5.1
Il corpo privo di vita fu scoperto dopo che i soldati ritornarono a sorvegliare la stanza, non avendo udito nessun respiro a lunga duratura, aprirono la stanza per assicurera sicurezza e videro il re disteso in una pozza di sangue.
Tutto era concluso con il governamento del re Gongchan.
I documenti disposti sul tavolo erano pieni di schizzi e gocce di sangue, come per mostrare le mille vite che vorranno sotrarre dal loro popolo.
Dopo che il principe ereditario fece il suo ritorno al palazzo, ne fu subito informato della tale disgrazia.
In un momento era come se fosse crollato il mondo addosso a egli. Stava perdendo la sua famiglia.
Corse per vedere un'ultima volta il suo amato padre.
Lasciò Lailla, con gentilezza, indietro sotto le cure dell'affidabile Jangmi.
«Jungkook....» la figura del marito correva veloce e scomparve altrettanto veloce.
Sapeva che era un'altro duro colpo per lui, ma pregava a Dio che non cedesse dalle forti emozioni.
«Andiamo anche noi, Jangmi.» non riusciva a lasciarlo da solo ad affrontare il colpo. Se proprio deve affrontarlo, dovrà dire che lo affronteranno assieme.
Jangmi stette molto attenta alla gravidanza della sua padroncina, mentre seguono la stessa strada percosa dal principe.
L'ufficio dell'imperatore era stato riempito dagli consiglieri in lutto e alcuni soldati in sorveglianza.
Più che lutto erano in crisi di un regno senza re proprio nel momento meno opportuno. Volevano che il principe ereditasse immediatamente il trono.
Jungkook arrivò nella stanza e davanti a lui c'era un corpo disteso sul duro pavimento, coperto da un grande velo bianco che non mostrava la figura sanguinosa del cadavere, ma si poteva intravedere perfettamente le forme del corpo attraverso il velo.
Era ovvio che stava male da una morte così improvvisa, ma non poteva scacciare più urle di disperazione, quello che poteva fare era augurare allo spirito del padre di attraversare in successo al paradiso.
Si fermò davanti al corpo e si inginocchiò per poi mettere entrambi le mani sulla fronte e piegare la schiena in avanti fino che la testa non tocchi il pavimento.
Anche tutti i presenti fecero lo stesso.
Era l'ultimo addio al sovrano.
Non voleva versare lacrime, perché non era ora. Ben presto aprirà una guerra, dove il nemico non avrà pietà a massacrarli.
Doveva essere forte in ogni caso.
Durò un minuto di silenzio.
Il principe si alzò seguito dagli altri.
Proprio qui arrivò Lailla con gli occhi tristi a guardare la scena di un'altra perdita cara.
Si avvicinò lentamente al marito e gli prese delicatamente una mano per confortarlo.
Non si girò per guardarla, strinse le mani delicatamente della sua amata per dire che stava bene.
Un soldato si avvicinò al principe chiedendogli se desiderasse togliere il velo e guardare un'ultima volta il suo onorevole padre.
«No, mia moglie sta male. Guardare tale scena non la aiuterebbe a stare bene. Va bene così.» rispose pacato.
Il soldato annuì e indietreggiò.
«Jungkook. È tuo padre.....io sto bene.» sussurò Lailla.
Finalmente si girò per guardarla negli occhi e strinse ancora di più la sua piccola mano.
«Hai una gravidanza. Mio padre lo capirà. Fai la brava.» sussurò accarezzando la sua testa e fece un sorriso per tranquillizzarla.
Lei annuì solo e stette tranquilla vicino al marito.
Si avvicinò un consigliere per chiedere l'immediata eredità del trono per mandare avanti le questioni di Regno.
«Serve la vostra immediata eredità al trono, principe.» avevano solo in testa l'erede.
Era arrabbiato, perché nessuno di questi qui stava dando importanza a una vita persa. A loro importava solo mandare avanti questioni economiche e vivere a lungo.
Strinse i pugni e fissò tutti gli consiglieri come il capo leone furioso della sua mandria.
«State dando per scontato la morte di mio padre! Mettetevi in testa che senza un sovrano, voi non siete niente. Non accetterò questo incarico nel bel mezzo di una guerra vicina.» replicò contro i consiglieri.
Quest'ultimi non ebbero più coraggio di replicare anche se volessero, ma la tentazione era grande.
La rabbia del principe era molto visibile sulla sua figura forte.
«Vi preghiamo solo di prendere l'incarico il più veloce possibile.» la voce del consigliere tremava sotto lo sguardo del principe.
«Restate tranquilli. Lo farò, ma non adesso. Fate ciò che dovete e non immischiate nelle mie decisioni.» li minacciò.
Stettere a tacere.
Arrivò Taehyung, correndo, nella stanza con in mano un piccione.
«C'è un messaggio da parte del Regno Kim.» avvisò tutti porgendo il volatile al principe.
Il piccione, in una zampa, aveva legato un piccolo foglio arrotolato.
Slegò il nastro che lo univa a esso, dopo aver preso il foglio lasciò il piccione tra le mani del suo braccio destro.
Aprì lentamente il foglio e non era molto gradito dal contenuto.
«Jungkook? Che succede?» chiese Lailla preoccupata, provando a sbirciare il foglietto.
Tutti gli occhi dei presenti erano addosso sul principe, curiosi di scoprire il contenuto del foglio, ma dall'espressione poco piacevole del principe potevano capire che non era niente di rose e fiori.
Strinse il foglio in un pugno e guardò serio i suoi sudditi.
«Il nemico ci dichiara guerra...Domani, quando i primi raggi di sole saliranno e illuminerano i piccoli angoli.»
Lailla sgranò gli occhi dalla dichiarazione. Nessuno se lo aspettava così veloce l'iniziativa di una guerra.
Aveva capito che tutto era un intreccio di piani del nemico con il grande odio del suo fratello maggiore. L'omicidio del re Gongchan era stato proprio attuato da Jimin stesso! Lui lo sapeva, ma non era stato in grado di salvarlo. Non era momento di riprendersi a rimpiangersi addosso. Era ora che inizasse a fronteggiare i nemici con le sue mani. Il popolo è nella sue mani.
«Ai miei ordini, miei sudditi: prepariamoci per combattere contro il nemico. Vi salverò io a costo di attraversare la mia armatura massiccia sotto la spada del nemico.» urlò contro di loro per trasferire coraggio e forza come una vera figura da re.
Tutti, eccetto Lailla, si inginocchiarono per seguire la loro figura imperiale.
Jungkook si girò dalla parte della sua amata e fece un cenno come dire di stare tranquilla e che tutto andrà bene.
L'espressione di lei era tutt'altro che tranquilla. Proteggeva l'addome posizionando entrambi le mani in modo elegante, il bambino era la loro creazione e nessuno poteva sottrarlo. Si chiedeva se veramente andrà bene come lo stava mostrando espressivamente suo marito.
Le mani cominciarono a tremare di loro, non lasciarono tranquilla la povera fanciulla incinta.
Appoggiò la sua mano grande sulle sue per poter lasciarla e andare a prepararsi con l'esercito.
«Mi spiace farti preoccupare. Ti devo lasciare tra le mani di Jangmi, ti farò preparare i bagagli e una carrozza per farti lasciare il Regno.»
Il cuore di Lailla sbalzò un attimo dal suo petto.
Lo stava mandando via...
Ma che ne sarà di lui?? Che ne sarà del Regno? Che ne sarà della famiglia?
Se veramente avrebbero perso, cosa succederà a Jeon Jungkook?
Le gambe si stavano rammolendo dai pensieri poco positivi.
Prese la manica del principe per reggersi meglio e per chiedergli di non mandarla via senza il suo consenso.
«Assolutamente no! Come puoi mandarmi via? Io non vado da nessuna parte. Io starò con il Regno e con te fino alla fine. Che sia persa o vincente. Non lasciarmi da sola Jungkook....te ne prego, ho paura.» lo supplicò tra le paure di perderlo.
Vedeva le sue paure, ma se veramente avrebbe perso? Come andrà a finire la storia? La sua amata moglie sarebbe stata in pericolo di morte con il loro bambino non ancora nato.
Non poteva neanche sognarselo una scena tregedica.
Voleva replicare dalle decisioni di Lailla, ma fu preceduto da lei stessa, prendendolo per entrambi le mani.
Guardò decisa suo marito per sostenere la sua volontà.
«Io mi fido di te, Jungkook. Vinceremo. Aspetterò il tuo ritorno a casa. Pregherò a Dio che ritorni sano e salvo.» parole forti e pieni di fierezze che colpì profondamente il cuore di un guerriero come quello del giovane principe.
Neanche sua moglie aveva paura, anche lui doveva farsi forza e combattere per conquistare la vittoria. Era molto sicuro di sé ora, grazie a lei.
Strinse più fortemente le mani delicate di lei e annuì finalmente fiducioso delle parole per poi prenderla, con entrambi le mani, per il viso.
«Grazie di starmi vicino, Lailla. Davvero.....grazie infinite.» chiuse gli occhi e lasciò un piccolo bacio sulla fronte, quando riaprì gli occhi cominciarono a bagnarsi, ma senza far uscire le gocce, perché un vero uomo non doveva lacrimare nel bel mezzo di una guerra. Avrebbe resistito dalla tentazione e soprattutto avrebbe usato il suo stesso sangue per scambiare le vite innocenti del suo popolo.
Invece Lailla non riusciva a resistere dalla tentazione di far uscire lacrime. Fece comunque il possibile di sorridere e incoraggiare il suo amato.
«Che parole sono? Siamo marito e moglie. Questo è il minimo che possa fare per te.» le mani di lui erano ancora sul suo viso, appoggiò una sua mano sulla sua mano grande, mentre gli contorni degli occhi incominciarono ad arrossire.
Doveva ammettere, aveva troppa paura ad affrontare la guerra, ma sapendo che Jungkook era vicino a lei aveva meno paura.
Nella stanza entrò uno dei generali dell'esercito e si inchinò davanti al principe.
«Principe Jungkook, abbiamo preparato tutto ciò che avevate richiesto.» informò.
Si staccò, a malavoglia, da sua moglie e si concentrò sulle parole del generale.
«Bene. Fatte riunire i soldati. Preparate le armi e mettetevi in posizione sulle torri per allamarvi l'arrivo del nemico. -si avvicinò al generale appoggiando una mano sulla spalla coperta dalla solida armatura- Trasmettete coraggio ai nostri guerrieri prima di tutto.» la sua voce si era ammorbidita a pensare le vite che andranno perse durante la battaglia.
«Saremo sempre a vostro servizio, principe. Siamo tutti onorati di combattere al vostro fianco. Permettetevi di affidarvi a noi.» disse il generale in nome di tutto l'esercito.
Guardò con grinta il generale, che lo guardava altrettanto.
Annuì, accetando volentieri la fiducia dei suoi soldati. Aveva una motivazione in più.
«Andiamo.» lasciò la stanza seguito dal generale e da Taehyung.
Sapeva che Lailla lo stava guardando, senza averla salutata, con malinconia, ma non può permettersi ciò! Avrebbe fatto fatica a lasciarla poi. Doveva essere forte! Avrebbe vinto! A costo di vita.
Lailla lo conosceva bene, non desiderava voltarsi un'ultima volta per il semplice fatto che non sarebbe stato abbastanza coraggioso da entrare in battaglia per colpa sua. Si stava solamente preoccupando di lei anche in momento critico come questo.
Lo stava incoraggiando mentalmente di andare avanti senza voltarsi, in quanto a lei se la caverà....con il bambino, insieme.
I consiglieri erano impauriti da una morte vicina.
«Che scherzo ci stanno facendo gli dei? Ci stermineranno.» tutti loro tremavano per la paura di perdere la propria vita sotto le armi affilate.
Lailla aveva sempre ritenuto i consiglieri un mucchio di codardia messa insieme. Non avevano voglia di far arricchire la loro patria, ma bensì arricchirsi di loro, senza dare scontato le vite della povera gente.
Stringeva i pugni emanendo una area di ingiustizia e di disgusto.
«Onorevoli consiglieri del Regno Jeon, il nostro amato re è stato perso per disgrazia, ma voi cosa state spensierando nelle vostre teste? Non avete idea di quanta ingiustizia ci sia tra i poveri e i nobili. Voi siete nobili di vostro, ma tanti di questa popolazione, come la sottoscritta, non è ricca! Ogni giorno pensiamo di come cercare cibo e sopravvivenza tra la pioggia e il fango. E voi pensavate sempre ad arricchirvi economicamente senza darci un lavoro o peggio ancora i poveri lavorano senza guadagno solo per voi egoisti! Non dimenticherò MAI di come avete cacciato via la povera gente per delle vostre supposizioni senza prove. Adesso siete di fronte alla morte e ve lo state facendo addosso. Anch'io ho paura, ma ho più paura di perdere la nostra amata patria.» finì il suo discorso, come se si sentisse veramente nei panni di una sovrana.
I consiglieri non erano affatto commossi dal discorso di una ragazzina, anzi iniziarono a deriderla.
«Quante beffardia, ragazzina. Non sei neanche di nobil sangue, che vuoi che capisca una derivante di ceto basso come te? Pft, solo buffonate.» risero nonostante fossero in una situazione difficile.
Tra loro scoppiarono risate di prese in giro.
Lailla si sentì in vergogna, essendo la prima volta a fare un discorso contro questi maledetti consiglieri.
Indietreggiò di un passo morsicando il labbro, fortunatamente c'era Jangmi affianco a lei che la stava rilassando un po'.
Taehyung minacciò i consiglieri mostrando la spada ancora nella fodera.
«Mostrate rispetto davanti alla futura sovrana! Non avete tutto questo diritto di parola.» fu aggressivo, intendo a insegnare le buone maniere di parola.
I consiglieri non smisero comunque di ridere dopo la minaccia.
«Non è la nostra sovrana, è solo una ragazzina insulsa. Non ha diritto di comandarci, generale Kim. E poi il Regno Jeon ben presto non esisterà, quindi che ce ne facciamo di una futura sovrana senza un Regno? » disse uno di loro, non mostrando pentimento delle parole dette.
Le parole dure infilzarono il cuore debole di Lailla.
Taehyung andò su tutte le furie, citando la perdita della battaglia come se potessero visionare il futuro.
«State per caso andando contro il principe?! Vi siete sentiti, bastardi?!Osate una sola volta a insultare i nostri sovrani e vi permetto che morirete prima voi che il nemico!» estrasse la spada dalla fodera e lo puntò contro il gruppo di uomini imbeccili.
Sotto la punta della spada mostrarono un po' di paura, ma avevano comunque insoddisfatti.
Stettero finalmente a tacere, solo adesso rimise la spada nella sua custodia, fissandoli minacciosamente.
Poi si girò verso Lailla e Jangmi, cambiò totalmente espressione.
«Signorina Lailla, siate tranquilla sotto le buffonate che dicono i consiglieri, non la conoscono abbastanza, ma sono sicuro che ne sarete più che degna di tutto ciò. Il principe lo sa più di noi.» confortò Lailla, mostrando un leggero sorriso ma allo stesso tempo era serio.
Annuì sotto la consolenza del braccio destro, ma era comunque molto triste dalle parole punginose e soprattutto aveva paura di perdere suo amato.
Taehyung spostò l'attenzione su Jangmi. Quest'ultima sapeva che anche lui doveva lasciarle ed entrare nella battaglia, ma era riluttante a lasciarlo andare via.
Prese le dolci mani della fanciulla e fece un dolce sorriso.
«Tornerò a casa e ti prometto un matrimonio vizioso, mio fiore.» affermò, perdendosi dentro gli occhi della sua amata.
«Non dirmi bugie eh.» quasi pianse, ma stette a resistere dalla tentazione.
«Non dico mai bugie al mio fiorellino.» replicò.
Strinse ancor più strettamente la mani di Taehyung, ma sapeva che il dovere lo stava chiamando, lo lasciò andare via lentamente sperando di avere i poteri di fermare il tempo.
E anche Taehyung lasciò tutti per entrare in battaglia con gli altri uomini coraggiosi.
Lailla prese la mano della sua affidabile serva e fece un cenno di incoraggiamento. Si stavano incoraggiando avvicenda per il loro ritorno vittorioso dei loro amati.
Pregavano a Dio, che possa andare a buon fine.
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