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La pioggia è consolatoria, con quel suo scrosciare malinconico, con quel suo ritmo rilassante e quella parvenza di pianto che pare esprimere lacrime che non possono essere versate.
C'è chi ha terminato le lacrime nel corso della lotta per la sopravvivenza in una crudele ed ipocrita società che condanna chi diverso, c'è chi arriva ad un punto, nei primi ventenni della vita o prima, ad aver esaurito ognuna di quelle gocce salate, ad aver prosciugato le lacrime.
C'è chi vorrebbe sfogare in cascate scroscianti di gocce amare il dolore, chi vorrebbe liberarsi da quel peso opprimente che cinge nella sua letale morsa cuore e stomaco, chi vorrebbe semplicemente essere una persona come tutte le altre, chi desidera semplicemente scoprire cosa siano le emozioni.
Per queste persone forse il cielo piange così insistentemente, per costoro sono quelle lacrime mai espresse, loro il dolore che inonda ma nessuno nota, loro solamente quella solitudine completa che loro avvolge
gelidamente.
È una solitudine che forse nemmeno il più profondo e gioioso degli amori potrebbe cancellare, un senso di differenza e distacco da chiunque altro perché chi è in questa condizione non può essere pienamente compreso dagli "altri" da chi può provare emozioni comuni, di chi prova felicità.
Perché tutti danno per scontato che queste persone dato che non piangono stanno bene, che non hanno nulla a turbarle, molte le invidiano addirittura credendo che queste stiano meglio di chiunque altro ma questo solo perché non sanno, non sanno nulla.
Perché sono così tormentati, costretti a soffrire per tutta la vita, non compresi, neppure dalle persone che dovrebbero essere loro più vicine?
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