05
→ dichiararsi
Erano passati due giorni da quando Seungmin e Hyunjin avevano parlato fuori dalla sala prove, e da quel momento non si erano scambiati altre parole. Spesso si guardavano ma rimanevano in silenzio, anche quando erano da soli nella stessa stanza. Non avevano bisogno di parole, non quando i loro occhi erano lo specchio della loro anima, nei quali potevano leggere ciò che avevano paura di dire ad alta voce. Avevano vissuto due giorni in attesa del momento in cui entrambi avrebbero trovato delle risposte: Seungmin riguardo i sentimenti di Hyunjin, Hyunjin sul motivo per il quale Seungmin lo aveva evitato.
Quel giorno era finalmente arrivato e Seungmin aveva evitato l'amato il più possibile. La mattina presto si era alzato e, dopo essersi costretto a mangiare qualcosa – aveva lo stomaco chiuso –, era andato alla JYP, entrando per primo nella sala in cui si sarebbe allenato insieme agli altri componenti del gruppo. Dopo le prove aveva pranzato velocemente, per poi dirigersi verso lo studio di registrazione per provare da solo You were beautiful.
Dire che era in ansia era un eufemismo: le sue mani tremavano, perché per la prima in tutta la sua vita amava qualcuno e stava mettendo in gioco tutto per dare la possibilità ai suoi sentimenti di farsi sentire, di esprimersi. Stava mettendo in gioco tutto, perché Hyunjin era una grandissima parte del suo tutto: in ogni suo singolo gesto c'era una parte di lui, come anche in ogni suo pensiero e sorriso. Hyunjin era il suo ossigeno e Seungmin non riusciva ad immaginare una vita senza di lui, una vita in cui non avevano un rapporto di nessun tipo. Avrebbe sopportato schiacciare i propri sentimenti per stargli accanto. Avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non rimanere senza di lui, il sole che lo illuminava.
Il suono della porta che si apriva fece sobbalzare Seungmin, la cui testa cominciò a vagare a una velocità impressionante: era arrivato il momento, quindi? Gli sembrava fossero passati pochi minuti dalla sua "discussione" con Hyunjin nel corridoio, invece che due giorni. Era stato troppo poco tempo e lui non era riuscito a prepararsi mentalmente a qualsiasi cosa sarebbe potuta succedere. Sospirò: probabilmente anche con tutto il tempo del mondo a disposizione, una volta arrivato il momento, si sarebbe sentito impreparato, un po' come gli succedeva quando andava a scuola e aveva un'interrogazione o un compito importante.
Alla fine di quella giornata sarebbe stata la persona più felice della terra, oppure la più triste, e ciò gli metteva ancora più paura; ma tanto cosa avrebbe potuto fare? Non poteva più scappare, aveva un lavoro da portare a termine e per di più aveva fatto promettere a Hyunjin di non abbandonarlo, quindi non poteva tirarsi indietro per primo.
Seungmin spostò lo sguardo sulla porta d'ingresso dello studio e tirò un sospiro di sollievo quando vide il produttore che lo avrebbe aiutato a registrare la cover. Si inchinò. «Buonasera signor Choi. La ringrazio per la sua disponibilità e mi scuso se le faccio perdere tempo» disse.
L'uomo, sulla trentina e con un cappello a coprirgli i capelli, sorrise al giovane e gli mise una mano sulla spalla quando si fu raddrizzato. «Quante altre volte dovrò dirti di darmi del tu? Voi ragazzi siete così educati che mi mettete sempre in imbarazzo» si lamentò sedendosi di fronte agli enormi computer che occupavano la scrivania, davanti alla quale vi era una lastra di vetro che mostrava l'interno della sala di registrazione, in cui Seungmin avrebbe cantato – finalmente – You were beautiful. «E non c'è bisogno che mi ringrazi o ti scusi, voi ragazzi non disturbate mai. Poi sai quanto io sia innamorato della tua voce, quindi per me è un sogno poter registrare un'altra tua cover».
Seungmin arrossì di fronte a quel complimento e abbassò lo sguardo, sperando di scomparire velocemente a causa dell'immenso imbarazzo che stava provando. «Grazie mille» mormorò.
Il signor Choi scrollò le spalle e accese il computer, osservando dalla vetrina il microfono al centro della stanza per le registrazioni. «Chan mi ha detto che registrerai You were beautiful» cominciò osservando il giovane, che annuì. «Vogliamo cominciare subito? Non vedo l'ora di sentirti cantare».
Seungmin sorrise di fronte a quelle parole e si ritrovò ad arrossire ancora di più. «Se per te non è un problema, possiamo aspettare Hyunjin? Mi aveva detto che sarebbe venuto» chiese lanciando un'occhiata all'orologio: erano le 14:35 e Hyunjin era in ritardo di cinque minuti. Avrebbe aspettato un altro po' di tempo, ma se non si sarebbe fatto vedere avrebbe iniziato senza di lui, prendendo quell'assenza come un rifiuto anticipato.
«Oh, va benissimo!» esclamò l'uomo e iniziò ad aprire alcuni file e applicazioni nel computer. «Nel mentre che aspettiamo preparo la base, così potremo iniziare subito quando il nostro caro Hyunjin si farà vedere. Di solito è Jisung che fa sempre in ritardo, sono sorpreso».
«Faccio in ritardo una volta e già parlate male di me?»
Seungmin si voltò di scatto nel sentire quelle parole e vide Hyunjin appoggiato allo stipite della porta con le braccia conserte: indossava un paio di jeans aderenti e una camicia a righe verticali bianche e blu. Aveva un sorrisetto divertito stampato sul viso e un paio di occhiali da sole poggiati sul naso, che tirò sopra il capo con lentezza. Era bellissimo: questo era l'unico pensiero che vagava nella testa di Seungmin, che non riusciva a staccare gli occhi dalla sua figura. Era fin troppo attratto da quel ragazzo , tanto che avrebbe desirato mandare a quel paese tutti e correre a baciare le sue labbra in quel preciso istante.
Tuttavia si trattenne e gli lanciò un'occhiataccia, squadrandolo da capo a piedi per la seconda volta. «Come mai ti sei vestito bene? Siamo comunque in studio» gli domandò con quel tono un po' freddo che usava sempre nei suoi confronti.
Nel sentire quelle parole il viso di Hyunjin si illuminò e i suoi occhi furono riempiti dal sollievo: era da un po' che non sentiva Seungmin parlargli in quel modo, facendogli quasi credere di odiarlo. Si avvicinò a lui con grandi passi e un ampio sorriso a increspargli le labbra, sorriso che fece completamente sparire i suoi occhi. «Potrei dire lo stesso di te, Minnie».
Seungmin avvampò e abbassò lo sguardo sui propri piedi: aveva rimproverato Hyunjin quando anche lui si era impegnato nello scegliere i vestiti che avrebbe messo per registrare la cover. Indossava infatti i suoi jeans preferiti, di un azzurro molto chiaro, e una maglietta bianca; una cintura di pelle nera metteva in mostra la sua vita stretta. Aveva anche messo alcuni braccialetti. A differenza di Hyunjin, però, lui aveva un buon motivo: quel giorno si avrebbe dovuto dichiarare ed essere vestito bene gli dava più sicurezza, facendolo sentire carino.
«Chi ti dice che dopo non debba uscire?» replicò tuttavia, facendo finta di non essere ansioso e nel completo panico.
Hyunjin alzò le sopracciglia, sorpreso. «Capisci perché dico che tra me e te non servono mai parole? Hai letto nel pensiero che volevo chiederti di andare a mangiare un gelato dopo la registrazione, vero?» esclamò saltellando sulle punte. «Nessuno potrebbe capirsi meglio di noi due».
Prima che Seungmin potesse digerire ciò che aveva appena sentito uscire dalla bocca della persona che amava, il signor Choi interruppe i due: «Adesso smettetela di comportarvi come un paio di adolescenti di fronte alla loro prima cotta, qui c'è una cover da registrare!»
Hyunjin e Seungmin si guardarono negli occhi per un secondo, ma distolsero immediatamente lo sguardo con le guance accaldate.
L'uomo scoppiò a ridere di fronte a quella situazione. «Dai, stavo scherzando, ovviamente» disse, poi indicò Seungmin. «Usignolo, vai dentro la sala che iniziamo». Spostò lo sguardo su Hyunjin, che stava osservando l'altro avvicinarsi al microfono. «E tu vedi di non distrarmi l'usignolo con la tua bellezza».
Hyunjin avvampò completamente a quelle parole e si morse il labbro inferiore. «Non potrei mai distrarlo, mi dice sempre che sono brutto» replicò con una risatina divertita.
Seungmin, che si stava riscaldando le corde vocali, tossì un paio di volte nel sentire quelle parole, ma fortunatamente nessuno ci fece caso. Sei così brutto che ti sto dedicando questa canzone. Chiuse gli occhi e ripensò alle mille rassicurazioni che Jisung e Chan gli avevano dato prima che si dirigesse nello studio. Sorrise e li ringraziò mentalmente, perché era solo grazie a loro se non era scappato prima dell'arrivo di Hyunjin a causa della paura. Anche grazie alla promessa che gli era stata fatta dal ragazzo che amava, quella di non abbandonarlo una volta saputo il motivo per il quale si era allontanato, si sentiva un po' più tranquillo – non troppo, ma almeno non stava rischiando di mettersi a piangere all'improvviso.
Quando aprì gli occhi posò lo sguardo sul viso di Hyunjin, che si era seduto sul divanetto appoggiato alla parete di fronte e lo stava guardando con un sorriso. Seungmin lo ricambiò con timidezza e si morse il labbro inferiore: avrebbe voluto dirgli di alzarsi e di avvicinarsi alla lastra di vetro che li divideva, perché aveva bisogno di osservare i suoi occhi da vicino mentre cantava, ma si costrinse a rimanere in silenzio. Doveva essere prudente, dato che c'era un produttore lì con loro e avrebbe potuto dubitare di qualcosa – e da ciò che aveva capito non sembrava nemmeno poi così tanto pro agli omosessuali. Jisung e Chan, come poi tutti gli altri, si erano fidati di lui e non voleva deluderli facendosi scoprire.
«Caro Seungmin, sei pronto?» gli chiese il signor Choi guardandolo con un sorriso.
Seungmin si limitò ad annuire e indossò le cuffie. Fece una prova per vedere se il microfono funzionasse, poi la base partì. Stava per chiudere gli occhi concentrandosi completamente sulla melodia, quando vide un movimento nella stanza accanto: Hyunjin adesso era in piedi che lo osservava. Gli fece il pollice in su e Seungmin sentì il petto scaldarsi e la propria anima volare chissà dove. Ti prego, continua a guardarmi negli occhi. Fai sì che io veda soltanto te, perché è quello che voglio. Lasciami godere della tua bellezza, è l'unica cosa che ti chiedo, pensava mentre le note si susseguivano fin troppo lentamente nelle sue orecchie. Era come se il tempo avesse deciso di rallentare per permettere a Seungmin di osservare ancora di più il volto di Hyunjin; come se volesse che Seungmin mettesse ogni singolo dettaglio che vedeva in quel momento nella propria voce, per riuscire ad esprimere al meglio ciò che provava.
E poi giunse il momento. Senza staccare gli occhi da quelli di Hyunjin, Seungmin cominciò a cantare. Mise tutto se stesso nella propria voce: la speranza di essere ricambiato, il desiderio di poter finalmente baciare le labbra che desiderava da tanto, troppo tempo, il sogno – per lui era tale – di poter essere considerato bello da colui che per lui era l'opera d'arte migliore dell'intero universo. Seungmin voleva amare senza freni Hyunjin e in quel momento più che mai desiderava che il diretto interessato lo capisse. Lo guardava dritto negli occhi senza schiacciare la tempesta che era in atto all'interno del suo petto; anzi, la accettava, la accarezzava e la abbracciava. Mentre il suo corpo era invaso dagli effetti collaterali dell'amore, era sereno, perché si sentiva come se Hyunjin fosse entrato dentro di lui e avesse deciso di mettersi a ballare nel suo stomaco, incantando il suo cuore che non poteva fare altro se non palpitare velocemente nel tentativo di fargli capire che stava apprezzando tutta quell'arte.
La base iniziò a farsi trepidante, come se aspettasse insieme a Seungmin il momento in cui i suoi sentimenti sarebbero scoppiati e usciti fuori dalla sua anima. Lo sguardo di Seungmin si fece ancora più profondo: urlava a Hyunjin di avvicinarsi. E quest'ultimo sembrò accorgersene, perché fece qualche passo fino a che non si trovò a nemmeno un metro di distanza dal vetro, proprio quando Seungmin, con un sorriso ampio, cantò il ritornello con tutta la propria voce, nella speranza che Hyunjin capisse che fosse bello, che fosse in ogni suo pensiero, che lo rendesse felice.
Seungmin ebbe il coraggio di dichiararsi guardandolo dritto negli occhi: li vide lucidi, sorpresi, e si domandò se avesse capito davvero. Ma in quel momento non importava, aveva ancora così tante cose da mettere all'interno di quella canzone che temeva di non averne la possibilità. Probabilmente, pensò, non avrebbe mai avuto il modo di esprimere tutto ciò che provava nei confronti di Hyunjin, tutti i momenti che teneva al sicuro all'interno del proprio cuore, quel cuore che non avrebbe mai pensato potesse reggere dei battiti così tanto frettolosi.
Per tutta la durata della canzone i due continuarono a guardarsi negli occhi, chiusi all'interno di una bolla inaccessibile, ricolma solamente dei loro sentimenti. Non avevano bisogno di spiegazioni, perché quando Hyunjin era arrivato aveva detto una cosa giusta: nessuno poteva capirsi meglio di loro due, come nessuno poteva capire il loro rapporto, il loro essere una cosa sola quando erano insieme. Fu per questo motivo che il signor Choi non si accorse minimamente degli sguardi che i due, separati da una barriera di vetro, si scambiavano; non capì il motivo per il quale la voce di Seungmin fosse così ricca di emozione da commuoverlo, non poteva farlo.
Erano Seungmin e Hyunjin, e non c'era bisogno di spiegazioni.
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