25
Cinema
Quella sera aveva piovuto parecchio. I piccoli proiettili congelati avevano colpito in maniera violenta e tempestiva il manto sbiadito di Oliver mentre percorreva la via più veloce e meno invasiva che collegava il grande bosco dove era cresciuto insieme al branco alla città di Londra. Quel piccolo sentiero non lo conosceva nessuno tranne il branco, era sempre stata una via di fuga alternativa nei periodi dove il cibo scarseggiava ed erano costretti ad addentrarsi fino alla zona rifiuti dei ristoranti per rifocillare sé stessi e i cuccioli affamati. Nemmeno gli altri animali che abitavano la foresta sapevano di quel piccolo vicoletto capace di collegare zona urbana e natura, e da un lato era meglio così.
Annusò l'aria e il terreno circostante, ma non sentì presenze familiari, era come se il suo compagno non si fosse più addentrato nei boschi da quando era partito. Volle sperare che non gli fosse successo nulla di brutto, un'altra perdita per il branco avrebbe significato guerra aperta.
Dovunque tu sia... mi auguro di trovarti al sicuro...
Oliver, a differenza di molti lupi ormai sviluppati e adulti - compresi quelli che si erano battuti restando uccisi - era ancora inesperto in certe situazioni: non era in grado di orientarsi come si deve, quando era nato, i genitori biologici avevano ricevuto una diagnosi che gli avrebbe impedito di svolgere molte azioni quotidiane, per quanto sarebbe stato lo stesso in grado di rendersi indipendente. Questa condizione gli si era ritorta contro anche nell'apprendimento per poter sopravvivere in seguito, di fatto era l'unico lupo quasi completo a non aver ancora lasciato il rifugio.
Il non essere ritenuto pronto per una vita indipendente, era forse l'umiliazione peggiore dentro al branco, perfino i cuccioli trovati per ultimi erano stati più rapidi di lui.
Perché non avverto il tuo odore? dove sei?
Eppure si trovava abbastanza vicino alla città da poter individuare anche solo una piccolissima parte dell'odore di Simon, il suo inconfondibile mix di felce e muschio bagnato, con una pungente punta di gelsomino. Gli umani non avrebbero mai sentito delle essenze così precise, solo loro erano in grado di capire come fosse il proprio odore in base ai percorsi che erano soliti varcare.
Una piccola giustificazione l'aveva: la città era piena zeppa di profumi e aromi che si mischiavano, coprivano e aggiungevano ogni giorno, sarebbe stato impossibile orientarsi sapendo di dover cercare una pista precisa. Si sarebbe persa anche Zita al suo posto, nonostante fosse nettamente più esperta nel campo.
A Oliver non restava quindi che muoversi a tentativi. Simon era in città, questo sarebbe stato l'unico punto di riferimento, e di notte non avrebbe avuto pericoli di essere scoperto.
Si diede forza e coraggio, oltrepassò quel cancello ormai logoro che separava la natura in tutta la sua tranquillità dall'urbanizzazione compulsiva degli umani. Gli odori forti e chimici inondarono preso il suo naso impedendogli di essere fermo e lucido per una manciata di secondi, per potersi abituare a quello che era un brutto miscuglio di gas e petrolio. Simon doveva avere dei gusti particolarmente strani, per potersi sentire a suo agio in mezzo a tutto quello che richiamava artificialità e tossicità in tutta la sua purezza. Non aveva molta scelta nemmeno lui però, in quel momento la forma lupo era inutile, anche se poteva ancora farci affidamento fintanto che non fossero presenti altri esseri umani nelle vicinanze.
Trovò come unica pista interessante uno stradone che si diramava in tanti piccoli vicoli, che comprendevano diverse costruzioni attaccate l'una all'altra. Poteva essere una buona pista, Simon non si sarebbe mai mosso in mezzo ad una mischia tanto pericolosa.
Spero di aver trovato la via giusta, Simon...
Simon non era mai stato in un cinema prima di quel momento. Normalmente gli era capitato di scorgere le fiumane soddisfatte dalla visione di un film a tarda nottata oppure nel pomeriggio, quando gli spettacoli stavano per essere definitivamente tolti dagli schermi. Gli aveva sempre dato l'idea di un posto troppo affollato e caotico, per uno che non amava gli accalcamenti doveva di certo rappresentare un'ottima sfaccettatura di una sala delle torture; ma quando Viola gli aveva chiesto se gli fosse piaciuto fare qualcosa di diverso quel giorno, non poté fare a meno di accettare. Be', non era del tutto da biasimare, pur di passare del tempo con la ragazza dei propri sogni, chiunque avrebbe mosso mari e monti scalando anche le peggiori vette. E poi alla fine si stava parlando di un'ora e mezza di visione, in cui avrebbe dovuto stare seduto e fare appello ad ogni sua forza per mantenere la calma quando la sala si sarebbe riempita di gente fino a togliere il respiro.
Quando si trovò davanti l'edificio un po' consumato dagli anni e dal clima grigio dell'Inghilterra, Simon dentro di sé fece un lungo sospiro: era in ogni caso una grande prova di forza e coraggio, e l'unico posto dove era sicuro non lo avrebbe cercato nessuno. Era da qualche giorno che gli stava frullando in testa il dubbio se al branco stesse iniziando a mancare e a insospettire la sua assenza così prolungata, per questo aveva un estremo bisogno di un luogo affollato e pieno di gente che gli permettesse una buona mimetizzazione.
"Hai mai visto Il Galeone del silenzio? Mio cugino da Assisi mi ha detto essere il miglior capitolo di tutta la saga, ma io non stravedo per i generi così tetri e spaventosi" disse Viola scrutando attentamente il grande tabellone che mostrava i titoli del momento. Era una grandissima lavagna con attaccati manifesti enormi e pieni di grafiche fantastiche - per i film appena usciti o di maggior successo - oppure un grande elenco dalle scritte bianche con sopra repliche, riproduzioni e orari diversi per ogni film in programma.
Ecco un altro piccolo problema per Simon: non sapeva leggere, almeno non frasi tanto piccole. Nella sua vita per metà umana e per metà lupesca, aveva imparato quel tanto che bastava per potersi orientare in caso si fosse accidentalmente smarrito da piccolo, come le insegne dei negozi, i cartelli neon in graado di illuminare il marciapiede di notte oppure le insegne degli edifici più caratteristici. Ma il doversi sforzare per poter comprendere parole più sottili delle sue unghie era sempre stata un'impresa che aveva evitato a piedi pari.
"Oh be', ehm..." farfugliò qualcosa per non dare l'impressione di non aver ascoltato una singola parola, "Temo... di essermelo perso. A dire il vero nemmeno a me piacciono generi del genere, sono incline... all'insonnia".
Ok: era la scusa più ridicola che avesse mai potuto inventare, ma calcolando che doveva trovare il modo di far girare quel pomeriggio dando l'impressione di aver scelto qualcosa di comune accordo, fece in modo di sembrare il più sincero possibile. E poi per metà non era una bugia: non aveva mai visto un film in tutta la sua vita, ma scene troppo forti con musica alta e tempismo breve lo aveva sempre messo in confusione. Oltre a fargli perdere il sonno.
"Su questo siamo sullo stesso piano vedo... cosa potremmo guardare allora? Non mi sembri uno che stravede per il dramma... e nemmeno il thriller ti si addice, considerando il tuo normale modo di fare".
"Mi piace..." Simon osservò quel poco che riusciva a distinguere, collegando alcune parole ad una possibile somiglianza con altre di sua conoscenza. Per esempio misteri e caso gli ricordavano molto alcune notizie che gli erano giunte all'orecchio nel piccolo bar, quando il proprietario accendeva la televisione per sentire i fatti di cronaca; quindi potevano richiamare a casi irrisolti o un genere dai tratti criminali. Viola non sembrava un'amante del crime, ma dei gialli era già più probabile: "... questo".
"Oh! Il segreto della cripta mi piace, mi da tanto l'idea di un'avventura dove si scopriranno chissà quali altarini! Sei anche tu un appassionato di gialli e avventura, Simon?"
"Certo... li guardo tutti i giorni..." altra frase detta così, ma almeno aveva trovato un film che potesse interessare alla ragazza e che potesse capire lui stesso, se non al cento per cento, possibilmente per la maggior parte. Era comunque una nuova informazione da aggiungere alle sue capacità umane, dove avrebbe dovuto memorizzare la modalità di scelta del film, pagamento del biglietto e raccolta di cibo da sgranocchiare durante la visione. Ecco: quell'ultimo passaggio era trascurabile, ammesso che non fossero stati presenti alimenti adatti al suo essere.
Chissà per quale motivo agli umani completi piacesse tanto mangiare mentre compivano tante altre azioni, come leggere, guardare qualcosa o ascoltare musica e notizie; se lui ci avesse provato, come minimo si sarebbe trovato molto in difficoltà, non era abituato ad eseguire più azioni in un momento solo, concentrato in pochi minuti.
"Ti piacciono i popcorn, Simon?" chiese Viola osservando il bancone con i grandi scomparti pieni di piccoli chicchi esplosi e bianchi. Il ragazzo agganciò il cibo con il suo sguardo, quasi come se stesse pensando se fosse o meno un alimento accettabile per il suo organismo. Non li aveva mai mangiati, non sapeva nemmeno con quale processo riuscissero a crearli, ma in casi come quelli era meglio non rischiare sfidando l'ignoto.
"Credo che andrò più sul mais tostato... anche se ammetto di non averli mai provati".
"Non sai cosa ti perdi allora" ridacchiò la giovane guardandolo con uno sguardo furbo, "Come ne mangi uno, non smetti più. Sono solo mais esplosi con sale e burro, è vero, ma non riesci più a fermarti".
Il burro era un derivato del latte, non gli avrebbe provocato grandi problemi; il sale lo tollerava, purché non fosse stato presente in una quantità eccessiva. Poteva anche fare un tentativo, in fondo un chicco solo non lo avrebbe ammazzato. Per compromesso e precauzione, Viola prese un secchio di popcorn abbastanza grande per tutti e due, in modo che non fossero eccessivi in quantità per nessuno dei due. Simon scoprì che la ragazza stava addirittura seguendo una dieta, o almeno ci stava provando: da Settembre aveva deciso di eliminare il più possibile i cibi troppo zuccherati o i pasticci durante i pasti, accontentandosi quindi di assaporare le patatine fritte senza salse o miscugli vari. A Natale si era concessa i dolci tipici della festività, consapevole che avrebbe poi dovuto fare il doppio dello sforzo.
"Vorrei evitare di sfondare i miei jeans preferiti. Fino a un anno fa mi sono data alla pazza gioia".
"Se io dovessi ridurmi a fare una dieta, finirei per nutrirmi d'aria con tutto quello che già devo evitare" scherzò Simon, guardando la ragazza con un largo e divertito sorriso.
"Nonostante sia una cosa che prevede troppi limiti, confesso che ci sono certe ore in cui ti invidio".
Salirono le scale che portavano al piano superiore, dove erano situate tutte le sale adibite per vedere i film. Era un soppalco aperto e colorato, dalle pareti piuttosto accese e con due banconi colmi di dolciumi in due punti diversi del piano. In un angolo era posizionato un grande cartonato con il ritratto di un attore nei panni del suo personaggio per il film che stava pubblicizzando. Non era per niente male come scena, se non altro in quel modo avrebbe attirato tanti sguardi e accaparrato una foto ricordo. Gli bene in mente un'idea simpatica per rendere quel pomeriggio più divertente: "Ehi Viola! Guarda che fisico" disse mettendosi vicino all'immagine, aspettando che la ragazza si voltasse. Assunse una posizione da macho, alzando le braccia come per mostrare dei muscoli che in realtà non erano presenti. Fece anche due giri di busto per mostrare di più le sue forme possenti.
La cosa funzionò alla grande: Viola appena lo vide scoppiò in una fragorosa risata, divertita da quella visione tanto pagliaccesca. Aveva fatto proprio bene a invitarlo per un pomeriggio diverso, doveva riconoscere che per quanto si trovasse bene da sempre con le sue amiche, non avrebbe avuto lo stesso livello di allegria che aveva in quel momento. Quando si trovava con Tiffany, Emma, Lola e Grace, i discorsi capitolavano sempre sullo stesso punto dove lei non riusciva a entrare in nessun caso: i ragazzi e le relazioni complesse non erano mai state alla sua portata e in quelle occasioni sembrava che esistessero tutti i modi per ricordarglielo. Quello era un altro elemento di quanto si stesse trovando bene con Simon, che non aveva mai da giudicare sulle sue avventure mai vissute, che non aveva da criticare se capitavano momenti in cui non si sentiva sicura. Sì: era un po' fuori dal mondo in certe situazioni, un po' silenzioso o non particolarmente lanciato nelle iniziative, ma era in grado di metterti a proprio agio ogni volta che ne sentivi il bisogno.
"Sgonfia i tuoi muscoli possenti, Maciste! Non vorrei mai che qualcuno ti consumasse con gli occhi o che ti scambiasse come pezzo raro da collezione".
"E se così fosse, tu mi compreresti?" chiese il ragazzo con uno sguardo malizioso e speranzoso allo stesso tempo.
Viola sfoggiò un sorriso intrigante, guardandolo e avvicinandosi maliziosa: "Con ogni mio centesimo".
Era da un po' di tempo che lui cercava attenzioni particolari, lo aveva notato da un paio di settimane o poco più da quando si erano rivisti; non erano attenzioni scomode, nulla di troppo ambiguo, ma aveva iniziato a chiedere conferme, come adesso: giocavano e a un certo punto Simon voleva sapere se avrebbe scelto lui sopra tutti. E lei glielo confermava sempre, ma non sapeva se quella risposta fosse mossa da un istinto involontario o se ci avesse davvero pensato. Era come se quelle attenzioni dentro di sé le stesse chiedendo speranzosa.
Trovarono i loro posti nella sala 4, a metà tra i primissimi posti e le file rialzate. Non erano proprio le posizioni ideali, ma ancora si mostravano più comode di quelli davanti a loro, visto che la fila era la prima di quelli costruiti a gradoni. Simon osservò curioso quel grande telo bianco dove avrebbe visto presto le immagini muoversi. Si chiese come avrebbero fatto a proiettare il film dato che non aveva davsnti un televisore gigante, ma un semplice e d enorme lenzuolo teso dal soffitto al pavimento.
"A me piaceva, a un certo punto, guardare il fascio di luce del proiettore. La polvere che illumina mi ricordava uno sciame di lucciole".
Fascio del proiettore? Ma dove lo aveva visto? Simon so guardò intorno per capire di fatto a cosa si stesse riferendo la ragazza, notando un piccolo buco nel muro dove fuoriusciva il proiettore. Doveva riconoscere che quella era una novità parecchio interessante, sarebbe stato in grado di riprodurlo con mezzi artigianali al rifugio?
"Le hai mai viste, delle vere lucciole?" chiese poi il ragazzo guardando l'amica, da come lo aveva detto gli era parso di intendere che non le fosse mai capitato un vero e proprio sciame davanti agli occhi, in quel caso si era persa un bellissimo.
"Mai... ma le ho sempre viste nei cartoni animati o nel libri illustrati" confessò Viola, un po' imbarazzata sapendo che in diciotto anni non aveva mai avuto l'occasione di vedere degli insetti tanto scontati. Allora Simon decise di farsi una promessa in testa, la sera successiva le avrebbe fatto un regalo, un piccolo regalo per avvicinarla ancora di più alla natura che tanto amava fotografare, ed ora che ci pensava: lei doveva ancora selezionare le foto da portare allo studio fotografico per poter mostrare al signor Frost, gliele aveva chieste come prova di quello che fosse in grado di fare. E le fotografie che aveva fatto nel parco naturale potevano essere un ottimo inizio.
Oltre a questo, avrebbe anche potuto ripassare delle nozioni importanti riguardo Biologia Naturale per poter recuperare più edami possibili, essendosi iscritta in ritardo.
Si sedettero e in poco tempo la sala si oscurò lasciando che il grande telo mostrasse le immagini della pubblicità aiutato dal proiettore. Le immagini vorticavano a tratti veloci e a tratti lenti, il volume era alto da far rimbombare le onde sonore per tutto lo spazio circostante, ma a Simon inaspettatamente non diedero fastidio: di solito alle creature metà lupo e metà umane come lui, gli ultrasuoni e le onde alte potevano creare diversi fastidi all'apparato uditore, come se stessero martellando in modo violento la testa. Ma l'essere totalmente indifferente a questa condizione, per la prima volta diede al ragazzo lupo una speranza: forse il suo corpo stava assimilando la parte umana del DNA per permettergli di rimanere nel mondo degli umani, così sarebbe potuto rimanere accanto alla sua Viola, avere una famiglia, un futuro, un amore duraturo. Non vedeva l'ora di sapere se sarebbe rimasto umano definitivamente, e sperava che la risposta fosse un sì, lo voleva davvero.
Ed era troppo immerso nei suoi pensieri per seguire effettivamente il film, non stava prestando attenzione né ai dialoghi né agli indizi che i protagonisti stavano man mano scoprendo; era troppo concentrato sul fantasticare le sue nuove tappe per una vita senza peli né zanne. Forse gli sarebbero mancate un po', erano sempre molto utili per mangiare le parti più dure e nervose della carne.
I suoi occhi scrutarono distrattamente una scena del film, con un ragazzo e una ragazza intenti a discutere, nemmeno lo stesso spettacolo fosse collegato alla sua mente. Non aveva ancora discusso con Viola, e sperava non sarebbe mai successo; ma le coppie in certi casi si ritrovano a doversi confrontare in situazioni scomode. Ebbe poi un sussulto: il ragazzo aveva il suo stesso nome e questo contribuì a renderlo più partecipe.
"Pensi che sappiano dell'impostore all'ufficio Oggetti Smarriti?" chiese Viola bisbigliando, avvicinando la testa a lui per non disturbare il resto del pubblico.
"Vedrai che uno del gruppo lo farà notare. Lo ha osservato per tutta la scena, ha capito qualcosa".
"Uh, sei un intenditore o un detective mancato?"
"Be'... un po' entrambi".
Le mani dei ragazzi, inaspettatamente e in modo del tutto spontaneo, si incontrarono dentro il secchio dei popcorn. Sia Viola che Simon ebbero un sussulto, una piccola scarica elettrica e un brivido che li percorse dalla punta delle dita fino alla spalla, obbligandoli a ritirare la mano in contemporanea e a sorridere pieni di imbarazzo.
"Scusami... colpa mia" disse Simon con voce incerta.
"Ma no, colpa mia, sono una mangiona".
Quando il film terminò e la sala tornò ad essere luminosa, nella fiumana di gente che si alzava i due ragazzi rimasero seduti per un po' per evitare di essere schiacciati dalla calca. Si guardarono e scoprirono di essere arrossiti tutti e due e di non aver ancora riavuto il colore normale. Si misero a ridere tutti e due notando la comicità della situazione, si erano imbarazzati nello stesso momento e fino a quei secondi precisi non se n'erano nemmeno accorti.
"Meglio andare" concluse il ragazzo, "Direi che qui dentro ci siamo già fatti riconoscere".
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