19
Tra branco e famiglia
"Puoi ripetere?"
"Siccome ti ho deviato per tutta la sera, ti ho fatto spendere soldi e per colpa mia hai dormito fuori, pagando anche lì... ho pensato che ospitarti per qualche giorno forse il minimo per dirti grazie".
Quel vortice di sorprese parve allungarsi sempre di più annullando completamente la fine che ancora poteva intravedersi: un'intera con la ragazza di cui era innamorato, essere a casa dell'ultima persona con cui avrebbe voluto passare anche solo un'ora e adesso sarebbe stato sotto lo stesso tetto di entrambi, a costo zero, godendo di tutti i privilegi in quanto ospite. Simon non sapeva se saltare di gioia, cercare di mantenere un contegno ringraziando cordialmente oppure farsi prendere da un panico improvviso: come se ormai non avesse abbastanza cose a cui stare dietro, tra Zita che certamente lo stava aspettando, Viola che aveva bisogno del suo aiuto, Giorgio che avrebbe dovuto sparire dalla sua vista... non era nemmeno vicino a casa, non sapeva se altri animali si fossero addentrati ad attaccare i cuccioli. Una parte di sé avrebbe voluto accettare di buon grado e godersi il tempo con la sua Viola indisturbato, ma la parte ragionevole e istintiva sapeva che accettare sarebbe stata una pessima mossa.
Era come concedersi al nemico, servirgli su un piatto d'argento i suoi punti deboli e lasciare che lo manipolare a suo piacimento, era come buttarsi in una trappola assolutamente visibile; non avrebbe potuto funzionare, e poi non aveva un posto dove sistemarsi, anche se per quel che lo riguardava si sarebbe assopito sul tappeto.
"Be' io non..." cercò di non rifiutare in modo maleducato, "Non vorrei essere di disturbo. Non serve ringraziare..."
"Non è un disturbo, assolutamente. Abbiamo una stanza libera adibita per gli ospiti, di solito vengano le mie amiche a dormire. Quindi è pulita e ben arredata".
Approccio sbagliato, doveva inventarsi un'altra scusa, anche se quella sua parte umana e sognante stare urlando per accettare con tanto di valigia in mano.
"Ma non vorrei mettervi troppo in difficoltà facendovi stare attenti tra detersivi, intolleranze..."
"Mio padre è celiaco, siamo abituati a seguire una dieta minuziosa. Sarebbe solo un vantaggio in più".
Anche la carta cibo e intolleranze era fallita, e di solito si rivelava il primo motivo che permetteva di scappare velocemente a casa senza risultare scortese.
"Se avete delle giornate impegnative e intense? Vi intralcerei solo".
"Non puoi essere peggiore del compagno di mia madre. Lui sì che è invadente".
Possibile che non riuscisse a farsi valere per niente? Accidenti a Viola e alle sue alternative assolutamente non richieste... poteva dirgli che aveva voglia di metterlo in difficoltà.
"Insisto, Simon: hai fatto tanto per me, e non eri nemmeno tenuto ad interessartene; lascia che io tti restituisca il favore. Ti prego..."
"Ti posso assicurare che non ci sono problemi nemmeno per me, ragazzo" fece Giorgio mettendo una mano sulla spalla della figlia, "In fondo ogni amico di Viola è il benvenuto in questa casa".
Quella era l'unica frase che Simon in quel momento non avrebbe voluto sentire, perfino il padre era d'accordo a farlo restare... e lui che per una vita si era nascosto cercando di passare il più inosservato possibile. Adesso per quello che lo riguardava, lo conoscevano anche in troppi. Ma da un lato non era un fattore negativo: si sarebbe mimetizzato con più facilità; e poi doveva anche imparare più cose possibili se voleva restare un essere umano.
"Immagino allora di non avere scuse" constatò alzando le spalle, "Credo proprio che per qualche giorno avrete un ospite".
"Bene! Perché non avrei accettato un no, sappilo" rise Viola avvicinandosi al ragazzo, prendendogli le mani come se volesse evitare che gli scappasse via. Ma per sua fortuna quel rischio non era esistente, ormai Simon aveva accettato di sottrarsi all'ospitalità dei Torre. Ma in fondo non sembrava una brutta idea: avrebbe potuto godere di pasti e lavaggi grstis e senza dover lottare per avere il posto. Era una prospettiva che valutava con piacere, un piccolo sfizio per potersi sentire più umano di quanto già non fosse. E in questo modo, suo malgrado, avrebbe potuto inventare una storiella credibile per Zita e il branco.
"Io adesso... inizio ad avere fame... se per voi non è un problema".
"Ricevuto! Tra l'altro si sta avvicinando l'ora di pranzo. Ma prima volevo chiederti se potessi aiutarmi con quella cosa".
"O... ovvero?"
"Volevo trovare un posto che accettasse nuovi lavoratori e dipendenti. Non ci metteremo molto, solo partire da una base" Simon doveva riconoscere che a Viola non piaceva affatto perdere tempo, appena sentiva di avere via libera prendeva il controllo della situazione e la manipolava a suo piacimento. Fortunatamente lui era abituato a muoversi spesso e con poco tempo di riposo, ma era dell'idea che per la sera che, per la sera che avevano passato, puntare in basso sarebbe stato l'approccio migliore.
"Non se ne parla, signorina. Hai già avuto le tue ore di libertà ieri, io ero preoccupato ti ricordo".
"Non ho certo deciso per conto mio di prendere e andare, così come se niente fosse. Abbiamo discusso ti ricordo".
Padre e figlia erano piuttosto comici quando si beccavano, soprattutto sapendo che entrambi avevano sia torto che ragione; era una tenera e divertente visione.
"Se posso permettermi" decise di rischiare interrompendo il dialogo tra i due, "Io avrei anche voglia di uscire e cercare di può darti aiuto, Viola. Ma è anche vero che si sta avvicinando l'ora di pranzo, e avrei una certa fame".
"Visto? Siamo due contro una" gongolò Giorgio guardando la ragazza in modo beffardo, ogni traccia di tensione e rabbia era scomparsa dal volto di entrambi i Torre.
Ma ora Simon aveva avuto modo di rendersi conto dell'effettiva situazione, ricordando lo sfogo di Viola alla fontana. Il motivo del suo allontanamento doveva certamente essere l'uccisione di Lira, che molto probabilmente aveva scoperto in modo turbolento dal padre, quindi la somma di denaro che lei una voleva toccare dovevo fare parte del bracconaggio. Sì: doveva essere proprio quello il motivo. E questo fattore dava a Viola una marcia in più nella società umana: la rendeva ancora più piacevole e disponibile alla natura di quanto già non lo fosse. Era arrabbiata perché Giorgio aveva ucciso un essere vivente, anche se un animale, ergo non aveva accettato la caccia come azione lecita; e questo lasciava intendere che la ragazza fosse un'amante della natura e di tutto ciò che aveva una vita e un ruolo nel mondo. Questo le conferiva anche una certa importanza positiva sapendo che non aveva intenzione di mischiarsi con quelle illegali azioni. Aveva una voglia matta di abbracciarla e... un momento, ma lui era bravo a baciare? Non ci aveva mai pensato. Se avesse fatto paura, per la povera Viola sarebbe stata una vergogna.
"Forza allora" Giorgio batté le mani ignorando lo sguardo di finta delusione, "Avevo intenzione di cuocere un buon carré di agnello. Simon, tu lo mangi?"
"Papà, io odio l'agnello!" protestò la figlia cercando di farsi sentire.
"Mi sembra che ieri sera tu te la sia gustato" intervenne il ragazzo sorridendole.
"Ah... quello era agnello?"
"Sissignora".
Giorgio diede un buffetto a Viola: "Allora non hai scuse ragazza".
Si avviarono tutti in cucina, e mentre Giorgio si rimboccò le maniche accendendo i fuochi e imbarcando le padelle, i due ragazzi si preoccuparono di prendere una tovaglia e preparare il tavolo per tutti e tre. Viola indirizzò Simon verso le giuste credenze per prendere i bicchieri, mentre lei raggiunse il cassetto per le posate. I tovaglioli furono l'ultimo e la stanza in poco tempo venne imare del profumo succoso e ricco della carne che sfrigolava. A questo punto, Viola ebbe un'uscita di nostalgia: raccontò a Simon delle cene e dei pranzi che preparava da piccola con sua madre e suo padre, quando ancora stavano insieme, alcuni dei pochi ricordi felici che aveva della propria infanzia. Quando si avvicinavano le feste, soprattutto quelle di natale e ferragosto, ogni domenica conferiva ad Arianna una forte energia culinaria e una grandissima voglia di vedere amici e parenti, sì: anche quelli che nella norma non sopportava.
Ogni sabato alla stessa ora, chiamava tutta la famiglia e con una precisione ed un'organizzazione minuziosa, degna del suo lavoro, metteva giù una lista della spesa che aveva ogni tipologia di qualità invidiabile persino a degli chef stellati. Una volta assegnati i vari compiti e i vari prodotti da acquistare, facevano tutti e tre sosta al supermercato più grande che si trovava ad Assisi e procacciavano le voci nella lista come predatori in cerca di cibo per sopravvivere. A Giorgio, esperto cacciatore e figlio di una coppia che aveva passato parte della sua vita tra campagna e montagna, si preoccupava di comperare i tagli di carne e gli affettati più buoni, oltre che vedere la freschezza delle verdure. Arianna aveva sempre avuto la passione della pasticceria, quindi decideva di occuparsi della parte che riguardava il dessert. Capitava a volte che non trovasse tutto o che l'idea si rivelasse molto più difficile dei suoi pronostici, quindi alcuni weekend presentava un dolce comprato ma comunque assicurandosi che avesse una buona presentazione.
Viola si era sempre divertita in quelle occasioni: vedere i suoi genitori affiatati e per niente in tensione era un toccasana per la sua allegria, e tante volte aveva la possibilità di invitare i suoi amichetti per non restare sola in mezzo agli adulti. I nonni poi, avendo una sola nipote, la viziavano più che potevano; spesso si ritrova la stanza piena dei nuovi giocattoli e regali che riceveva ancora prima di poter salutare tutti gli ospiti, e quando era ora di addormentarsi nel lettino, non sapeva mai come coricarsi senza spostare tutto.
"Hai mai condiviso qualche momento di questo tipo, Simon?" anche se la voce di Giorgio era carica di tristezza e nostalgia, cercò di sembrare allegro quanto la figlia.
"Diciamo che arrivo da... una famiglia molto, molto numerosa. Di solito uscivamo nel bosco a fare lunghe passeggiate. Possiamo metterla sul fatto che loro volevano che fossimo perfettamente in grado di orientarci".
"Hai sempre vissuto nei pressi del bosco, quindi?"
"Da sempre. E siamo così tanti che i più grandi dovevano sempre assicurarsi che non si perdessero i piccoli. Se ne avessimo perso anche solo uno... saremmo dovuti restare all'aperto fino al loro ritrovamento. Una noia mortale".
"E per Loro, chi intendi?"
Domanda complicata. Molto complicata. Simon non poteva rivelare tutto della propria vita, era anche solo difficile trovare alternative per travisare le storielle e gli aneddoti del branco senza che risultassero strani o che dessero sospetti. Non era una cosa semplice camuffare una caccia di gruppo spacciandola per una gita in montagna in cerca di funghi e frutti di bosco, era impossibile non includere i veri momenti divertenti e risultava parecchio complicato dover cambiare l'ordine delle parole, il significato e scusare sinonimi che portassero da tutt'altra parte.
"Be'..." ci pensò un attimo, facendo in modo di dare un'aria disinvolta, "NON sono i miei genitori. Questo è sicuro. Io non li ho mai conosciuti".
"Quindi stai parlando di una... casa famiglia?"
"Papà!" intervenne Viola interrompendo la domanda del padre, "Non sono informazioni che dobbiamo sapere per forza. Non sei obbligato a parlarne se non vuoi Simon".
"Va tutto bene, tranquilla. Non mi manca ciò che non ho mai avuto. E diciamo di sì: è una specie di casa famiglia. Ci hanno sempre trattati come se fossimo una sola e grande famiglia..."
Si sedettero a tavola, e per un primo e lungo momento rimasero in silenzio. Sembrava che ognuno fosse alla ricerca delle giuste parole da trovare per tirare su una conversazione coinvolgente, che potesse dare un'atmosfera felice e accogliente ad un ospite e che cancellasse del tutto la tensione che aveva aleggiato sulla casa dei Torre. Padre e figlia erano davvero un duo meraviglioso, comunque, ai suoi occhi; i loro sguardi affettuosi e d'intesa erano inappagabili e il modo con cui parlavano e risolvevano i disguidi erano fuori dal comune. Erano solo loro due contro il mondo ed una vita che non li aveva voluti ripagare. E dire che lui in realtà avrebbe dovuto contribuire a dare solo delusioni nella loro vita: avrebbe dovuto uccidere Viola e dato il ben servito a Giorgio, per vendicare la parte di branco che gli era stata portata via.
"Sai che..." Giorgio posò il bicchiere e guardò Simon, "Quando Viola mi ha comunicato il vostro primo incontro, mi sei subito stato simpatico. E sai perché?"
"Perché... non ho un cellulare?"
"Non solo! Sei forse l'unico ragazzo che ancora conosce le buone e sane maniere di corteggiamento".
Viola ebbe la tentazione di nascondere la faccia nel tovagliolo. Non riusciva a capire per quale motivo suo padre dovesse metterla in imbarazzo con tutti i ragazzi che conosceva, che per altro in parte era colpa sua se alla fine se la svignavano in silenzio o la lasciavano a sé stessa perché non si sentivano pronti per una relazione. La verità era sempre stata un'altra: non sopportavano i discorsi di Giorgio.
"Sono sempre stato dell'idea che certe... cose, si dovessero fare bene e con le migliori intenzioni" finalmente un discorso che lo faceva sentire sicuro e senza troppi filtri da adottate. In fondo perché avrebbe dovuto nascondere il suo interesse per Viola? Doveva solo essere un piacere sapere che esistesse un ragazzo interessato e con una grande voglia di frequentarsi e provare. E se non avesse funzionato alla fine... pazienza, almeno poteva avere ricordi intensi e felici, dopotutto non può andare bene a tutti.
Rivolse un sorriso incoraggiante alla ragazza, che alzò lo sguardo sollevato dal tovagliolo che aveva fatto da scudo fino a quell'istante. Era felice di vedere Simon per niente imbarazzato dalla situazione, forse questa volta suo padre non ne aveva combinata una delle sue.
"È un bene" obiettò Giorgio, "Voglio sempre assicurarmi che mia figlia abbia qualcuno che la sostiene e che la faccia sentire apprezzata. Da quando ci siamo trasferiti a Londra, non è stato molto facile".
"Immagino avesse uno stile di vita molto diverso. Ammetto che qui non è molto semplice adattarsi".
Giorgio rise divertito, e Simon iniziò a pensare che quell'abilità nel rendersi sciolto e disinvolto come ospite, avrebbe potuto usarla a suo vantaggio. Da un lato non avrebbe dato sospetti, si sarebbe avvicinato sempre di più alla famiglia studiandola e godendo della vicinanza con Viola, dall'altro avrebbe potuto trovare un'alternativa alla missione che gli era stata assegnata, ormai deciso a non volerla mandare avanti. Era un brutto tradimento per il branco, ma necessario per il suo vivere, desideroso di avere i suoi spazi e inseguire i suoi sogni.
Come l'avrebbe presa Zita? Male certamente, ma lui aveva una testa sua ed era tenuto a seguirla.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro