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26

Lucciole

"Credi che queste possano andare bene? Qui si sono un po' sfocate".

"Però mettono a fuoco il puto centrale. Non so come lo chiamate voi fotografi... ma secondo me lo apprezzerà lo stesso".

Un ottimo compromesso per conciliare lavoro e studio era proprio quello di trovare entrambi i percorsi più similari possibili. Biologia Naturale comprendeva la natura, e cosa c'era di più bello da immortalare in un piccolo foglio rettangolare di essa? Ancora una volta, Simon si era rivelato particolarmente ingegnoso: fotografare i temi principali che erano stati discussi durante le lezioni poteva giovare positivamente ad una mente che faticava a ricordare tantissime cose insieme come quella di Viola. Non che lei fosse stata stupida, ma era chiaro che con una manciata di mesi di ritardo, avrebbe dovuto correre in fretta ai ripari per non restare troppo indietro ed avere lacune grandi come una voragine.

"Allora: questa che cos'è?"

"Una... è una quercia, mi sembra..." la ragazza rispose in modo abbastanza titubante, gli alberi e la vegetazione erano il suo punto più debole.

Infatti Simon scosse la testa: "No. Una betulla" non capiva onestamente come fosse possibile confondersi, avevano delle differenze anche abbastanza palesi, tra la forma delle foglie e la grandezza e colore del tronco. Eppure di alberi in Italia ce n'erano, e tanti. Viola aggrottò la fronte, incerta se dare retta al ragazzo o pensare che lo stesse facendo apposta, ma non voleva sbirciare nel suo libro di scienza naturale per constatare la veridicità dell'affermazione. Primo perché se fosse risultato come diceva Simon, avrebbe commesso una brutta carenza di fiducia, e secondo perché sarebbe stato imbarazzante mostrare al suo maestro improvvisato quanto la sua memoria fosse pessima. Ma che cosa ci poteva fare se non si ricordava i nomi e le forme degli alberi? Alla fine non le sarebbe servito in futuro, se il suo scopo era finire in altri settori che non vedessero la vegetazione e la flora in generale. Peccato che secondo il ragazzo, era utile a prescindere dalle idee finali.

"Se non distingui due alberi così diversi tra loro, che cosa farai quanto ti ritroverai davanti degli uccelli dai colori identici? Sappi che è una cosa importante".

"Lo so, ma non posso farci niente. Con gli animali è una cosa, ma le piante sono il mio tallone d'Achille da sempre. Possiamo passare oltre?"

Andare oltre... ma prima o poi avrebbe dovuto superare quella difficoltà. Si sarebbe sempre presentata l'occasione di doversi confrontare con i propri limiti e Viola non poteva permettersi di aggirare certi problemi rischiando di penalizzarsi solo di più. Simon tentò di spiegarle di nuovo quali fossero i punti su cui doveva basarsi, provando in ogni modo a ignorare l'espressione scocciata e confusa della giovane davanti a lui, dovendo anche seguire il suo stesso discorso. Ma niente: tutto pareva oltremodo vano davanti alla sua faccia spaesata.

"Viola, ascoltami: indipendentemente dal futuro, a scuola te lo chiederanno. In un esame non puoi fare scena muta o sarebbe un disastro per la tua carriera scolastica, finché ne hai una"

"Arriva l'esperto in materia. Per caso hai avuto un'esperienza del genere, per affermarlo?"

"Sì, e ti assicuro che non è stato piacevole" una bugia, chiara e tonda, in piena regola. Simon non aveva mai frequentato una scuola in vita sua, nemmeno aveva idea di come fosse fatta all'interno. Ma Viola non avrebbe indagato sulle sue parole, e comunque sapendo la sua età , poteva averla mollata da tre anni ormai. Odiava mentirle, soprattutto perché non voleva che il loro rapporto si basasse su un castello di carte talmente delicato e sottile da crollare con un soffio; ma molto spesso si rivelava necessario per poter dare basi solide sulla sua ancora fittizia vita da umano.

Era paradossale il fatto che gli venisse più semplice comportarsi da animale che da umano: essendo cresciuto prevalentemente nella natura più libera, aveva più modo di relazionarsi con un cane o un altro lupo potendo condividere la stessa mentalità. Con gli umani si ritrovava in un mare aperto, pieno di cose che non conosceva e che si ritrovava a improvvisare per non sembrare un alieno in piena regola. Tutti quegli sguardi che lo fisavano per decodificare le sue frasi biascicate erano sempre pesanti e imbarazzanti.

Però Viola parve rilassarsi a quell'affermazione totalmente inventata, abbassò lievemente gli occhi e sospirò silenziosamente: "... va bene, hai vinto. Cercherò di capire bene cosa ha una e cosa ha un'altra. Ma ti prego di avere DAVVERO MOLTA pazienza" disse quasi come se avesse pronunciato una supplica.

"Io ne ho tantissima, lo sai. Ma questa volta ascolta bene, invece che guardare le immagini in modo del tutto distratto".

"Non possiamo proprio fare una pausa?" quella era chiaramente una supplica, senza se e senza ma. Si sentiva benissimo che la ragazza non aveva voglia di andare avanti, non aveva intenzione di concentrarsi e non lo avrebbe fatto. Ma questo diede un'idea al ragazzo lupo: in effetti erano ormai due ore che stavano sotto torchio e che non avevano ottenuto grandi risultati eccetto la piccola pila che si era formata da portare allo studio fotografico. Metà dell'opera era completata. E lei lo stava guardando con occhi sognanti e speranzosi. Era anche vero, però, che in quelle ore erano state occupate più dalle proteste e dalle conversazioni inutili che ad un impegno vero ed effettivo, quindi non si meritava così tanto una pausa. Ma sapeva perfettamente che non si sarebbe arresa fino al suo fatidico sì, e sapeva anche che non sarebbe riuscito a resistere, come sempre.

"Mmh..." fece, facendo finta di pensarci; in realtà nello stesso momento in cui aveva realizzato la domanda, aveva avuto un'idea: "Vieni fuori con me, ti faccio vedere una cosa che ti piacerà tantissimo".

Viola dapprima lo guardò senza capire, lo osservò alzarsi dal letto e mettersi il cappotto, invitandola poi a seguirlo. Ormai fuori c'era una penombra inquietante: non avrebbe potuto vedere oltre un palmo dal suo naso. E faceva molto freddo, non era sicura di poter reggere le schegge pungenti che avrebbero colpito il suo corpo. Ma era troppo curiosa per poter restare ferma nella sua stanza a guardare e non sapere mai cosa Simon volesse mostrare.

Il paesaggio tutto sommato non era per niente male: le montagne, o almeno la loro ombra, era ancora chiara e si mostrava fiera insieme alla luce lunare che illuminava delicatamente il prato dove si erano addentrati. L'aria odorava di umido, ma era piacevole, sembrava più pulita rispetto al resto della giornata. Gli alberi che circondavano la sua casa davano un senso di protezione improvviso, quasi stessero tirando su una cortina spessa da cui era impossibile passare. Si sentivano anche i friniti delicati delle cicale e dei grilli ancora svegli, le loro voci mischiate insieme creavano una melodia intrigante e del tutto diversa dai soliti suoni che lei era solita ascoltare in città. Era un paesaggio diverso e interessante.

Ma a un certo punto, Viola sospettò che quello non fosse ciò che Simon voleva davvero mostrarle, alla fine perquanto fosse bello, un paesaggio notturno non era affatto una novità; lo vide portarsi in un punto ben preciso del prato, dove un sentiero creato dall'erba schiacciata divideva in due parti precise tutto lo spazio circostante, le ricordava vagamente il mare diviso in due da Mosè. L'ombra del giovane sembrava una lunga lingua di colore nero, come se in un quadro l'artista avesse voluto dare un'improvvisa e insensata pennellata nera, con lo stupido intento di rovinare il suo stesso capolavoro ma, inconsapevolmente, rendendolo ancora migliore.

"Esattamente..." disse poi incerta, avvicinandosi piano, "... cosa vorresti mostrarmi?" più si guardava intorno e più restava perplessa dal paesaggio così familiare, niente he potesse davvero attirare la sua attenzione in modo tanto rapido.

"Mi hai detto che avresti sempre voluto vedere le lucciole dal vivo, che non ti era mai capitata l'occasione giusta" disse Simon voltandosi verso di lei, un sorriso enigmatico e complice. Quando prendeva quelle espressioni, Viola iniziava a sentire le farfalle nel suo stomaco prendere il volo, eseguendo acrobazie che contribuivano a mettere le dei brividi lungo la schiena. Quegli occhi ipnotici erano in grado di agganciare lo sguardo e di non mollarlo più, quasi fosse stato un amuleto che oscillava in modo copioso e ridondante davanti al viso del cliente.

"Sì...?"

"Bene. Allora dammi la mano" Simon allungò le sue dita verso quelle della ragazza, che non appena le strinse, sentì la stessa scarica elettrica che aveva percepito le altre volte in cui avevano stabilito un contatto fisico. Era una sensazione stranissima, ma allo stesso tempo piacevole: come la loro prima volta nella Cioccolateria, e la seconda, e le volte in cui si erano visti, quel piccolo momento le regalò una sensazione del tutto inaspettata e irresistibile. Ricordava ancora il viso timido del ragazzo di allora, adesso divenuto più sicuro e scherzoso, e il loro primo approccio formato da poche semplici frasi divenute interi discorsi; si conoscevano da pochi mesi eppure aveva idea che fossero diventati buoni amici, per certi versi anche più intimi delle sue amiche effettive. Non aveva bisogno di indagare per capire cosa stesse provando in quel momento, poteva essere quel sentimento che lei non aveva mai creduto alla sua portata seppur in tanti le avevano mosso delle avance; ma lei aveva sempre creduto che fosse stato grazie alle altre, sempre un passo avanti in tutto e lei mai sullo stesso piano: nuova, straniera, non particolarmente attaccata ai libri e allo studio. Ecco. Questa era Viola Torre, mai attenta allo studio salvo in casi estremamente importanti, portatrice di una famiglia divisa per incomprensioni e per niente capace di formulare una frase di senso compiuto senza farsi riconoscere per l'accento. Nonostante si fosse ambientata, spesso di sentiva come Simon: un alieno.

"Stiamo andando molto lontani da casa mia, Simon" mormorò a un certo punto, voltandosi e notando che la sagoma di cosa sua si stava facendo sempre più piccola. Il suo accompagnatore però rispose con un verso disinteressato, tenendo una punta di divertimento. Sembrava che la cosa non gli stesse pesando affatto, e Viola sperò che, come la stava vedendo lui, non vi fosse di fatto un motivo per impaurirsi. Per il suo bene, avrebbe fatto meglio a confermare che non fosse una cosa preoccupante.

"Siamo arrivati" annunci poi il ragazzo lupo, voltandosi verso la sua accompagnatrice che mostrava una postura e uno sguardo incerto. Ma appena mossa un ciuffo d'erba con la mano, gli occhi di Viola si illuminarono, sia metaforicamente che letteralmente, vedendo milioni e milioni di piccolissimi puntini luminosi innalzarsi dal prato al cielo stellato. Lucciole! Lucciole per tutto il campo dove erano fermi! Svolazzavano libere, a zig zag o seguendo una traiettoria dritta; si spegnevano e si riaccendevano a ritmi regolai, il loro volo raggiungeva il cielo e si confondevano con le stelle che illuminavano l'astro scuro. Uno spettacolo incredibile seppur così comune in zone come quella. La ragazza osservò quello spettacolo con la bocca spalancata, fissando i piccoli esserini che la circondavano con la loro luce, seguendo prima una, poi l'altra e un'altra ancora senza riuscire mai a capire dove si fermasse. Ma era uno spettacolo reale quello a cui stava assistendo o Simon si era inventato di sana pianta un improbabile gioco di luci con un marchingegno impossibile da immaginare?

"Quanto mi hai detto che ti sarebbe piaciuto vedere le lucciole, non avendole mai viste, mi è venuto in mente che vicino a dove abiti c'era questo campo enorme. Qui se ne vedono tantissime, e in tutta la stagione stranamente".

"Di solito in questo periodo non sono presenti?"

"No, si vedono in estate, ma in inverno è molto difficile. Non sono insetti invernali. Sei fortunata".

E come poteva non ritenersi tale in quel momento? Simon le aveva appena permesso di realizzare un sogno che aveva da sempre ma che non era mai riuscita a realizzare per colpa di diversi fattori che lo avevano impedito. Ormai aveva smesso di contare le volte in cui quel ragazzo le aveva permesso cose che in condizioni normali avrebbe dovuto dare per spacciate o per irraggiungibili, non sapeva nemmeno più come dirgli grazie, addirittura l'averlo ospitato a casa sua sembrava non essere più abbastanza. Adesso più che mai si stava chiedendo come aveva fatto negli anni addietro a vivere senza la presenza di quel ragazzo così caro, nemmeno i suoi fidanzatini passati riuscivano lontanamente a eguagliarlo.

"Ma tu hai pensato a questo al solo scopo di..."

"Be', è uno spettacolo che almeno una volta nella vita si deve vedere. E tu ne avevi tutto il diritto"

"Mmh... non sai ora il numero di grazie che dovrei dirti... non so più come ripagarti per tutto"

Simon arrossì, anche se non era del tutto visibile con la poca luce che ormai era presente, anche con la luna che faceva da faro. Non era pronto a quegli elogi, specie sapendo che in confronto a Viola lui era nulla. Eppure quel suo nulla era stato capace di smuoverla a livelli impensabili, darle più vita e colore, addirittura aveva sentito suo padre mormorare che non l'aveva mai vista tanto attiva.

"Non serve... che mi ringrazi..."

"Mi prendi in giro?" obiettò Viola avvicinandosi a lui, "Ne sono quasi costretta. Ma hai idea di cosa hai portato nella mia vita? Un lavoro, uno studio migliore, una vita più dinamica... Simo io nemmeno con le mie amiche ho tanta confidenza! Tu per me sei una benedizione!"

Una benedizione... non si sarebbe mai aspettato di poter essere definito in quel modo da nessuno, ancor meno proprio dalla ragazza di cui era follemente innamorato. Sentiva i suoi sforzi prendere forma e diventare soddisfacenti, finalmente ora che poteva considerarsi all'apice delle sue possibilità. Giorni prima non avrebbe mai creduto potesse essere possibile una cosa del genere, quando avevano ucciso Lira e aveva scoperto chi fosse il responsabile, gli era sembrata una strada che non lo avrebbe portato da nessuna parte.

Lira... in quel momento, però, gli tornò in mente la vera ragione del suo avvicinamento a Viola, o almeno quella che il branco riteneva vera: lui doveva compiere quella maledetta missione, doveva farla fuori e dare a Giorgio la lezione che si meritava per averli privati della loro leader in modo tanto crudele. Simon avrebbe dovuto aver finito già tempo fa, ma non ci era riuscito, non sapendo dove la sua vita lo aveva condotto. Un brutto bivio che lui era stato costretto a percorrere, scegliendo la propria felicità invece che la fiducia del branco.

Senza rendersene conto, abbassò lo sguardo spegnendo il sorriso che aveva fino a pochi secondi prima, la consapevolezza di quello che avrebbe dovuto fare e di quello che invece aveva fatto lo logorava dentro, ma anche se fosse tornato indietro non avrebbe agito diversamente. Lo sapeva, dentro di sé lo sapeva benissimo che avrebbe preferito agire di egoismo piuttosto che prendersi una responsabilità del genere.

"Simon?" la voce dolce e calda di Viola lo risvegliò dai suoi pensieri, illuminando di nuovo il viso e distraendolo da quei dubbi che lo stavano rabbuiando.

"Sì, Viola?"

"Questa è l'ultima goccia, io ti confesso che tra tutte le persone che ho conosciuto, tu sei in assoluto quella che non voglio perdere, mai e poi mai..."

Il ragazzo lupo non capiva il motivo di quella frase, ma improvvisamente sentì l'aria farsi frizzante e particolare, e una strana atmosfera avvolgere entrambi come una calda coperta. Ma cosa stava succedendo? Perché improvvisamente iniziava a sentire caldo quando fuori dove si trovavano c'erano almeno dieci gradi sotto zero?

"Anche... anche tu per me sei importante, Viola..." cercò di dare lo stesso peso alla sua frase. Ma sapeva bene che non era lo stesso, e faticava a capire il fine di tutta quella situazione che si era improvvisamente creata.

"Ma io non ti considero importante, in quel senso. Ma ti considero speciale, nell'altro senso"

"E quale sarebbe quel senso?"

"Quello che alla fine vogliamo tutti e due".

Parole sante. Certo che lo volevano tutti e due, chi più chi meno, lo volevano tutti e due. Entrambi aspettavano da tanto quel frangente che li avrebbe unti più di chiunque altro: erano due ragazzi contro un mondo ostile su molti punti di vista, ma non si sarebbero più fatti schiacciare. Il resto della scena fu quasi automatica: Simon prese il viso di Viola con le mani protette da guanti beige senza le punte delle dita; lei fece lo stesso ma circondando i gomiti con le mani, essendo più bassa di lui. I loro visi azzerarono le distanze in pochissimi secondi, i loro respiri si sincronizzarono involontariamente, la pelle di lui sfiorò quella di lei attraverso il naso.

E poi successe: quello fu il bacio più caldo che entrambi avessero mai avuto e sentito: per lui era il primo in tutti i sensi, per lei era il primo serio. I loro respiri scaldarono una piccola parte dei loro visi, permettendo un contatto sempre più desideroso, assaporando quelle labbra come se fossero state delle risorse inestimabili. Non era come lo avevano immaginato, ma superava di molto le loro reali aspettative.

Allora era questo l'effetto che faceva un bacio, Simon lo comprese in quel momento, sentendo milioni di scariche elettriche, di brividi, di farfalle e formicolii percorrere ogni cellula e centimetro del suo corpo, incapace di allontanare la sua bocca e interrompere quel contatto che tanto aveva sperato di avere. Le sue mani poi passarono dal viso al corpo intero, abbracciando e avvicinando di più la ragazza per un contatto un po' più profondo, fino a riportarle alla posizione iniziale. Voleva sentirla con ogni strato di pelle, con ogni parte del corpo, voleva percepire tutte le sue sensazioni.

Il freddo intorno a loro era scomparso, addirittura si ritrovarono sudati, una volta costretti a staccarsi per riprendere fiato, a dispetto della temperature molto bassa.

"Viola..." disse a fatica Simon, ansimando, ma più per il bis che per un bisogno effettivo d'aria.

"Sì, Simon?"

"Questa, da parte tua, è la mia goccia" non ebbe nemmeno voglia di terminare la frase quasi, che subito ripresero quel contatto che non volevano mollare per nessuna ragione, nemmeno l'ora tarda e il freddo pungente che stava minacciando il resto del mondo li avrebbe privati di quel bisogno dirompente di sentirsi vicini l'uno all'altra.

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