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24 - la crudeltà del passato

Erano due ragazzi, alti uguali, castani, gemelli, con occhi verde smeraldo. Kasai e Hikari si guardarono e la corvina prese la pistola che aveva attaccata alla cintura.
"Sarà anche scarica, ma loro non lo sanno" pensò lei, puntando la pistola contro i due. Kasai guardò confuso la ragazza, ma lei aveva lo sguardo serio puntato sui due ragazzi, che restarono fermi, non avevano calcolato questo.
«allora, volete scommettere? Saranno più veloci i vostri coltelli o la mia pistola?» disse Hikari aguzzando lo sguardo. I due ragazzi sospirarono e gettarono a terra i pugnali, alzando le mani in segno di resa.
«Kasai, perquisiscili.» disse con autorità la corvina tenendo il suo dito costantemente sul grilletto. Kasai andò verso i due gemelli, iniziando a sbattere le sue mani sul loro corpo per controllare che non avessero altre armi. Una volta controllati entrambi il ragazzo tornò accanto a Hikari.
«Kasai, legali» disse ancora la corvina con lo stesso tono autoritario e sicuro, senza staccare per un secondo gli occhi dai due. Il rosso prese allora la corda legata alla vita di Hikari, la quale non si scompose nonostante la situazione imbarazzante, e legò i polsi di uno dei due e con la restante parte di corda legò anche i polsi dell'altro. A quel punto Hikari si avvicinò a loro, abbassando con cautela la pistola.
«allora, come vi chiamate?»

~~~

Il grilletto della pistola dell'uomo continuava a scattare e i colpi volavano veloci verso la ragazza bionda, che con nonchalance schivava pallottola per pallottola senza alcuna esitazione o preoccupazione. Shiori aveva già finito 7 uomini e 5 ragazzi con un paio di forbici e un cacciavite, per poi ammazzare altri 4 nemici con un coltello trafugato a una delle sue vittime. Finire quell'uomo sarebbe stata una passeggiata. La ragazza tirò le forbici, che aveva messo tra la sua vita e l'elastico della gonna, in faccia all'uomo sulla trentina che cercava di ricaricare la sua pistola, le quali si infilzarono nell'occhio di lui che iniziò a urlare dal dolore e mollò la presa sulla pistola, che finì a terra. Shiori avanzò allora verso l'arma da fuoco e chiuse lo scomparto delle pallottole, ruotanto la canna per finire la procedura di ricarica. Lei puntò allora la pistola verso l'uomo, il quale la guardò terrorizzato.
«t-t-tu c-chi s-s-sei?» domandò lui tremando come una foglia. Non si aspettava di morire per mano di una ragazzina.
«chi... Sono? Chi lo sa...» rispose lei mettendo il dito sul grilletto.
«p-p-perché sei c-cosí?»
«ormai... Non ho più... Nulla... Da perdere...»
«NON HAI UN MINIMO DI PIETÀ?»
«tu mi avresti... Uccisa... Se non fossi stata così... Tu... Avresti avuto... Pietà?» il ragazzo rimase fermo immobile senza sapere cosa dire. Avrebbe avuto pietà?
«la vita... Non è avere pietà?» Shiori si preparò a sparare.
«la vita non ha pietà... La vita non ha mai avuto pietà... Fratello tu avevi pietà ma la vita non l'ha avuta con te... Né con te Yuuji... Con me... Ora sì, ma io... È già tanto che io respiri...» l'uomo alzò gli occhi verso la ragazza davanti a sé.
«Yuuji?» disse con un fil di voce.
Shiori spinse il dito sul grilletto.
La pallottola partí e si conficcò nell'addome dell'uomo.
«m-mio... Fratello... Si chiamava Yuuji» dopo aver detto ciò l'uomo chiuse gli occhi. Per lui era finita. Gli occhi di Shiori divennero lucidi e lei sospirò.
«sì... Lo so...» poi lei abbassò la pistola e chiuse gli occhi.
«scusami» disse con apatia.
Una voce femminile urlò il nome di Shiori e la bionda fece un passo a lato, guardando Hikari che stava morendo di paura vedendo il ragazzo che stava sparando colpi a ripetizione alla sua amica. Ma la bionda schizzava come in fulmine scansando ogni pallottola sparata dal cecchino che stava nascosto beatamente dietro un pilone.
Kasai finí di salire la scalinata raggiungendo Hikari con la pistola sempre puntata alla shiena dei loro due prigionieri, assistendo alla scena più assurda e cruenta della sua vita. Gli spari finirono e l'unico rumore udibile era il rumore della lama del coltello in possesso di Shiori che trafiggeva il petto del povero sventurato che si è inconsapevolmente schierato contro quella forza della natura. Un colpo. Due colpi. Tre colpi. Il petto del ragazzo era completamente triturato, il suo corpo era in una pozza di sangue rosso vivido, il suo cuore era visibile dai tagli della pelle, le sue costole uscivano dai tagli profondi, i suoi occhi erano chiusi.
«la differenza tra... Me e te, è che quando ti svegli la mattina... I tuoi incubi finiscono» Shiori si alzò e lasciò cadere il coltello per terra, facendo schizzare sangue dappertutto. Hikari guardava la scena immobile, divorata dal ricordo di sua madre che accoltellava davanti agli occhi di sua figlia gli infermieri. Kasai invece era traumatizzato. Non riusciva a capacitarsi di come un essere umano potesse fare una cosa del genere di mano sua, non riusciva a rendersi conto fino in fondo a come la mente umana potesse non provare nulla di fronte a una tale atrocità partita dalle proprie mani. Semplicemente non capiva. Non riusciva a comprendere tutto questo.
Non sapeva dare un nome a tutto questo. Aveva paura. Tanta paura. Ma di chi? Di che cosa? Era terrorizzato da cosa? Dall'umanità, da Shiori, dalla verità. Dalla consapevolezza che il mondo non ha pietà. Con la consapevolezza che una persona dall'aspetto così puro e innocente era in realtà un mostro. E di quel mostro aveva una paura immensa.
Sapeva che Shiori era strana, ma non pensava fino a quel punto.
Lui non la conosceva. Lui conosceva Shiori Arima, la sorella di Koichi Arima, la ragazza incompresa tanto amata da suo fratello, innocente, solo strana. Ma lei non era quella Shiori Arima. Questa era una ragazza nuova. Ma che ragazza... Questa non è umana. E invece sì, eccome se è umana, ancora più umana di lui. Ancora più umana di Hikari. Ma Kasai non voleva convincersene. Kasai voleva rimanere nel mondo delle favole a quanto pare, dove il principe salva la principessa dal drago cattivo e insieme aiutano i bambini poveri. Eccola la differenza tra fiabe e realtà, che gli umani sono i draghi cattivi. E che i cattivi vincono, perché questo mondo non è fatto per essere giusto.
«t-tu... Chi sei?» domandò con un fil di voce Kasai guardando Shiori, dalle cui mani gocciolavano fiumi di sangue rosso intenso, tingendo il suolo del suo colore. La ragazza si girò e guardò con il suo solito sguardo apatico il ragazzo traumatizzato. Una goccia di sangue le solcava il viso sporcando una ciocca dei suoi capelli biondo chiaro e rabbuiando il suo sguardo prima angelico, con i suoi occhi azzurri che ormai non luccicavano piu. Nonostante non avessero mai luccicato. Quello ormai era un demonio. Quella era la verità.
«io sono Shiori Arima.
Figlia di Yoshinori Arima.»

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