2: Mark Evans
Scusate per eventuali errori di grammatica e/ o ortografia
La vita da popolare non è facile sapete?
Si ha un'immagine da mantenere, far capire a tutti chi comanda e altre cose di questo genere che ora non mi vengono in mente, in genere vado a fare shopping dopo tutto questo pensare.
Amo essere me, amo essere la regina di questa scuola, amo il mio carattere, amo tutto della mia vita.
Ecco, dopo questa frase, è andato tutto a rotoli.
🔝🔝🔝
Le lezioni passano lentamente come sempre, l'unica parte interessante è stato il mio 100 in letteratura giapponese, come sempre riesco a primeggiare con la mia fantastica intelligenza...i bigliettini che ho usato per copiare li butterò nel water più tardi.
La campanella che indica l'inizio della pausa pranzo suona e, sistemando meglio i miei lunghi capelli blu, prendo la merenda e un paio di soldi dalla mia borsa.
Nell'uscire mi scontro con qualcuno e cado a terra come una pera cotta.
Mi massaggio il mento -ovvero il punto colpito nello scontro- e alzo la testa per insultare chiunque mi sia venuto addosso:
un ragazzo dai capelli marroni tenuti fermi da una fascia arancione, ha gli occhi chiusi e si massaggia la spalla destra.
«Stai più attento a dove metti i piedi, anonimo.» Dico guardandolo male.
Il ragazzo apre gli occhi e mi guarda, sono marroni...troppo semplici.
«O-oh scusami non volevo!» Dice alzandosi subito in piedi e porgendomi la mano.
La rifiuto.
«Non accetto aiuti da una nullità.» Dico.
«Non sono una nul...» Ma non finisce la frase che Lori e Tessa vengono in mio aiuto.
«Oh mio Dio, Cloe! Perché sei a terra? Il pavimento è sporchissimo!» Lori quasi strilla, come se fosse lei quella per terra.
«Che cosa vuoi, stupido anonimo? Evapora.» Tessa si mette difronte a me e guarda male l'anonimo.
Lori mi aiuta a rialzarmi da terra, il ragazzo continua a guardarmi ignorando la mora che lo insulta.
«Che hai da guardare? Vuoi un autografo?» Dico sistemandomi la gonna della divisa.
«Io non sono un anonimo, mi chiamo Mark Evans.»
«E sti cazzi.» Rispondo.
❌❌❌
Entriamo nella mensa e ci sediamo al nostro solito tavolo, solo in pochi possono avvicinarsi.
Il gruppo è composto da 5 ragazzi e 2 ragazze e onestamente non ho la più pallida idea di come si chiamano.
Mi siedo nel posto centrale e ad entrambi i miei fianchi si siedono Lori e Tessa.
Ad un certo punto, mentre io parlo con uno dei ragazzi, che è il capitano della squadra di atletica, Lori mi da un colpo sul braccio col gomito.
Mi volto a guardarla.
«C'è quella con le calze rosse.» Indica la porta della mensa dove è appena entrata l'anonima, ci ritroviamo tutti a ridere.
«Che ne dici di uno scherzetto?» Mi propone Tessa.
«Con molto piacere.» Penso mentre un sorrisetto si dipinge sulle mie labbra e i miei occhi adocchiano del budino al cioccolato alla mia destra.
Prendo la ciotola di plastica tra le mani e con estrema calma ed eleganza mi alzo dal tavolo avvicinandomi alla ragazza.
Il secondo dopo il budino al cioccolato è sparso su tutta la sua testa e i capelli color violetto quasi lilla ora sono marroni.
Si gira verso di me, i suoi grandi occhioni celesti sono spalancati dallo stupore.
Non so perché, ma vederla così mi da un effetto di superiorità.
«Avresti dovuto aspettartelo, con quelle calze, hai appena imparato una delle tante regole di sopravvivenza: pensa bene a quello che metti o ti accadrà qualcosa di brutto.» Dico accompagnando il tutto con una risata, che viene seguita a ruota da tutti gli altri.
Tre ragazze raggiungono quella viola.
«Camelia stai bene?» Le chiede una con i capelli verdi, mentre le altre due mi guardano malissimo.
In tutta risposta rivolgo a tutte uno sguardo innocente e mi porto la mano al petto in modo molto teatrale.
«Ops, che sbadata.» Mi giro e ritorno al mio posto.
Lori e Tessa mi battono il cinque e continuano a ridere di gusto, come tutti gli altri.
🍮🍮🍮
«Cloe, questa è la terza volta in due settimane che finisci qui per quei -il preside Raimon fa le virgolette con le dita- "incidenti col budino".»
«Ma preside Raimon, non posso stare ferma mentre la moda viene insultata in questo modo!» Mi difendo subito.
«Si Cloe, ma un semplice suggerimento o commento mi fa risparmiare sul budino al cioccolato. Fino ad adesso non ti ho mai punito dato che è tuo padre a fornire i fondi per la scuola e anche perché come rappresentante sei molto brava e hai una candidatura assicurata per il consiglio studentesco.»
Sorrido vittoriosa, so già che anche sta volta la passerò liscia.
«Ma...»
Ma? C'è un ma?! Non c'è mai stato un ma!
«Sta volta hai tirato il budino...»
«Spiaccicato in testa. -lo interrompo- Non tirato.»
«Hai spiaccicato il budino in testa alla figlia dell'allenatore di calcio della scuola ed è andato su tutte le furie.»
Tiro fuori dalla mia borsetta una lima per unghie, solo perché sto venendo sgridata non vuol dire che le mie unghie ne devono risentire.
«Allora? Non vedo dove sta il problema.»
«Ha detto che se non ti trovo una punizione lascerà il lavoro e non ci conviene affatto.»
«È solamente un allenatore di calcio, potete chiamare quel vecchio dell'anno scorso.»
«Il signor Hillman è in pensione e si è trasferito in Thailandia.»
«In Thailandia?» Chiedo.
«Si.»
Evito di fare altre domande, perché tutti i vecchi vanno in Thailandia?
«E poi non riuscirei a trovare un altro allenatore bravo quanto lui a un mese di distanza dal Football Frontier International.»
«Football Frontche?» Chiedo confusa alzando un sopracciglio e fermandomi per un secondo dalla mia manicure.
«È un torneo di calcio a livello internazionale, ci saranno tutte le squadre under 15 più forti del mondo.»
«Ah si certo.» Non ho la più pallida idea di che cosa mi abbia detto, ma tanto non mi interessa.
«Io e l'allenatore Trevis siamo venuti ad un accordo. E secondo me faresti meglio ad accettarlo.»
«E se mi rifiuto?.»
«Non puoi.» Risponde secco.
Sbuffo, mi accascio di più sulla poltrona di pelle e con la mano destra lo incito a continuare.
«Abbiamo deciso che inizierai a far parte della squadra come manager fino alla fine del FFI.»
«COSA?! -Tolgo la lima dalle unghie e mi alzo in piedi sbattendo le mani sulla scrivania, la poltrona indietreggia di qualche centimetro- Non se ne parla!» Strillo oltraggiata, ma il preside mi ignora e ricomincia a parlare.
«Se abbandonerai o se ti assenterai, senza una buona ragione, anche ad un solo allenamento e partita riferiremo tutto ai tuoi genitori e sarai espulsa.»
«È OLTRAGGIOSO! Non mi può fare questo! Mi dia un'altra punizione!»
«O così o vai a lavorare nella mensa fino alla fine della scuola.»
«Esattamente: dove sta il club di calcio?»
Sapevo già che questo era l'inizio del mio decadimento.
Hola,
E anche il capitolo due è andato, personalmente mi piace e lo trovo abbastanza leggero (visto che funge un po' da introduzione per il prossimo capitolo)
Se il capitolo vi è piaciuto commentare e lasciate una stellina💕💫
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