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[ATTENTI! SE CI SONO PROBLEMI CON LA STORIA O CAPITOLI VI PREGO DI RIFERIRMELO PERCHÉ QUESTA STORIA HA AVUTO UNO STATO DI CORREZZIONE]
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Era il primo giorno di primavera e i fiori sbocciarono portando con se una fragranza dolce e profumata.
In ogni occasione Sun-Hi faceva un pic-nic con la sua amica, Lee Yun, nel prato di magnifici fiori colorati sotto una grande quercia di foglie verdastri.
Ogni momento per lei era unico e speciale.
Suo padre come al solito era nel suo ufficio a cercare una salvezza per la sua amata figlia, ma ogni volta non riusciva a trovare niente che possa aiutare.
Stanco di cercare, scese nelle celle segrete con una candela accesa in mano e con una chiave d'oro aprì una delle celle di metallo.
Vide di nuovo lo sguardo del ragazzo pieno di odio nei confronti del Conte. Aveva le braccia incatenate e altrettanto le sue gambe; aveva tutto il busto incatenato da delle grandissimi catene robuste di acciaio e anche le sue ali; era vestito tutto di nero con poco bianco presente nei suoi vestiti; ogni movimento che faceva si sentiva un tintinnio delle catene.
«È sempre un piacere rivederti mio caro Taehyung.» disse il Conte con le mani dietro la schiena e con un espressione da superiore.
«Non è altrettanto per me, Grande Conte.» rispose schifato il ragazzo con una ferita sulla guancia destra.
«Sono trecento anni che ti tengo prigioniero e non ti ho ancora ucciso. Sai il perché?» Taehyung roteò gli occhi e non disse una parola.
Non era affatto interessato....voleva solamente lasciare questo mondo che essere tenuto vivo in una gabbia per lunghissimi anni orsono.
«Hai un potere così enorme che potrebbe fare qualsiasi cosa. Dopotutto tu sei il figlio di mia sorella, e di quel stupido angelo dei cieli. Sei stato un errore tra l'amore della mia sorella e di quel lurido angelo, ma tutto sommato potresti essermi molto d'aiuto.» sfregò le sue dita e le guardò, poi rivolse lo sguardo dritto negli occhi del ragazzo; pieno di disprezzo nei confronti dell'uomo.
Non c'è che dire....erano nemici giurati.
«Allora prenditi pure questo potere! Non sono io che ho desiderato averli e né tanto meno essere nato.
Sono stato un errore a nascere in questo mondo? Allora uccidimi adesso! Uccidimi!» urlò il ragazzo che fece scontrare le sue catene, creando dei tintinnii forti.
Erano trecento anni che lui era prigioniero;
Trecento anni rinchiuso senza parlare con nessuno;
Trecento anni senza vedere la luce;
Trecento anni che desiderava morire.
Il Conte restó impassibile davanti alla rabbia dell'Angelo.
«Non potrei; mi servi ancora vivo, sennò ti avrei ucciso in questo preciso momento.
Mia figlia merita di vivere più di te, lei non merita di essere trattata in questo modo!
Ha perso sua madre e io ho perso la mia amata, ha sofferto più di me e adesso devo aiutarla, voglio curare la sua malattia a tutti i costi.» rispose il Conte tenendo ben stretti i pugni dalla tristezza.
Il ragazzo sbuffò e fece una piccola risata ironica, non credendo che una creatura venuta dall'oscurità provi sentimenti di pietà.
«Tu avresti un cuore? Ami tua figlia e tua moglie, ma non hai mai provato pietà quando hai ucciso mio padre e hai fatto anche impazzire mia madre portandola al suicidio. Sei un uomo orribile, anzi non sei un uomo, SEI UN MOSTRO! Quando tua figlia scoprirà la tua vera identità non ti amerà più.» urlò contro il Conte con tanta di quella rabbia.
"Disprezzo" era l'unico vocabolo che poteva descrivere ai minimi dettagli quello che provava Taehyung nei confronti del Grande Conte delle Tenebre.
Disprezzo totale.
«Infatti non lo scoprirà mai. É troppo piccola per sapere tutto ció....il mondo é troppo grande per lei. Sorriderà e sorriderà.» il Grande Conte prese l'orologio a mano e guardò che ore fossero, poi lo rimise nella tasca della giacca di gran classe.
«Questo è quello che pensi tu. Prima o poi la verità viene sempre a galla.» nessuna risposta da parte dell'uomo.
«Papà? Sono tornata! Dove sei?» urlò la piccola Sun-Hi dall'entrata della grandissima villa cercando disperatamente il padre.
«Sembra che la tua cara figliola sia tornata.» disse Taehyung guardando l'uomo che aveva davanti con tanti di quell'odio che quasi quasi vorrebbero accoltellarlo, se non fosse che era un inutile prigioniero.
Senza dire niente, il Conte uscì dalle celle segrete e chiuse il passaggio segreto.
E di nuovo Taehyung restò da solo.....anzi con il buio.
Si sentiva così inutile in questo momento.
Avrebbe giurato vendetta, ma si malediceva per essere prigione del suo nemico.... l'assassino dei suoi amati genitori.
Una lacrima scese dagli suoi bei occhi argenti....aveva promesso a se stesso di essere forte, ma se era così perché si era fatto catturare?
Sono trecento anni, come sempre, che pensava in continuazione di essere una cosa inutile.
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Uscì dal suo ufficio chiudendo per bene l'entrata delle celle segrete; non vorrebbe mai che sua figlia scoprisse tutto.
Uscì dal suo ufficio e si
ritrovò davanti sotto le scale la sua bellissima figlia che sorrideva; l'aveva cresciuta sotto la sua guardia e era cresciuta così bene che la sua bellezza era come una rosa appena sbocciata.
«Dove eri andato papà?» chiese la ragazza salendo su le scale per raggiungerlo per poi essere accolta tra le braccia dell'uomo.
«Stavo sistemando gli ultimi libri che stavo leggendo....È andato tutto bene la giornata Sun-Hi?» poggiò una mano con delicatezza su una sua guancia liscia e rosata.
«Come al solito; sempre bello. Ho fatto un bellissimo pic-nic con Yun.» disse la ragazza sorridendo; il suo sorriso era così contagioso che fece sorridere il padre.
Fin da piccola sorrideva e crescendo aveva accolto questa abitudine, che non tutti possono possederlo tra le brame.
«Se tu sei felice, lo sono anch'io, tesoro.» era l'unica cosa più bella e importante per il Grande Conte; solamente sua figlia.
Non avrebbe mai pensato di imparare ad amare qualcuno quanto sua moglie.
Questo sentimento lo aveva portato a cambiare persino se stesso, ma l'odio che provava per l'angelo nero era vivo e cresceva sempre di più.
«Un giorno vorrei fare un pic-nic anche con te, papà. Ci tengo.» affermò Sun-Hi facendo intenerire il cuore dell'uomo.
Ogni giorno ella lo stupiva e si domandava se veramente meritava tutte queste attenzioni da parte della meringa.
Una cosa era certa; l'avrebbe protetta a vita.
«La mia bambina é proprio cresciuta bene.» sorrise compiaciuto dalla dolcezza della fanciulla che la accarezzó la testa, arruffandole i capelli corvini.
Quest'ultima sentendosi trattata da bambina fece un espressione da finta offesa che gonfiò le guancette rosate.
Il Conte la trovava adorabile con quell'espressione; fin da piccola amava fare il finto broncio.
Al solo pensiero fece scoppiare un piccolo sorriso all'uomo.
«Questa bambina ha già diciassette anni però.» affermò la corvina.
«Certo certo, ma nel mio cuore sei sempre la mia bambina.» solo ed esclusivamente lei faceva sorridere essi.
Anche Sun-Hi si unì con il padre; sorrisero assieme.
«Ti voglio bene, papà.» abbracció con amore il proprio padre.
In questo momento si sentiva l'uomo più felice del mondo.
Si staccò dall'abbraccio e si diresse verso la sua stanzetta.
"La mia bambina..." pensó il Conte fiero del proprio lavoro...la sua dolce Sun-Hi.
«Ricordati di scendere per pranzare, tesoro.» avvertì il padre alla figlia, che era già alla porta della sua stanza.
«Sì, papà.» annuì per poi entrare nella stanza.
Si chiuse nella sua imponente stanza da signorina lussuosa.
Si avviò nel suo grandissimo balcone ad annusare l'odore dei fiori appena sbocciati.
Il sole le batteva il viso candido, illuminandola come una dea.
Sun-Hi era una ragazza molto bella, dolce e soprattutto molto gentile.
Veniva molto apprezzata da qualsiasi persona e creatura vivente.
Aveva dei bellissimi lunghi capelli neri come quello di un corvo e dei bellissimi occhi scuri come la notte.
Un vento fresco arrivò e fece danzare qualche ciocca dei suoi capelli.
Ad un certo punto qualcuno bussò alla sua porta, interrompendo i suoi pensieri sulla sua stagione preferita.
«Signorina Sun-Hi, la prego di scendere per pranzare.» era la governante della villa, la signora Margherita.
«Arrivo.» rispose per poi aprire la porta e fare un luminoso sorriso.
Seguì Margherita fino alla sala da pranzo, che era altrettanto enorme.
Si sedette vicino al padre e cominciò a pranzare, mentre il Conte la obbligò a raccontare la sua giornata....come sempre.
Adorava sentire i racconti della piccola figlia....era come un hobby, ma uno dei suoi preferiti in assoluto.
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Finito di pranzare, il Conte entrò nel suo ufficio a fare le sue solite ricerche sulla salvezza di Sun-Hi, ma era tutto invano putroppo.
Sentí tre tocchi sulla porta e si chiedeva chi fosse.
«Posso entrare, papà?» era la piccola figliola.
Non doveva sospettare nulla di niente.
Ritirò tutti i suoi libri al riguardo e diede il permesso a Sun-Hi di entrare nel suo grande ufficio; il posto in cui ci stava la maggior parte delle ore ormai.
Teneva in mano un vassoio con una tazza di porcellana, una teiera dello stesso materiale e la cosa principale di tutto che non si trovava sul vassoio...il suo sorriso.
Amava vedere quello il Conte.
«Lavori sempre, così ti ho portato del tè per rilassarti.» appoggiò il vassoio sul tavolo dove lavorava il padre, facendo attenzione a non sporcare i fogli sparsi in giro sulla scrivania.
«Grazie tesoro.» era assai contento di avere una figlia così premurosa.
Ma se lo meritava veramente?
Pensava sempre l'uomo, che quasi siamo stufi di sentirlo.
Sun-Hi versò nella tazza del tè caldo e gliela porse gentilmente al padre.
«Può anche occuparsi personalmente la signora Margherita.» disse il Conte sorridendo.
«Io voglio occuparmi personalmente del mio papino.» le sue parole fecero sorridere ancora di più il Conte.
«È cresciuta proprio bene la mia bambina.» il Conte amava molto sua figlia anche se non lo era, ma per lui era veramente sua figlia di sangue.
«Posso prendere qualche tuo libro, papà? Sono così interessanti questi romanzi che hai in biblioteca.» disse la ragazza ammirando la sua immensa collezione di libri.
«Sai le ho scritti tutti io da giovane. Prendine quante ne vuoi.» diede il permesso alla figlia di prenderli.
Come si capisce; ella amava tantissimo leggere.
«Grazie papi.» si avvicinò alla grande biblioteca dell'ufficio del padre e ne trovò uno che le piaceva, si intitolava "Angelo Corvino".
«E questo libro di che cosa parla papà?» chiese la ragazza tenendo in mano un grandissimo libro con la copertina tutta nera.
«Q-quel libro?» il padre era nervoso, perché quel libro l'aveva scritto quando aveva catturato Taehyung e ucciso i suoi genitori.....una storia veramente angosciante.
«Bhe....leggilo e lo saprai, tesoro. È una storia molto...cioè abbastanza bella.» rispose il padre un po' nervoso.
«Lo farò, sembra molto interessante. Già dal titolo lo adoro.
Prendo questo, adesso vado in camera mia a leggerlo. A dopo papà e grazie.» chiuse la porta dell'ufficio del padre e quasi corse per chiudersi in camera e leggere finalmente il libro tanto intrigante.
Si sdraiò fuori dal balcone su una sdraio sotto un ombrellone per ripararsi dal sole e cominciò a leggerlo con l'ansia in gola.
"Tutto quello che non accettavo era l'amore della mia cara sorellina con il mio peggior nemico, l'Angelo dalle piume bianche, io ero il signore delle Tenebre. Lo odiavo e non avrei mai concesso la mano della mia sorella. Ma si sposarono di nascosto e dopo 9 mesi nacque un figlio, era l'errore più colossale della storia. Aveva delle ali color corvino e degli occhi argentati, scoprì che aveva poteri immensi, grazie alla magia delle tenebre e quello degli Angeli.
Io non potei resistere a questa sciagura, uccisi l'Angelo dalle ali bianche e feci impazzire mia sorella che alla fine si suicidò. E catturai l'Angelo Corvino, rinchiuse nelle segrete sotterranee....."
Sun-Hi pensò che quel romanzo sia molto fantasioso e fantastico. Non poté resistere che continuò a leggerlo, finché non venne interrotta da qualcuno che bussava alla sua porta.....sempre quelle maledette porte.
«Signorina Sun-Hi? Potrei entrare?» era la signora Margherita.
La dolce ragazza si alzò e andò ad aprire la porta; si ritrovò la donna con un vassoio in mano.
«Merenda? Che cosa mi hai portato Margherita?» i suoi occhi si illuminarono quando vide la sua merenda.
La donna sapeva quanto amava mangiare i dolci la piccola meringa.
«Oggi vi ho portato una bella crostata ai frutti di bosco fatta in casa e una bella tazza di tè nero.» rispose la donna sorridendole e facendo venire l'acquolina in bocca alla signorina.
«Grazie Margherita. Ti adoro! Potresti poggiarlo sulla mia scrivania?» fece spazio alla governate per farla varcare da quella porta.
«Ma certo mia cara.» appoggiò il suo vassoio sulla cattedra e si girò a guardare la ragazza.
«Margherita...ma sapevi che mio papà scriveva romanzi?» chiese la ragazza sedendosi su una sedia e fece il cenno alla donna di sedersi su una delle sedie libere.
«Sì, è un uomo con molto talento. Quasi tutti i suoi romanzi parla del suo passato.» spiegò la signora.
«E conosci il romanzo che ha scritto papà, l'Angelo Corvino?» a quella domanda la signora Margherita rabbrividì, come era successo al padre.
Margherita conosceva bene il romanzo, ma non l'aveva mai letto.
«S-sì, è una storia affascinante che ovviamente non è vera.» concluse con molto nervosità.
«Lo so, non esistono gli angeli, anche se mi piacerebbe molto, o le tenebre e tutte cose sovrannaturali.» disse sorridendo come sempre.... quant'era ingenua.
«O-ovviamente. Che sciocchezze.» esclamò la governante con una risata tirata, ma Sun-Hi non si fece domande.
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Intanto il Conte continuava a lavorare, ma senza avere nessun risultato.
Voleva estrarre l'energia da Taehyung, ma come?
Non poté che respirare con tanta forza e rilassarsi per qualche minuto.
Era stanco di fare ricerche inutili, ma poi come potrà aiutare la corvina?
Come?
Ciao a tutti!
Questo è una nuova storia che ho scritto, mi sono ispirata alla canzone degli BTS "Blood Sweat and Tears". Spero che vi piaccia come primo inizio.
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