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21 - la tempesta si scatena

Nel silenzio più totale nella prigione della morte dei passi lenti ma decisi avanzavano con sicurezza attraverso il corridoio, facendo stridere le catene alle quali prendevano dentro e facendo rumoreggiare l'acqua che ogni tanto gocciolava per terra facendo eco in tutta la prigione. Jikan raggiunse la stanza della morte e si fermò appena davanti all'entrata, restando in silenzio e guardando Shūryō davanti a sé, con occhi chiusi e sguardo basso, posizione intuibile nonostante il viso fosse coperto dai lunghi capelli neri. La Dea della morte si alzò lentamente e si calò il cappuccio, rivelando la parte dietro della sua testa, dove i capelli erano tagliati parecchio corti, di soli pochi centimetri di lunghezza. La donna avanzò lentamente, fermandosi a una decina di metri da Jikan, per poi schioccare le dita. Tutta la prigione andò distruggendosi, crollando mattone per mattone, ma le due dee non si scomposero, tutt'altro.
Le pietre, cadendo non sfiorarono nessuna delle due perché la loro posizione coincideva perfettamente con i due lucernari sul soffitto. Appena tutto fu disintegrato per un'illusione creata da Shūryō, trucchetto ben conosciuto da Jikan, le due si ritrovarono di nuovo al completo silenzio, nel vuoto, immerse dal nero, forse nel Nulla Eterno. Ma le anime dannate non le tangevano per nulla, era come se le due fossero sotto una campana di vetro, o una boccia per pesci rovesciata. Gli occhi di Jikan si illuminarono. Shūryō aprì i suoi occhi e la parte rossa si illuminò a sua volta. La Dea del tempo allungò una mano e un cerchio di luce enorme con una riga segnata sul diametro si formò attorno a lei mentre una freccia che pareva a prima vista una lancetta di orologio veniva posizionata a tendere la corda dell'arco di luce. La Dea della morte, a sua volta, tese la mano destra davanti a sé e le si formò in mano una falce nera e con un'aura lugubre e grottesca, gocciolante di una strana sostanza nera, gocce che poi cadevano nel vuoto.
Le due dee si guardarono e il loro sguardo si fece minaccioso.
Le due dee si misero in posizione di combattimento.
La guerra era iniziata.

~~~

«C-C-COSA?» Hikari era impallidita dopo aver ascoltato la spiegazione di ciò che era successo quella stessa notte a Kasai. Effettivamente aveva sentito qualcosa di strano e si ricordava di aver perso totalmente conoscenza durante quella notte ma non si era ancora abituata a collegare le due cose. E comunque il fatto che Kasai avesse rischiato di morire e che qualcuno stava cercando di ucciderlo erano già spaventosi di loro.
«m-ma... Perché dovrebbero cercarti? A quale scopo?» Kasai si strofinò il viso con le mani, ancora scosso da quello che stava accadendo.
«secondo Jikan qualcuno ci ha traditi e ha raccontato in giro di lei, e ora vogliono il potere di controllare il tempo. Mi ha detto quindi di smettere per un po' di chiederle di cambiare il tempo, sembrava molto preoccupata...» il rosso abbassò lo sguardo sospirando.
«ho sempre saputo che c'era qualcosa che non tornava. La scusa che usa non è credibile e lei pensa che io non abbia notato il vapore nel suo giardino...» la corvina guardò il ragazzo con aria confusa e chiese spiegazioni. Lui, anche se un po' incerto, gli raccontò del giardino.
«...vedi quando evapora una goccia di quell'acqua, che rappresenta una vita, significa che quella vita è finita, che quell'essere è morto. Tanto vapore, tante vite finite.» Hikari sembrò illuminarsi ma diventò subito cupa, si sedette quindi accanto a Kasai.
«ho sentito una notizia al TG qualche giorno fa... Stanno morendo molti bambini alla nascita, molte madri per il parto e molti malati, molte operazioni chirurgiche stanno andando misteriosamente male, la percentuale di morti si sta alzando, questo c'entra?» Kasai sospirò nuovamente chiudendo gli occhi.
«eccome se c'entra. Stanno anche aumentando esponenzialmente le specie di animali protette. La seconda volta sarà sempre diversa dalla prima. Quando ho tirato indietro il tempo senza ristabilizzarlo i parti non sono andati a buon fine, proprio come le operazioni chirurgiche. Perché se la prima volta sono andate bene, alla seconda sono andate male. È tutta... Colpa mia...» Hikari guardò il ragazzo accanto a sé che quasi singhiozzava.
«ecco cosa dovevo sapere...»
La corvina si mise davanti al rosso e lo abbracciò con dolcezza, cosa che sorprese moltissimo Kasai.
«non ti preoccupare. Non è colpa tua, tu non lo sapevi, Jikan non te l'aveva detto. Ora però dobbiamo nasconderci, tutti quanti. Se ci trovano ci fanno fuori davvero.»
«m-ma Hikari...» la ragazza lo guardò sorridendo con sicurezza.
«loro sanno che pure io, Shiori e Naomi siamo coinvolti, se hanno trovato casa tua significa che hanno fonti attendibili e ben informate. Scopriremo il colpevole, ma prima dobbiamo riunirci tutti in un posto sicuro. Vieni, ce la faremo!» la ragazza si alzò e prese per mano il ragazzo andando a passo spedito verso la fermata del pullman mentre dei candidi fiocchi di neve bianca e leggera cadevano su di loro. In fondo era Dicembre ormai ma con tutto quello che era accaduto e che stava accadendo non credo che evrebbero festeggiato il Natale purtroppo. Anzi, Kasai non si era nemmeno accorto di quanto in fretta fosse passato il tempo. Era da qualche giorno finita l'estate quando tutto era iniziato e lui aveva conosciuto Jikan, da quel momento la sua vita era stata stravolta, in bene e in male. Purtroppo però stava aumentando il male. Il ragazzo era trascinato da Hikari, che correva più che poteva verso il pullman che stava per chiudere le porte. Ormai non c'era più tempo però, i due erano a un passo dall'entrare nel pullman ma le porte si chiusero e il mezzo partì. Nemmeno quando l'autista vide la ragazza con le braccia in aria implorandogli di fermarsi l'autobus si fermò.
«andremo a piedi allora.» disse convinta Hikari con il fiatone, riprendendo Kasai per il polso e iniziando a correre nella direzione del pullman che ormai stava sparendo dalla loro vista.
«prima fermata: cimitero. Andiamo a recuperare Shiori!»

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