Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

ᴘʀᴏᴛᴇᴄᴛɪᴏɴ

Questo mondo è tremendamente crudele.
È questa la triste realtà che mi fu violentemente sbattuta in faccia alla giovane età di diciassette anni.
Ora, a distanza di sette anni, sono venuta a fargli visita, non posso scappare dal passato per sempre.
Oggi sarebbe stato il suo compleanno, sono andata a portargli dei fiori; delle semplici rose gialle, dello stesso colore dei suoi bizzarri capelli.
L'avevo notate subito, probabilmente ancora prima di vedere gli altri fiori più sfarzosi e appariscenti. Quando, poi, il fioraio mi disse il significato di quel grazioso fiore non ho potuto far altro che prenderla: gioia, giovialità ed amicizia. Non potetti pensare ad un fiore che più potesse rispecchiarlo.

Guardare il suo viso sorridente di allora mi fa star male eppure non riesco a smettere di osservarlo, quel sorriso è stato fatto appositamente per essere amato e questo mondo ce ne ha privato troppo presto.
Un velo di tristezza mi annebbia la vista, oscurando tutto ciò che mi circonda mentre mi focalizzo sulla sua foto, è l'unica cosa che la mia vista riesce a mettere a fuoco.

Sento gli occhi inumidirsi e farsi lucidi mentre cerco di cacciare indietro le lacrime, fa così maledettamente male. Come se qualcuno avesse strappato via un pezzo del mio cuore e avesse iniziato a calpestarlo, stringerlo, squarciarlo, fargli del male in ogni maniera possibile ed immaginabile.

Il suo sorriso, mi è sempre piaciuto quel dannato sorriso, così genuino e quasi sempre presente sul suo viso da idiota.
Riusciva sempre a farmi ridere, specialmente quando perdeva il controllo della sua unicità.
Sentendo le guance umide passo una manica della mia maglietta sopra la zona bagnandomi leggermente l'indumento. Avevo iniziato a piangere senza neanche accorgermene.

Dopo aver preso un respiro profondo, nel vano tentativo di calmarmi, poso i fiori su quella lastra così gelida, totalmente contrastante al suo calore, mi manca.
Osservando la sua foto una moltitudine di ricordi cerca ostinatamente di sovrastare la mia lucidità, non voglio pensarci, non voglio rivivere quei momenti.

Sangue, il suo sorriso, la presa della sua mano che abbandona la mia.
Non voglio...non voglio ricordare ancora...non voglio rivivere quel giorno ancora una volta.
Tutta colpa di quel dannato giorno di novembre...

"Perché non vuoi ascoltarmi?"

"Semplice, perché sei un'idiota."

La ragazza sorrise vittoriosa, lasciando il ragazzo dalla bizzarra acconciatura in mezzo al corridoio.
Appena si accertò che la fanciulla fosse effettivamente entrata in classe, ghignò.

"Le ragazze difficili sono quelle che preferisco"

A risvegliarlo dai suoi pensieri fu una violente collisione. Qualcuno lo aveva spintonato con la propria spalla.
Non ci mise molto a capire chi fosse dal grugnito che il soggetto emise.

"Oi Bakugou!"

Il biondo sorrise furbamente al proprio compagno. O forse avrebbe dovuto chiamarlo amico?
Il ragazzo esplosivo era piuttosto difficile da comprendere.

"Ah, faccia da pirla, sei tu."

Kaminari fece una buffa pokerface che fece ridacchiare Kirishima che, dopo averli salutati, li aveva raggiunti poggiando il braccio sulla spalla di Bakugou.

"Forza, dobbiamo entrare in classe prima che arrivi il professore Aizawa."

Il rosso si avviò in classe, trascinando di conseguenza Bakugou che, borbottando qualche imprecazione, lo seguì.

<Si sono completamente dimenticati di me.>
Il ragazzo elettrico sospirò entrando in classe, non essendo pronto ad affrontare una noiosissima lezione.
Andò a sedersi al proprio banco, non prima di aver lanciato un'occhiata fugace a Jirou. Trovando quest'ultima già intenta a guardarlo. La ragazza distolse immediatamente lo sguardo verso Momo, facendo finta di avere una conversazione con lei.
Sorridendo ulteriormente il ragazzo si posizionò al proprio posto.
Tenne il ghigno ancora per un po', almeno fino a quando il professore non entrò in classe annunciando quello che uno studente non vorrebbe mai sentire.

"Bene ragazzi. Oggi faremo un test a sorpresa. Ormai siete al secondo anno, dovete darvi da fare."

Il biondo sbiancò totalmente, lanciando uno sguardo alla sua amica Ashido. La trovò a fissare il docente, con le orbite completamente fuori dagli occhi e la bocca spalancata.

Erano fregati.

Passata la lezione i vari alunni si confrontarono sulle risposte date.
Denki si avvicinò alla sua amica rosata.

"Allora...Com'è andata?"
La ragazza si girò raggiante verso di lui.
"Sono riuscita a rispondere a ben tre domande! Ti rendi conto? Tre!"
La ragazza fece il segno della vittoria, saltellando allegra.
Il ragazzo spalancò gli occhi, porgendole il palmo della mano.

"Grandissima! Batti il cinque!"

Allegramente festeggiarono per la loro piccola vittoria quando un certo ragazzo dagli occhi eterocromatici intervenì.

"Avete notato che erano dieci domande, vero?"

I due ragazzi si fermarono di colpo, guardando storto il proprio compagno.

"No, ti sbagli. Io avevo segnato solo cinque domande sul mio figlio!"

"Ecco...c'erano domande su entrambi i lati"
Accennò timidamente Midoriya.

Inutile dire che entrambi iniziarono a deprimersi.
Una risata fece svegliare Kaminari dal proprio stato di trans.
La sua risata.

"Sei proprio un'idiota Kaminari!"

Il ragazzo borbottò qualche frase prima di uscire dall'aula. Essendo suonata la campanella dell'ultima ora.

~~~~~~~~~~~~
Il giovane si risvegliò nell'infermeria della scuola. Come c'era arrivato lì? E, soprattutto, perché era lì?
Cercò di alzarsi, rinunciando subito dopo aver sentito una dolorosa fitta alle tempie.
Si guardò attorno, notando solo in seguito di non essere l'unica persona presente in quella stanza.
Jirou Kyoka era al suo capezzale con la mano stretta alla sua e le braccia incrociate su cui la sua testa riposava. Stava dormendo.
Il ragazzo sorrise leggermente, poggiando la mano sulla testa della giovane accarezzandola piano.
Sorrise nel sonno e Kaminari giurò di non aver mai visto sorriso più bello.
Portò una mano sul petto sentendo il battito accelerato.
Cosa gli stava succedendo?

"Kaminari?"
Sentendosi chiamare si girò verso la ragazza. Trovandola seduta ben composta, intenta a stropicciarsi un occhio.

"Ti sei svegliato finalmente."

Subito gli occhi d'ambra di lui si posarono su quelli scuri di lei.

"Cos'è successo?"

"Sei svenuto in mezzo al corridoio mentre uscivi dalla scuola. Carenza di zuccheri. In effetti non ti ho visto in mensa. Perché non hai mangiato?"

Il ragazzo sollevò le sopracciglia sorridendo furbamente.

"Ti stai per caso preoccupando per me?"

Avvicinò leggermente il proprio viso a quello della sua interlocutrice.
Quest'ultima arrossì, iniziando ad attorcigliare gli spinotti delle proprie orecchie intorno al suo indice.

"Sei pur sempre un mio compagno di classe. Per quanto idiota tu possa essere."

Il ragazzo annuì allontanando leggermente il viso da quello di lei, che tirò un lieve sospiro di sollievo.

"Comunque avresti dovuto vederti! Sei caduto come una pera cotta in mezzo a tutti!" La ragazza iniziò a ridere, tenendosi lo stomaco per le troppe risate.

Un'espressione da ebete, simile a quella di quando utilizzava il proprio Quirk, apparse sul viso pallido del giovane facendo ridere ancora di più la fanciulla.

<Non oso immaginare la figura che ho fatto. Merda. E se ci fosse stata qualche bella ragazza?>
L'occhio gli cadde su Kyoka, intenta ad asciugarsi le lacrime. Beh, una era presente.
Subito spalancò gli occhi e arrossì lievemente ripensando a quest'ultima frase.
<Sto per caso delirando?>

La mano della giovane andò a posarsi sulla sua fronte.

"Non è che ti sta venendo la febbre? Sei tutto rosso. Sarebbe un problema se ti venisse, come faccio poi a capire se stai delirando per l'elevata temperatura o se stai parlando normalmente?"

La ragazza si morse il labbro inferiore notando lo sguardo perso del compagno.
Stupido d'un Kaminari.
Perché non se ne accorgeva?
Kyoka sospirò, allontanandosi dal ragazzo ed alzandosi.

"Ora è meglio che vada."

Il polso di Jiro fu bloccato dalla ferrea presa del biondo che, con sguardo chino, la teneva bloccata. I capelli, leggermente lunghi, conferivano ai suoi occhi ambrati un'insolita serietà facendo leggermente preoccupare la ragazza.
Dov'era finito il solito e sorridente Kaminari Denki che conosceva?

"Prima che tu vada devo testare una cosa"
Il ragazzo si alzò dal proprio lettino, rischiando quasi di cadere, avvicinandosi alla giovane.

"O-Oi cosa vuoi fare idiota?"

Non rispose, poggiando la mano sulla guancia di lei. Tutto quello che voleva in quel momento era poggiare le proprie labbra su quelle della compagnia.
E così fece.
Fu un bacio dolce, innocente. Quasi fosse un semplice sfiorarsi di labbra, un timido contatto.
Una volta separati il silenzio regnò nella stanza. Il ragazzo poggiò la propria fronte su quella della ragazza che, rossa in viso, era rimasta senza parole.

"Proprio come pensavo"
Il ragazzo sussurrò queste parole, sorridendo leggermente.
"Mi piaci Jiro"

Gli occhi di lei iniziarono a brillare mentre, con il viso totalmente in fiamme, affondò la testa sul petto del giovane.
"Sei un'idiota"
Un leggero sorriso nacque sul volto di Kyoka mentre respirava il profumo di Denki.

Il ragazzo elettrico ridacchiò.
"Beh, potrei essere il tuo idiota se accettassi di essere la mia ragazza."

La ragazza poggiò il mento sul suo busto possente, guardandolo negli occhi.

"E se poi mi contagiassi con la tua stupidità?"

Il giovane fece un piccolo broncio per poi fare la linguaccia.

"Tanto lo so che ti piaccio anche per questo!"

La ragazza arrossì colpendo alla testa il compagno.
Dopo un paio di minuti entrò nell'infermeria Recovery Girl che, dopo gli ultimi accertamenti, fece uscire i due giovani.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Erano passati circa sette mesi da quel giorno. I compagni di classe rimasero piuttosto sorpresi alla scoperta della loro relazione anche se, la maggior parte se lo aspettava.

Quel giorno le strade erano poco affollate, giusto le ultime persone che tornavano da un'estenuante giornata lavorativa.
Denki, quasi timidamente, intrecciò le proprie dita con quelle della ragazza.
La sua ragazza.
Quest'ultima affondò il viso nella sua sciarpa, cercando di riscaldarsi in qualche modo e per coprire il rossore che non l'aveva abbandonata neanche per un istante.
Kaminari circondò con il braccio le spalle di lei, lanciando un'occhiata torva a un uomo che continuava a guardarli, mentre con le braccia incrociate postava vicino al recinto di una casa.
Giubbotto completamente nero, esattamente come il resto dei suoi indumenti, barba incolta marrone, labbra socchiuse in un ghigno, naso piccolo e occhi neri come la pece. I capelli erano coperti da un cappello a borsalino, sempre nero.
Il suo sguardo era puntato in quello del giovane che, quasi come fosse un riflesso incondizionato, strinse più a sè la ragazza, accelerando il passo.

"Kyoka, dobbiamo muoverci in fretta."

Il ragazzo sembrava preoccupato, non riusciva a distogliere gli occhi da quelli  del losco individuo.

"Che succede?"

Se solo gli avesse dato retta senza fare domande.

"Quel tizio ci sta fissando da un bel po' ormai. Se non ci sbrighiamo potrebbe darci qualche rogna."

Strinse la presa sulle loro mani.
Jiro si guardò intorno, alla ricerca dell'uomo misterioso. Quando i loro sguardi si incrociarono, brividi di terrore le attraversarono la schiena.
Era la stessa sensazione avuta durante l'incidente della USJ, non prometteva nulla di buono.
L'uomo, sghignazzando, iniziò a camminare nella loro direzione per poi accelerare il passo.
La peluria iniziò a crescere mentre delle zanne iniziarono a fuoriuscire dalle labbra carnose, che stavano iniziando a ricoprirsi di peli.
Le unghie si allungarono e si irrigidirono, diventando dei veri e propri artigli. Da uomo mingherlino qual'era diventò più robusto, fino a rompere la giacchetta che portava. Il cappello cadde a terra, mostrando completamente il suo sguardo, precedentemente parzialmente coperto dall indumento caduto sulla stradina.
Era lo sguardo di un folle, di qualcuno assetato di sangue.
Passò la lingua sul labbro inferiore, alternando lo sguardo sui due giovani che avevano iniziato a correre. Con voce roca chiamò due uomini che successivamente uscirono da una stradina secondaria.
Il primo, ad occhio il più giovane, aveva una semplice salopette nera. Dei folti capelli neri e due profondi occhi verdi, uno di questi era più opaco, quasi fosse fatto di vetro, ed era attraversato da una lunga cicatrice che tagliava addirittura il sopracciglio. Allungava le braccia prendendo con le mani i lampioni per poi tornare indietro e darsi la spinta ad andare avanti. Una macabra risata fuoriusciva dalle sue sottili labbra: era un ragazzo di gomma.
Mentre l'altro ragazzo aveva dei jeans logori e neri con una maglietta altrettanto rovinata e grigia. Era completamente pelato, dei tatuaggi ricoprivano la pelatura e la maggior parte del viso. I profondi occhi neri erano contornati di pesanti occhiaie. Correva con un espressione scocciata, a tratti annoiata.

"Dobbiamo assolutamente contattare dei pro hero! Sono dei villan troppo potenti per noi!"
Il ragazzo era riuscito a riconoscere quei tre criminali. Erano da poco entrati sotto i proiettori ma avevano già causato innumerevoli danni. Ed erano molto, troppo potenti. In più i loro Quirk erano in grado di annullare le loro abilità.
Il ragazzo di gomma con l'elettricità, mentre l'altro ragazzo con l'insonorizzazione poteva annullare i suoni dei battiti del cuore di Kyoka.
In parole povere, erano fottuti.
In più c'era il loro capo, dotato di una forza straordinaria e di quegli artigli mortali.

"Ci metteranno troppo ad arrivare. Dobbiamo intervenire!"

"Ma non capisci? Potrebbero farci del male! Potrebbero ferirti e io non sarei in grado di fare niente! Voglio solo proteggerti!"

Una mano afferrò con forza il polpaccio del giovane, facendolo sbattere violentemente al suolo.
La ragazza si fermò qualche secondo dopo, notando il ragazzo a terra con il naso sanguinante e la mano del criminale di gomma a tenergli la gamba mentre, velocemente, si avvicinava a loro.
Subito corse dal compagno, aiutandolo ad alzarsi e mettendosi in posizione di combattimento. Kaminari si asciugò il rivolo di sangue che gli stava colando lungo il mento, imitando Jiro.
Il braccio del ragazzo di gomma tornò al proprietario che imprecò per l'attrito del colpo.
La giovane iniziò freneticamente a guardarsi attorno scorgendo, dopo qualche secondo, una donna affacciata alla finestra. Era completamente paralizzata dalla paura ma la giovane poté notare lo sguardo preoccupato della signora.

"Chiami i pro hero! Questa è un'emergenza!"
Immediatamente della nebbia viola apparve nelle mani della sconosciuta e, una volta disperso il fumo, un telefono apparve sulle sue mani.
La vide agitare le braccia mentre spiegava quello che stava succedendo.
I due giovani tirarono un leggero sospiro di sollievo. Gli hero sarebbero arrivati presto.

"Dobbiamo tenerli occupati mentre aspettiamo i soccorsi"
La ragazza guardò di sottecchi il partner, notando come deglutiva nervosamente.

"Tranquilla, andrà tutto bene!"
Voltò la testa verso di lei, sorridendole ed alzando il pollice in su.
La fanciulla sorrise leggermente anche se il suo sguardo non riuscì a mascherare il suo timore.

"Ahahahaha sono così carini quando sono pieni di speranze! Poveri illusi."
Il ragazzo dalla cicatrice sull'occhio urlò codeste parole mentre, con una spinta finale, si fermò davanti ai due sorridendo sghembo.
L'altro ragazzo lo raggiunse, guardandolo male e borbottando un "Dovresti fare meno rumore. Sei fastidioso." per poi mettersi le mani in tasca.
Dietro di loro l'appariscente gigante peloso stanziava immobile, senza dire una parola e ghignando.

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Non si sa quanto tempo passò quando la ragazza iniziò a sentire le proprio gambe tremare per il troppo sforzo. Aveva la sensazione che i polmoni le stessero per esplodere nella cassa toracica, ogni respiro era doloroso, si sentiva ardere dall'interno. Un lungo taglio le attraversava la fronte, costringendo la giovane a doversi ripulire più volte il punto colpito per fermare il sangue che le colava davanti gli occhi, impedendole di vedere al meglio l'avversario davanti a lei.
Doveva ammettere per la prima volta in due anni che Kaminari aveva ragione. Gli avversari erano troppo potenti per loro e la ragazza si ritrovò a pensare di doversi ritenere fortunata ad essere sopravvissuta fino a quel momento.
L'uomo bestia era rimasto immobile per tutta la durata del combattimento, lasciando ai suoi scagnozzi "tutto il divertimento" di massacrarli, due adolescenti contro due giovani adulti. Si stanziava in tutta la sua inumana altezza, con le braccia conserte e sorridendo, come se il nostro combattimento fosse una sorte di intrattenimento per lui, come se fosse un film da premio oscar, i suoi occhi scuri saettavano da una parte all'altra, non si perdevano alcuna mossa.
La giovane cacciò questi pensieri e si concentrò sul proprio scontro.
Cercò di prendere un grosso respiro, gemendo in seguito per il dolore al petto, probabilmente qualche osso si era inclinato e non si stava facendo problemi a ricordarlo alla proprietaria. Osservò l'uomo tatuato avvicinarsi a grande velocità nella sua direzione cercando di studiare un piano in quel piccolo lasso di tempo. Velocemente provò a collegare i propri spinotti alle ginocchia in un disperato tentativo di colpirlo, anche se tutti i suoi precedenti colpi erano stati annullati dal ragazzo. Era quasi riuscita a collegarli prima che un urlo la distrasse completamente da ciò che stava facendo.

"Kyoka attenta!"
La ragazza non fece neanche in tempo a girarsi che si ritrovò per terra. Denki l'aveva spinta via.
Velocemente girò il capo, con lo sguardo chino. Vedendo quello che non avrebbe mai voluto vedere.
Una pozza di sangue si stava espandendo con molta rapidità al suolo, dipingendo quelle grigie strade.
Lentamente alzò lo sguardo, osservando il proprio compagno, amico e fidanzato rimanere immobile in piedi, con le gambe tremanti e l'affilato artiglio del villan che fuoriusciva dal suo stomaco.
L'uomo estrasse l'arma dal corpo del giovane, facendolo cadere a terra con un tonfo. Poi, sghignazzando, si avvicinò alla ragazza che rimase immobile, tremante da capo a piedi e con gli occhi lucidi. Era bloccata. Osservava con i suoi lucenti occhi scuri il corpo del giovane che era a qualche metro da lei.
Il criminale alzò il braccio, pronto a caricare, quando delle possenti fiamme si avvicinarono ruggenti all'uomo.
Endeavor era arrivato.
Mentre l'hero numero uno combatteva contro il villan, la fanciulla si avvicinò al ragazzo che ormai, da un anno a quella parte, aveva riempito il suo cuore.

Gli prese delicatamente il busto e la testa, reggendolo con le proprie braccia, iniziando a dondolarsi leggermente.

"V-va tutto bene. A-andremo da Recovery Girl, lei potrà guarirti."
La ragazza stava piangendo ormai, calde lacrime le solcavano le guance mentre i singhiozzi la interrompevano in continuazione.

Il ragazzo sorrise poggiando la mano sulla guancia di lei, che subito fu afferrata da quest'ultima.
Provò a mantenere il sorriso ma, dopo qualche istante, lacrime di dolore e tristezza iniziarono a bagnargli le guance pallide.
"Sappiamo entrambi che lei non potrebbe fare nulla. Non voglio morire...abbiamo ancora così tante cose da fare. Me se devo farlo...sono felice di farlo per aver protetto la persona che amo. V-va bene così. Se solo mi fossi dichiarato prima avremo p-potuto passare p--Un colpo di tosse bloccò la sua frase-Più tempo insieme"

"Non dire così, idiota. D-dobbiamo tornare a casa, ci sono i tuoi genitori che ti aspettano e anche i nostri compagni."

La giovane sentiva il proprio cuore stringersi in una morsa dolorosa. Insopportabile.

"S-sono sicuro che diventerai una grandissima eroina o una fantastica cantante. T-ti amo, ti prego, non dimenticatemi."
Gli occhi gialli del giovane, sempre accesi di un allegra luce, diventarono opachi mentre la presa sulla guancia di Jiro si affievolì facendola scontrare col suolo.
Il sorriso sempre presente sul suo volto.
Il cuore della fanciulla si bloccò per qualche istante, poi iniziò ad entrare nel panico cercando di premere le mani sulla ferita sanguinante.

"No no no! Devi svegliarti! Non puoi lasciarci soli!- la sua fronte si poggiò sul petto del ragazzo a terra, non sentendone il battito- Non puoi lasciarmi sola..."
L'ultima frase fu solo un sussurro ma sembrò quasi un urlo di disperazione.

Endeavor riuscì a sconfiggere il criminale ma i due complici riuscirono a fuggire via.

Il pronto soccorso arrivò troppo tardi.
Quando i dottori controllarono il giovane la triste notizia fu confermata.
Kaminari Denki era morto in quella triste giornata di novembre.

Ai funerali del giovane tutti furono presenti. Fu una notizia improvvisa e tremenda da sopportare.
Da quel giorno la 2.A non fu più la stessa. Una delle persone che più teneva uniti i diversi compagni se n'era andata e con se aveva portato via la spensieratezza che caratterizzava la sezione.

I giorni a seguire della catastrofe furono ardui da affrontare. Entrare in classe e vedere quel posto vuoto mi lacerava il cuore, il silenzio che regnava in classe era assordante. Non parlai, non mangiai, non dormii.
Appena chiudevo gli occhi mi tornava in mente l'odore pungente del sangue, lui inerme tra le mie braccia.

A distrarmi dai miei pensieri è una presa sui miei pantaloni. Abbasso lo sguardo notando la piccola e paffutella mano di mio figlio stringere il mio capo d'abbigliamento.
Accenno un sorriso guardandolo dritto negli occhi, ambrati come quelli del padre.

"Mamma dobbiamo andare. È quasi ora di cena."

Volto l'ultima volta lo sguardo verso la lastra di marmo sorridendo leggermente.
Poi mi giro verso mio figlio.

"Hai ragione. Torniamo a casa, Denki."

-Angolo autrice-

Spero vivamente che questa One-shot vi sia piaciuta! Sono piuttosto insicura per quanto la riguarda ed è stata tra le mie bozze per più di un anno, ho approdato tante di quelle notifiche da aver perso il conto ahahah
Un ringraziamento speciale va a utente_watt_pad che ha dovuto subire tutti i miei scleri e le mie insicurezze.
Fatemi sapere se trovate qualche errore così che possa correggerlo!

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro