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Capitolo 10: E' complicato

Theo mi sta guardando con i suoi occhi verdastri, impaziente; ma non sono ancora del tutto pronta e convinta di raccontargli tutto.

In fondo di lui conosco solo il nome, e il brutto rapporto che ha con mio cugino mi fa ancora dubitare delle sue buone intenzioni.

«Quindi?»
Mi chiede Theo.

«È complicato...»
Cerco di dirgli timidamente, ma sembra quasi non ascoltare le mie parole, come se sapesse che sto solo cercando di prendermi altro tempo.

«Nulla è semplice...»
Dice, guardandomi negli occhi.

«Facciamo una cosa... Tu mi racconti la tua storia, e io la mia. L'unica condizione è che dobbiamo dire la verità, senza mentire. Ci stai?»
Mi propone sicuro, lui.

Non so per quale strana ragione, ma trovo questa proposta davvero allettante. Forse è la perversa curiosità di conoscere la sua misteriosa storia che mi sta per far accettare la sua idea.

«Okay»
Dico sbuffando, prima di fare un espiro profondo ed immergermi nel mio triste passato.

«Circa cinque anni fa, prima di trasferirmi a Chicago, vivevo qui a Beacon Hills: una cittadina felice, spensierata, piena di buone persone e soprattutto normale. A quell' epoca ero una quattordicenne qualunque:  andavo benissimo a scuola, facevo sport e non avevo tanti amici, ma come si dici "pochi ma buoni". Nonostante gli anni mi ricordo fin troppo bene quella sera di fine Gennaio. I miei genitori mi avevano chiesto di andare a buttare l' immondizia e, come al solito, sbuffando ci andai. Appena chiusa la porta d'entrata dietro le mie spalle mi sentii osservata, ma guardandomi in torno non vidi nulla. Arrivai velocemente alla fine del vialetto di casa mia e gettai il sacco nel bidone, ma quando alzai lo sguardo verso il cemento del marciapiede di fronte a me, vidi un'ombra alta e minacciosa che fu sicuramente emanata da qualcosa o da qualcuno proprio dietro di me. Non feci in tempo a girarmi del tutto che due braccia muscolose mi afferrarono. Non fui sicura di tutto quello che stava succedendo fino a quando non vidi i suoi artigli affilati graffiarmi la mia morbida pelle. Fui così scioccata che dalla mia bocca non usci nessun tipo di urlo, grido, nulla. Sentivo solo le lacrime scendere incontrollate dai miei occhi, alla vista di quelli lucenti e rossi dell'uomo che mi stava trattenendo. Provai a sfuggirgli con tutte le miei forze, ma ne arrivarono altri due di quelle creature, sempre con quegli occhi rossi fissi su di me. Ricordo che sentii il dolore più acuto che avessi mai provato quando quell'alfa mi morse. Solo all'ora mi riuscii a divincolare e a scappare il più veloce possibile... mentre correvo la mia mente era piena di domande che, più passava il tempo, e più diventava complicato trovare una risposta plausibile, o semplicemente normale. "Perché quello strano uomo mi ha morso? Perché sento così tanto male? Perché tutti e tre aveva gli occhi rossi? Non é una cosa normale, vero? E perché proprio me?" mi chiesi per tutto il percorso. Quando ritornai sulla via di casa mi assicurai di nascondere bene il morso sanguinante sulla mia spalla. quando entrai in casa i miei genitori mi tempestarono di domande su dove ero stata e con chi. Io inventai che un cane randagio aveva preso il sacco dell'immondizia e stava scappando, per inseguirlo mi ero dovuta fare di corsa tutta la via e ci avevo messo un bel po' di tempo per quello; loro, per fortuna o per sfortuna, ci credettero senza farmi  ulteriori domande e non si accorsero di nulla. Quella notte fu la peggiore: la passai tra incubi e l'assenza totale di sono... non avrei mai immaginata che quello fu solo l'inizio dello sgretolamento della... della mi vita.»
Gli racconto con malinconia, riuscendo a mala pena a trattenere le calde e salate lacrime.

Guardo verso Theo che mi sta ancora fissando con aria confusa e triste.

«Credo che Stiles vi abbia raccontato quello che ho fatto poi vero?! Come ho distrutto la mia famiglia perfetta. Di come ho ridotto i loro corpi. Di come ho buttato via il mio futuro. di come sono stata costretta ad essere adottata ed a dimenticare tutto quanto.»
Dico arrabbiata, ormai con la vista sfocata per via delle lacrime che continuo a trattenere.

«È vero, ci ha raccontato tutto. Noi gli crediamo, anche perché i tuoi occhi sono blu; ma dimmi... Come fa una ragazza di quattordici anni ad uccidere tutta la sua famiglia?»
Mi chiede Theo, in tono sicuro e impaziente.

«Semplicemente per il fatto che non sono stata io! ma tanto è inutile dirtelo non mi cre...»
Gli rispondo, ma non faccio in tempo a finire l'ultima frase che subito lui mi interrompe:

«Allora chi è stato?»
Mi domanda Theo.

A quella domanda tutta la rabbia si attenua per trasformarsi in tristezza, in malinconia.

Avevo giurato di non pronunciare più il suo nome, il suo fottuto nome.

«Lui... è stato il mio insegnate di vita, un secondo padre, un traditore... Ricordo che mi ripeteva sempre una frase che io, da piccola ingenua, non ne comprendevo il significato "Se vuoi diventare come noi ti devi sacrificare Sophie... se vuoi far parte del nostro branco distruggere il tuo." Io non avevo un branco, o almeno pensavo di non avercelo. Quanto sono stata stupida da credere che un branco deve essere per forza formato da lupi mannari... un branco è composto da persone che ogni giorno si sostengono l'una con l'altra, si aiutano a vicenda e sconfiggono le proprie paure insieme. Il branco è come un grande gruppo, è come una famiglia...»
Dico con fatica.

«Ora può sembrare che effettivamente io, alla ricerca di un branco, abbia distrutto il mio, la mia famiglia, Melanie... ma è qui che tutti si sbagliano. Quella sera, la sera dove IO dovevo compiere quel... quel gesto, io non ce la feci. Come una codarda mi rinchiusi in casa con mia mamma e mio papà. Come una bambina non gli dissi nulla di quello che da lì a poco sarebbe successo. Come una stupida pensai che lui non riuscisse a sfondare la porta che avevo barricato. Come un'ingenua pensai che solo io dovevo e potevo uccidere i membri del mio branco. E come un beta credevo che il mio alfa mi vedesse come una figlia, come sua figlia, e che avrebbe risparmiato il mio branco, invece di distruggerlo per il puro divertimento di uccidere...»
Continuo, quasi esausta.

«Chi è?»
Continua a chiedermi con impazienza Theo.

«Lui si chiama...»
Provo a dire, ma la mia voce cala inaspettatamente.

Non posso rimanere schiava del passato, non posso. Se non faccio qualcosa ora che ho la possibilità, non ci riuscirò più.

è solo un nome, un nome qualunque.

Prendo un grande respiro e con una strana tranquillitezza pronuncio il nome dell'uomo, o per meglio dire, del mostro che ha causato tutto questo.

«Deucalion.»
Dico, mentre lo sguardo, sempre più incredulo di Theo punta su di me.
_________________________
💥Note dell'autrice💥

Hey ciao a tutti, spero che vi piaccia anche questo decimo capitolo.

Vi volevo informare che sto approfittando di queste vacanze per sistemare un po' i capitoli, correggendoli ed aggiungendo altri particolari o scene. Vi consiglio caldamente di rileggere tutto (prologo escluso) per non perdervi nulla.

[ uscita prossimo capitolo ENTRO sabato 6/01/18 ]

Un bacione
_rebelfire_

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