Say something
Solo una volta tornata a casa, al sicuro nella sua camera, Marinette notò di stare tremando, e non per il freddo notturno di gennaio.
Lasciò cadere i vestiti sul pavimento, scivolando a terra contro il muro, portandosi le mani tra i capelli mentre sentiva una lacrima solcarle la guancia.
"Tikki, detrasformami"
La luce rossa illuminò la camera per un istante prima di sentire quel piccolo peso, ormai familiare, posarsi sulla sua spalla come aveva sempre fatto quando era giù di morale, tentando di darle conforto.
"Marinette, mi dispiace tanto per quello che è successo, ma Adrien ha detto la verità. Lui non voleva farlo, è stata colpa di Plagg"
"Tu sapevi, non è vero?"
Ovvio che Tikki sapeva, si erano detrasformati l'uno davanti all'altra durante la lotta contro Dark Owl anni prima. Era una povera stupida, una ragazzina ingenua che non sarebbe mai cambiata.
La Coccinella non disse una parola.
Passarono diversi minuti, spezzati occasionalmente dai singhiozzi della ragazza, che pregava di non essere udita dai suoi genitori che dormivano, prima che Tikki prendesse il coraggio di pronunciare una parola.
"Marinette... Noi kwami siamo in grado di percepirci a vicenda. Io e Plagg siamo forze complementari, due facce della stessa moneta, quindi per noi questa connessione è ancora più forte. Sentivo la sua presenza ogni giorno a scuola, poi il tempo ha solo confermato quello che già sapevo, ma non potevo dirtelo, noi non possiamo interferire nelle vostre scelte, o meglio, non dovremmo"
Marinette si irrigidì, soffocando un gemito di dolore quando le unghie affondarono troppo nello scalpo. Si odiava, voleva sbattere la testa contro il muro fino a perdere i sensi per svegliarsi solo quando tutto sarebbe finito.
Adrien, il ragazzo che amava, il ragazzo per il quale aveva pianto lacrime amare per gli ultimi cinque anni era Chat Noir, il suo fidato partner che non era mai riuscita ad amare come lui la amava, il fidato partner con il quale divideva il letto da qualche mese, sfruttandolo per il proprio piacere.
Cercò di ripristinare una respirazione regolare, ma a quanto pare le risultava più difficile di sconfiggere le akuma. I singhiozzi le scuotevano le membra, un lancinante dolore al petto le rendeva difficoltoso persino il semplice battito del cuore, che avrebbe voluto strapparsi a mani nude.
Uno spazio vuoto al suo posto sarebbe stato meno penoso.
Aveva ferito Adrien, l'ha fatto soffrire senza il minimo ripensamento. Non lo meritava, lui non l'avrebbe mai amata dopo avergli rivelato quanto fosse meschina e crudele in realtà.
La maschera l'ha resa egoista, non è degna di essere portatrice di un potere così grande. Non è un'eroina, forse non lo era mai stata.
"Perdonami Tikki"
"Cosa?"
"Perdonami", sussurrò un'ultima volta prima di sfilarsi gli orecchini, facendo sparire la piccola Coccinella, riponendoli nel cofanetto che li custodiva da chissà quanti secoli.
Già le mancava, era diventata non solo una compagna di avventure, ma una delle sue più fidate amiche e una preziosa consigliera e confidente. Perdere anche lei era come spargere sale nelle sue ferite ancora sanguinanti, ma era più che decisa a riconsegnare il Miraculous il giorno dopo.
Tikki avrebbe avuto una nuova partner sicuramente migliore di lei, e anche Chat. Lui, e anche Parigi, non hanno bisogno di una Ladybug così problematica, e forse Adrien si sarebbe innamorato della nuova portatrice che l'avrebbe sostituita e sarebbero stati felici.
Dopo minuti che parvero infiniti, le mani smisero di tremare, il respiro si stabilizzò, il cuore si calmò e i dotti lacrimali si prosciugarono. Si alzò, sgattaiolando verso il bagno con l'intenzione di scaldarsi, di lavare via la patina di sudore che si stava asciugando sul suo corpo, la traccia di saliva lasciata da Adrien sul suo collo, tra i suoi seni, tra le sue cosce.
Spogliandosi, notò che ancora indossava la maglia che Adrien le aveva prestato per proteggerla dal freddo, per tenerla al caldo. Aveva ancora il suo profumo impregnato nel tessuto.
Avrebbe dovuto lavarla e restituirla, prima o poi.
Si lavò in fretta, strofinandosi con forza rischiando di staccarsi la pelle con l'acqua bollente, incapace si sentire il calore mentre i muscoli si scioglievano grazie ad esso. Frizionò i capelli con un asciugamano, non preoccupandosi di asciugarli, non aveva né tempo né voglia, limitandosi a raccoglierli in una crocchia.
Si infilò il pigiama come un automa, lasciandosi cadere sul letto. Finalmente era vuota, apatica, non poteva provare più dolore.
L'acqua e le lacrime avevano lavato via tutto.
Si infilò sotto le coperte, accartocciandosi in posizione fetale, desiderando solamente di addormentarsi prima possibile, ma c'era qualcosa che non tornava, un rumore che non riusciva ad identificare.
Poi capì.
I colpetti venivano da sopra la sua testa, dalla botola che portava al balcone.
Che sciocca, Adrien era una persona eccezionale e buono da non sembrare vero, ovviamente le aveva perdonato il suo egoismo, anzi, forse nemmeno era arrabbiato con lei, e non si sarebbe arreso. Sarebbe rimasto fuori nel balcone anche tutta la notte se fosse servito per parlarle, sperava solo che non usasse il Cataclisma per irrompere nella stanza, perché in quel caso non avrebbe potuto impedire un confronto.
Fortunatamente, ciò non accadde.
Si coprì la testa con il cuscino, cercando di tapparsi le orecchie prima di fare qualcosa di estremamente stupido, tipo lasciarlo entrare. La tentazione era forte, ma sapeva che non sarebbe riuscita a fare altro oltre a scoppiare in lacrime e implorare perdono che sapeva che avrebbe ottenuto, ma che non meritava.
Voleva dirgli che lo amava, che l'aveva sempre amato, ma come poteva dopo avergli spezzato il cuore e rifiutato per tutto quel tempo. Aveva rovinato tutto, voleva addormentarsi per risvegliarsi quando sarebbe arrivato il momento di andarsene per il college.
Si rigirò tra le coperte, continuando a coprire le orecchie, proteggendosi dalla consapevolezza che Adrien era lì fuori, in attesa di un segno. Non poteva permettersi errori adesso, doveva lasciarlo andare.
Chiuse gli occhi, cercando di rilassarsi e svuotare la mente, finché, vinta dalla stanchezza, si addormentò mentre anche dal tetto calava il silenzio.
Adrien non si aspettava che Marinette avrebbe voluto parlargli subito, anche Plagg, dopo aver giurato di aiutarlo a sistemare quel pasticcio da lui stesso causato sotto minaccia di essere privato di qualsiasi tipo di formaggio, gli aveva detto che la ragazza aveva bisogno di tempo per riflettere e magari far passare l'imbarazzo tra di loro, ma provare non costava niente.
Era rimasto lì a bussare per quasi un'ora, finché, rassegnato, decise di tornare a casa. Non poteva forzarla se non voleva vederlo, magari una dormita l'avrebbe aiutata a calmarsi, e l'indomani avrebbero chiarito.
Non avrebbe mai rinunciato a lei, non adesso che aveva scoperto che Ladybug era la sua Marinette.
Era stato stupido, e troppo impegnato a fantasticare su Ladybug per vedere ciò che era ovvio. Aveva giurato di amarla, chiunque fosse dietro la maschera, ma non aveva mai provato a scoprire chi fosse, ripetendosi di star rispettando la volontà di lei di tener nascoste le loro identità, ma in fondo forse aveva paura di non essere accettato.
Non aveva voluto correre il rischio, e ora doveva affrontare le conseguenze e sistemare i suoi errori.
Si addormentò speranzoso, in paziente attesa di poterle parlare al più presto.
Voleva abbracciarla, stringerla forte e dirle quanto l'ama, quanto fosse dispiaciuto per l'accaduto, per essere stato così cieco a non vedere più avanti del suo naso. Voleva baciare ogni sua singola lentiggine, ripeterle quanto fosse straordinaria, coraggiosa ed altruista, e che non doveva vergognarsi o sentirsi in colpa.
Mancavano solo una manciata di ore, o così sperava, ma il giorno dopo le cose non andarono come sperava.
Fece in modo di arrivare per primo a scuola per assicurarsi di incrociarla, aspettando il suo arrivo, ma dopo quasi trenta minuti di Marinette non c'era neanche l'ombra.
Forse era in ritardo come al solito.
Quando vide arrivare Alya, che di solito passava da Marinette per fare l'ultimo tratto di strada insieme, corse verso di lei chiedendole spiegazioni.
La ragazza scosse la testa, storcendo le labbra. "Mi ha chiamato qualche minuto fa, a quanto pare ieri ha preso freddo e stamani si è svegliata con la febbre alta. Dal tono di voce sembrava davvero messa male", spiegò, aggrottando le sopracciglia, "Va tutto bene? Sembri teso, è successo qualcosa con Marinette?"
Il biondo si irrigidì, riprendendosi velocemente, imbastendo un sorriso di scena. "Tranquilla Alya, niente di grave, più tardi proverò a chiamarla"
La ragazza non era chiaramente convinta dal suo tono tranquillo, ma liquidò la faccenda con una scrollata di spalle, riservando l'interrogatorio alla sua migliore amica, che sarebbe andata a trovare dopo le lezioni.
La giovane non si presentò nemmeno il giorno dopo, ufficialmente ancora convalescente, in compenso Adrien dovette sopportare tutto il giorno lo sguardo accusatore di Alya, che sembrava volergli cavare gli occhi dalle orbite a mani nude.
Marinette doveva averle raccontato qualcosa, anche se non tutta la verità, conosceva Alya abbastanza bene da sapere che non si sarebbe bevuta una scusa qualsiasi e doveva aver giurato all'amica di non strangolarlo. Beh, non che non se lo meritasse, era consapevole di aver fatto un gran casino.
Due lunghissimi giorni dopo, però, la ragazza fece ritorno a scuola, e tutti capirono che la sua assenza non era dovuta ad una semplice influenza. Colpa della sua negligenza nell'asciugare i capelli, ancora era chiaramente raffreddata, come dimostrava il naso ancora arrossato, ma ciò che risaltava erano le sue profonde occhiaie malcelate dal fondotinta dovute alla mancanza di sonno, e i suoi meravigliosi occhi azzurri erano privi di quella luce che li caratterizzava ed erano puntati al pavimento, tradendo un profondo senso di disagio.
Alya non lasciò un attimo il suo fianco, tenendola sottobraccio, incoraggiandola accarezzandole i capelli scuri raccolti in una crocchia alta. Le sussurrò ridacchiando qualcosa all'orecchio che le strappò un sorriso stanco, che si spense appena lo vide all'entrata della scuola.
Le riservò un timido sorriso, palesando la volontà di avvicinarsi, ma fu bloccato da un'occhiata eloquente di Alya che lo invitava a farsi da parte, almeno per il momento. Avrebbe voluto disubbidire, prendere la donna che amava e portarla in un posto privato dove poterla affrontare, ma un moto di paura lo spinse ad abbassare lo sguardo, esattamente come Marinette, indietreggiando leggermente mentre le due ragazze passavano.
Mentre l'oltrepassavano, sentì Alya riprendere il suo discorso. Non capì tutto quello che disse a causa del basso volume della voce, ma sentì solo una frase.
"Ti aspetta ogni mattina, lo sai?"
Marinette affondò nella sciarpa. Sì, se l'aspettava, soprattutto da Adrien, ma non era pronta nemmeno ad incrociare lo sguardo con lui.
Stupida, stupida ragazzina fifona.
Stupido, stupido ragazzino codardo.
Durante le lezioni, Adrien non riusciva a staccarle gli occhi di dosso, e non mancò di notare un particolare che lo colpì come un pugno nello stomaco: Marinette non indossava gli orecchini che portava sempre, ogni giorno, da quando l'aveva conosciuta.
Forse erano quelli il suo Miraculous, e l'aveva sempre avuto sotto gli occhi. Se non li aveva più, forse significava che aveva rinunciato ai suoi poteri.
Non poteva permetterlo.
Ladybug era la protettrice di Parigi, il pilastro della città, il motivo per cui tutti si sentivano al sicuro. Non poteva semplicemente sparire nel nulla, la loro vita privata non doveva interferire con le loro 'attività extracurricolari'.
Sperava solo che non se ne fosse già sbarazzata, di essere ancora in tempo a farle cambiare idea, ma Adrien non sapeva che gli orecchini della Coccinella erano ancora custoditi da Marinette. La ragazza aveva programmato di andare a restituire il Miraculous prima delle lezioni, ma l'arrivo di Alya a casa sua l'aveva convinta a rimandare l'attuazione di quella difficile scelta.
La sua migliore amica era sempre in grado di farle mettere in discussione le proprie scelte di cui un attimo prima era assolutamente sicura.
Per tutta la giornata la giovane sentì lo sguardo di Adrien su di sè, come un'ombra che la seguiva ovunque, impalpabile e al tempo stesso onnipresente. La pressione di quegli occhi smeraldini su di sé la costrinse a fuggire in bagno durante la ricreazione, ma quel sollievo durò solo una manciata di minuti.
Quando la campanella suonò, annunciando la fine delle lezioni, Marinette sentì un'enorme peso scivolarle dalle spalle, e, sollevata, non perse tempo a recuperare la giacca ed uscire dalla classe il più velocemente possibile, salutando Alya con un frettoloso cenno della mano.
Adrien si alzò di scatto, pronto a correre pur di raggiungerla, prima di essere afferrato per la spalla ed essere spintonato con un forte calcio nel posteriore da Alya, guadagnando terreno.
"Corri, idiota, e fermala prima che faccia cazzate"
Il biondo sgranò gli occhi, domandandosi quanto Alya sapesse dell'accaduto, prima di annuire e correre dietro all'amica. Afferrò la giacca, indossandola mentre si affrettava a lasciare l'aula prima che Chloé lo trattenesse con qualche scusa. Sapeva che avrebbe voluto spiegazioni del suo strano comportamento in quei giorni.
Per un momento credette di avercela fatta, ma il braccio ingioiellato della sua vecchia amica d'infanzia gli sbarrò la strada prima che potesse uscire dalla scuola.
"Allora è davvero Marinette, o sbaglio? Adesso pretendo ogni singolo dettaglio"
Adrien sbuffò, alzando gli occhi al cielo, lanciando uno sguardo oltre le spalle della ragazza per non perdere Marinette di vista. "Dopo, Chloé, lei è già uscita da scuola e devo parlarle"
La ragazza si scansò, spintonandolo fuori per poi puntare le braccia sui fianchi. "Che cavolo ci fai ancora qui? Muoviti!"
Adrien le sorrise prima di salutarla con un gesto della mano. In quegli anni Chloé era cambiata molto, e in modo positivo: amava essere al centro dell'attenzione come da adolescente, ma si sforzava ogni giorno per essere una persona migliore, riuscendo a farsi apprezzare di più e persino a superare le antiche ostilità con Marinette, con la quale era adesso addirittura in rapporti se non buoni, almeno civili, e il ragazzo non poteva che ammirare il lavoro che aveva fatto su sé stessa e la loro amicizia ne aveva giovato.
Scese di corsa le scale, rischiando persino di cadere e fratturarsi qualche osso, ma di Marinette non vi era alcuna traccia. Il liceo si trova a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, forse si stava recando a casa, ma le parole di Alya lo preoccupavano.
Marinette non indossava più orecchini, ma probabilmente ancora erano in suo possesso. Forse era indecisa se sbarazzarsene o meno. Doveva intervenire, ormai non gli importava di essere scoperto, non se quello era il prezzo per farle cambiare idea.
Dopo tutti quegli anni di amicizia, sapeva benissimo dove abitava, ma i suoi pensieri vennero interrotti dal clacson di un'auto, pietrificandolo. Come temeva, quando si voltò si trovò davanti la macchina pronta che aspettava solo lui, e, come se non bastasse, c'era anche Nathalie a bordo.
Aveva ripetuto più volte che un autista/guardia del corpo non era più necessario, ormai era abbastanza grande da cavarsela da solo, ma immancabilmente si presentava all'uscita della scuola.
Si costrinse a dirigersi verso di loro, pronto ad improvvisare una scusa plausibile per sgusciare via dalla loro vista. Imbastì il suo solito sorriso da modello, mentre Nathalie continuava a sfogliare la sua agenda senza nemmeno degnarlo di uno sguardo, accorgendosi della sua presenza dal rumore di passi che si avvicinavano a lei.
"Buon pomeriggio Adrien, mi dispiace informarti che il programma giornaliero ha subito una variazione. La video-conferenza alla quale dovevi partecipare alle 15 è stata anticipata alle 14, quindi avrai poco tempo per pranzare, temo"
Il ragazzo si gelò come se fosse appena stato schiaffeggiato. No, quello era decisamente il peggior momento per un imprevisto.
"C-Cosa? Non puoi fare niente per rimandare anche solo di mezz'ora? Io dev-"
"Mi dispiace, non è stato possibile. Adesso dobbiamo andare"
"Ma-"
"Adrien, per il momento è tua responsabilità gestire i rapporti esterni in rappresentanza di tuo padre e dell'azienda dopo... Beh... L'incidente. Qualsiasi altra cosa è adesso in secondo piano. Per favore, sali in macchina"
Il giovane abbassò lo sguardo, stringendo i pugni per la frustrazione. Suo padre continuava a voler controllare la sua vita anche dalla camera da letto, caricandolo di pesi ai quali non era stato adeguatamente preparato e responsabilità per le quali non era pronto.
Era solo un ex modello diciannovenne che doveva avere a che fare con uomini con il triplo della sua età e con il doppio di anni di lavoro su un campo che fino a qualche mese prima aveva visto solo da lontano. Si sentiva come un pesce rosso che provava a patteggiare con un branco di squali pronto a divorarlo da un momento all'altro, sghignazzando alle sue spalle per la sua inesperienza.
Non riusciva ad imporsi sulla sua segretaria, figuriamoci su un gruppo di businessman fatti e finiti.
Fu così che, tirandosi i capelli dall'esasperazione, Alya e Chloé osservarono disperate Adrien aprire la portiera e salire nell'auto, che partì a grande velocità.
In quello stesso momento, Marinette arrivò a casa. Salutò i genitori con un piccolo sorriso, togliendosi il cappotto, la sciarpa e i guanti e posando lo zaino per terra.
Per un attimo il suo sguardo indugiò proprio su quest'ultimo: alla fine l'indecisione aveva vinto, non aveva il coraggio di lasciare andare Tikki, non ancora. Non sarebbe stata più Ladybug, ma avrebbe aspettato finché si sarebbe rivelata un'altra ragazza più degna di lei di portare gli orecchini.
Si trascinò in cucina, dove sua madre e suo padre l'aspettavano per mangiare, notando subito l'espressione afflitta della figlia. I due coniugi si guardarono, preoccupati per la salute e il benessere della loro bambina, che da giorni era sprofondata in quella malinconia che dubitavano che fosse legata all'influenza che l'aveva colpita.
"Piccola, tutto bene? Sembri giù di morale", chiese preoccupata Sabine, accarezzando i capelli scuri della figlia, così simili ai suoi, vedendola mangiare a fatica il piatto davanti.
"Sì mamma, sto bene, sono solo un po' stanca", rispose prontamente la ragazza, cercando di tenere un tono di voce più vivace possibile. L'ultima cosa che voleva era far preoccupare i suoi genitori per un casino che lei stessa aveva provocato.
Tom le diede una poderosa pacca sulla schiena che per poco non le mandò di traverso il cibo, per poi circondarle le spalle con un braccio. "Forza tesoro, finisci di mangiare e poi ci facciamo una bella partita ad un videogioco a tua scelta, va bene?"
Marinette sorrise, illuminandosi alla prospettiva della sua distrazione preferita, riuscendo infine a terminare il suo pasto.
Si stava recando al bagno per lavarsi i denti quando il cellulare, che era nella tasca dei pantaloni, vibrò, illuminandosi per rivelare la notifica di un messaggio.
Un messaggio da Chloé, ad essere precisi.
Spazio dell'autrice
Ed eccomi qui, sopravvissuta miracolosamente alla sessione invernale, pronta a sclerare di nuovo a tempo pieno con voi! :D
Strano come quest'idea, nata inizialmente come one-shot, abbia sviluppato praticamente da sola altri capitoli. Se tutto va come previsto, il prossimo sarà l'ultimo, o al massimo saranno quattro se il terzo viene troppo lungo, cercherò solo di non farvi attendere così tanto.
In questo capito vediamo una Marinette complessata, un Adrien combattuto, un'Alya stufa delle loro stronzate e una Chloé diversa. Intendiamoci, non è diventata un angioletto, è semplicemente... maturata, del resto Chloé resta Chloé, e noi l'amiamo per questo XD
Aspettatevi un casino il prossimo capitolo, e scopriremo cosa ESATTAMENTE Marinette ed Alya si sono dette quando la nostra volpetta preferita è andata a trovarla.
Per fare due chiacchere insieme, potete contattarmi sulla mia pagina fb, dove troverete il link di questa storia anche su efp.
Alla prossima!
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