22
Tempo insieme
"Non devi prendertela, Hudson non è così male in realtà come sembra" Viola sistemò una coperta su un materasso appoggiato al pavimento, rimediato da una stanza in realtà utilizzata per gli ospiti.
Quello doveva essere il primo spazio stabilito per far alloggiare Simon, avevano deciso insieme a Giorgio che avrebbe usato la stanza degli ospiti come erano solite fare le amiche della ragazza. Era uno stanzino abbastanza minimalista, con pareti neutre e lenzuola bianche in modo che chiunque avesse piacere ad alloggiare non si sentisse a disagio. Gli scaffali erano lasciati vuoto apposta, salvo per le cose da arredamento essenziali come lampade, portafazzoletti, qualche fotografia e delle cassettiere per permettere agli ospiti di riporre le proprie cose.
La stessa situazione avrebbe dovuto ripetersi con il ragazzo, ma Viola all'ultimo momento aveva deciso di fare un cambiamento. E non senza la disapprovazione del padre.
Simon sospirò passando il cuscino: "Insomma... non faceva altro che metterti un muro su ogni decisione".
"Vuole solo evitare che io mi addossi troppe responsabilità. In effetti Biologia Naturale è tosta da soddisfare economicamente".
"E allora? Anche se fosse, o fosse un altro il motivo... tu prima o poi dovrai tirarti fuori".
Non era un pensiero sbagliato: in effetti studi o meno, Viola avrebbe comunque iniziato a lavorare, e l'esperienza iniziale poteva solo giocarle come vantaggio. Avrebbe trovato molti più sbocchi in qualsiasi campo, non le importava che fossero facili o meno, tanto la vita era sempre la parte peggiore sulle voce difficoltà. Ma era una fortuna avere Simon vicino, godendo di un piccolo impiego in un bar poteva darle alcuni consigli e indirizzarla nella giusta via. Lo aveva già dimostrato portandola nello studio fotografico, ricordandosi della sua passione per la fotografia, cosa che non era scontata in quel momento; se non l'avesse trascinata dentro, avrebbe rischiato di trovare come impiego un volgare posto come smistatrice si merce nei magazzini dove l'odore era pessimo, pienp di gas di scarico e sudore - in confronto una palestra era più profumata. Oppure sarebbe finita per sottostare ai capricci di un commesso smemorato, che non si ricordava nemmeno dove aveva appoggiato le chiavi della macchina.
"Confesso che un po' ti invidio, Simon".
"E per quale motivo?"
"Tu ti sei sempre gestito da solo, hai un livello di responsabilità incredibile... non tutti possono godere dello stesso privilegio".
Simon emise una risata sommessa, pareva anche ironica: "Non lo definirei un privilegio..."
"Dici di no? Io credo di sì" dichiarò Viola dando un colpo deciso al materasso per sistemare il tutto, "A prescindere dal tuo passato, adesso sei un ragazzo forte e indipendente. E questo rende gli ostacoli molto più piccoli di come si presenterebbero in altri casi".
Quella divisione di pensiero era straziante: Viola faceva presto a parlare, a reputare tutto figo e a elogiare l'apparente perfezione di Simon; ma se solo avesse potuto capire davvero... non c'era nessun tipo di elogio nella sua vita e nelle sue esperienze, solo una lotta per la sopravvivenza nella sua esistenza da lupo in cui il pericolo era sempre dietro l'angolo e la vita umana si presentava piena zeppa di limitazioni: dall'alimentazione, allo stile di vita troppo rozzo e nomade; Simon non aveva mai frequentato una scuola, aveva imparato a leggere e scrivere l'essenziale a fortuna, solo perché nutriva interesse per quegli esseri all'apparenza tanto diversi ed egoisti, che agivano solo per il loro quieto vivere ignorando tutti i paletti della catena che teneva unite tutte le specie del mondo. Ma anche se Zita e Lira avevano sempre cercato di dissuaderlo, di imprimergli nella mente che non valeva la pena mischiarsi con quei popoli di mediocri soggetti composti solo da desideri pericolosi, come tutti i bambini Simon si era solo convinto di più a seguirli nel loro modo di vivere. Da un lato aveva giocato a suo favore: grazie ai suoi giri da umano aveva conosciuto Viola.
"Spero non ti dia fastidio dormire per terra. Per adesso e solo per questa notte. Domani chiedo a mio padre di spostare la branda in modo da farti stare più comodo".
"A me va bene anche ogni notte, non sono un tipo con problemi di schiena. Ma avrei potuto stare anche nell'altra stanza".
"Lo so, ma ho preferito averti... un po' più vicino. E poi le mie amiche lasciano la stanza in modi che sarebbero imbarazzanti per un ragazzo".
"Imbarazzanti inteso... intimo femminile?"
Viola rise divertita: "E riviste di cantanti, poster di palestrati ben pompati..."
"Preferisco rannicchiarmi nel pavimento, non vorrei mai sentirmi inferiore in fatto di muscolatura" disse Simon sedendosi sul materasso e incrociando le gambe. Posò lo sguardo divertito su quello della ragazza, altrettanto allegro, e si perse nei suoi occhi luminosi dimenticando per un istante dei suoi pensieri negativi. Quando era vicino a lei aveva solo un pensiero: starle vicino il più possibile e godere di ogni singolo minuto e secondo di quel tempo insieme. Lo aveva desiderato da quella sera in cioccolateria, quando aveva comunicato la sua decisione di voler restare un umano. Con Viola vicino sentiva sempre che tutti i problemi scivolavano via, che nulla poteva più toccarlo o ferirlo; anche con Hudson si era sentito difeso dalla ragazza. Quel Hudson... dove lo avesse trovato Viola, avrebbe fatto meglio a mollarlo lì.
"Credi che riuscirò a pagarmi gli studi, a stare dietro alle spese?" chiese poi lei sdraiandosi sul letto e guardando il soffitto, con uno sguardo perso. Per quanto fosse speranzosa, un minimo di preoccupazione iniziava a farsi sentire. Biologia Naturale era una vera e propria selezione, sia economica che di abilità, e se non ti dimostravi all'altezza già ai primi giorni, poco ci manca a che non ti lasciassero a casa senza tanti complimenti. Sarebbe stato un vero smacco se a lei fosse toccata quella sorte: avrebbero riso tutti di lei.
"Ad essere onesto..." Simon si voltò verso di lei, poco dopo aver assunto la stessa posizione della giovane, "... io credo che se attingessi ad un piccolo aiuto, non sarebbe la fine del mondo".
"Non voglio prenderli quei soldi..."
"Lo so, Viola. Ma cerca di essere più... elastica adesso, solo per una questione di organizzazione. Se non vuoi... non prendere per forza quelli. Ma tuo padre vuole sentirsi importante per te".
Viola sospirò, sapeva che Simon avesse ragione e forse, diceva FORSE, avrebbe considerato la seconda opzione. Non voleva coinvolgere il padre, ma questa volta per un puro scopo di indipendenza: non voleva essere un ulteriore peso sapendo quanti sacrifici avesse dovuto fare per lei, Giorgio non si era nemmeno trovato una compagna nuova dopo il divorzio per non fare un torto alla figlia, diversamente da sua madre che non ci aveva messo poi molto a rifarsi una vita con un compagno noioso quale era Vincenzo. Un po' in questo Viola si sentiva responsabile, e non in senso positivo: riconosceva di essere un po' viziata, di aver sempre avuto l'esclusiva sui genitori, e per questo non aveva mai immaginato la vita di suo padre con qualcuno di diverso da sé stessa.
Più ci pensava, e più si rendeva conto di quanto la presenza di quel ragazzo, tanto buono quanto misterioso, fosse una benedizione per lei: Simon aveva sempre un buon consiglio per lei, un esempio in grado di darle una visione completa e non troppo limitativa, e dove poteva pensava a delle iniziative per aiutarla. Aveva fatto bene a mantenere la convinzione e la perseveranza, a cercarlo e a non arrendersi. Simon al momento opportuno le era venuto incontro e l'aveva aiutata a sfogarsi.
"Non devi per forza prendere in considerazione tutto quello che dico" Simon corresse il colpo, "Sai, a volte sparo qualche cavolata. Succede quando si vive da soli per tanto tempo".
Viola rise, e si voltò a guardare il ragazzo: "Se vivere da soli da anche come risultato un buon inventario di consigli e aiuti, allora spero di sentirne ancora tante, di cavolate".
Il ragazzo lupo assunse un'espressione divertita e clownesca, e la ragazza dovette soffocare una grassa risata esilarante per non svegliare il papà nella stanza accanto. E avrebbe fatto meglio a mettersi a dormire anche lei, la mattina dopo avrebbe avuto lezione in facoltà e doveva assolutamente essere sveglia e reattiva, o avrebbe dovuto fare i conti con un'altra insegnante dalla poca pazienza in corpo; e non voleva rischiare un altro rischio.
Ma dormire si rivelò abbastanza difficile per entrambi: Viola e Simon avevano già dormito insieme, ma non in posizioni tanto vicine come quella notte. La camera da letto personale della ragazza non era affatto minimalista e neutra come quella di una pensione, ma al contrario diceva fin troppo della proprietaria: le pareti erano tappezzate di fotografie sulla natura, raffiguranti marmotte, cani, gatti, cervi... inaspettatamente anche serpenti e altri animali pericolosi. Simon fece scorrere i suoi occhi luminosi su tutte quelle immagini ferme che raccontavano tanti movimenti diversi, di ogni singolo posto in cui Viola aveva deciso di ottenere un piccolo ricordo. Egoisticamente sperò che almeno in una ci fosse anche la sua di immagine, magari nella sua forma lupesca mentre era a caccia o dietro si piccoli insieme alle lupe; ma onestamente non avrebbe mai potuto esserci tra quelle foto, Viola non si era mai addentrata nel suo bosco e non avrebbe mai potuto avvicinarsi al branco senza rischiare un attacco di massa, Zita era sempre stata irremovibile sul voler tenere lontani gli umani.
Però... non importava, anzi era meglio: se si fosse visto sotto forma di lupo, sarebbe stato strano e forse un po' problematico, come un brutto messaggio che ti ricordava sempre la parte più scomoda della tua vita.
D'altra parte, Viola si sentiva un po' in imbarazzo ad avere un ragazzo nel suo spazio privato; in effetti su questo aspetto, era meglio non obbligare Simon a dormire lì. Non voleva che vedesse tutto ciò che le apparteneva, non nel dettaglio almeno; le foto degli animali erano sempre state il suo piccolo e segreto tesoro, i suoi genitori non ne sapevano niente e non avevano mai scoperto le sue scappatelle nei boschetti o nelle stradine in montagna, Arianna avrebbe certamente dato la colpa al marito in quel caso sostenendo che le aveva passato pessime abitudini. Non aveva mai capito la natura e l'istinto della figlia, era chiaro, come lo era il fatto che preferiva sempre essere lei la protagonista di quello che le succedeva intorno.
Ma per Viola la natura era la casa che tutti volevano e che nessuno meritava, e gli animali erano gli unici abitanti in grado di capirla e di onorarla a dovere, rispettando solo ed esclusivamente le leggi che la loro suprema madre aveva impartito. E per questo lei amava fotografare: voleva immortalare quella vita così difficile e perciò così perfetta, dove il popolo riconosceva i limiti e faceva di tutto per migliorare la vita delle proprie famiglie senza violare le regole, come invece faceva l'uomo.
Ma era contenta di sapere che almeno Simon apprezzava la sua passione, al punto da spingerla a lavorare per tale mestiere.
Riuscì a svegliarsi a fatica ma appena in tempo, non sentì la sveglia per colpa dei sogni pesanti che l'avevano avvolta nelle ultime ore notturne. Il materasso di Simon, lo vide subito dopo, era già vuoto e non ancora rifatto. Probabilmente il ragazzo doveva andare al bar a lavorare, e lei avrebbe dovuto raggiungere la facoltà.
Be', non voleva certo che Simon la vedesse come una pigrona amante dei letti comodi e dei sogni morbidi come nuvole, quindi Viola si alzò in fretta precipitandosi in bagno a darsi una veloce sciacquata al viso e ai denti. Il vantaggio di essere a casa e non in un B&B era che Viola poteva godere di tutte le comodità a cui era abituata per prepararsi, dal suo dentifricio al sapone profumato al melograno; aveva sempre odiato quei prodotti neutri e privi di odori che servivano solo per darti l'idea di essere pulito, li trovava insensati e per nulla comodi.
"Buongiorno Rondinina" la salutò Giorgio appena lei fece la sua apparizione in cucina. Era presente anche Simon, intento a bere una tazza di latte fumante.
"Di' qualcosa al tuo amico, Viola. Si rifiuta di mangiare i miei waffle ai lamponi. E tu sai quanto sono irresistibili".
"Questo senza ombra di dubbio, papà. Però il fatto è che..." era il caso di rivelare un'informazione tanto imbarazzante davanti al diretto interessato? Se si trattava della sua salute, onestamente sì: "Simon ha diverse intolleranze, e i dolci per lui sono assolutamente da escludere".
Giorgio assunse un'espressione imbarazzata e mortificata, non era sua intenzione offendere il loro ospite insinuando che non apprezzasse la sua cucina. Se lo avesse saputo immediatamente, non si sarebbe mai sognato di prenderlo in giro chiedendo man forte alla figlia.
"Forse potrei preparare qualcos'altro che non contenga zuccheri o altro, sempre meglio che vederti rosicchiare una semplice fetta di pane tostato, Simon".
"Non è così male, se ci convivi da sempre" il ragazzo alzò leggermente il braccio con in mano la fetta di pane, abbozzando un sorriso rassicurante e allo stesso tempo clownesco, per smorzare quello che era diventato un piccolo momento di imbarazzo generale.
"Quindi oggi uscite insieme e poi?"
"Io ho lezione, mentre Simon certamente dovrà lavorare. È un problema se ti raggiungo per pranzo?" chiese Viola sedendosi al suo posto e versandosi il latte caldo nel caffè appena preparato.
"Mi faresti solo un favore. A furia di stare dietro a lavare tazze rischio di diventare pazzo".
"Cercate di non disturbarvi a vicenda. Il lavoro non fa grandi sconti quando si tratta di trovare nuovi dipendenti o lasciarli al loro destino" l'uomo si mise di fronte alla figlia, guardando entrambi con uno sguardo autorevole. Non aveva grandi dubbi sul fatto che Si on fosse un ragazzo responsabile, lo aveva potuto constatare quando gli aveva riportato a casa Viola sana e salva, sapendo anche che se l'era accollata per tutta la sera. Voleva però assicurarsi che non si facessero prendere troppo dall'entusiasmo e dalla sicurezza, alla poro età si entrava nelle fasi più difficili della vita, come appunto trovare e tenersi stretto un lavoro; oppure studiare in un corso dispendioso che decretava i migliori attraverso una selezione naturale composta da studio matto e tasso di attenzione sopra la media.
"Non ti preoccupare, papà. Farò la beava alunna e Simon il bravo sguattero, dopodiché ci faremo un giretto e lui mi aiuterà a studiare. Vive in una baita nel bosco sai? Saprà tantissime cose sulla natura".
"Ah... sì...?" Giorgio a quella frase si irrigidì, cosa voleva dire che Simon viveva in una baita nel bosco? E poi quale bosco? Sperò non quello dello stradone principale, dove aveva tenuto la battuta di caccia. E se lo avesse visto in lontananza, riuscendo a ricostruire anche a grandi linee quello che era successo? No, non era possibile, si erano assicurati che nessuno li avesse visti e che non fossero presenti telecamere accese.
Ma avrebbe potuto sentire gli spari, i lupi guaire e ululare, cavolo loro di certo non erano stati silenziosi.
Viola in effetti parve accorgersi tardi di aver detto la cosa sbagliata al momento sbagliato, e soprattutto con il soggetto sbagliato. In quel momento collegò il fatto che in una stanza erano presenti troppi dettagli che potevano fornire una brutta visione, e adesso non sapeva come tirarsene fuori.
Quello che nessuno dei Torre sapeva, per fortuna, era che Simon sapeva già tutte queste cose, avendo subito in prima persona l'attacco, e percepì quell'improvviso terrore dentro i due familiari. Ebbe quindi l'accortezza di smorzare la paura generale: "Sì ma sto sempre in centro a Londra, per la maggior parte del tempo lavoro o esploro i dintorni. Vorrei prendermi una casa diversa".
"Oh!" esclamò Viola voltandosi verso il ragazzo, "E hai già in mente la zona, più o meno?"
Simon fece per pensarci, aveva adocchiato qualche villetta prima del piccolo viale che portava a casa dei Torre. Sarebbe stato un punto molto strategico per venire a trovarla, starle vicino e nascondersi per un po' dal branco, fino al momento in cui avrebbe deciso il da farsi. Forse era un atto di vigliaccheria, ma in un certo senso doveva riconoscere che in quel momento la presenza dei suoi simili gli era solo di intralcio, e rappresentava un potenziale pericolo.
Fece un gesto con il pollice: "Il... cantiere presente prima della vostra via potrebbe essere una buona posizione; sapete cosa stanno costruendo, più o meno?"
"So che vogliono ampliare la schiera di villette, qualcuno aveva intenzione di renderne due comunicanti poiché la sua famiglia si è allargata. Penso vogliano aggiungerne una per tenere il numero fisso" mormorò Giorgio dando uno sguardo alla finestra, "Ma volevano tenerla indipendente rispetto alle altre".
"Indipendente? E perché?" chiese Viola bevendo il caffè.
"Se dovessero attaccarle tutte, sarebbero costretti ad abbattere parte degli alberi, rischierebbero di invadere altre proprietà. A quanto ho sentito a lavoro, hanno valutato la potenziale tattica di sfruttare i buchi rimasti sgombri per dare... movimento al paesaggio. Un lavoro di qualche architetto appena uscito dall'Università probabilmente".
"Un lavoro originale, senza dubbio" commentò Simon mandando giù l'ultimo boccone della fetta di pane tostato. Non era molto informato sulla sorte del cantiere vicino ai Torre, sinceramente non aveva mai considerato la possibilità di documentarsi per capire se la zona fosse agibile e libera o se le costruzioni fossero già state prenotate. Ma in fondo avrebbe potuto farci ben poco: con lo stipendio che si ritrovava avrebbe dovuto aspettare davvero tanto.
"Forza voi due. È ora di muoversi o addio sogni di gloria per entrambi!"
Simon alzò un sopracciglio: "Come?"
"Quello che mio padre intende dire..." intervenne Viola soffocando una risata imbarazzata, "È che dovremmo muoverci o rischieremmo tu di non presentarti in tempo, perdendo il posto, ed io di rimanere fuori dall'aula venendo automaticamente esclusa dal resto delle lezioni. Sì lo so: la vita è una giostra difficile".
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