"Delusa da Te"
Nonostante fossero passati solamente pochissimi secondi da quella fatidica frase che Luca aveva appena pronunciato, per Giulia sembrava una vita: nel momento in cui vide Luca con gli occhi aperti, non riusciva a crederci, tanto da saltargli addosso, ma quella frase la mise in difficoltà: provava un imbarazzo mai sentito prima e tutto il discorso che si era preparata all'interno della sua stanza svanì in un attimo.
D'altronde, era la pura verità e per il momento non riusciva a trovare il coraggio di dichiararsi; perciò, non le restava altro che dire una bugia.
- "Allora, mi spieghi che cosa sta succedendo e soprattutto perché non dici niente, lo voglio sapere" - disse Luca diventando un tantino nervoso.
- "Ehm... veramente... aspetta, non è quello che pensi tu perché quel TI AMO ha un altro significato" - .
- "Ovvero?" - .
- "Per dirti che io ti voglio tanto bene... lo so che a te può sembrare strano perché mi conosci da poco, però per me sei come un amico importante e siccome sono una persona che crede moltissimo alle cose, ti ho voluto dimostrare che l'affetto che provo per te è così grande da amarti. Mi sono spiegata?" - .
Luca aveva ascoltato attentamente ogni singola parola, ma in cuor suo c'era qualcosa che non quadrava.
- "Ne sei sicura? Da come lo dici non ti vedo molto convinta" - .
- "Ma certo che ne sono sicura. So quello che dico. Questo è solo un tuo pensiero" - .
- "Va bene, ti credo" - .
- "Mi devi credere infatti. Ti sto dicendo solo verità. Comunque, raccontami un po' come ti senti" - .
- "Sono un po' stordito e non capisco perché sono qui, però sto bene dai" - .
- "Beh questo è normale e ti ricordo che ieri hai fatti spaventare sia me che Nick" - .
- "E cosa ho fatto di così grave?" - .
- "Ma che faccia tosta che hai! E me lo chiedi pure?" - .
- "Si lo so. Ho un po' bevuto" - .
- "Solo un po'? Veramente ti sei scolato una bottiglia intera di vodka con tanto di pastiglie e alla fine ti ho ritrovato in bagno accasciato a terra come un cadavere. Ma ti rendi conto delle conseguenze che hai avuto facendo questo? Un gesto simile non deve ricapitare mai più" - .
- "Adesso basta Giulia perché sto iniziando a perdere la pazienza! Tu non sei nessuno per dirmi quello che devo o non devo fare... neanche mi conosci così tanto e quindi ti chiedo: CHI SEI TU?" - .
- "Sono quella che vedi davanti a te: ME STESSA" - .
- "Bene. Lo so che ho sbagliato e vi chiedo scusa per questo, però c'è un passato oscuro dietro quel gesto" - .
- "E quale sarebbe questo passato oscuro?" - .
- "Preferisco non parlarne. Sabato allora cena?" - .
- "NON CAMBIARE DISCORSO. SONO ARRABBIATA IN QUESTO MOMENTO" - .
- "Dai..." - .
- "E va bene, la cena confermata per sabato" - .
- "Alleluia!" - gridò Luca per sdrammatizzare un po'.
- "Ah, questo ragazzo... come farò a sopportati sabato guarda!" - e se ne andò.
- " A sabato"?!" - disse il ragazzo con un sorriso a mille denti.
h. 14.45
Caro diario,
per l'ennesima volta sono di nuovo qui a sfogarmi all' interno di queste pagine bianche e soprattutto ho bisogno di essere aiutata da qualcuno: sono innamorata, felice ma allo stesso tempo anche confusa (TANTO!) e incerta a causa di quello a cui andrò incontro.
Sia cuore che testa ragionano in modo completamente differente, esattamente come due rette parallele che non riescono a trovare mai un punto d' incontro.
Non so proprio come risolvere questa situazione, anche perché non riesco a capire cosa mi nasconde sul suo passato e questo mi fa pensare tante cose che non vorrei mai venire a scoprire... ne avrò la conferma sabato a cena.
Giulia
Nel frattempo qualcuno bussò alla porta: Giulia, presa dalla fretta, afferrò il suo amato diario e lo ripose all' interno del suo baule, un posto segreto che solo lei sapeva, chiudendolo con un lucchetto di ferro fino a quando andò ad aprire (quel bussare così insistente iniziava ad infastidirla).
Quel qualcuno era Sarah, la quale entrò dentro la stanza guardando Giulia con un'aria alquanto scocciata.
- "Ci voleva così tanto ad aprire una porta eh!" - .
- "Sarah, cosa vorresti dire con questa frase?" - .
- "Non fare finta di niente che lo sai benissimo" - .
- "E invece ti sbagli di grosso perché io non so assolutamente niente" - .
- "Per mezz'ora ho bussato a quella maledetta porta senza avere una risposta: poi, ad un certo punto, appari dal nulla. Ma si può sapere cosa stai facendo?" - .
PANICO.
Giulia era travolta dal panico più totale, ma di certo non poteva raccontarle tutto quello che era successo in quei giorni per poi essere dubitata. Perciò non esitò neanche un minuto per dirle l'ennesima bugia.
- "Sai, stavo scrivendo una nuova canzone e avendo le cuffiette con la musica a tutto volume, non ho sentito neanche un rumore" - .
- "Capisco. Almeno non hai fatto qualcosa di inutile" - .
- "Sempre la solita" - rivolgendosi alla sua migliore amica con un tono pieno di soddisfazione.
- "Quando l'hai finita me la farai leggere vero?" - .
- "Certo che si. Tu sarai la prima" - .
- "Comunque scusami per prima se mi sono arrabbiata così tanto" - .
- "L'ho già dimenticato. Mi volevi dire qualcosa?" - .
- "Oggi parto" - .
- "Veramente? E me lo dici all' ultimo minuto" - disse Giulia incredula.
- "Mi dispiace ma avevo troppe commissioni da fare. Vado con la mia famiglia in Sicilia. Io vorrei tanto rimanere qui con te perché devo sopportare quell'idiota di mio fratello, ma purtroppo sono costretta a partire e non posso fare altrimenti" - .
- "Ah, la mia amata Sicilia! E per quanto tempo rimarrai lì?" - .
- "1 mese" - .
- "Sarah sono contentissima per te così visiterai la regione in cui sono cresciuta, però è anche vero che mi mancherai da morire, soprattutto le tue battute, la tua solarità, la battaglia con i cuscini che ci facciamo ogni sera e i tuoi consigli" - .
- "Invece a me mancherà tutto di te, TUTTO. Ti voglio bene, migliore amica. All'apparenza posso sembrare fredda, ma in fondo sono una ragazza dolce" - .
- "Lo so come sei fatta e ti accetto per quello che sei. Da quello che ho capito, ora ti devo salutare" - .
- "Esattamente. I miei sono venuti a prendermi per il semplice fatto che dobbiamo arrivare fino a casa della nonna, che si trova in California. Dopodiché, domani rivediamo le ultime cose e poi si parte yee!!" - .
- "Va bene. Ti aiuto a fare le valigie se vuoi" - .
- "Sono già pronte. Sono venuta qui per prenderle. Ci vediamo tra un mese Giulietta" - .
- "Mi mancherai" - .
Ed ecco che Giulia si ritrovò di nuovo sola nella sua stanza, cominciando a farsi mille paranoie senza arrivare al dunque, ma ad un certo punto, nella sua mente i vecchi ricordi della Sicilia, la sua infanzia vissuta a pieno con gli amici e i genitori, iniziarono a raffiorare, provocandole una malinconia e una voglia di scappare da quella specie di prigione che la stava circondando in quest'ultimo periodo.
SI SENTIVA SOFFOCARE.
Sabato 12 Giugno 2013. Ore 18.00.
In quel tardo pomeriggio Giulia si svegliò da un lunghissimo pisolino e dopo aver visto l'ora, capì che era arrivato il momento di prepararsi, però una cosa la ostacolava: il suo umore che non si manifestava uguale agli altri giorni.
Era molto stanca e non aveva voglia di fare niente per via della cena e soprattutto, piena di dubbi e paure, ma nonostante tutto, riuscì a vestirsi e a truccarsi in meno di 2 ore: indossava una tutina nera a pantalone, con le maniche che arrivavano fino ai gomiti e un paio di decoltée nere.
Per quanto riguarda il trucco, invece, aveva un rossetto rosso bordeaux e un po' di mascara.
Dopodiché uscì dalla sua stanza per recarsi al luogo di destinazione.
Appena arrivata, c'era Luca che la stava aspettando fuori e come al solito, la guardò attentamente dall'alto verso il basso.
- "Wow, come sei elegante stasera. Ti sei fatta bella per me?" - .
- "Luca, per favore, non iniziamo questa serata con le tue battute squallide... dai su entriamo" - .
- "Sissignora" - le disse ironico.
Il ristorante era abbastanza carino, insomma un posto ideale per un primo appuntamento e appena entrarono, presero un tavolo per due alla fine della sala, in modo da non farsi vedere dalle persone.
- "E per cominciare, io ordino del vino" - disse Luca dotato di un tablet per le ordinazioni.
- "Io invece dell'acqua. Sono astemia" - .
- "Qualche volta dovresti provare un po'di alcool così mi fai compagnia" - .
- "Si certo così finirò in ospedale" - .
- "Hahahaha stasera la ragazza è molto agitata. Ti imbarazzo?" - .
- "No, per niente. [e invece da morire]" - .
- "Ok, se lo dici tu" - .
- "Comunque l'alcool non lo voglio provare e non lo proverò mai" - .
- "Rispetto la tua decisione. Oh, è arrivato il vino" - .
Luca iniziò a bere il vino sorseggiando, ma non riuscì a resistere alla tentazione verso l'alcool e per tutta la serata, se ne scolò tre bottiglie.
A quel punto, il suo discorso si trasformò in frasi indecifrabili e fissò Giulia con un sguardo cattivo.
- "Ma chi ho qui davanti a me? Una ragazza da spupazzare e poi il giorno seguente, la pianterò in asso" - .
- "Luca, ma che cosa stai dicendo? Chi sarebbe la ragazza da spupazzare?" - .
- "Giulia non hai ancora capito che sei tu... è inutile che mi guardi con quegli occhietti dolci, tanto non mi fai per niente tenerezza: le ragazze come te le uso solo per andarci a letto senza farci nulla di serio. Se vuoi, lo facciamo anche ora" - .
Giulia, presa dall' ira, gli tirò un ceffone che rimbombò su tutto il ristorante, tanto da far diventare la sua guancia rossa come un peperone.
- "Aspettavo proprio questo momento, perché almeno ti sei rivelato per quello che sei realmente, ovvero un viscido che tratta le persone come marionette facendole soffrire come dei cani, così nel frattempo tu vai a divertirti e a fare del male ad altra gente che non merita di essere trattata così. Ed io che mi sono fidata di te, credevo che fossi una persona a modo, ma purtroppo non è stato così e mi dispiace molto. Persone come te devono essere curate, supportate da qualcuno e di certo non sarò io a farlo perché non voglio avere più niente a che fare con te da ora in poi.
Ed ora me ne ritorno nella mia stanza piena di solitudine: di certo, non mi serve la tua compagnia. Tu pensa a quella fottuta bottiglia di vino e quando mi vedi in giro, non mi devi più guardare in faccia ne tantomeno rivolgermi la parola. Ti saluto. A mai più. Ti odio stronzo!" - e se andò disperata.
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