✽0.4 ✽
Arrivarono in un grande e alto centro commerciale al decimo piano dove trovarono un bellissimo ristorante alla cui si potevano assaggiare le prelibatezze che tanto attendevano.
La sala del ristorante era ben arredato e il colore preferito di tutto era il rosso che rappresentava la Cina.
La salata era gigantesca e i clienti occupavano tanti posti pur di mangiare in questo grande locale.
Il personale del ristorante erano tutti ben accoglienti.
Occuparono un tavolo dove si poteva ammirare tutta la città immensa.
«Cosa desiderate signorine?» chiese la cameriera vestita tradizionalmente del paese con un sorriso di benvenuto tra le labbra di un rossetto abbastanza rosso.
Yun prese subito il menù e cominciò a leggere, mentre pensa a cosa prendere.
Sun-Hi fece lo stesso.
«Allora...prendiamo un piatto di ravioli fatti di gamberi, quattro involtini di primavera, pollo alle mandorle, spaghetti di soia e maiale in agrodolce, grazie.» disse Yun; una lista lunga.
La cameriera segnalava tutto su un piccolo block notes.
«Desiderate anche il dolce?» chiese di nuovo la cameriera.
«Sì, io vorrei....come si pronuncia il numero 168?» disse Yun confusa dal nome strano, ma dall'immagine sembrava delizioso.
«Long Xu Su o pronunciato in inglese Dragon's Beard Candy.» rispose sorridente la cameriera.
«Che cos'è?» chiese di nuovo l'amica curiosa di sapere di più.
«Il nome significa "la barba del drago". Sono lunghi fili bianchi di zucchero che ricordano una barba, arrotolati attorno a un ripieno di noccioline, semi di sesamo o cocco.» rispose la cameriera.
«Ne prendo una piccola porzione, e tu Sun-Hi?»
«Io vorrei un Grass Jelly, ho sempre desiderato assaggiarlo un giorno.» disse la dolce meringa eccitata nel mangiare ciò.
«Grazie delle ordinazioni. Arriveranno tra mezz'ora all'incirca.» avvertì la cameriera prendendo il menù tra le mani delle ragazze per poi andarsene.
«Sembrano tutte delizie. Persino dai nomi sembrano buonissimi.» affermò Yun versando dell'acqua minerale in un bicchiere di vetro.
Sun-Hi concordava assai con la sua migliore amica, ma per adesso tutto ciò che le interessava era l'ammirare tutta la città nel suo splendore.
Il più grande paese e anche la più bella del mondo; stava mostrando meraviglie alla piccola meringa.
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Dopo mezz'ora precise arrivarono tutti i piatti, esclusi i dessert che arriveranno per ultimo.
Presero le bacchette e assaggiarono i ravioli ai gamberi.
«Questa è la cosa più buona che ho mai mangiato in vita mia, anche questo pollo alle mandorle e anche questi involtini di primavera e anche, anzi tutto è buono!» esclamó Yun riempiendosi di cibo.
«È tutto squisito, ma stai attenata.» avvertì all'amica, ma lei continuò a mangiare per la fame e infatti si strozzò.
La dolce meringa roteó gli occhi e le versó dell'acqua nel bicchiere.
«Te l'avevo detto...dai bevi un po' d'acqua.» le porse un bicchiere d'acqua mentre diede qualche colpetto sulla sua schiena.
«Grazie.» e bevette dell'acqua per poi sentirsi già meglio.
Trovava tutto così delizioso che per il palato era un paradiso a solo andata.
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Il Conte vagava tra i libri con cura, ma come sempre non trovò niente.
Una gran delusione.
«Perché? PERCHÉ?!» urlò il Conte dalla rabbia non avendo niente tra le mani che possa salvare sua figlia....la sua povera e dolce Sun-Hi.
Mise le mani tra i capelli per la pazzia che gli stava facendo brutti scherzi.
Ma qualcosa riuscì a farlo tornare un po' alla realtà.
«Permesso, signor Conte?» bussò alla porta la governante che entrò nell'ufficio del signore con molta cautela notando i libri sparsi sul pavimento e su altri posti in cui non dovrebbero starci.
«Avete trovato qualcosa, signor Conte?» chiese la donna quasi impaurita dalla reazione che potrebbe avere dopo questa domanda a causa della sua pazzia.
Aveva notato fin da subito che stava perdendo la ragione e il proprio controllo.
«NO!» urlò fortemente che fece spaventare la povera governante; il cuore cominciò a battere più velocemente del normale.
Si accorse di aver esagerato e di aver completamente perso la testa....era dispiaciuto....non voleva urlare contro Margherita.
Si sedette sulla solita poltrona davanti alla scrivania sfinito.
«Perdonatemi, Margherita. Non era mia intenzione urlare in quel modo.....scusatemi.» si dispiacque assai e si massaggió un po' la testa per il forte dolore che si fece spazio.
La governante lo rassicuró con un sorriso.
Improvvisamente il Conte sbatte forte sulla scrivania di legno massiccio con la mano.
Il povero cuore della donna stava avendo traumi con questi improvvisi attacchi.
«Taehyung! Quel maledetto sa come si fa!! Devo assolutamente saperlo.» era più convinto che il povero angelo ne sapeva assolutamente qualcosa.
«P-potrei incontrarlo anch'io? Sono trecento anni che non lo vedo.» chiese Margherita pregandolo con tutto il cuore; al solo pensiero del povero Taehyung intrappolato nelle celle per così lunghi anni il suo cuore si spezzava.
Il Conte guardó un attimo Margherita; era disperata, affranta e voleva assai rivedere Taehyung..... dopotutto ella se ne era preso cura come se fosse stato suo figlio.
Sospirò e annuì con la testa.
«Grazie mille, signor Conte.» fu felice per averle dato il consenso di incontrarlo.
Girò il vaso di giada aprendo un portale nascosto dietro allo scaffale dei libri.
La donna non ne sapeva niente.
Erano anni e anni che gestiva questa casa come le sue tasche e non sapeva che nascondesse una porta segreta.
Guardò con stupire ciò che aveva visto.
L'uomo prese una candela e la chiave dorata su uno dei cassetti della sua scrivania.
Scesero con delicatezza per le scale fatte di marmo ed erano alquanto scivolosi per colpa dell'umidità.
Un posto così buio e isolato fece preoccupare assai Margherita; pensava a come fosse vissuto Taehyung in questi anni.... avrà sicuramente sofferto troppo.
Doveva convincere il Conte.... assolutamente.
Si fermarono davanti alle sbarre e vedendo il povero ragazzo tutto incatenato e sfinito cominciò a piangere mettendosi una mano alla bocca.
«T-Taehyung.....Taehyung!» vedendolo ridotto così la feriva.
Il Conte aprì la cella con la solita chiave e fece entrare per prima Margherita.
«Taehyung caro....rispondimi, ti prego.» disse la donna sempre più preoccupata e sconvolta.
Sí, la colpa era del Conte se era qui, ma Margherita non era lì per riprendere l'uomo....non ne aveva diritto....e poi era anche colpa sua; non aveva mai sospettato che Taehyung potesse essere vivo e aveva vissuto tranquillamente senza accorgersi nemmeno che irrealtà lui abitava nella sua stessa abitazione in prigione.
Il ragazzo aprì gli occhi lentamente sentendo una voce familiare rombombargli nella testa e vide la donna davanti che piangeva per lui.
«Tu...chi sei?» chiese con fatica non riuscendo manco a vederla bene con i capelli che cadevano davanti agli occhi.
La donna spostò qualche ciocca dei suoi capelli biondi davanti alla visuale.
«Sono Margherita. Non ti ricordi più, Taehyung?» rispose la donna coccolando il suo viso stanco.
«M-Margherita! Sei davvero tu?» chiese il ragazzo sbarrando gli occhi, quasi a non crederci.
«Sì, Taehyung. Come stai caro?» disse la donna piangendo.
«Come lo pensi Margherita? Sono incatenato in questa cella per trecento anni, come dovrei sentirmi?» disse ridendo ironicamente.
«Mi dispiace tanto....tantissimo. Nel mio profondo del cuore non ho mai voluto che tu fossi qui, mai.» la donna non riusciva più a trattenere altre lacrime che fece uscire tutte le sue acque salate dai suoi occhi.
«Non è colpa tua.» puntò gli occhi addosso al Conte con aria indifferente come dire “la colpa é solamente tua!”
Infatti l'uomo affermò il concetto ed entró anch'esso dentro alla cella, che era diventato ormai la casa del giovane Angelo nero.
«Posso parlare un momento con Taehyung?» chiese il Conte gentilmente facendo spostare la donna da un'altra parte della cella.
«Taehyung, tu sai cosa voglio e sai bene che non ti lascerò andare facilmente.» disse l'uomo.
«Signor Conte, la prego di liberare Taehyung, se volete salvare vostra figlia dovete collaborare.» supplicò la governante pur di farlo uscire da quella maledetta prigione.
«Potrei, ma se facesse del male a mia figlia per vendicarsi? Quindi voglio avere più tempo per pensarci Margherita.»
Il ragazzo sbuffò e fece un sorriso ironico.
«Non sono come voi.» affermò il ragazzo.
«Dimmi quello che vuoi, ma io voglio sapere la salvezza per mia figlia! DIMMELO!» lo prese per il colletto in modo minaccioso...più del solito.
Sbuffò nuovamente.
«Credi veramente che io sappia tutto? Bhe ti sbagli. Non ne so nulla!» urlò contro l'uomo.
«Signore....la prego...ci pensi solo su. Taehyung potrebbe aiutarci, anche se non sa cosa si dovrebbe fare, ma sarà di aiuto. Lo faccia per la signorina Sun-Hi.» lo supplicó un'altra volta.
Il Conte lasció la presa.
«Ci penserò su.» con questo chiuse la cella e se ne andarono lasciando il giovane di nuovo in silenzio.
Margherita non voleva lasciarlo di nuovo solo, ma non poteva restare lì.
Uscirono dal passaggio segreto e il Conte chiamò sua figlia.
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Sun-Hi e Yun avevano appena finito di mangiare, compreso il dolce.
«Era da tempo che non facevo un pranzone così pieno.» affermò Yun con lo stomaco più che pieno.
Sun-Hi concordava pienamente con l'amica, mentre beve una tazza di caffè ancora fumante.
Improvvisamente la quiete fu disturbata dalla suoneria della piccola meringa.
Lesse lo schermo e vide che era suo padre.
“Sempre il solito” pensó la corvina ridendo mentalmente; sapeva che era in pensiero per ella.
«Aspetta. È mio padre.» disse a Yun per poi accettare la chiamata.
«Pronto papi?»
«Com'è andato il viaggio?»
«Ti preoccupi troppo secondo me papà, comunque il viaggio è andato a buon fine e abbiamo pranzato molto bene.» rispose la ragazza roteando gli occhi e sorridendo.
«Mangia pure quello che vuoi, se non ti bastano soldi dimmi e io te li mando.»
«Papà! Non ce ne bisogno. Adesso dobbiamo andare, a dopo papà.» e chiuse la chiamata senza dare tempo all'uomo di replicare; sapeva com'era fatto suo padre.
Pagarono il conto ed uscirono per prendere l'autobus che le porteranno alla tanta attesa la Grande Muraglia.
Quando arrivarono rimasero basite dall'imponenza della lunghissima struttura.
«Visto dal reale è più grande ed è più bello. Su andiamo Sun-Hi! Se poi non ti senti bene dimmelo così ritorniamo all'hotel per farti risposare, ok?» disse Yun.
«Sì, mamma.» rispose scherzando tenendo stretto lo zainetto di pelle nera.
Camminarono a lungo finché non si fermarono per fare un po' di sosta, sennò si moriva non solo di caldo ma anche di stanchezza.
Dieci minuti di pausa e ripresero a camminare per il lungo della struttura.
Era stancante, ma da lì vedevano tantissime cose interessanti, soprattutto la natura che li circondavano.
Dopo qualche oretta passata, sempre con l'autobus, ritornarono all'hotel e si fecero un bel bagno dopo aver sudato a causa della stancante camminata.
Dopo cioè noi fu difficile che si addormentarono in un batter d'occhio dopo aver messo la camicia da notte.
Ma sentirono rumori strani prevenire nei corridoi, questo le impedivano di dormire tranquillamente, uscirono e trovarono un uomo che picchiava una donna nel corridoio.
Sun-Hi non potè resistere che richiamò l'attenzione dell'uomo che stava picchiando una povera donna indifesa.
«Prenditela con un'altro della tua taglia, invece di una povera donna.» esclamó la ragazza con uno sguardo infastidito.
L'uomo fece una smorfia, mentre la donna aveva ancora lacrime agli occhi e il rossetto sbavato.
«E tu chi saresti ragazzina? Levati dai piedi!» le ordinò l'uomo continuando a dare schiaffi alla donna piena di lividi rossi, che diventeranno poi violacei.
«Ti ho detto di liberarla. Sei per caso sordo rozzo?!» questa volta l'uomo non la lasciò andare facilmente per averlo nominato “rozzo”.
«Adesso te la faccio vedere io ragazzina.» la spinse fino a quando non la fece cadere per terra facendola sbattere fortemente col busto....si fece molto male....poi per una ragazzina fragile come lei.
L'uomo sbuffó e riprese a picchiare la donna ormai sfinita dal dolore dei lividi che le stava procurando.
Sun-Hi, ancora per terra, cominciò a risentire dolori allucinanti al petto, battiti che si fermavano e all'improvviso acceleravano di qualche battito.
Yun se ne accorse e immediatamente si preoccupò come quella volta a scuola.
«SUN-HI!! Dove sono le pillole?» chiese Yun molto preoccupata per l'amica sdraiata per terra.
Ma non riuscì a rispondere.
Il suo viso stava assumendo un espressione addolorata.
«Sun-Hi? Ti prego....resisti.» quasi si stava per mettersi a piangere, ma non era così che si sarebbe risolto tutto.
«CHE QUALCUNO CI AIUTI!!!» urló la giovane ragazza a gran voce per far sì che tutti uscirono dalle loro stanze.
L'uomo di prima si sentì responsabile di ciò che stava passando la corvina, invece la donna, ormai mal ridotta, le dispiacque che stava male per averla difesa dalle botte dell'uomo....si sentiva troppo indebito.
Arrivarono camerieri con un dottore e una infermiera.
«Cos'è successo?» chiese il dottore inchinandosi e portando la piccola Sun-Hi su una barella.
«Ha un attacco al cuore per colpa di quell'uomo che picchiava una donna e poi se l'ha presa con la mia amica facendola cadere fortemente per terra.» indicando l'uomo che l'aveva fatta cadere.
Tutti gli altri clienti che alloggiavano in quello stesso piano puntarono con i loro occhi su l'uomo, che si grattó la nuca.
«Grazie delle informazioni. Adesso le do una pillola per gli attacchi e poi la portiamo all'ospedale.» disse il dottore portando alla svelta la povera corvina.
«Sì, dottore.» era troppo impaurita e preoccupata per la sua amica.
Intanto Sun-Hi aveva già invogliato la pillola per gli attacchi e il dolore cessò, ma non completamente.
Arrivarono nell'ospedale dove il dottore chiese di uscire alla cara Yun.
Lei annuì e eseguí ciò che aveva richiesto il più esperto in questa categoria.
Yun chiamò la signora Margherita per avvertirla.
Intanto il Conte era nella sua stanza che guardava la luna con tanti pensieri che lo frullavano in testa in modo fastidioso e continuo, ma fu disturbato da tre tocchi sulla porta.
«Entrate Margherita.» disse l'uomo sapendo di chi si trattava.
Margherita mostró il suo viso preoccupato, quasi a toccare quella di una donna disperata.
«Scusi per il disturbo, ma è un emergenza signore.» disse la donna; dagli occhi si poteva leggere che era qualcosa di grave.
«Dica pure.» disse quasi preoccupato per l'espressione della governante.
«L-la signorina Sun-Hi ha avuto un'altro attacco al cuore per colpa di un uomo che la spinta fortemente per terra. Adesso è all'ospedale, signore.» disse tutto d'un fiato, per la difficoltà di respirare normalmente a causa della bruttissima notizia.
Gli occhi dell'uomo si ingrandirono più del normale.
«Che cosa?! Come si è permesso?! E adesso come sta?» il suo volto si tinse di un'immensa preoccupazione verso la dolce figlia malata.
«Adesso la stanno controllando. La signorina Yun mi telefonerà.» strinse il suo grembiule attorno alla vita.
«Va bene. Grazie dell'informazione signora Margherita; mi avverta quando ci saranno novità.» come se la sua anima avesse già abbastanza peso da sopportare.
«Sì, signor Conte.» annuì.
«Esca pure e vada ad riposarsi.» disse l'uomo senza guardarla in faccia, per non mostrare la sua espressione disperata.
Lei annuì nuovamente e abbandonò la stanza.
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«Può entrare signorina.» avvertì il dottore alla dolce Yun che restò per tutto il tempo fuori dalla porta.
«Come sta dottore?» chiese con aria molto preoccupata.
«Signorina, deve sapere che vostra amica ha una gravissima malattia al cuore ed è impossibile curarlo, questa malattia è rara. Il cuore smetterà di battere quando la ragazza avrà all'incirca 20 anni. Lei non era al corrente?» rispose il dottore.
Credeva che quelle parole fossero solo un sogno...un bruttissimo incubo che quando i primi raggi la colpiranno si sveglierà dall'incubo, ma si siede un pizzicotto mentalmente.....era tutto vero...vero quando si prova dolore.
Le lacrime iniziarono a rigarle il volto.
Si ripeteva mentalmente che era SOLO un incubo....un bruttissimo incubo.
«S-sta dicendo sul s-serio? S-sto sognando, v-ver» ormai le sue emozioni erano incontrollabili.
Il dottore notò la sua disperazione e cercò di farla calmare, ma invano.
«Immagino che neanche la vostra amica stessa ne era al corrente.» disse il dottore.
«C-credo di sì. M-ma la prego di non dire niente alla mia amica.» pregò al dottore con le lacrime che continuavano a uscire.
«Può fidarsi, signorina.» il dottore uscì dalla stanza e Yun entrò videndo l'amica senza sensi.
«Sun-Hi...» sussurrò solo senza sapere cosa dire.
Pianse prendendo la dolce mano della cara amica malata.
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