La coperta.
L'amicizia tra Jean e Marco era davvero speciale per il primo.
Non perché Marco fosse una persona particolare, anzi, era esattamente per il contrario: lui era una persona semplice e affabile, che trattava Jean in modo normale facendolo però sentire speciale.
Il fatto che fossero amici però non cambiava una cosa: la copertina di Jean rimaneva off-limits.
Quel pezzo di stoffa, che possedeva da che ne aveva memoria, era una parte importantissima di lui, indispensabile.
Per questo non la mostrava a nessuno, conservandola sotto il suo letto e stringendola durante la notte.
Un giorno che Marco si era avvicinato alla copertina, Jean era subito scattato spingendolo via.
L'occhiataccia che gli mandò, mostrando i denti e gonfiando le narici, fece spaventate il bambino che scappò subito al piano di sotto.
Jean, da sopra, sentì una porta sbattere e vide Marco correre lontano da casa sua.
Aveva perso un amico.
Sentendo le lacrime pizzicargli gli occhi, si accucciò sotto il letto stringendo al petto il pezzo di stoffa.
Iniziando a singhiozzare, Jean si diede dello stupido da solo.
<<Stupido! Stupido! Stupido!>>il suo mantra andò avanti per circa due ore.
A causa del suo pessimo carattere aveva appena perso il suo primo vero amico.
E per cosa?
Per una coperta.
Per la gelosia che provava per quella coperta che, tra l'altro, non si ricordava da dove fosse arrivata.
Strofinò il naso contro il tessuto morbido inspirando a pieni polmoni il profumo dolce emanato dal pezzo di stoffa.
Provò una grande rabbia quando pensò che a causa di quella coperta aveva perso Marco.
Vedere l'amico correre via e sentire poi la porta sbattere gli aveva fatto male.
Jean pensava che qualcosa di speciale li legasse, li tenesse uniti.
E lui aveva distrutto quel legame ancora bambino come loro, ancora in fasce anzi.
Continuò a piangere sotto il suo letto, come faceva ogni giorno quando veniva preso di mira dagli altri mocciosi del villaggio.
Marco lo aveva salvato.
E lui lo aveva respinto non lasciandogli toccare la sua stupida coperta.
Si addormentò tra le lacrime, aspettando con impazienza il giorno dopo.
Voleva scusarsi con Marco.
Voleva aprirsi definitivamente con lui.
La mattina, appena aperta la porta, si trovò davanti proprio lui con in mano...una lampada.
Marco lo guardò tutto contento, entrando senza neanche chiedere il permesso.
Salirono in camera del piccolo Kirstein e Marco parlò.
<<Questa,>> indicò la lampada:<< me l'ha regalata il mio papà. Io mi diverto ad usarla nel bosco. Faccio finta di essere un esploratore che si imbatte nei mostri che risiedono nell'oscurità>>
Marco continuò a parlare entusiasta mentre Jean lo ascoltava affascinato.
Quello, pensò Jean, doveva essere il modo di Marco per mostrargli fiducia.
Deglutì mentre lui continuava a blaterare tutto contento.
Scese dal letto e prese la copertina avvolgendovi entrambi.
<<Se sei tu Marco,>> iniziò stringendo la stoffa morbida:<<Allora questa possiamo anche usarla in due>>
Marco...ho freddo, Marco.
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