Capitolo 2
Aeroporto, è così che si chiama questo posto, dentro ci sono un sacco di persone tutte diverso con zaini e valigie appresso, gli umani usano gli aerei per viaggiare via cielo, noi demoni possiamo diventare ombre e le ombre possono viaggiare ad una velocità di quasi 300 chilometri orari, ovviamente ciò richiede una certa dose di energia e non si può mantenere una velocità tale troppo a lungo o il nostro corpo collasserebbe, come se si sovraccaricasse in pratica. Per questo sto seguendo la mia giovane vittima sull'aggeggio volante, una volta che il velivolo sarà partito potrò tornare in forma semi-umana e sperare di trovare un posto, non posso restare un'ombra per tanto ora che possiedo il corpo di un umano, ci sarebbero danni gravi ad aspettarmi.
Seguo Kyo mentre sale la scala che porta all'interno dell'aereo, ispeziona il numero sul foglietto che tiene in mano e si siede di fianco ad un tipo che dorme profondamente nonostante il volo non sia ancora nemmeno partito. Umani.
Sono ancora un'ombra, aspetto pazientemente nel bagno finché non sento una voce dire "Gentili passeggeri potete slacciarvi le cinture, vi auguriamo un buon volo." la frase viene ripetuta tre volte, probabilmente in altre lingue. Dopo qualche minuto esco cautamente dal bagno in forma umana, uso il cappuccio della felpa per coprirmi le orecchie e nascondere gli occhi per quanto possibile, mi guardo intorno e noto che ci sono addirittura due posti liberi, il primo è di fianco ad una donna con un bambino rumoroso in braccio, odio i bambini. Il secondo è di fianco alla mia vittima, come già detto non sopporto i bambini quindi sono costretto a sedermi di fianco a Kyo che subito mi squadra da testa a piedi, perché gli umani devono fare cose del genere? Non poteva semplicemente ignorarmi?
"Questo è il tuo posto?" Mi chiede parlando moooolto lentamente, chissà che lingua sta parlando ora.
"Sì, lo è." Rispondo girando appena la testa, a mia volta squadro la ragazza notando che indossa una maglia larga nera con sotto una camicia dal colletto bianco, dei jeans beige ed un cappello dello stesso colore, guardando meglio vedo che davanti ai piedi tiene una borsa marrone e posso immaginare che dentro abbia il cellulare, tutti i ragazzini ne hanno uno
"Perché non ti ho visto salire? Pensavo che questo posto fosse vuoto." Replica lei tenendomi gli occhi addosso, mi sto già innervosendo.
"Avevo sbagliato posto e me ne sono accorto dopo." Invento tornando a guardare di fronte a me, Kyo sussurra qualcosa, credo stia parlando da sola e non provo nemmeno ad ascoltarla, appoggio la schiena contro al sedile e chiudo gli occhi rilassandomi per circa 3 secondi prima che la ragazza castana di fianco a me riattacchi a parlare.
"E dove sta andando un ragazzo giapponese che sembra uscito da un cestino dei rifiuti su un aereo per Londra?" Mi chiede lei senza però voltarsi nella mia direzione, evito di risponderle richiudendo gli occhi, la tattica funziona e dopo qualche secondo riesco addirittura ad addormentarmi, mi piacciono gli aerei.
"Coso, svegliati, stiamo atterrando." Atte che? Ma dove sono? Di chi è questa voce odiosa? Apro gli occhi lentamente, di fronte a me c'è qualcosa di blu mi pare, vedo tutto sfocato, prima che possa voltarmi sento di nuovo quella voce.
"Ti sono caduti questi mentre dormivi." Di colpo la sagoma sfocata di una mano mi appare davanti, tiene degli occhiali... ma sono miei? E poi chi è questa? Ad ogni modo prendo gli occhiali e me li metto, non vedo più sfocato, com'è possibile? Mi volto verso la voce che mi ha parlato fino ad ora e di colpo mi ricordo tutto, pensavo di averlo sognato... i demoni non sognano... però...
"Stai... bene? Sembri un po' strano." Commenta la ragazza castana allacciandosi la cintura come stato comunicato dall'altoparlante, la copio risistemando i capelli ed il cappuccio prima di rispondere.
"Sto bene, solo un po' di sonnolenza." Mi limito a dire.
Pochi secondi dopo inizio a sentire il cambio di pressione, è segno che stiamo atterrando, mi si tappano le orecchie, è una strana sensazione, specialmente dato che è la prima volta che mi succede. Mi guardo intorno vedendo bambini che piangono e persone terrorizzate che si aggrappano ai braccieri come se la loro vita dipendesse da quello, ridicoli. Io mi rilasso fino a quando le ruote non strisciano contro l'asfalto facendomi sobbalzare leggermente dal sedile, una volta sceso dall'aereo torno sotto forma di ombra ed esco dall'aeroporto aspettando di veder spuntare Kyo da un momento all'altro, non so dove si trovi questa sua zia ma di certo non mi metto a cercarla.
"Zia? Sono atterrata, dove sei?" Ush, è la voce della mia vittima, la vedo appoggiarsi al muro esterno dell'edificio, tiene il cellulare all'orecchio, e dalla sua frase so che parla con sua zia.
"Va bene, va bene, ti aspetto allora." Chiude la chiamata e trascina il dito sullo schermo del cellulare, ogni tanto vedo che cambia espressione, da allegra a triste, poi di nuovo allegra e di nuovo triste, lunatica mi dicevano. Per fortuna a fermare questo continuo cambio di emozioni ci pensa una donna dai capelli biondi cenere tagliati a caschetto, si avvicina a Kyo e le appoggia la mano sulla spalla facendola indietreggiare prima di notare la figura di fronte a lei.
"Zia!" Kyo salta praticamente in braccio alla donna che, essendo solo pochi centimetri più alta, quasi perde l'equilibrio, purtroppo non cadono, sarebbe stato divertente.
"Kiki, scusa il ritardo, lo sai com'è Abbie, ci ha messo tanto a vestirsi, voleva impressionarti sai?" Entrambe iniziano a camminare per il parcheggio così le seguo ascoltando la loro conversazione, anche se non è molto interessante in realtà.
"E perché vuole impressionarmi?"
"Non ne ho idea, forse crede di non piacerti o cose simili."
"Se piace a te piace anche a me." La donna mette la mano sulla spalla della ragazza abbracciandola di nuovo, perché ogni scusa è buona per abbracciarsi? Non lo capisco.
"Ed eccoci alla nostra carrozza." Annuncia la zia di Kyo indicando un auto grigia, la ragazzina si mette sul sedile posteriore, di fianco al guidatore si trova una donna con i capelli biondi raccolti in una treccia, che sia la 'Abbie' di cui parlavano. Prima che l'auto parta mi infilo nel bagagliaio dato che non ricordo l'indirizzo a cui stanno andando, come già detto, non ho finito di leggere il rapporto.
"Abbie! La zia mi ha detto che è colpa tua se ho dovuto aspettare." Mi sporgo per poter vedere la strada di fronte mentre continuo ad ascoltare la noiosa conversazione.
"Jacki!" Esclama la donna bionda dando un pugno innocuo alla guidatrice, ossia la zia di Kyo, alias, Jacki a quanto pare.
"Oh andiamo, è la verità 'come mi sta questo?' 'pensi che le starò simpatica?' 'oh forse devo stirarmi i capelli' Nemmeno al nostro primo appuntamento ti eri stirata i capelli." Si giustifica Jacki mentre noto lo sguardo allegro- fin troppo allegro- di Kyo.
"A...ascolta Kyo, non devi sentire quello che dice tua zia, vuole mettermi in imbarazzo." Dice la bionda voltandosi all'indietro per guardare la ragazza sul sedile posteriore. La donna ha gli occhi nocciola truccati con del... massssscara... mi pare sia mascara quello che usano sulle ciglia.
"Non devi preoccuparti zia Abbie, mi stai simpatica." Dopo la frase di Kyo crolla il silenzio e, probabilmente per rendere il tutto meno imbarazzante, Jacki accende la radio su una stazione di musica jazz, l'unica cosa buona che gli umani abbiano creato probabilmente.
Mi godo il viaggio, preferisco di gran lunga l'aggeggio volante ma anche la macchina non è male tutto sommato.
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