♡︎ capitolo quattordici
La mattina seguente osservai la persona che avevo di fronte, impegnata a guardare la televisione, con addosso solo un pinocchietto nero e ai piedi delle calze a righe fin sopra le caviglie, i suoi capelli chiari scompigliati e infine gli occhi chiari socchiusi, assonnati. Zack era così concentrato a guardare “Lo straordinario mondo di Gumball” che non badava a me. Guardai l’orologio sistemato sopra la televisione che segnava le sette del mattino, la luce che proveniva dal balcone aperto illuminava l’intera stanza, giungendo fino in cucina. Anche Zack guardò l’ora, per poi salire al piano di sopra.
Non riuscivo a crederci: il giorno prima ero in Minnesota a parlare con Jett, a scherzare con Nicole, e ora? Mi trovavo seduta su una poltrona in una casa estranea e in compagnia di tre sconosciuti. Richard, Matt e Zack erano stati molto gentili a ospitarmi. Chi lo avrebbe mai fatto? Credo nessuno.
La porta di casa si spalancò e vidi Rick varcare la soglia. Lo stato in cui era mi strappò una smorfia.
«Non ridere» disse, chiudendo la porta con un dito.
Portai una mano davanti la bocca, cercando di nascondere la risata.
«Ma che puzza è?» domandò Matt, uscendo dalla cucina con in mano una forchetta. Quando vide l’amico, scoppiò a ridere, piegandosi in due.
«Già…» sussurrò Rick, facendo una smorfia. «Il prato era bagnato, quindi sono scivolato e sai quant’è grosso il cane del vicino, beh… immagina la sua cacca» finì il tutto con un lamento, mostrando un sorriso finto.
«Sì, ma lì non si tratta solo di cacca, Rick» dissi, tappando il naso con le dita.
«Dopo sono scivolato in una pozzanghera».
«Che sfigato, Rick, sei andando semplicemente a buttare la spazzatura, in pigiama…» rispose Matt, concludendo la frase, accorgendosi solo in quel momento del suo abbigliamento.
«Mike dovrebbe smetterla di lavare tutte le mattine fuori. Vado a fare la doccia» si lamentò, muovendosi dal posto.
«Tu non attraversi casa così». Notammo Zack scendere le scale con addosso un jeans nero e una camicia bianca, allungò un braccio verso Richard facendo segno di fermarsi.
«E come faccio? Volo?» imprecò, intrecciando le braccia al petto.
Zack entrò in cucina e ne uscì con in mano due sacchetti di plastica trasparenti.
«Metti questi ai piedi» glieli porse, tappando il naso con le dita. E così fece.
«Non ti appoggiare al muro, non toccare niente» urlò Matt, guardandolo camminare mentre saliva piano le scale. Si sentiva il rumore della plastica a ogni passo.
«E se scivolo?» domandò a metà scala, girando la testa verso di noi.
«Sono certo che Kristen non ti toccherebbe neanche con un dito, quindi resterai lì, ti consiglio di non scivolare».
Matt afferrò le chiavi di casa e le infilò in tasca per poi guardarmi: «Noi andiamo a lavoro, io finisco alle due circa, mentre Zack all’una».
«Dove lavori?» domandai, andandogli incontro.
«In biblioteca, mentre Zack al supermercato qua vicino».
Non ce lo vedevo Matt seduto dietro una scrivania a leggere un libro.
«Davvero?» chiesi sorpresa, guardandolo con occhi sognanti e immaginando la biblioteca.
«Sì. Anzi, dimenticavo, se ti annoi dai un’occhiata ai libri in camera mia».
«Dubito che si annoi, cioè, resta a casa con Rick; un ventunenne dentro il corpo di un bambino di tre anni» Zack infilò il portafogli nella tasca posteriore dei jeans e, sventolando una mano, lasciò l’appartamento.
«Buona giornata, Kristen» mi augurò Matt, varcando a sua volta la porta.
«Chiamami Kris» gli dissi, alzando il tono di voce dal pianerottolo.
Andai in cucina e, come sospettavo, era tutto sotto sopra: tazze con resti di latte sul tavolo e briciole sparse dappertutto, alcune perfino a terra. Aprii il getto dell’acqua fredda e iniziai a lavare il tutto.
Raggiunsi il salotto, poco più tardi, e, prendendo posto sulla poltrona, mi ricordai dei libri in camera di Matt, mi alzai e raggiunsi la stanza senza alcun problema; oltre al salotto, cucina e bagno conoscevo solo quella stanza da letto, dato che Matt la sera prima mi aveva costretta a dormire in camera sua. Allungai una mano verso la libreria e iniziai a leggere i titoli, fino a quando non trovai quello giusto.
Felice della scelta, chiusi la porta alle spalle e raggiunsi quella poltrona tanto comoda, rilassandomi e iniziando a sfogliare il libro.
Distolsi lo sguardo dalle pagine quando sentii bussare alla porta, diedi un’occhiata all’ora, era quasi mezzogiorno. Stavo per alzarmi quando Rick saltellò giù per le scale.
«Apro io, tu continua pure a leggere». Lo vidi attraversare il corridoio e aprirla senza nemmeno guardare chi fosse.
«James» affermò sorpreso, rivolgendosi al ragazzo che in quel momento si trovava di fronte a lui e che io non riuscivo a vedere. Guardando il profilo di Rick, potei notare quanto fosse felice di vederlo.
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