𝔓𝔯𝔬𝔩𝔬𝔤𝔬
La stanza era asettica.
Pareti bianche, un lettino bianco al centro di tutto, provette e macchinari strani facevano uno strano rumore.
Era steso da quelle che sembravano due ore, ma lì tutto era immobile, ed era faticoso persino capire che giorno fosse.
Aveva addosso il solito camice bianco che gli copriva le gambe lunghe, gli faceva rimanere scoperto il petto nudo, mentre i polsi e le caviglie erano bloccate da grandi e forti cinghie nere.
Gli faceva male tutto, le ossa era come se si stessero per spezzare sotto i suoi occhi verdi e le tempie erano ridotte a poltiglia.
Era un dolore lontano, di chi ormai lo sentiva ogni giorno, non era come le prime volte cioè una vera tortura, ora era solo terribilmente famigliare.
Il silenzio non era più così tanto doloroso per le orecchie, era come un mostro che aspettava il
momento giusto per ucciderti.
La cosiddetta calma prima della tempesta.
Riconosceva ogni cosa di quella stanza, come della sua cella, un buco nero con un pagliericcio come letto.
Stava osservando una crepa proprio sopra di lui, percorreva tutto il soffitto e lo aveva visto partecipe delle innumerevoli visite, che faceva in quella stanza.
Tamburellava con le dita che erano coperte da spessi guanti neri, lungo il bordo del lettino, non era nervosismo il suo, era solo un modo per passare il tempo.
Sentì in lontananza una porta aprirsi e richiudersi delicatamente dietro di se.
Più figure tutte vestite con abiti anch'essi bianchi e con una mascherina a coprirgli quasi tutto il volto, impedendogli di scorgere anche solo un particolare dei loro volti, si avvicinarono a lui.
Non dissero niente.
Come sempre d'altronde, nessuno parlava o faceva domande e lui non ne faceva a loro.
Era un circolo continuo di silenzio, dolore e domande con nessuna risposta.
Chiuse gli occhi sentendo solo con l'udito i corpi, che si muovevano silenziosi di quelli che venivano chiamati i dottori del terrore, che di terrore ora a lui non facevano più.
Era pronto all'ennesimo dolore, ma questa volta non avrebbe urlato, non avrebbe dato loro la soddisfazione di pensare che era debole e che potevano piegarlo.
Non lo avrebbe mai fatto.
Mai.
Sentiva già le macchine accendersi e iniziare a fare quel rumore spettrale, che era abituato a sentire.
Un forte boato si sentì tutto attorno e aprii gli occhi di scatto, non capendo da dove provenisse il rumore.
Era diventato tutto buio e nonostante avesse una buona vista, riusciva a distinguere solo il riflesso della sua ombra, sulla parete di fianco a se.
I dottori corsero fuori dalla stanza, lasciando le siringhe sui piattini d'argento, per vedere che cosa fosse successo.
Capitava spesso che andasse qualcosa in cortocircuito, ma tornava sempre tutto alla normalità in pochi minuti.
Appoggiò la testa pesantemente dietro di se e sospirò aspettando, che la luce delle lampade al neon si illuminasse di nuovo sopra di lui.
Tutto fu veloce.
Delle mani veloci e precise sciolsero le cinghie di cuoio, che aveva alle caviglie e ai polsi stando stranamente ben attento a non toccargli la pelle, lasciandolo per una volta in undici anni, libero.
Libero di camminare senza pesanti catene alle caviglie.
Libero di muovere i polsi, sentirli liberi e senza la pressione del cuoio.
Libero di sentire la forza infondergli calore al corpo, che era freddo come il marmo.
Si tolse i guanti neri che gli avevano intorpidito le dita, si alzò di scatto dal lettino e in quell'istante gli giró la testa.
Si dovette aggrappare alla prima cosa, che gli era capitata a tiro.
Non era una cosa.
Era una persona.
Chi lo stava salvando? E perché?
<<Scappa e non voltarti indietro, hai capito?>> disse una voce maschile irriconoscibile davanti a lui.
Era buio e questo non gli permetteva di vederlo, se non di toccarlo fisicamente.
Tutto si fermò.
I piedi erano incollati dove era e le labbra gli erano improvvisamente diventate secche, staccó le mani da lui come se avesse preso la scossa con occhi sgranati.
L'ombra davanti a lui non si mosse, ma corse via davanti alla porta della stanza per monitorare la situazione.
Si riscosse e per la prima volta dopo giorni o forse mesi proferì parola.
<<Tu...non...>>
Non riuscì a unire la frase sconnessa, che la figura lo spinse in una porta secondaria dove avrebbe potuto scappare, così stava spiegando velocemente.
<<Sbrigati o quello che avrò fatto sarà stato inutile. Rifugiati nella foresta, lì troverai aiuto. Ah tieni questo...>>
Detto ciò l'uomo sparì.
Per un istante fu tentato di seguirlo e chiedergli chi fosse, perché lo avesse salvato, ma si costrinse a correre più veloce che poteva con la giacca che gli aveva appena dato tra le mani, nonostante il dolore ora lancinante alle gambe.
Spinse la porta e si ritrovò fuori in un cielo senza stelle, il freddo dell'inverno lo aveva punto sulla pelle come aghi.
Si mise il giacchetto, che lo tenne caldo per quello che bastava e le prime gocce iniziarono a bagnare il terreno e a fendere l'aria.
Corse trascinandosi il più lontano possibile da lì.
La pioggia si era trasformata in un temporale e ora i fulmini illuminavano lo spazio intorno a lui.
C'erano solo alberi e erba ovunque.
Niente che lo aiutasse.
Poi una...casa fatta di legno si alzò davanti a lui come un miraggio.
C'era una figura davanti al portone e stava chiamando il suo nome da lontano, come se lo conoscesse.
Si accasciò a pochi passi dalla casa esausto e vide con la cosa dell'occhio delle mani pronte a toccarlo e aiutarlo.
<<NO!>> urlò alzandosi di scatto e vedendo davanti a se una donna spaventata quanto lui.
<<Voglio aiutarti Ethan, fidati di me>> la voce della donna era gentile e il sorriso che gli fece era confortante.
Nonostante tutto però lui era rigido come un albero e la guardava con occhi spalancati.
Sapeva chi era, nessuno lo sapeva da anni, Ethan era morto da anni.
<<Non devi toccarmi hai capito?>> disse con una tale determinazione da spiazzare anche se stesso.
Non chiese nulla sorprendentemente sul fatto che conoscesse il suo nome, troppo stanco per fare domande senza risposta come sempre.
<<Non lo farò, ma entra ora>>
Era bagnato fradicio e stava tremando dal freddo, aveva le labbra viola e gli occhi sgranati per la tensione.
Entró velocemente e in poco tempo si ritrovò sotto delle coperte al caldo, rannicchiato contro il muro dietro di lui.
La donna era sparita a preparargli qualcosa di caldo e lui ora stava tremando sempre di più, ma non per il freddo.
Con la foga del momento non ci aveva più pensato, ma ora il ricordo tornó a essere vivido in lui.
L'uomo misterioso, l'ombra che lo aveva salvato dalla morte e da altre torture era...
Strinse gli occhi e si appoggiò le mani sulle spalle come per abbracciarsi da solo.
Non era possibile.
<<Non è morto...non l'ho ucciso>>
E con quella consapevolezza scivoló in un sonno senza sogni.
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Ciao a tutti biscottini! 😘🍪
Mi chiamo Serena e finalmente dopo una vita ho deciso di iniziare a scrivere una storia.
Non so cosa ne uscirà fuori, ma dato che scrivere e leggere sono la mia passione, ci provo!! 💪🏻
Spero vi sia piaciuto il prologo e presto inizierò a illustrarvi la storia capitolo dopo capitolo 🙈
#sisalvichipuó
Detto ciò buonanotte (dato che è l'1:30) e al prossimo capitolo 🌸
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