la camera da letto della figlia.
«tesoro, va tutto bene?» domandò preoccupato Tatsuko, affacciandosi alla porta della stanza della corvina.
«NO CHE NON VA TUTTO BENE! OGGI ERA IL 7 NOVEMBRE E ADESSO GUARDO LA DATA SU INTERNET E DICE CHE È IL 4!!! INOLTRE È SUCCESSO DI NUOVO CHE IL TEMPO SI È FERMATO!» Tatsuko guardò la figlia in preda a un attacco di panico o ira per quello che le stava succedendo in quel periodo di cui non riusciva proprio a capacitarsi.
«ma Hikari, oggi è il 4, non il 7»
«OGGI È IL 7 TI DICO!»
«Hikari, forse è meglio andare da uno psichiatra o qualcosa del genere.» disse l'uomo con assoluta risolutezza, tanto da spaventare leggermente la figlia per la sua estrema serietà. Ma davvero suo padre non le credeva? Hikari non riusciva a credere nè a quello che stava vivendo nè al fatto che suo padre pensasse che lei fosse pazza, anche se forse lo era davvero come lei pensava. Tuttavia, aveva davvero paura di quello che le stava accadendo, dunque accettò quello che il padre le aveva appena detto, rassegnandosi al suo ipotetico ma quasi certo futuro da rinchiusa in un ospedale psichiatrico con una camicia di forza attorno al corpo e le caviglie ammanettate alle sbarre del suo lettino, ma questa visione le metteva comunque rabbia da vendere, quindi se la prese con il suo libro di economia, strappando le pagine per diminuire lo stress anche se questa azione non fece altro che aumentarglielo.
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Jikan arrivò stremata al suo giardino, gettandosi in ginocchio sullo scricchiolante pontile di legno, guardando verso lo specchio d'acqua e iniziando a piangere. Sopra l'acqua infatti un momentaneamente leggero strato di vapore acqueo stava salendo sempre piú in alto e piú tempo passava piú acqua evaporava. A quella visione Jikan si alzò e corse via da quello spettacolo orribile, sentendosi terribilmente in colpa e continuando a singhiozzare e a lasciar uscire fiumi di lacrime dai suoi occhi ora lucidi. Lei si fermò solo quando raggiunse la ringhiera dorata e il cancelletto, fermandosi a contemplare il Nulla.
"Anche voi avete tanto sofferto, vero? Anche voi ora vi sentite in colpa, vero? Se è cosí allora è solo questione di poco tempo e vi raggiungerò anch'io..." Jikan si ritorse poi dal dolore quando il taglio sulla sua vita si riaprí, piú profondo che mai.
"Se vado avanti cosí..."
"Tutto finirà presto Jikan, non ti preoccupare, Shūryō guarisce ogni ferita oltre che riaprirla- la Dea della morte fece una risata acida -e poi potrai finalmente smettere di soffrire e andare proprio lí, tra le anime rifiutate, nel Nulla Eterno" Jikan si sdraiò a terra ricominciando a piangere mentre un rumore stridente di ferraglia arrugginita le ingombrava fastidiosamente la testa e i suoi pensieri si annullavano completamente.
"Vedrai piccola Jikan, ti divertirai con delle anime di assassini come te"
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