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1.

Scusate per eventuali errori di grammatica e/o ortografia

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Era un giorno come tutti gli altri, oggi i ragazzi avrebbero dovuto avere scuola.
Mi sono svegliato prima per fare colazione con loro, andare in ufficio per lavorare e magari accompagnarli fino a scuola.

Verso l'ultimo pancakes sul piatto creando una pila composta da quattro o cinque pancakes ciascuno.
Sul tavolo ci sono tutti gli ingredienti per guarnire la colazione: nutella, sciroppo d'acero e zucchero a vero.

«RAGAZZI VENITE!» Urlo per farmi sentire dalle due pesti ancora addormentate.
«SI! SI! ARRIVIAMO!» Urla una voce dal secondo piano.
Qualche minuto dopo, in cui mi sono messo a mangiare i pancakes da solo, due ragazzini entrano in cucina correndo giù per le scale.

«PANCAKES!» Urla una ragazzina dei capelli marroni e gli occhi azzurro ghiaccio.
Mentre un ragazzo dai capelli bianchi e gli occhi verdi al suo fianco si siede svogliatamente sulla sedia alla mia destra.
«Buongiorno Papà!» Mi saluta la bambina saltandomi al collo e dandomi un bacio sulla guancia, sorrido allontanando la tazza di caffè macchiato che stavo bevendo così da non rovesciarne il contenuto.

«Buongiorno Crystal.» Poso una mano sulla testa della bambina e le accarezzo i capelli, subito dopo si siede alla mia sinistra e inizia a mangiare i pancakes.
«Buongiorno anche a te Aaron.» Dico guardando il ragazzo intento a scrivere qualcosa col suo telefono dalla cover rossa.
«'Giorno papà.» Posa il telefono sul tavolo e inizia pure lui a mangiare.

«Che lezioni hai oggi?» Chiedo a mio figlio.
«Due ore di italiano, una di scienze, una di matematica e le ultime ore tecnologia...forse quello di tecnologia interrogherà, ma non ha detto chi.»
«Hai studiato vero?»
«Circa.»

Ad un certo punto il suono di una notifica lo fa girare verso il telefono, dà una rapida occhiata e si asciuga la bocca sporca di marmellata con un tovagliolo.
«Devo andare, Hugo è qui fuori.» Dice alzandosi.
«Accompagna tua sorella a scuola, io ora devo andare a lavoro.» Mi alzo pure io cancellando il pensiero di accompagnarlo a scuola quando vedo l'ora.

«Forza Crystal, andiamo.»
«Eccomi!» La bambina si infila in bocca l'ultimo pancake e masticando corre verso il fratello.
Prendono gli zaini dal corridoio e si infilano le scarpe ai piedi.

Li saluto mentre escono dalla porta.
«Fate i bravi, io torno alle cinque! Aaron stai attento con tua sorella!»
«Si, si certo!» La porta viene definitivamente chiusa e io mi affretto a finirmi di preparare per il lavoro.

Dopo dieci minuti, vado in garage, col telecomando apro la porta che lentamente si alza dal pavimento, sblocco la macchina con le chiavi e pigramente ci entro dentro.
Lancio la ventiquattro ore nel sedile affianco al mio e metto in moto, sistemo lo specchietto retrovisore e cambio la marcia mettendo in retromarcia. Uscito dal garage sempre col telecomando chiudo la porta.
Il minuto dopo sfreccio per le strade di Tokyo per andare a lavoro.

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«Ehi Ghiacciolo!» Una voce alle mie spalle mi fa sospirare, ma non stacco gli occhi dal caffè macchiato.
«Che vuoi Claude? -Faccio una pausa.- E smettila di chiamarmi così.» Prendo un lungo sorso della bevanda.
In genere nella pausa posso rilassarmi o altro, ma sfortunatamente conosco Claude Beacons quindi non avrò mai pace.

«Come stanno i ragazzi? È da molto che non li vengo a trovare.» Mi chiede il rosso appoggiandosi al distributore automatico colmo di bibite e merendine.
«Beh, Aaron è nella classica fase adolescenziale, sai: Telefono, play, calcio, ragazze, i suoi amici sono più importanti della famiglia e cose così.»
«In pratica noi alla sua età.»
«Esatto.»

«E Crystal invece?» Chiede mentre inserisce le monetine dentro il distributore.
«Continua a chiedermi quando ritornerai a cena da noi.»
«Aaaah, le manca il suo zio preferito!» Dice vantandosi mentre si prende una lattina di Coca-cola (per quella roba noi non abbiamo età).
«Io sto parlando con te mica con Jordan.»
Mi fulmina con lo sguardo.

Apre la lattina e inizia a sorseggiare.
«Beh, forse riesco a combinare per la prossima settimana. -Riflette ad alta voce- Chiederò alla mia segretaria.»
«La segretaria? Ci stiamo viziando!» Dico...perché io non ho una segretaria?
«Ovvio!» Risponde fiero, mentre io mi sto ancora chiedendo come cazzo ha fatto ad avere una segretaria.

📝📝📝

«Papà! Papà!» Sono seduto comodamente sul divano intento a guardare un programma strano che parla di un tipo che mangia.
«Scusa ripetimi perché stiamo guardando un tipo che si mangia un hamburger grande quanto la sua testa.» Chiedo ad Aaron seduto alla mia destra.
Mio figlio alza lo sguardo dal suo telefono, guarda la tv e poi guarda me.
«Perché no?»
«Mi sembra ovvio.»

«PAPÀ!» Ad un certo punto qualcosa, o meglio, qualcuno mi si butta sulla pancia portandomi ad emettere un verso soffocato.
«IO HO UNA DOMANDA!» Grida la bambina distesa sul mio bacino.
«Dimmi Crystal.» Dico dolorante.

«Perché io non ho una mamma?» Per poco non mi soffoco con la mia stessa saliva, non mi ha mai fatto questa domanda.
«Come mai me lo chiedi?»
«Tra una settimana è la festa della mamma, tutti nella mia classe hanno una mamma, perché io no?»

«Ecco...» Volto lo sguardo verso l'altro mio figlio, per cercare aiuto, ma conoscendo il suo carattere fin troppo sincero sto zitto e mi rigiro di nuovo verso Crystal.
«Che ci devi fare con questa domanda?» Interviene lo stesso l'albino.
«La maestra ha detto che devo parlare lo stesso della mamma...ma non so che fare...» La bambina scende dal mio grembo e si mette in ginocchio sul tappeto bianco del soggiorno, ha uno sguardo molto combattuto e guarda verso la mensola sopra il camino.

Sposto pure io lo sguardo e scorro velocemente le voto e i vari souvenir presi nei viaggi in famiglia o dati dagli amici; fino a quando i miei occhi azzurri si fermano su una foto, la sua foto.
Pure Aaron sta guardando la foto incorniciata.

«Perché invece di parlare di cos'è successo alla mamma, non parli di come lei è il papà si sono conosciuti?»
La bambina si gira verso il fratello con gli occhi spalancati dallo stupore.
«QUESTA È UN'OTTIMA IDEA!» Urla indicandolo.

Alla velocità della luce, la bambina, si rimette sul divano e mi guarda aspettando, pure Aaron per la prima volta spegne il telefono e mi presta attenzione.
Sorrido, guardo di nuovo la foto e i ricordi mi travolgono come se fossero appena successi ieri.

«Ragazzi la storia mia e di vostra madre è molto particolare, non è la classica storia che inizia con un: L'ho conosciuta in un bar e quel che doveva succedere è successo.
No, io e vostra madre non abbiamo mai avuto una storia così normale e così monotona; per molto versi può essere esilarante e piena di colpi di scena. Spero che siate pronti...questa è la storia mia e di vostra madre, e quello che sto per raccontarvi ha dell'incredibile.»



Ecco a voi il primo capitolo di "Your Mother" alias "Vostra Madre", lo so, il titolo suona un po' horror/ semi-insulto, però a me piace quindi lo tengo. Fuck the system.
Spero che il capitolo vi sia piaciuto commentate e lasciate una stellina💫

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