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One More Night

"Ci siamo di nuovo Tikki"

"Non lagnarti come sempre, Plagg", sospirò la piccola Coccinella, "Lasciamoli in pace"

"Blah, sento l'odore di umano in calore da qui", si lamentò il gatto, in chiaro tono di disapprovazione, seguendo la sua compagna da secoli nel cubicolo del bagno mentre si preparavano ad una lunghissima notte.

Quello era il momento preferito di Adrien, quando finalmente poteva toccare la sua Lady senza quel dannato costume, esplorare la sua pelle calda. Era un peccato che gli fosse assolutamente proibito utilizzare qualsiasi fonte luminosa che potesse rivelare i loro volti, costringendolo a strattonarle via i vestiti a tentoni, ma questo e più pur di fare sua la donna che amava da sempre, nonostante si dovesse far bastare solo di quegli incontri clandestini che avvenivano solo quando lei decideva.

Solitamente ciò accadeva dopo aver sconfitto un nemico piuttosto potente, o semplicemente quando era particolarmente turbata, e quello era uno di quei casi, l'aveva capito nel momento in cui gli aveva chiesto di seguirla dopo il loro solito giro di pattuglia, lontano dai loro compagni, ed entrambi sapevano cosa ciò comportava.

Si infiltravano nel primo squallido motel che trovavano, una manciata di minuti di sesso e via, ognuno a casa propria senza più riparlarne. Ogni incontro era una prima volta, come concordato mesi prima, e Chat Noir si accontentava.

Non poteva certo lamentarsi proprio adesso, non mentre lavorava freneticamente con la zip dei pantaloni della sua partner, che si era già sfilata la maglietta in completo silenzio tra un bacio ed un altro. Ecco un'altra cosa, la più fastidiosa secondo Adrien, che caratterizzava i loro incontri: un frustrante e assoluto silenzio.

Ladybug si rifiutava di pronunciare una singola parola mentre non era trasformata, e Chat Noir non capiva perché. Forse aveva paura di essere riconosciuta grazie alla voce? Beh, lui aveva sottolineato più volte che ormai non gli interessava più tenere il segreto tra di loro, erano partner da anni, ormai tra loro c'era fiducia. Anzi, ci sarebbe dovuta essere, ma in quel periodo la donna era diventata sempre più fredda, nonostante la loro costante collaborazione.

In qualche modo quella situazione gli ricordava lei, Marinette, la sua Principessa.

Da settimane la sua amica, la sua prima amica, da adorabile ragazza sempre gentile e impacciata era diventata distante e si rivolgeva a lui con fredda cordialità. Non gli sorrideva più, o meglio, il sorriso che gli rivolgeva non era sincero come prima, e non poteva negare di non soffrire per questo.

Le voleva bene, ma non sapeva come affrontarla... Ma cosa stava pensando? Perché le era venuta in mente Marinette proprio in quel frangente?

Avrebbe pensato a come combattere contro il misterioso rancore dell'amica dopo, ora aveva ben altro per la testa, e un problema tra le gambe che non vedeva l'ora di risolvere.

Riuscì finalmente a slacciarle i pantaloni nonostante le labbra della sua straordinaria amante che torturavano il suo collo fossero una forte distrazione, per quanto piacevole. Si inginocchiò ai suoi piedi, tirandole giù frettolosamente sia i jeans che le mutandine, lasciandole dei rapidi baci sul ventre scendendo verso la sua meta, sentendo le gambe di lei tremare per l'attesa, che Adrien era voglioso di soddisfare.

Sentirla sospirare e aggrapparsi alla sua spalla per evitare di cadere era tremendamente eccitante, ma era niente a conforto di sentire la sua delicata mano accarezzargli i capelli, facendogli sfuggire delle involontarie fusa. Per un secondo la sua meravigliosa risatina risuonò nella stanza buia, sentirlo fare le fusa come un vero micio le risollevava sempre l'umore, ma la sua ilarità fu spezzata da un gemito più forte quando, per dispetto, Chat aumentò l'intensità con la quale stava stimolando la sua intimità, simulando con la lingua ciò che aveva intenzione di farle.

Questa volta avrebbe tenuto lui il comando, ed aveva la piena intenzione di farla impazzire, di farsi implorare prima di darle ciò che voleva. Avrebbe sentito la sua voce. La sua vera voce.

La sollevò tra le sue braccia, proprio come una principessa, adagiandola sul letto con delicatezza, aggredendo le sue labbra prima di passare al suo collo, il suo punto preferito, come sapeva per esperienza. Dio se era meraviglioso sentirla gemere sempre più forte e inarcarsi sotto di lui, era così soddisfacente sapere che a lei piaceva quanto a lui.

Si staccò da lei per una manciata di secondi, recuperando il preservativo il più in fretta possibile dalla tasca del pantalone abbandonato sul pavimento. Ormai portarne uno dietro era diventata un abitudine.

La raggiunse di nuovo sul letto, prendendola tra le sue braccia e baciandola prima di fermarsi, spostandole un ciuffo di capelli scuri come la notte, rivolgendole la stessa domanda che le poneva ogni volta.

"Sei sicura, Milady"

La ragazza strinse le gambe, allacciandole ancora più forte contro i fianchi del suo amante, spingendolo contro il proprio corpo.

Sì.

Adrien si rituffò immediatamente sulle sue labbra, esorcizzando il nervosismo che lo coglieva ogni volta, cercando di trasmettere il suo amore in ogni carezza, in ogni bacio, in ogni spinta, affogando nel suo inebriante calore.

E Dio quanto era bello stringerla a sè. Poteva vividamente immaginarla schiudere le labbra mentre lasciava che i suoi gemiti echeggiassero tra le pareti della stanza, poteva sentire i muscoli delle sue gambe toniche contrarsi ad ogni affondo nel disperato tentativo di andargli incontro per avere più contatto. Tutto di lei lo faceva bruciare di desiderio.

Quanto cazzo l'amava.

Sapeva che ciò era tutto inutile, che lei non avrebbe mai ricambiato i suoi sentimenti in ogni caso e che avrebbe solo sofferto di più, ma non riusciva a lasciarla andare. Probabilmente non ci sarebbe mai riuscito.

Era consapevole che Ladybug era innamorata di un altro ragazzo, glielo aveva detto lei stessa anni prima, e avrebbe voluto tanto prenderlo a schiaffi per fargli capire quanto cazzo fosse fortunato, e probabilmente pensava a lui quando facevano l'amore.

No, si ripeté mentalmente, questo si chiama sesso. Solo sesso. Lei non mi ama.

Se lo ripeteva come un mantra, anche se non sembrava sortire effetto sul suo cuore, che si spezzava ogni volta che era costretto a staccarsi da lei una volta finito.

Sapeva quello che sarebbe successo dopo: Lei avrebbe ripreso un attimo fiato, avrebbe recuperato i suoi vestiti e si sarebbe ritrasformata, lo avrebbe ringraziato e se ne sarebbe andata, lasciandolo solo a riflettere sulla sua totale incapacità di dirle di no, o almeno di trattenerla per qualche minuto in più.

Si stese al suo fianco, chiudendo gli occhi concentrandosi sul respiro affannato della giovane donna al suo fianco che stava cercando di ricomporsi. Lentamente, tutto tornò come prima, e Adrien si preparò a sentirla alzarsi dal letto, invece lei si limitò a sistemarsi sul fianco, dandogli le spalle, coprendosi con le lenzuola mentre un brivido scuoteva violentemente il suo corpo.

"Hai freddo, M'Lady?"

Era una domanda estremamente stupida, ovviamente aveva freddo dal momento che erano nudi in pieno inverno, ma era l'unica cosa che gli era venuta in mente per rompere quella quiete che lo metteva a disagio.

La figura dell'eroina parigina si mosse leggermente, e il fruscio dei suoi lunghi capelli contro il cuscino indicavano che, probabilmente, stava annuendo in segno di assenso.

Adrien allungò la mano, cercando a tentoni la sua maglia, ponendola poi sulla spalla nuda della giovane, che emise un flebile suono sorpreso.

"Mettila, o ti ammalerai"

Avrebbe voluto scaldarla con un abbraccio, ma ciò avrebbe accorciato la sua permanenza, e quello era l'unico modo alternativo che gli era venuto in mente per tenerla al caldo.

Per una manciata di secondi la ragazza non si mosse, forse stupita da tale gesto, per poi mettersi a sedere per indossare l'indumento che le era stato offerto. Adrien ridacchiò nel sentirla sospirare soddisfatta una volta essersi sistemata nuovamente sotto le coperte, adesso un po' più calde.

"Grazie Chaton"

Quelle due paroline sussurrate, insieme a quel nomignolo che adorava, fecero stringere il suo cuore e sorridere come un ebete. La sua voce era delicata e soave come l'aveva sempre udita, anche se, ascoltandola meglio, aveva una sfumatura un po' più familiare, ma rimaneva sempre lei, era sempre l'eroina più tenace e bella di tutta Parigi della quale si era innamorato dal primo istante.

"Di niente, Insettina"

Il silenzio si impadronì di nuovo della stanza mentre la tensione si faceva palpabile. Entrambi aspettavano che l'altro dicesse qualcosa, qualsiasi cosa. Quel silenzio li stava facendo diventare matti.

Adrien sbuffò frustrato, affondando il viso nel cuscino. Voleva solo stringerla, coccolarla e dirle che per lui quegli incontri significavano molto di più, ma ciò avrebbe complicato di più le cose.

"Mi dispiace"

Chat sgranò gli occhi, stupito, alzando il viso dal guanciale. Cosa aveva appena detto?

"Perché sei dispiaciuta?"

La ragazza si rintanò sotto le coperte, soffocando la sua flebile voce, spezzata da un singhiozzo.

"Perché ti sto usando per sfogare i miei problemi. Non è giusto nei tuoi confronti"

Adrien rimase completamente senza parole, non si immaginava che lei si sentisse davvero così in colpa, e quella nota malinconica nella voce della donna faceva molto male. Anche lei soffriva esattamente come lui, ma per quanto ne fosse consapevole non l'aveva mai davvero compresa a pieno.

"Ti prego, non fare così. Tu non mi hai mai costretto a-"

"No, non giustificarmi. Io sapevo che tu sei i-innamorato di me, non avrei mai dovuto darti... speranze"

Il biondo rimase in silenzio ancora per qualche secondo, prima di avvicinarsi a lei, a pochi centimetri dalla ragazza piangente. Il bisogno di abbracciarla era diventato viscerale, ma non voleva sembrare troppo invasivo e appiccicoso.

"Ascoltami molto attentamente, M'Lady. Non ti sto giustificando, sto solo dicendo la verità. Se non avessi voluto tutto questo adesso non sarei qui, quindi se devo la colpa a qualcuno dovrei incolpare me stesso, non te. Siamo in questa camera per volere di entrambi, tu mi hai sempre dato una scelta"

Ladybug sospirò, sopprimendo un altro singhiozzo. Non voleva farsi vedere piangere, ne andava del suo orgoglio, ma non poteva fare a meno di sentirsi in colpa per quella difficile situazione. Chat era sempre stato al suo fianco, era un ottimo partner e l'amava, perché non poteva innamorarsi di lui e mettere fine alle proprie sofferenze? Sarebbe stato tutto molto più facile, invece non riusciva a dimenticare lui, colui che era sempre stato cieco di fronte ai suoi sentimenti, colui che l'ha sempre ignorata.

Parlargli dei suoi sentimenti sarebbe stato come discutere con un muro.

Non udendo alcuna replica, Chat si avvicinò ulteriormente alla figura silenziosa, e, dopo un attimo di esitazione, si decise ad avvolgere un braccio intorno alla vita, facendo aderire la schiena della giovane con il suo petto. La sentì sussultare a quel gesto, ma non si oppose in alcun modo, lasciandosi abbracciare.

Appoggiò la fronte contro la spalla nuda, lasciandoci prima un lieve bacio. La strinse ancora di più a sé, sussurrando contro il suo orecchio. "Sicuramente mi sto tirando la zappa sui piedi, ma questo non è l'unico modo per risolvere i problemi, e nemmeno quello più efficace. Potresti parlarne con me, se vuoi, ti farà stare sicuramente meglio", propose, accarezzandole il braccio, "Vuoi parlarmi di lui?"

Sentì il corpo di lei irrigidirsi a quelle parole, chiaramente presa alla sprovvista.

"C-come?"

"Ti conosco, Insettina. Ho capito fin da subito che lui è il problema", spiegò, non riuscendo a nascondere l'amarezza nel tono della sua voce. "Avanti, ti ascolto"

Ladybug prese un profondo respiro, lasciandosi andare. Nessuno si era mai offerto così sinceramente di ascoltare ciò che provava, ciò che veramente provava, nemmeno i suoi amici più cari.

"Lui... Lui è un mio compagno di classe e mio amico fin da quando eravamo alle medie, ma è questo il problema. Per lui sono un amica", sussurrò, rimarcando l'ultima parola. "È bello da far male, ed è così buono, intelligente e gentile da non sembrare vero, ma... Ma non capisce, e io sono troppo codarda per dichiararmi e rischiare di perdere nostra amicizia"

La sua voce si spezzò, costringendola ad interrompersi, aggrappandosi al lenzuolo per darsi un po' di forza, sostituito dalla mano che Chat le offrì, ricomponendosi prima di ricominciare a parlare.

"Ogni volta che esce con una ragazza mi sento morire dalla gelosia, ed è così sbagliato che io provi sollievo quando, il giorno dopo, mi dice che l'appuntamento è andato male e torna da me... Ma ora si avvicina il diploma, mi allontanerò dalla mia migliore amica, e perderò anche lui"

Il corpo della giovane venne scosso da singhiozzi silenziosi, mentre le sue lacrime bagnavano il cuscino. Pianse per minuti che parvero interminabili, con la mano di Chat come il suo unico appiglio per risollevarsi, come lo era da cinque anni e come lo sarebbe stato in futuro.

"Sei l'unica certezza nella mia vita, Chat"

Adrien perse un battito del cuore, che sprofondò a quelle parole. La strinse ancora più forte, sentendola tremare tra le sue braccia, questa volta non per il freddo. La cullava dolcemente, soffrendo nel sentirla così debole, così in contrasto con la gioviale ragazzina che aveva visto sbocciare durante le loro battaglie in una splendida giovane donna.

"Se permetti, M'Lady, questo tipo non deve essere così intelligente se non capisce quanto è fortunato. Certe persone pagherebbero per averti al loro fianco, io compreso"

La ragazza si lasciò sfuggire una risatina, strizzando con forza la mano dell'amico, provando conforto in quella vicinanza. Aveva ragione, per quanto ingiusto fosse, adesso si sentiva decisamente meglio.

"Sai", iniziò il biondo, decidendo di aprirsi a sua volta per ripagare la fiducia appena ricevuta. "Da un po' di tempo una mia amica si sta allontanando da me... Non so perché, temo di averla offesa senza volerlo, ma è diventata più fredda, e non vuole parlarmi del suo problema. Non posso negare che mi manchi, mi mancano le risate e le uscite con i nostri amici, vorrei solo che mi parlasse"

Ladybug strinse forte la mano del partner, accarezzando il dorso con il pollice per confortarlo a sua volta. Voleva ricambiare il favore, e non solo perché si sentiva in dovere.

"Mi dispiace tanto, Minou", sussurrò dolcemente, "vedrai che chiarirai con lei"

"Grazie per avermi ascoltato, Insettina", ridacchiò tristemente. "Visto, non è stato difficile. Adesso stai meglio, non è vero?"

L'eroina annuì silenziosamente, fissando il buio dinanzi a sè. Voleva essere pienamente sincera con lui, ma aveva paura, nonostante si fidasse pienamente di lui, finché sentì le labbra del ragazzo sfiorare la sua nuca, affondando il volto tra i lunghi capelli sparsi sul cuscino.

Oh, al diavolo tutto.

Si girò verso di lui, allacciando le braccia intorno al busto del ragazzo e nascondendo il viso contro il petto nudo e scolpito, stringendolo con forza. Per qualche secondo lo sentì pietrificarsi, evidentemente preso di sorpresa, prima di ricambiare l'abbraccio con la stessa forza.

"Ehi, tranquilla, va tutto bene. Ci sono io qui", la rassicurò, giocando con i fili neri come la notte che le celavano parzialmente il volto mentre la ragazza sfogava tutta la frustrazione che la tormentava.

"Guardami e sei morto", borbottò lei di rimando, affogando in quel calore mentre la stanchezza cominciava ad averla vinta su di lei.

Rimasero in quel modo, l'uno tra le braccia dell'altra, per un tempo che parve infinito, ma non per questo meno piacevole, avvolti da quel calore rassicurante e familiare, e Adrien non poteva chiedere di meglio in quel momento. Cullato dal respiro, adesso calmo, di lei contro il suo collo, ricambiava il favore continuando ad accarezzarle i capelli soffici come la seta, finché non si accorse che quel respiro era più profondo del normale.

Si era addormentata.

Adesso sì che era difficile resistere alla tentazione. Era così vulnerabile in quel frangente, prendere il cellulare e dare un'occhiata senza che lei si svegliasse sarebbe stato un gioco da ragazzi, sarebbe bastato sbloccare un istante lo schermo, ma non voleva tradire la sua fiducia nonostante il suo desiderio di conoscere la sua vera identità, non ora che era riuscita ad aprirsi con lui.

"Ragazzo, che stai aspettando? Accendi la luce e facciamola finita, non ne posso più", sbottò Plagg, uscendo dal nascondiglio con Tikki solo quando il silenzio era calato nella piccola stanza.

"Plagg, non incitarlo", lo riproverò la piccola Coccinella, "devono fare le proprie scelte, e la mia protetta non vuole che la identità venga rivelata, e la sua decisione va rispettata"

Il Gatto Nero sbuffò scocciato, poggiandosi sulla spalla nuda del suo prescelto.

"Bah, fai come ti pare. Per me questa storia sta andando fin troppo per le lunghe"

Adrien sapeva che affermare di non essere curioso di svelare quel mistero sarebbe stata una bugia enorme quanto la villa in cui viveva, ma sapeva che non era la cosa giusta da fare. Avrebbe pazientato, per quanto fosse difficile.

"Lo so Plagg", sussurrò il ragazzo, cercando di fare il minimo rumore possibile, "ma non posso farle questo, mi odierebbe"

"Povero ingenuo, non credi di aver sofferto abbastanza?", replicò seccato il kwami, che non avrebbe mai ammesso per tutto il Camembert del mondo di essersi affezionato a lui e di essere sinceramente per il suo protetto. "Sono anni che vai avanti così, e peggiori ogni anno che passa"

Adrien non riuscì a replicare, stringendo più forte a sè il corpo caldo della donna, che mugugnò soddisfatta in risposta. Sapeva che, in fondo, quel gatto piagnucolone non aveva i torti.

Con i due piccoli dei che bisticciavano di sottofondo, il ragazzo rifletteva. Erano anni che desiderava avere Ladybug al suo fianco non solo come partner di lotta, ricevendo costantemente dei netti rifiuti, e tuttora non capiva come fossero finiti a letto per la prima volta, era successo è basta, e lui si era illuso inutilmente che sarebbe stata la svolta, che le cose da sarebbero cambiate, ma tutto era terribilmente statico.

Soffriva inutilmente da troppo tempo, forse sapere la sua identità era il giusto prezzo da riscuotere...

No, si ripeté in testa, rispetterò la sua decisione, anche lei sta soffrendo.

"Tikki, Plagg, conoscete il mito di Amore e Psiche?", domandò il biondo, interrompendo il litigio dei due kwami, confusi da quel singolare quesito.

"Certamente", rispose la Coccinella, "Psiche era una mortale, Amore un dio, ed erano uniti da una grande passione, ma a lei non era concesso di sapere il vero aspetto del suo amante. Lei lo tradì rompendo il patto, e venne abbandonata", concluse con tono malinconico. "Era questa la storia che intendevi?"

Adrien sorrise mestamente, continuando ad accarezzare i capelli dell'amata. "Esattamente Tikki, ed è ciò che accadrebbe se adesso accendessi la luce. Non si fiderebbe più di me, per questo non posso farlo"

Il ragazzo ricordava esattamente quando, ancora piccolo, lesse quella storia che trovò subito affascinante, etichettandola poi come insensata durante la crescita.

Quale stolto dividerebbe il suo letto con una persona senza poi avere nemmeno la possibilità di vederlo? Le invidiose sorelle di Psiche forse non erano nemmeno così cattive come il mito le dipinge, cioè avide e gelose dei bei regali che la donna riceveva, forse erano semplicemente preoccupate, e Psiche aveva fatto bene a disubbidire agli ordini di quello sconosciuto che chiamava marito del quale si era inconsciamente innamorata.

Era così che Adrien la pensava, prima di ritrovarsi nella stessa identica situazione per via di qualche scherzo crudele del destino. O forse del karma.

"Se non ricordo male, lui la perdonò e vissero felici e contenti", replicò tentatore il Gatto Nero, che venne zittito dall'occhiata assassina della compagna, che invece era decisa ad essere la voce della ragione che avrebbe protetto la sua Prescelta.

"Beh, in alcune versioni", rispose il biondo, "in altre lei muore di stenti e di crepacuore, ed è solo la pietà di Amore a riportarla in vita rendendola immortale. Per quanto stupenda, non credo che Ladybug abbia questo tipo di poteri, non è vero, Tikki?", domandò scherzoso, cercando di sdrammatizzare.

"No, mi dispiace", rispose la dea, "ma non ti crucciare, lei tiene a te più di quanto pensi. Scoprirete le vostre identità quando sarete pronti"

Plagg sbuffò rumorosamente, staccandosi dal suo possessore. Adesso si era stancato, avrebbe risolto lui la situazione. Nessuno tra gli antenati di quella coppia di idioti aveva dato così tanti grattacapi.

"Ho capito, devo pensare a tutto io come sempre, salvate i ringraziamenti per dopo", si lamentò con tono teatrale, volando velocemente verso l'interruttore principale strofinando con soddisfazione le zampette. Desiderava farlo fin dall'inizio.

"PLAGG, NO!", urlarono all'unisono. Adrien sentì con orrore Ladybug sobbalzare tra le sue braccia un secondo prima che una luce improvvisa accecasse entrambi.

Recuperò la vista in una manciata di secondi, prima che i suoi occhi verdi incontrassero quelli azzurri e sgranati di lei.

Lo sguardo cadde inevitabilmente sul quel volto familiare, deliziosamente ricoperto di lentiggini, incorniciato da lunghi capelli scuri, le labbra socchiuse per la confusione, come se ancora non avesse realizzato cosa stava succedendo.

La conosceva. Eccome se la conosceva.

Marinette. La sua Marinette. La stessa ragazza dalla quale si rifugiava quando era giù per fare due chiacchiere ed avere un po' di conforto sul suo balcone, che fosse inverno o estate.

Come aveva potuto essere così cieco, che razza di idiota.

Vide esattamente l'istante in cui lei lo riconobbe a sua volta, e come le emozioni trasformarono il suo bel viso, contagiando i suoi bei occhi ancora fissi sui suoi.

Confusione.

Stupore.

Incredulità.

Vergogna.

Delusione.

Rabbia.

Fu questa l'ultima che vide prima che Marinette di scostasse di colpo, come se la sua pelle bruciasse, tirando il più possibile la maglia nel tentativo di coprire le sue intimità mentre scendeva da letto senza dire una sola parola, non riuscendo a spezzare quel silenzio fatto di ghiaccio, il volto in fiamme dalla vergogna e dall'imbarazzo.

Cercò i suoi vestiti, sparpagliati per tutta la stanza nell'impeto della passione di prima, desiderosa solo di scappare via da quella stanza che la stava soffocando.

"Aspetta Marinette", la richiamò Adrien, Adrien, porca puttana, mentre si infilava i boxer, usando tutte le imprecazione più colorite che conosceva contro il piccolo Kwami nero che osservava quel disastro con l'aria soddisfatta di chi aveva appena creato un capolavoro particolarmente ben riuscito.

No, non voleva aspettare. Voleva andarsene, adesso.

"Ti prego, guardami", la implorò il ragazzo, afferrandola per le spalle prima che potesse richiamare Tikki, cercando contatto visivo, che gli fu negato. Come poteva guardarlo in faccia?

"Giuro che non ho chiesto a Plagg di accendere la luce, sai che non ti avrei mai costretto a rivelarmi la tua identità. Ti prego, guardami"

Sì, poteva anche credergli, anzi, gli credeva, in fondo era consapevole che se lui avesse voluto l'avrebbe fatto molto prima, ma ciò non avrebbe lavato via quel senso di sporco e la vergogna che l'avrebbe attanagliata ogni volta che l'avrebbe visto.

Cosa avrebbe pensato di lei adesso che sapeva chi era veramente?

Sì scosto bruscamente, continuando a tenere la testa bassa, indietreggiando rapidamente verso la finestra.

"Tikki, trasformami"

Vederla avvolta in quella luce rossa, che una volta dissolta rivelò la supereroina più amata di Parigi, fu un colpo al cuore per Adrien. Era la prova tangibile ed inattaccabile di quanto fosse un irrimediabile mentecatto, troppo ossessionato dalla figura della partner per guardarsi attorno.

Non ebbe nemmeno il tempo di reagire che Marinette saltò giù dalla finestra, sparendo nella notte senza lasciare traccia, e Adrien non riuscì a non sentirsi vuoto, abbandonato da lei, esattamente come Psiche, abbandonata dal suo amato marito.





Spazio dell'autrice

Boh, non so cosa mi sono messa a scrivere, avevo l'ispirazione quindi daje giù di angst XD
È la mia prima fic su Miraculous, e spero davvero che vi piaccia. Questo è solo la prima parte, la seconda arriverà quando finirò questa benedetta sessione invernale.

Ovviamente i personaggi sono maggiorenni, e mi raccomando usate le protezioni ragazzi! (suvvia, cari minorenni che state leggendo le note, so che avete letto lo stesso, birbantelli :p )
A parte gli scherzi, ovviamente i kwami sanno le rispettive identità dei due, e, siccome credo nella teoria secondo la quale la magia non permette il riconoscimento, ho voluto metterla come canon.

Spero di risentirvi preso!
Alla prossima!

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