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Ferita.

<<Ug...ug...Buaaaahh>> gridò Jean mentre la madre disinfettava l'ennesima escoriazione sulla sua pelle.

Coma faceva a farsi male così spesso quel ragazzino?

La donna gli diede uno scappellotto e lo rimproverò:<<Se fossi più prudente ora non staresti qui a rompermi i timpani!>>

Poi si alzò, prese le bende e se ne andò.

Marco, lì affianco, osservava la scena tra il divertito e il preoccupato.

Il suo migliore amico si era arrampicato su di un albero ed era caduto, ferendosi ad una gamba e iniziando a piangere.

Lui se lo era caricato in spalla e lo aveva portato a casa, consegnandolo alle "amorevoli" cure della madre.

Il giorno dopo, la donna andò in città per comprare alcune cose, raccomandando al figlio di non cacciarsi nei guai.

Lui, ovviamente, non la ascoltò.

<<Jeeeeeeaaan>> si lagnò il bambino con le lentiggini aggrappato al ramo dell'albero.
<<Marco, non fare la femminuccia!>> gli rispose l'altro in cima al pino.
<<Ma...e se poi cadi e ti fai male di nuovo?>> domandò artigliando il ramo.
<<Non importa, io sono un vero uomo!>>

<<Ma se ieri ti sei pure messo a piangere!>>

Jean non lo ascoltò e continuò la sua scalata mentre Marco continuava a chiamarlo:<<Jeeeean>>

Jean afferrò un ramo che si spezzò e finì a terra, mentre Marco si precipitava per aiutarlo.

La ferita del giorno prima si era riaperta, allargandosi ancora di più.

Jean, preso dal panico, iniziò a piangere mentre Marco soffiava sulla ferita, non sapendo che altro fare.

A fatica gli fece mettere un braccio attorno al suo collo e lo trascinò fino a casa sua.

Facendolo sedere su una sedia prese quello che la madre di Jean aveva usato il giorno prima, tamponando il taglio con dell'ovatta e medicando alla bell e meglio la ferita.

Usando metri e metri di garza la coprì, non prima di soffiarci sopra di nuovo.

Jean, però, continuava a piangere:<< Marcooo fa male>> si lagnava senza sosta.

Il giovane Bodt, allora, decise di dare un bacio sulla ferita di Jean, ora coperta dalle bende.

Il piccolo Kirstein smise di piangere mentre Marco arrossiva fino alla punta delle orecchie.

<<Grazie sniff>> disse tirando sù con il naso.

<<Non ho bisogno che mi medichi! È solo un graffio!>>

<<Jean, siediti, ora>> ordinò Marco con in mano disinfettante e bende.

Lui obbedì, spogliandosi e mostrando il petto, mentre Marco deglutiva e arrossiva.

Doveva medicargli la spalla e distogliere l'attenzione da quei pettorali, ora.

Poteva farcela.

Riempiendo un batuffolo di ovatta di disinfettante iniziò a tamponare la ferita alla spalla dell'amico.

Jean strinse i denti, vientandosi di versare anche solo una lacrima.

La ferita faceva più male di quanto si aspettasse, bruciava incredibilmente, ma doveva tenere duro se voleva diventare un vero soldato.

Marco si accorse che Jean stava soffrendo e parlò:<<Ti ricordi? Anche da piccolo mi toccava medicarti ogni volta che ti facevi male>> ridacchiò e la sua risata fece sentire Jean più leggero.

<<Già. Ero solo io a farmi male, poiché tu non eri abbastanza uomo da arrampicarti sull'albero>> gli fece notare orgoglioso.

<<Io ero più prudente, sapevo che poi mi sarebbe toccato aiutarti e cercavo di rimanere illeso>> gli rispose lui a tono.

Jean sbuffò mentre il dolore aumentava ma non alla spalla, bensì sul ginocchio.

Quando diavolo si era fatto male lì?

Marco finì di medicarlo e ripose tutti gli oggetti al loro posto.

Jean, però, ancora non si alzava.

<<Jean?>>

<<Tu vai io ti raggiungo tra poco>> disse toccandosi nervosamente il ginocchio ferito.

<<Jean?>> Marco alzò un sopracciglio, avvicinandosi all'amico.

Jean serrò i pugni mentre il sangue andava a macchiare il tessuto dei pantaloni.

Bruciava, faceva male, faceva venire da piangere.

Marco sospirò, rassegnato, e riprese la garza e il disinfettante.

<<Spogliati>> ordinò risedendosi.

Jean eseguì mostrando il ginocchio tartassato e mordendosi il labbro inferiore.

Marco ci soffiò sopra, come quando erano bambini, e fece ciò che doveva fare.

Un paio di lacrime scesero dagli occhi di Jean mentre il disinfettante entrava a contatto con il suo ginocchio.

Ora la ferita era medicata e avvolta dalla garza ma faceva comunque male.

<<Fa male Marco>> gli disse come quando erano piccoli e Marco, come sempre, gli dimostrò tutto il suo infinito affetto.

Si chinò sulla ferita, lasciandovi un bacio leggero e sorridendo, poi scompigliò i capelli di Jean.

<<Su, fai l'uomo>> lo incoraggiò:<<Non piangere>>

Jean tirò sù con il naso come quando erano piccoli e rispose al sorrise.

Il bacio di Marco faceva più effetto di quello di sua mamma.

Marco...fa male Marco. Il sangue continua ad uscire Marco.
Perché non sei qui Marco?

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