17
Priorità
Non era ancora tornato. Non avevano percepito la sua presenza in nessun modo. Sembrava scomparso nel nulla senza aver lasciato nessuna traccia. Poteva esser stato ucciso? No, non era così sprovveduto da cadere in una trappola tanto facilmente. Allora perché non si era fatto ancora vedere? Possibile che quella missione si fosse rivelata tanto difficile?
"Zita..." Oliver destò i suoi pensieri posizionando un coniglio sotto al suo muso.
"Non è tornato..."
"Tornerà. Lo ha promesso".
Zita avrebbe voluto prendere per certe quelle parole, lo aveva promesso, Simon non era uno che parlava a sproposito, non era uno che diceva e poi non faceva. Eppure più passavano le ore e i giorni e più quelle certezze diventavano tanto piccole da scomparire. E mentre lui si assentava, lei aveva preso il comando del branco, sostituendo la povera Lira.
"Sai cosa mi preoccupa di più di quel lupo?" lo disse cercando di non darvi troppo peso, alla fine erano innocui desideri di un ragazzo che ancora doveva capire la propria natura e che aveva tutto il tempo, per il momento, per scoprire quale fosse la strada migliore. A lei non erano mai andati a genio quei pensieri così diversi dalla sua vita quotidiana, ma sia per Lira e sia per il tempo trascorso, aveva dovuto fare dei passi indietro, anche controvoglia. Ma la verità era che la questione la preoccupava eccome: l'idea che volesse restare umano contro tutti i pronostici per lei sarebbe stato un brutto fallimento. Simon si era sempre dimostrato uno dei migliori della specie, e adesso che voleva andare controcorrente nonostante il passato le dava il sangue amaro.
"Non ci abbandonerà, Zita. Ne sono sicuro. Ha visto cosa hanno fatto quegli umani al nostro branco. Non vorrà mai mischiarsi con quella gente".
Oliver, come altri giovani lupi in addestramento, aveva maturato la sua mentalità più in fretta di Simon. Per qualche ragione era sempre stato ferreo e convinto del credo del proprio branco, pur non avendo mai visto alcuna contraddizione. L'uccisione dei suoi fratelli doveva essere stata la conferma suprema, considerando anche che la caccia non era stata commessa da un solo elemento. Questo poteva aver scaturito in lui un odio generale. In lui come in tutti gli altri che ora aiutavano nella crescita dei piccoli, alcuni ancora spaventati da quello che era successo e che ancora si rifiutavano di esplorare il mondo esterno.
"Segue una giovane umana. Potrebbe infatuarsi".
"Simon sa qual è il suo posto, anche se adesso rifiuta di accettarlo. Quando vedrà che non esistono eccezioni, che gli umani sono solo esseri egoisti che di divertono a prendere tutto ciò che ritengono loro, allora resterà nella retta via".
Ognuno di loro aveva sempre avuto un motivo diverso ma che allo stesso tempo accomunava le loro vite, per odiare metà della loro specie: Zita e Lira stesse avevano subito e provato svariate volte di cosa fossero capaci quegli esseri eretti piedi guadagnarci dietro dimostrandosi i migliori. Lo si vedeva anche dal modo in cui abbandonavano i piccoli che poi venivano allevati, senza un minimo di protezione personale e in punti dove nessuno li avrebbe mai trovati. Non era mai stato chiaro se qualcuno fosse stato a conoscenza di quella colonia lupesca o no, solo la quantità sempre maggiore di neonati posti sulla stessa zona dava una vaga risposta.
Simon quindi doveva solo provare la loro stessa delusione. Era brutto da pensare, ancor peggio da augurare. A nessuno del branco avrebbe mai voluto infrangere i sogni. Ma a mali estremi, estremi rimedi, e loro non si trovavano più nella posizione di essere tolleranti con gli esseri umani.
"Gerard e gli altri hanno difeso il rifugio venendo uccisi a sangue freddo. Non passerà inosservato questo fattore".
"Il suo compito è solo dare al cacciatore lo stesso dolore che ha covato e noi. E poi... starà a lui trovare il giusto percorso".
Un ululato lontano fece raddrizzare le orecchie ai due lupi Un attimo dopo si voltarono seguendo il suono.
Simon aprì gli occhi di scatto. Una brutta sensazione gli diede un peso fastidioso al petto. La sveglia sul comodino in comune segnava le quattro del mattino, era riuscito a dormire solo tre ore. E appena la sua mente riprese coscenza di pensieri e visioni, l'amara consapevolezza di chi aveva accanto tornò a farsi sentire. Dio... non voleva crederci. Gli veniva impensabile e difficile capire che la ragazza che gli piaceva sarebbe dovuta spirare sotto i suoi morsi e graffi.
Si alzò dal letto tutto sommato comodo, le lenzuola erano diventate tanto pesanti al punto di avere la sensazione che una montagna si fosse trasferita sul suo torace; così le aveva spostate con un solo movimento brusco.
Rimase seduto qualche minuto, alternando le sguardo tra la lancetta dell'orologio che ticchettava e la figura addormentata di Viola poco distante. Aveva un viso angelico, cosi rilassato che Simon pensò stupidamente di aver letto male. Questo però era falso e lo sapeva molto bene, dovette rendersi conto un secondo dopo che non poteva aver visto una cosa per un'altra, nemmeno con il buio che lo aveva circondato in quell'istante. Era dotato di ottima vista, suo malgrado.
Non gliene andava dritta una. Avrebbe voluto passare i pomeriggi con Viola ridendo e scherzando, come poche ore prima; avrebbe voluto iniziare a corteggiarla come si deve, invitandola a cena e offrendole un gelato; avrebbe voluto stare con lei senza preoccuparsi del mondo che li circondava e che, per qualche motivo a lui sconosciuto, aveva deciso che dovevano avere tutti contro.
Adesso la visione della ragazza ancora assopita lo aveva messo a disagio. Simon si alzò cercando di non fare troppo rumore. Non molto distante dai letti, era situata una portafinestra con un piccolo balcone. L'esterno era freddo e in una via di mezzo tra l'oscurità e l'alba. Ma l'aria gelida non gli dava affatto fastidio, in fondo nel bosco era anche più fredda e almeno lo aiutava a schiarirsi un po' i pensieri. Le nuvole davanti ai suoi occhi dipingevano forme di ogni tipologia, prima di unirsi formando un solo grande nuvolone. Doveva aspettarsi un temporale?
Nella sua forma lupo, non sarebbe stato affatto un problema. Il suo pelo era abituato allo sbalzo termico e agli scherzi del meteo. Si ritrovava spesso a nuotare tra i piccoli ruscelli del bosco, saltando tra le rocce colme di muschio e rugiada, sporche dell'umidità che gli alberi non lasciavano sfumare in alto, intrappolandola con le chiome folte. Quell'aria secca non era poi così diversa dalla natura a cui era abituato.
Osservò, perso nei suoi pensieri, il sole che pian piano buttava fuori i suoi pallidi raggi, per poi scomparire in mezzo al candore delle nuvole sfumate. Solo dei lievi e sottili fili di luce riuscivano a penetrare in mezzo a quelle masse di gas e vapore che riempivano il cielo londinese quotidianamente.
Non ne avrebbe parlato con nessuno. Quando il sole ormai si trovava ad una buona distanza, ebbe questa decisione in mente. Zita e gli altri non avrebbero dovuto mai sapere chi fosse la preda, piuttosto era deciso ad uccidere una a caso, tanto non avrebbero mai constatato il contrario.
"Ehi, buongiorno..." la voce di Viola lo fece sussultare leggermente. La sua figuretta mezza raggomitolata tra le lenzuola del letto si fissò alle sue pupille impedendogli di mettere a fuoco tutta la stanza. C'era solo lei, nella sua felpa e nei suoi pantaloni asciugati cinque ore prima, avvolta da un telo candido quasi fosse una metafora ancestrale.
"Buongiorno a te. Spero tu abbia dormito bene".
"Come un sasso... questo è molto più comodo di quello a casa mia".
Casa sua. Al solo sentire la parola, a Simon per poco non vennero conato di vomito invisibile. Adesso l'idea di doverla riaccompagnare a casa gli spense la luce dei suoi occhi, quasi cercando un'alternativa a quella procedura: "Hai fame? Scendiamo a fare colazione?"
"Mmh... sono solo le sei... non inizieranno prima delle otto..."
Non ci aveva pensato, in effetti alloggi del genere avevano un orario per ogni cosa. Ma tutto sommato non era un problema, in questo modo avrebbe potuto passare del tempo da solo con lei, ancora qualche ora. Sapeva che volente o nolente, avrebbe dovuto riportarla a casa sua, da suo padre, per quanto la sua testa stesse cercando di dissuaderlo. Quindi tutto quello che poteva fare era fare tesoro di tutti quei minuti che ancora gli permettevano di vederla: "Allora... cosa ti va di fare intanto che aspettiamo?" si sedette sul letto sorridendole, nascondendo perfettamente le sue preoccupazioni.
Viola si girò tutta in un lato, guardandolo con un sorriso ampio. Aveva qualche idea in testa, ma non sapeva da quale iniziare: "Una doccia prima di tutto. E poi... potremmo parlare un po'".
"Hai molta voglia di parlare, vedo".
"Vuoi darmi torto? Non ti vedo da giorni, e adesso che sei qui non intendo sprecare nemmeno un secondo. Quando lo sapranno le altre, moriranno di invidia!" la sua risata allegra gli riempì le orecchie, una soave melodia che si infilava dentro indebolendo e annullando ogni tipo di difesa mentale.
"Io preferirei tenermelo per me. Non è una cosa da condividere".
"Perché no? Non ti vuoi vantare con i tuoi amici?" subito dopo aver pronunciato l'ultima parola, Viola si morse la lingua. Non era sicura che Simon avesse degli amici, lo aveva sempre visto da solo, e forse aveva detto la cosa sbagliata al momento sbagliato.
Ma lui si mise a ridacchiare: "No, al contrario. Sono addirittura l'ultimo in linea di successione".
La ragazza mise una smorfia canzonatoria, se avesse voluto essere più dispettosa, si sarebbe messa a canticchiare quanto Simon fosse sprovveduto, ma non lo fece per fortuna. Non spettava a lei giudicarlo su quel campo. Ma rimasero lì a guardarsi per un po', in silenzio e in attesa di un nuovo pretesto per conversare. Dal canto del ragazzo, sarebbe andato bene tutto purchè fosse rimasto escluso l'argomento famiglia.
"Pensavo, Simon..." riprese la ragazza, "Ma tu sei nato qui, o come me ti sei trasferito?"
"Sono inglese al cento per cento, ma non ho vissuto sempre a Londra".
"Bene! Da dove vieni allora, di principio?"
Domanda difficile, Simon era stato abbandonato poche ore dopo la nascita, come il resto dei giovani del suo branco. Era consapevole di essere di origini irlandesi solo perché qualcuno vederlo ne aveva menzionato i tratti somatici. Per quella risposta, gli si accede una luce triste in volto: "Vengo dall'Irlanda ma... non ho una famiglia da quel giorno".
Viola assunse un'espressione incredula e sorpresa: "Aspetta... sei orfano? Oddio scusami! Non immaginavo..."
"No, tranquilla. Non potevi saperlo. Ma non ho mai conosciuto i miei genitori quindi... non ci soffro molto" per sua fortuna, comunque, non ebbe altre domande in merito. Ma questo dalla parte di Viola diede un sacco di risposte a delle domande che on sarebbero mai state pronunciate: era quindi logico che non avesse telefono o social, uno come lui, che aveva dovuto vedersela in un orfanotrofio e forse slittato da una famiglia all'altra, aveva tutto in testa meno soddisfare dei vizi totalmente inutili per il suo canone di vita. Era davvero triste parare che per tutto questo tempo lei non aveva fatto altro che sbattergli in faccia quanto potesse permettersi grazie ad un padre ed una madre.
"Be'... se può consolarti, avere i genitori divorziati è un po' come essere orfani" disse con un filo di voce, "Non vedi più lo stesso movimento, gli stessi interessi. Tuo padre è sempre fuori a fare gli straordinari e ti ricordi la voce di tua madre solo perché ti chiama una volta al giorno..." era consapevole del fatto che non era la stessa cosa, ma sperò di aver almeno smollato un pochino l'atmosfera.
Funzionò di fatto: Simon le rivolse un sorriso comprensivo, sapendo e intendo il suo imbarazzo; ma non l'aveva presa male, al contrario avevo apprezzato il tentativo di Viola di non farlo sembrare diverso da tutti gli altri.
Allora lui, per poter sviare da un' altra parte, le fece una domanda a bruciapelo: "So che non ne vuoi parlare, ma ora cosa pensi di fare?"
"Riguardo a cosa?" la risposta le norme in mente subito dopo, "Oh, quello... perso che... mi troverò un lavoretto per sostenere i costi del college. Ma non intendo toccare quel denaro sporco".
L'idea di Viola, a dirla tutta, era da pazzi. Evidentemente si era dimenticata di avere a che fare con una delle poche facoltà più prestigiose di Londra e, per tale motivo, un lavoretto come diceva lei non era affatto sufficiente. Se avesse davvero deciso fino in fondo di andare avanti con quello scopo, si sarebbe presto ritrovata a strisciare colma di sudore e stanchezza, senza la possibilità di potersi godere un solo minuto in pace per la sua vita privata. Non era un'opzione, e di sicuro ne era consapevole, e soprattutto considerando tutti quei motivi, per quella volta avrebbe fatto meglio a fare un passo indietro.
"É dura trovare un lavoro che ti tenga in piedi per quello scopo, sai? Perfino il mio non da molto nonostante le ore".
"Lo so" disse Viola guardandolo negli occhi, "Ma se posso permettermi un'indipendenza economica pur di non toccare quei soldi, sarebbe già un traguardo" voleva evitare il più possibile che suo padre si mettesse in mezzo alla sua vita una volta per tutte. Se lui voleva usufruire di quella somma di denaro, che lo facesse! Li aveva guadagnati a modo suo e a suo modo li avrebbe gestiti, ma lei non li voleva nemmeno sentir nominare. E questo Simon lo percepiva molto bene, ma anche se capiva quel suo stato d'animo, volle comunque prepararla al fatto che se quella fosse stata la sua scelta definitiva, avrebbe dovuto accettare tutte le conseguenze che si sarebbero presentate. E non sarebbe stato facile superarle tutte.
Ma Viola non volle rassegnarsi: "Non mi importa quanto sarà difficile, sempre meglio che ottenerli attraverso atti criminali".
"D'accordo" Simon a questo punto intese che non sarebbe riuscito a dissuaderla, né le avrebbe spento le speranze e le idee che aveva in testa; tanto valeva appoggiarla: "Se questo è il tuo scopo definitivo, allora dovremmo già iniziare a cercare in giro qualcuno disposto a prenderti come tirocinante o a farti fare una prova. Magari potresti fare la cameriera nei bar, aiutare in biblioteca..."
"Mi vuoi aiutare, quindi? Davvero?" gli occhi della ragazza si illuminarono di sorpresa, questi non si aspettasse un consenso di alcun tipo. Invece il suo compagno di stanza le aveva addirittura offerto di cercare insieme un posto disposto a venirle incontro. Altri elementi le avrebbero fatto una ramanzina infinita.
"Pensi che... qui cerchino personale?"
"Vorresti spingerti fino a qui? Gestire un B&B non è una passeggiata".
"E come lo sai?" Viola si appoggiò alle ginocchia con i gomiti, sostenendo con la mano il mento e sorridendo curiosa.
Simon la imitò: "Lo so perché non é difficile immaginarlo. Avresti un mucchio di stanze da rassettare, corridoi e finestre da pulire... ti senti una casalinga".
"Non mi spaventa, in fondo già a casa ho avuto modo di allenarmi" era incredibile come qualsiasi sfida le si presentasse davanti, la ragazza fosse in grado di rispondere a tono, senza impressionarsi né andare nel panico più totale. Avanti così le avrebbero anche potuto proporre un impiego in un peschereccio in mare aperto e lei lo avrebbe colto col sorriso di una bambina nel paese dei balocchi.
Ma tra una risata e una battuta, si accorsero che era quasi ora di scendere e fare colazione, per la gioia degli stomaci dei due che presero a brontolare e gorgogliare animatamente.
Viola entrò per prima nel bagno, lavandosi velocemente quel tanto che bastava per essere presentabile. Ai capelli ci avrebbe pensato dopo, a casa, che suo malgrado avrebbe raggiunto tra poche ore. Si guardò allo specchio constatando il suo stato e sperando di potervi porre rimedio con poco. Dovette ringraziare di non aver mai avuto bisogno di grandi sistemazioni attraverso trucco e ridotti per nascondere imperfezioni, sua madre le aveva sempre detto che godeva di un viso perfetto dalla nascita. Una ravvivata e una pettinata ai capelli, una sciacquata veloce e Viola fu pronta per andare in giro, quindi usci dal bagno notando che Simon era già vicino alla porta.
"Non hai bisogno di lavarti, tu?"
"Io la doccia l'ho fatta ieri sera".
"Ma ora è mattina, del giorno dopo".
"Ti ricordo che siamo andati a letto all'una passata, sono le otto. Sono pulito da sole sette ore sai?" non si sarebbe mai piegato ad usare i prodotti industriali degli alberghi e degli alloggi pubblici, non era mai chiaro cosa decidessero di acquistare per di non spendere tanto, spesso andando a discapito della qualità dello stesso posto. In più la sua pelle non era abituata a prodotti troppo aggressivi, con composti e legami chimici che potevano provocare eritemi o infezioni. Ovviamente non lo disse alla ragazza in quel modo, ci mancava solo che passasse per ipocondriaco quando viveva in una baita in mezzo ai boschi. Che bella barzelletta.
Scesero le scale dando solo una rapida occhiata distratta ai pochi clienti che come loro si erano fermati per la notte, cercando anche di individuare un tavolino non troppo nascosto ma abbastanza vicino da poter raggiungere il tavolo del buffet senza fare troppa strada. Simon in questo campo dovette eseguire dei calcoli abbastanza complessi, leggendo molto attentamente gli ingredienti scritti sui cartellini di ogni portata e pietanza. Per fortuna la proprietaria del B&B si era preoccupata di considerare ogni tipo di allergene e intolleranza dei propri clienti, cosa non da poco sapendo che nessuno avrebbe voluto avere a che fare con una denuncia per intossicazione alimentare. Vero era, comunque, che non era necessariamente un dovere della signora preoccuparsi di cosa potessero mangiare e cosa no. E mentre Viola fece il giro del tavolo, prendendo una cosa per tipo, lui sezionò con la precisione di un righello e una fustellatrice solo i cibi privi di zucchero, quelli non troppo pasticciati e solo composti da tre o quattro ingredienti, tutti naturali.
Se quella fosse stata la prima di una lunga serie di uscita, Simon avrebbe fatto meglio a mettere in guardia Viola dalla sua scarsa gamma alimentare.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro