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ℭ𝔞𝔭𝔦𝔱𝔬𝔩𝔬 4

Dolore.

Non sapeva bene da dove provenisse, ma si sentiva a pezzi, come se un treno le fosse appena passato sopra.

Aveva gli occhi chiusi e anche se avesse voluto aprirli non ci riusciva, le palpebre erano troppo pesanti da alzare.

Sentiva dei passi.

Troppi.

Intorno a lei delle mani che la toccavano e la analizzavano.

Non lo sapeva con certezza, ma se lo sentiva, aveva delle ventose ovunque e solo ora si era accorta di essere immobilizzata da qualcosa.

Cinghie forse.

La sua mente era un turbine di domande e il suo cuore batteva troppo forte per la paura.

La paura di non sapere perché la sua mente era sveglia, ma il suo corpo era immobile, come se fosse morta.

La paura di sentire quel dolore straziante che aveva già sentito addosso, ma che non si ricordava come fosse possibile.

La paura di non svegliarsi mai e di essere rinchiusa nella sua mente per sempre.

Poi una luce e una voce che le diceva di svegliarsi, che sarebbe andato tutto bene, che doveva essere forte.

Aprii gli occhi e vide tutto bianco, un bianco accecante, che le fece male alla vista.

In fondo una figura, alta e snella, con una voce gentile, era un'ombra che si stava espandendo verso di lei.

Sempre più vicina.

Non sapeva se era una donna o un uomo, ma era a casa, si sentiva bene e al suo posto.

Si scordò persino di essere incatenata e dolorante, per qualche istante.

Sorrise e una lacrima le solcò il volto senza un vero motivo, che lasciò solo la scia bagnata dietro di se.

La figura si trasformò in un mostro, con gli occhi ricoperti di un rosso sangue e gli artigli iniziarono a graffiarle la pelle, come a voler gliela strappare via.

Poi tutto tornò buio e si sentì i polmoni in fiamme, era senza fiato.

Urlò.

Dalla sua bocca però non uscì suono e cadde nell'oscurità più totale.

Si svegliò di soprassalto trattenendo le urla e con delle gocce di sudore a solcarle la fronte.

Per un istante non riuscì a capire dove fosse, per la troppa luce nella stanza, poi si rilassò visibilmente.

Era a casa, nel suo letto e era pomeriggio inoltrato.

Aveva fatto l'ennesimo incubo, lo stesso che faceva ormai da mesi.

Si sedette piano, prima di scendere dal letto le venne un capogiro e si dovette tenere la testa con le mani, per non cadere in avanti.

Una guancia era umida, segno che aveva pianto nel sonno.

Come sempre d'altronde.

La asciugò via con rabbia.

Solo ora i ricordi la sovrastarono come un uragano e strinse forte i pugni sui capelli biondi e spettinati.

Quella stronza di Samantha, aveva architettato tutto fin dall'inizio.

Non voleva fare numero alla festa, ma voleva solo renderla ridicola davanti a tutta la scuola.

Era caduta in piscina e era affogata, aveva perso i sensi e poi il buio più totale.

Si fece una doccia fredda per lavare via tutta la vergogna e la rabbia, che aveva in quel momento, ma anche per togliersi di dosso quella puzza di cloro, che persisteva sulla sua pelle.

Scese in cucina che erano le 15:00 passate e non trovò nessuno.

Ian sicuramente era al lavoro, come sempre.

Jackson probabilmente era a scuola o da qualche parte a leggere un buon libro.

Non era andata a scuola e da una parte si sentiva sollevata, ma la paura di doverci rimettere piede l'indomani, la faceva solo arrabbiare.

Non aveva paura di vedere sguardi divertiti per quella notte, di essere derisa o presa in giro.

Ci sarebbe passata sopra, come sempre d'altronde, perché a lei non fregava niente di quello che la gente poteva pensare di lei.

Aveva paura di cosa avrebbe potuto fare, una volta vista la causa di tutti i suoi problemi in quei mesi.

Era una persona impacciata e goffa, ma non era timida e le cose te le diceva sempre in faccia.

Doveva solo beccare Samantha e solo Dio sapeva che cosa le avrebbe fatto.

Era stata sorpresa più di una volta a menare qualcuno che le aveva dato fastidio, a lei o a suo fratello.

Femmina o maschio per lei non faceva differenza.

L'aspetto inganna.

L'avevano sospesa, ma a lei non importava.

Il rispetto lo portava a chi le dava rispetto, per lei funzionava così.

Samantha per ora se la era sempre vista bene, perché non le aveva mai fatto perdere la pazienza, ma questa volta era la fine per lei.

Aprì il frigo e si versò un succo di frutta all'arancia, uno dei suoi preferiti, per poi sedersi in salotto.

Si stava chiedendo già da un po' chi l'avesse salvata dal morire, sicuramente era stato suo fratello, nessuno l'avrebbe aiutata.

Nessuno sarebbe mai andato contro Samantha.

Sentì delle chiavi fuori dalla porta di casa , che più che casa era una villa, che la fecero distogliere dai suoi pensieri e comparve Ian con una valigetta nera nella mano sinistra, come il suo completo elegante.

La guardò un attimo immobile, per poi togliersi la giacca nera e posizionarla elegantemente sul porta abiti di fianco all'entrata.

"Come stai?" chiese lui riportando i suoi occhi ghiaccio su di lei.

Come se gli importasse.

"Meglio...un po' stordita e dolorante, ma bene" disse dando un sorso al suo succo, per poi portarsi un cuscino sulle gambe accavallate davanti a se, come per proteggersi.

"Chiama Jackson, dobbiamo parlare"

Il dobbiamo parlare di Ian, era sempre una brutta cosa.

O ti metteva in punizione per una vita, oppure dovevi sgobbare per lui ancora il doppio di quanto già non facevi.

"Perché Jack è qui?" chiese lei sorpresa, non aveva sentito volare neanche una mosca poco prima.

"Qualcuno ha detto il mio nome?"

E ecco che dalle scale, che portavano al piano di sopra, comparve Jackson in tuta da casa.

Pantaloni grigio topo e una maglietta bianca con una scritta nera sopra, un po' sbiadita dal tempo.

Era scalzo e i capelli erano scompigliati, come se non se li fosse neanche sistemati quando si era alzato.

"Ma tu eri in casa?" chiese Chloe sorpresa nel non averlo sentito.

"E dove dovrei essere? La scuola finisce alle 13:30, lo dovresti sapere...non è che dormire quasi un giorno intero ti ha fatto male?" disse lui vedendo subito dopo Ian ancora sulla soglia, immobile e con uno sguardo di fuoco.

In silenzio quest'ultimo andò in cucina, prese un calice e ci versò un po' di vino bianco, quello che beveva sempre.

Jackson si andò a sedere nel frattempo vicino a Chloe, che gli aveva dato in mano il bicchiere di succo di arancia.

"A parte gli scherzi, come stai?"

"Sto bene Jack! Me la sono sempre cavata no? Non è la prima volta che mi fanno uno scherzo del genere, non è una novità"

"Invece questa volta è diverso" disse con voce atona e più bassa.

"Perché dovrebbe essere diverso? Sono viva e vegeta e gli ho dato quello che volevano, divertimento. Io sono il fenomeno da baraccone della scuola, ma aspetta che vedo Samantha e si pentirà di tutto"

"Tu non farai proprio niente. La cosa che dovete fare adesso è dirmi cosa vi è saltato in mente" era stata la voce di Ian a parlare dietro alle loro spalle.

Si sedette di fronte a loro, su una poltrona enorme color rosso accesso.

"Sai già tutta la storia" disse Jackson appoggiando il bicchiere, che gli stava già tremando tra le mani.

Prese dalla tasca della tuta le sue cuffie e iniziò ad arrotolarle tra le dita, era un modo per stare calmo e disperdere la tensione.

"Invece non so niente! Sapevo che non dovevo mandarvi, siete dei bambini che si fanno mettere i piedi in testa da una ragazzina viziata. Le feste...non mi sono mai piaciute per questo, sono pericolose" disse assaggiando il liquido chiaro, che galleggiava sul calice di cristallo, per umettarsi le labbra secche.

"Non sapevamo che sarebbe successo. Sono qui? Tanto basta. Me la vedo io con Samantha" disse Chloe stringendo forte il cuscino, che aveva tra le mani davanti a se.

"Prova a fare altri casini e non ti metto in punizione per un mese, ma per un anno, capito? Me la vedo io con i suoi genitori a tempo debito...se la vedranno in tribunale"

"Tribunale?" era stato Jack a parlare titubante.

"Per questo devo sapere che cosa è successo esattamente, per avere delle prove"

"Non serve il tribunale Ian, solo un bel pugno in faccia, che fa sempre passare tutto"

Chloe era ben felice poterglielo stampare in pieno volto e già stava sognando il modo giusto e più doloroso per farlo.

"Vuoi altre sospensioni per caso? Non vi ho presi per fare altri casini"

"E per cosa ci hai presi? Per essere le tue cameriere,donne delle pulizie,facchine e lavandaie?"

Ian strinse leggermente il bicchiere, che aveva tra le mani.

"Non ti conviene scherzare con me ragazzina, se non vi avessi presi con me, stareste ancora a marcire in quel lurido istituto..ringraziami che fai meglio"

Certo ringraziarti...come se fosse tanto diverso da lì.

"Cosa vuoi sapere?" tagliò corto Jack che ora aveva sospirato, per poi guardare lo zio con una sicurezza che non aveva.

"Segui l'esempio di tuo fratello Chloe, lui è più maturo di te" e dopo quella frecciatina prese un foglio e una penna da dentro la sua valigia enorme, iniziando a scrivere.

"Come è successo?"

"Mi hanno spinta in piscina, mentre stavo giocando a uno stupido gioco dei cuori colorati"

"Cuori colorati? Va beh...poi?" chiese insistentemente Ian.

"Poi? Perché c'è un poi? Mi hanno buttata in acqua, ho perso i sensi perché sono annegata e mi hanno tirata fuori"

"Ti ho tirata fuori per la precisione" intervenne Jack e per un attimo lo vide assente, come perso nei suoi pensieri.

"Non hai visto chi sia stato a tirartici dentro?" chiese mentre continuava ad annotare cose a caso.

"A meno che non abbia dietro la schiena due paia di occhi...direi di no" disse lei molto sarcasticamente.

Ian lasciò perdere il suo tono per passare a Jackson.

"Tu invece? Dimmi la tua versione"

"Sono arrivato che lei era già in acqua, mi sono buttato e l'ho rianimata...poi l'ho portata a casa" disse diventando bianco in volto, era stato uno shock per lui vedere la sorella in quello stato e il ricordo ancora vivo nella sua mente lo devastava.

"Aspetta...dov'eri se non eri con lei?" chiese Ian alzando la voce come se si fosse arrabbiato, ma una strana ruga gli comparve sulla fronte, segno che era troppo impegnato a capire.

"Stavo parlando con un ragazzo...mh...Etna si chiamava...no scusa Ethan"

"E chi sarebbe questo Ethan?"

"Un amico di Chloe, già si conoscevano, diciamo che è il ragazzo di Samantha"

"Non ci conoscevamo, mi ha parlato solo una volta" disse lei come se si dovesse difendere per qualcosa.

"Pensi che sapesse quello che voleva fare la ragazzina viziata e ti abbia distratto per lasciarla agire?"

"Ci ho pensato e infatti parlerò con lui"

"Fallo e fammi sapere che ti dice, potrebbe c'entrare qualcosa"

"Ah lui può parlare con Ethan e io no con Samantha?" chiese Chloe sconvolta.

"Tu è meglio se non parli proprio con lei" disse Ian accavallando una gamba e appoggiando la penna sopra il foglio, che aveva ripiegato con cura e messo via.

"Ma stiamo facendo tutto questo per una caduta in piscina? Seriamente?"

"Potrebbe essere tentato omicidio Chlo"

"Jack ma daiiii! Ti vedi troppi film"

"Tuo fratello non ha tutti i torti" constatò Ian alla fine.

"Perché avrebbe voluto uccidermi? Voleva solo farmi uno scherzo per rendermi in ridicolo ed è finito male, punto"

Ian lì non proferì parola, forse per la prima volta dopo anni da quando lo conosceva, stava davvero parlando e riflettendo con loro come uno zio o un parente dovrebbe fare.

"Rimaniamo così, Jackson quando parli con lui vieni a riferirmi la conversazione" e non ci furono proteste perché andò dritto nel suo studio, prendendo tutte le sue cose.

"Non è giusto..."

Chloe si era alzata dispiaciuta perché non poteva tirare un pugno in faccia a Samantha e stava andando in cucina a lavare il bicchiere.

"Chlo.."

"Dimmi Jack"

Si fermò prima di entrare in cucina per guardarlo in faccia.

"Questa volta lo scherzo era diverso.."

"Non capisco"

Lui deglutì e lo notò anche Chloe.

Pronunciò le ultime parole in un sussurro.

"Questa volta eri morta"

____________

Il giorno dopo...

Aveva passato il giorno precedente a cercare di non pensare alla notte della festa, quando sua sorella gli era quasi morta davanti.

Era stato uno shock per lui, lei non se ne rendeva conto, alla fine dopo essere stata spinta non si era ricordata un granché.

Lui però aveva assistito alla scena, l'aveva salvata, aveva visto i volti cerei di chi prima rideva e poi aveva smesso terrorizzato.

L'aveva vista tra la vita e la morte, aveva sentito il suo battito e...non c'era.

Poi era successo il miracolo o almeno era quello che si diceva fosse successo quella notte.

Qualcuno doveva aver voluto bene a Chloe nell'aldilà, perché non sarebbe dovuta essere lì a raccontarlo come niente fosse.

Era seduto sullo sgabello dell'aula di scienze e non aveva quasi ascoltato una parola, di quello che il prof aveva spiegato.

Per quasi tutte le ore aveva scribacchiato su dei fogli bianchi senza voglia, aveva risposto a qualche domanda in modo tranquillo e annoiato, perché lui era troppo intelligente su quasi ogni cosa/materia.

Alla fine delle ore normali di scuola si era preparato per uscire e tornare a casa.

Chloe non era tornata a scuola, sarebbe rientrata il giorno dopo, ancora era debole anche se non voleva darlo a vedere.

Ethan era poco distante da lui, stava camminando sulla strada che portava alla fermata dell'autobus.

Aveva la sua solita aria da duro e sicuro di se, non si era accorto che lo stava seguendo o era quello che pensava.

"Vuoi seguirmi ancora per molto o mi dici cosa vuoi?" si era girato sorprendendolo e lo stava guardando impaziente di andarsene o almeno quella era l'impressione che dava.

"Invece di fare lo spaccone, smettila di dire stronzate e affrontami da uomo. Che cosa avevi intenzione di fare?"

"Non capisco...ah scusami, che cafone...come sta tua sorella? Quando l'hai portata via non aveva una bella cera. Mi dispiace per quello che le è successo!" lo disse e in quel momento sembrava sincero, ma Jackson non ci vedeva già più dalla rabbia.

"Smettila di far finta che ti importi di lei, non è così o mi avresti aiutato a salvarla. Sei rimasto a fissarla come tutti gli altri..lo sapevi vero?"

"Sapevo cosa? Non ti ho aiutato perché ero sconvolto come tutti gli altri e non sapevo che fare"

"E io? Pensi che sapevo che cosa fare? Che ero pronto a vedere mia sorella così? Sapevi che Samantha aveva intenzione di buttarla nella piscina e mi hai trattenuto per quello...la storia di diventare mio amico e delle confidenze che mi hai fatto erano solo un trucco"

"Ti giuro che non sapevo niente e infatti ci ho parlato con lei e le ho detto che quando vede Chloe deve chiederle scusa"

Ethan era calmo, forse troppo e questo stava facendo imbestialire Jackson ancora di più.

"Ah certo ora sei il paladino della giustizia! La parola scusa sistema tutto vero? Mia sorella stava per morirci e scusa dovrebbe bastare?"

"Ascoltami Jackson...so che non mi credi, che pensi che sono un traditore e che sono dalla sua parte. Non è così! Mi sono sentito uno stupido, quando ho capito che aveva manipolato anche me, senza che io me ne accorgessi. È lei che mi corre dietro non viceversa e farò di tutto per farmi perdonare per averti fatto pensare il contrario" sembrava sincero e la rabbia di Jackson sembrò svaporare.

"Se è davvero così dimostrami che sbaglio..."

"Ti dimostrerò che sbagli, fidati"

"Non mi fido di qualcuno da troppo tempo e non lo farò con te"

"Ti voglio dire una cosa... una cosa che penso anche tu ci abbia fatto caso, ma che non hai davvero capito"

Ora Jackson si fece attento, guardandolo negli occhi verdi.

"Quando hai toccato il polso di Chloe...sentivi qualcosa?"

Prima di rispondere ci pensò qualche secondo, poi si decise a parlare.

"No...niente" lo disse con una tale sincerità che lo spiazzò.

Il giorno prima quando le disse che quella sera in piscina, davanti a tutti era morta , lei alzò le spalle scuotendo la testa.

Non ci credeva, diceva che era soltanto stata la sua mente a farglielo pensare per la tensione della situazione, ma sapeva benissimo che non era così.

"Lo sai vero che sarebbe dovuta morire no? Era stata troppo tempo sott'acqua da poter sopravvivere, i suoi polmoni erano collassati"

Le venne la pelle d'oca e dovette umettarsi le labbra, perché all'improvviso il cuore gli stava battendo fortissimo nella gabbia toracica.

"Forse non ci è stata poi così tanto tempo, esistono i miracoli"

"Io non credo nei miracoli Jackson, credo nella scienza e tua sorella ora sarebbe dovuta essere dentro una bara"

"La smetti? Ho capito che doveva morire, ma a me che mi importa? È viva, sta bene e questo è l'importante...tutto il resto è insignificante per me"

"Dovrebbe importarti invece...non credi che sia più di una semplice fortuna?"

Jackson non riusciva a capire, che cosa poteva esserci più della fortuna?

"Pensala come ti pare, vado a casa"

Girò sui tacchi e stava per iniziarsi a incamminare verso casa, quando la sua voce lo richiamò.

"Jackson! Non ascoltare la mente che pensa in modo razionale, ascolta il tuo cuore. Sai che quello che ho detto è vero..non mentire a te stesso"

___________

Era stata tutto il giorno stesa a letto, a studiare, a leggere, ascoltando la musica o solo guardando il soffitto.

Un giorno di scuola forse era meno noioso di stare a casa con Ian, che non era stato silenzioso, di più.

Si era rinchiuso nel suo studio e non era più uscito.

Non si stupiva alla fine era normale, tutta la sua vita era un continuo ciclo di noia e solitudine.

Stava guardando fuori dalla finestra di camera sua, quando vide comparire Jackson da dietro la porta.

"Allora? Parlato con mister simpaticone?" chiese guardandolo e scendendo dalla veranda, su cui era seduta.

"Si, mi ha solo detto che non sapeva nulla e ha chiesto come stavi" disse in tono vago, omettendo la verità.

"Carino da parte sua, chissà come mai non gli credo"

"Sembrava sincero...comunque devo andare a dirlo a Ian, sai non voglio avere problemi con lui"

"Ha detto solo questo? Sicuro?"

Chloe lo conosca troppo bene e ogni segnale
di allarme lo captava subito, ma questa volta Jackson sembrò convincente.

"Ovvio perché dovrei mentirti!"

"Vai ti aspetto di sotto" disse sorridendogli, vedendo sparire suo fratello nello studio di Ian.

Si faceva sempre troppi problemi inutili e infatti si stese sul divano, nel silenzio della casa.

Proprio nel momento in cui si stava per addormentare, cosa che non riusciva a fare bene da qualche notte, ecco un messaggio che le arrivò sul telefono.

Lo prese e vide un numero, che non aveva salvato.

"Ciao Chloe, sono Ethan. Mi sono preso la briga di chiedere il tuo numero in giro per sapere come stavi. Sappi che se hai bisogno io ci sono. Riprenditi un bacio 😘"

Cosa? Un bacio? E quella faccina? Ma davvero aveva preso la briga di chiedere il suo numero e poi a chi?

Gli rispose in fretta e furia arrabbiata con lui.

"Cancella il mio numero SUBITO. Sto bene e grazie per il finto interessamento ! Se scopro che l'hai ancora memorizzato ti rompo il telefono in mille pezzi e te li faccio mangiare 👋😜"

Chloe non era molto gentile anche se l'aspetto poteva ingannare e molto, era più uno scaricatore di porto in versione femminile.

Il messaggio arrivò subito.

"Calma acidella 🤣 , se esci puoi rompermi il telefono anche adesso perché non cancellerò il tuo numero 🖕"

Cooosaaaa?? Ma seriamente stiamo scherzando?

Ancora acidella la chiamava, ma allora era un vizio.

Chloe alla vista del ditaccio ci rimase di sasso sgranando gli occhi, ma la cosa più strana e che la sorprese, fu che era davvero davanti casa sua.

Si mise le ciabatte nere con il pelo davanti e uscì socchiudendosi la porta alle spalle.

Lo vide subito, appoggiato al muretto dall'altra parte della strada.

Aveva una giacca nera di pelle, una maglietta bianca bucata e dei jeans strappati alle ginocchia neri.

I capelli erano un groviglio spettinato che viravano sul castano chiaro, aveva un accenno di barba e gli occhi erano più verdi che mai.

"Come fai a sapere dove abito?" fu la prima cosa che le venne in mente di dire, non volendo farsi vedere sorpresa.

"Ho seguito Jackson, volevo vedere come stavi" e fece uno dei suoi sorrisi, ma Chloe non ci cascava.

"Sto bene come puoi vedere, grazie per l'interessamento! Non dovresti pedinare le persone è stalking. Puoi andare ora"

"Oh oh oh...non sono uno stalker...come siamo acid..."

"Si sono acidella lo so, ma non mi stai simpatico"

Rise a quelle parole, stupito di come lo aveva detto così senza pensarci due volte.

"Ah no? Sto sempre simpatico a tutti io...beh vuol dire che con te dovrò impegnarmi di più"

"Impegnarti di più per fare cosa?"

"Beh per farti cambiare idea, ci riuscirò"

"Ne sei sicuro? Io credo che hai già perso" disse facendo anche lei un sorriso di sfida.

Lui simpatico? Doveva prima crollare il mondo, per far sì che lo pensasse soltanto.

"È una scommessa? Ci sto! E ti dirò di più, sarai tu a dirlo un giorno e quel giorno sarò pronto a dire che hai perso"

"Ti fai troppi film mentali, non succederà mai"

"Mai è un tempo troppo lungo per poterlo dire cara mia"

Non disse nulla, ma la scommessa ormai era aperta e sapeva che avrebbe vinto lei, lui non sarebbe mai entrato nella sua vita e non sarebbe mai stato simpatico.

"Come hai avuto il mio numero?" chiese incrociando le braccia al petto.

"Samantha, volevo che ti scrivesse per chiederti delle scuse, ma deve farlo di persona, per cui ne ho approfittato per scriverti io"

"Samantha ? Come fa ad avere il mio numero?...ah si il gruppo della classe" disse sbattendosi una mano in fronte.

"Non aveva il diritto di dartelo, è una cosa privata e se io non voglio che tu ce
l'abbia?"

"Rompimi il telefono no? Hai detto che lo facevi se non lo cancellavo e io non ho intenzione di farlo" disse porgendole il telefono con un sorriso dolce e ingenuo.

"Perché mai dovresti volere il mio numero nella tua rubrica?"

"Così posso scriverti senza dover aspettare di parlarti a scuola"

Rise.

Questa era davvero bella.

"La smetti?"

"Di fare cosa?"

"Di provarci spudoratamente con me! Non mi piaci Ethan, quindi girami alla larga"

"Ma cosa hai capito! Dato che sei brava in scienze molto più di me e io sono bravo in matematica molto più di te, potevamo chiederci consigli su qualche compito. Non sei il mio tipo Chloe tranquilla"

Ma per fortuna.

"Va bene tieniti il mio numero, ma prova a rompermi e ti rompo davvero il telefono"

"Giuro che ti scrivo solo se necessario" disse lui alzando le mani al cielo in segno di resa.

"Perché i guanti? Hai paura di screpolarti le manine da fatina?" disse notandoli neri e lucidi.

"Tutti questa domanda? Sono un ragazzo che ha la fobia dei germi e che ama i guanti, qualche problema?" disse indicandoli e alzando gli occhi al cielo

"No no, mi chiedevo dove li compri, mi piacerebbe comprarne un paio anche io"

"Davvero?" chiese lui alzando un sopracciglio incredulo.

"Ma no scemo. Odio i guanti perché mi sudano le mani, puoi tenerteli tutti!" disse ridendo perché davvero vedere la sua faccia imbronciata e arrabbiata era il top.

"Divertente! Dai ora vado. Ci vediamo domani a scuola?"

"Mh non lo so, lo scoprirai!" e detto ciò lo salutò con la mano alzata rientrando in casa.

Jackson era appena uscito dall'ufficio di Ian e aveva un punto interrogativo in testa.

"Perché hai quelle ciabatte?"

"Ah pensavo mi chiedessi perché ero uscita"

"Anche...perché sei uscita?" chiese lui scendendo le scale e sedendosi sul divano.

"C'era Ethan poco fa qui fuori, voleva vedere come stavo e mi ha un po' molestata" disse tranquillamente cercando di non ridere sedendosi di fianco al fratello.

"Molestata? Ethan sotto casa nostra? Ma come..."

"Ti ha pedinato, tutto normale tranquillo. Ha il mio numero, glielo ha dato Samantha e ora mi molesterà a vita, che devo fare?" chiese scoppiando a ridere.

"Ma la smetti di prendermi in giro?" disse lui imbronciato.

"È troppo divertente! No ok basta. Comunque com'è andata con Ian?"

"Ha detto che parlerà con dei suoi colleghi e vedrà il da farsi, io non voglio saperne niente" disse tirandosi indietro.

"Jack..." chiese lei ora in tono serio.

"Dimmi"

"Grazie"

"Per cosa scusami?" chiese non capendo.

"Per avermi salvata l'altra notte...sarei morta se non ci fossi stato tu"

"Non è vero...sei una ragazza forte, anche tu hai contribuito a salvarti"

"No! Sei tu che mi hai salvata e sono in debito con te" disse sorridendogli, per poi appoggiare la testa sulla sua spalla.

"Non c'è Jack senza Chloe e non c'è Chloe senza Jack ricordi?" chiese lui chiudendo gli occhi e buttando la testa all'indietro.

"Si. Per sempre."
_______________________________

Ciao a tutti! 💋

Ecco il quarto capitolo, spero vi piaccia 🌸

Cosa ne pensate di Ethan? È sincero o è tutta una finta?

Ian ci tiene a Chloe e Jack? E che cosa ha intenzione di fare?

Chloe picchierà Samantha oppure no? -io spero di sì e voi?- 🤣😅

Li vedete Ethan e Chloe insieme? Mi fanno morire 🙈

Che cosa ne pensate di quello che Ethan dice a Jackson riguardo che Chloe sarebbe dovuta morire, perché la scienza parla chiaro?

Buona lettura e al prossimo capitolo 😍

Baci 💜

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