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16

(non) Impossibile

Nonostante avessero parlato e chiarito, Viola quella sera non volle tornare a casa. Un po' perché ritornare e vedere la faccia disperata di suo padre sarebbe stato un brutto colpo, e un po' perché in quel modo gli avrebbe fatto capire che, se voleva riavere l'affetto della figlia, avrebbe dovuto impegnarsi a rimediare al suo errore.

Simon inizialmente provo a farle cambiare idea, dicendole che assentarsi tanto avrebbe significato un attacco di panico per suo padre, e che le strade di Londra di notte potevano comunque rappresentare un pericolo, ma lei fu irremovibile. Una parte di sé non la condannava, anzi: nessuno sarebbe tornato indietro sui propri passi soprattutto sapendo che avrebbe dovuto affrontare di nuovo un discorso pesante. Non lo avrebbe fatto nemmeno lui, non sapendo che non avrebbe argomentato in modo obiettivo.

Allora, per non girovagare senza un'effettiva meta, Simon decise di recuperare il tempo perso passeggiando insieme alla ragazza, fermandosi di tanto in tanto in qualche negozio anche solo per dare una sbirciata. Il suo obiettivo era quello di distrarre la ragazza per poter poi coricarsi tranquilla, senza pensieri ad incasinarle la testa o ad innervosirla, e nello stesso tempo analizzare se l'odore che continuava ad infilarsi dentro le sue narici fosse effettivamente la risposta ai propri sospetti. Non voleva credere che fosse lei la preda che stava cercando da diverse settimane, Viola, a voler ben guardare, non sembrava avere nessuna somigliava con il cacciatore; e poi perché mai avrebbe dovuto esserlo? Non aveva alcun interesse per la caccia.

Pensò, quindi, che l'odore che sentiva in realtà non le apparteneva. Poteva essere una sua amica, invece, e aveva nettamente più senso. Doveva essere così, o almeno lo sperava, e decise di aggrapparsi a quella speranza con tutte le sue forze per poter ancora credere di avere un per te della sua vita felice con la ragazza di cui era innamorato.

"Non avevi già mangiato?" chiese vedendo Viola fermarsi davanti ad un piccolo ristorante. Essendo ormai le undici passate, ebbe l'impressione e il pensiero che fosse un orario troppo avanzato. Anche in Italia, in fondo, vi era un limite d'orario e il loro distaccamento era solo di un'ora.

"Non ci crederai, ma tutta questa situazione mi ha acceso un incredibile appetito".

Si, posso immaginarlo... però andrai a letto particolarmente appesantita.

"E chi ti ha detto che voglio andare a dormire?" Viola gli cacciò la lingua in modo scherzoso. Adesso che lo aveva davanti, e che aveva constatato con gioia di avere a che fare con una persona esistente, non voleva sprecare nemmeno un secondo e rischiare al scoprire che fosse stato tutto un sogno. Avrebbe dovuto fare un grande sforzo, in fondo suo malgrado non era nata piena di energia e del tutto contraria ad una buona dose di ore di sonno.

"Be', per te spero proprio che il tuo corpo non lotti contro la tua volontà".

"Lo prendo come un grande incoraggiamento, anche se mi suona più da sfida".

Simon doveva riconoscere che quella ragazza era in grado di trovare una via allegra anche dove tutto sembrava banale. Se avesse avuto la coda, in quel momento, avrebbe giurato di mettersi a scodinzolare. Gli piaceva da matti quella ragazza, avrebbe voluto che l'intero genere umano fosse mosso dalle sue stesse energie vitali, ma questo avrebbe voluto dire che non avrebbe più potuto perdersi nei propri sogni con la sola e unica Viola.

"Allora, se la ritieni una sfida, dico che se vinco io, andiamo nella rosticceria poco più avanti dove fanno le migliori costolette di maiale e vitello del Regno Unito" mormorò beffardo.

"Non per rovinarti i piani, ma io odio la carne di vitello".

"Vuol dire che sarà la tua penitenza con la mia vittoria".

Ci sapeva fare con le scommesse, non aveva paura di proporre penitenze e prezzi troppo ostentati e questa sua natura la colpì parecchio. Hai capito il timido e schivo Simon? Sembrava tanto tranquillo, ma poi eccolo sfoderare le sue carte nascoste. E lo fece con una tale spontaneità che per un attimo le parve di vedere uno dei Suoi compagni di facoltà, sempre pronto a mostrarsi spavaldo e capace.

"Visto che parliamo di premi, se vinco io... voglio vedere casa tua" disse incrociando le braccia, mentre ancora non si erano decisi a schiodarsi dalla lavagna con su scritto il menù.

"Non penso proprio che succederà" replicò il ragazzo non calma, una calma quasi arrogante, "A voi signorine non piacciono posti muschiosi, pieni di insetti, traballanti e così consumati da rompersi solo respirando".

"Devi aver incontrato solo gente le si credeva Miss Universo, allora" sta volta fu lei a sfoderare la sua sicurezza, "Io sono cresciuta in messo a estati sui monti, gli Appennini, baite e percorsi dove sciare, funivie panoramiche... non mi spaventano due ragni e un po' di ortiche".

"Resta il fatto che vincerò io e tu crollerai beata su un materasso".

Viola accolse la provocazione ridacchiando, non si sarebbe arresa né abbassata davanti alla sicurezza di Simon e avrebbe fatto di tutto per avere la meglio. Così lo prese per mano e finalmente entrarono dentro il piccolo ristorante: non era un posto adatto a delle serate di gola, aveva un aspetto rustico e simil-medioevale, come una locanda dell'entroterra. Per loro era il posto perfetto: aveva un'essenza montanara, naturale, semplice e che non richiedeva una grande presentabilità.

"Non aspettarti piatti della tua zona fatti bene".

"Dopo anni di convivenza con voi britannici, ho allenato bene il palato" una cameriera in carne ma molto allegra passò loro due menù non appena li ebbe scortati fino ad un tavolino libero. Avevano la vista sulla vetrata dove si vedeva la passeggiata del viale che era ancora colmo di visitatori e coppie nonostante l'orario iniziasse a farsi sentire. Quella poteva essere una seconda occasione però, siccome non era mai riuscita a rintracciarlo a causa delle pochissime fonti che aveva in mano, adesso Viola avrebbe potuto raddrizzare il colpo e rimpolpare il suo inventario personale. Non voleva fare domande troppo scomode, ma almeno quelle le cui riposte avrebbe potuto riutilizzare in seguito.

"Mi chiedevo..." iniziò scrutando i fogli decorati del libretto di pelle rossa con una certa curiosità condita con una punta di distrazione, "Tu che cosa fai nel tempo libero, quando ti svegli? E non dire che passeggi. Non ci credo che resti dalle sette del mattino alle otto di sera fuori a zonzo".

"In effetti no, la tua diffidenza è corretta".

Viola da sotto il tavolo eseguì un gesto di vittoria con la mano sinistra: "Bene! Allora cosa fai?"

"Be' io..." la risposta si fece attendere un attimo, tra il leggere le pietanze proposte e il ricercare un momento di relativo silenzio tra un discorso e l'altro dei commensali, i quali assumevano toni tanto alti da risultare fastidiosi, "... lavoro in un posto di merda che da una paga appena sufficiente per il pane del giorno dopo. Riciclato".

"E in quale posto farebbero una cosa del genere?"

Simon si passò la punta della lingua sulle labbra, cercando di trattenere una risatina divertita davanti alla curiosi della ragazza: "In uno di quei posti dove l'impiego stabilito è convenzionale e serve solo una persona in più per non scomodare il resto dei dipendenti. Sono il lava tazze del bar accanto alla biblioteca" era per lo più una mezza verità, per non dire una bugia completa. Il fatto era che quel lavoretto non lo aveva trovato da molto tempo, ma solo dopo aver incontrato Viola, e per pure questioni che non avevano nulla a che vedere con la vita umana. Da quando avevano avuto il loro primo piccolo appuntamento, aveva deciso che doveva a tutti i costi adattarsi al comune di vita della ragazza, con la speranza di poter influenzare quella che sarebbe diventata la sua natura finale; non aveva un affitto da pagare, nemmeno delle bollette e per questo tutti i soldi che aveva ricevuto ma erano stati toccati, salvo poche sterline per un rifornimento alimentare. Di solito prendeva i pochi spiccioli che trovava nel bosco, quando per un motivo o per un altro i passanti li perdevano tirando fuori dalle totale i fazzoletti tra uno starnuto e l'altro.

Viola rimase sorpresa dalla sua informazione: in quel bar ci passava ogni singola mattina, eppure non lo aveva mai individuato. Però aveva parlato di essere un lava tazze, insomma se ne stava dietro nelle cucine a pulire. Aveva senso, non avrebbe mai potuto vederlo. Ed aveva anche la risposta al fatto che negli ultimi giorni non lo aveva visto spesso: doveva aver chiesto dei giorni di permesso dopo quella volta in cui lo aveva beccato passeggiando con Emma. Be', non era da biasimare, poteva aver subito un lutto o qualcosa di simile. Non volle chiederglielo. Non subito.

"Se lo avessi saputo prima, ti avrei cercato lì".

"In effetti avrei potuto dirtelo, ma non la ritenevo una cosa essenziale. Avevo in... programma di vederti più spesso. Ma poi..."

"Ehi, non preoccuparti, davvero. Avevi bisogno di tuoi spazi, è più che lecito" una parte di sé avrebbe voluto farlo proseguire, ma non era giusto e lei non voleva rovinare quel momento felice tra loro. Se si fosse ripresentata l'occasione, lo avrebbero affrontato insieme, senza fretta e senza obblighi. In fondo quella loro serata improvvisata altro non era che un'altra occasione per conoscersi, e il sapere che Simon si stava impegnando per poter instaurare dei contatto più concreti e più stabili era la prova che ci teneva quanto lei.

"Invece tu? Non voglio essere solo io a doverti descrivere la mia vita improvvisata".

"Vorresti sapere la vita di una povera italiana immigrata come me?"

Simon si protese leggermente in avanti, mettendo i dorsi delle mani congiunte sotto al mento, aspettando quasi una narrazione dettagliata dei paesaggi e della vita nella penisola a forma di stivale. Viola lo prese come un privilegio che non le aveva mai dato nessuno, era sempre felice di poter raccontare della sua infanzia, seppur breve, in cui aveva passeggiato e corso per i viali di Assisi, attraverso i borghetti che un tempo erano la casa del patrono Francesco, e superando le vette degli appennini per dei soggiorni diversi dal solito.

Si prese anche qualche piccolo beffardo pregio in più: in Italia faceva più caldo e il sole si faceva vedere più spesso; era una zona molto attiva, e lei non aveva bisogno di tradursi nella mente una frase in una lingua diversa.

"Divertente. Ora dimmi qualcosa che non so".

Viola rise alla provocazione: "Mi vorresti fare credere che queste cose le sapevi già?" lo sguardo attento del ragazzo le diede una silenziosa risposta. Va bene, avrebbe raddrizzato il tiro, sapeva cosa lui volesse davvero chiederle: "Non è stato facile all'inizio abituarsi a un posto totalmente diverso. Assisi era piena di stradine dove mi ritrovavo a giocare con i miei amici. Passavamo le ore in mezzo alla piazza con qualsiasi oggetto o giocattolo ci capitasse a tiro. Ma mia madre... non ha mai ritenuto mio padre in grado di provvedere alla nostra famiglia e ha deciso di fare quello che riteneva più giusto. Mi manca un po' Assisi, ma preferisco stare con mio padre che si interessa anche a me e non solo al compagno o la compagna e al lavoro" non andava fiera dell'ultima frase, sapeva di aver dato un limite a suo padre per il puro scopo di non perdere le attenzioni che avevano sempre riservato a lei. Ma in fondo, davanti all'unico figlio, quale genitore avrebbe fatto diversamente?

Simon non forzò il colpo, come aveva visto da Viola, anche lui volle preservare quel clima piacevole e affrontare il discorso eventualmente più avanti, insieme, con una mente più lucida. Il loro era quindi un patto di rispetto, un silenzio che permetteva all'altro di mantenere una propria libertà in quella conversazione. Addirittura decise di fare il galantuomo per farla sorridere di più: aveva qualche soldo ancora in tasca, che vuoi per fortuna cieca o trana coincidenza, bastarono giusti per il conto.

"Non era necessario" mormorò la ragazza non appena uscirono, "Non dovevi, davvero".

"Non dovevo, è vero" lui le mise un braccio sulle spalle avvicinandola, "Ma questo non vuol dire che non volevo".

Viola si lasciò circondare dalle sue braccia, non troppo possenti e dai lineamenti delicati. Non era il solito ragazzo muscoloso e fiero di esserlo era un tipo che amava vivere modestamente, senza troppe pretese e senza farsi notare in modo esagerato; era incline a nascondersi quando sentiva la necessità di restare da solo a risolvere determinati problemi, il che non era per forza un difetto. Forse aveva una visione troppo idilliaca di quel soggetto, ma le piaceva lo stesso averlo accanto, sapere di poter constatare alcune certezze che negli altri anni non era stata in grado di capitare subito.

Simon dal canto suo avrebbe voluto che quella serata non avesse mai fine, nemmeno se fossero rimasti seriamente svegli fino all'alba. Avrebbe perso ma ne sarebbe valsa la pena. Voleva solo avere Viola tutta per sé con la consapevolezza che nessuno si sarebbe messo in mezzo. Solo... quell'odore... non lo lasciava in pace, il pensiero che fosse proprio come temeva gli stava pian piano attanagliando la mente, divorando le speranze e buttandogli davanti una realtà che lui si rifiutava di voler credere. Non poteva essere lei, non aveva nulla in comune con quel cacciatore, era un soggetto quanto più lontano poteva essere.

Eppure, l'odore non mente, gli aveva sempre detto Lira. Era uno dei pochi elementi capaci di distinguere una soggetto da un altro. Nessuno, tranne i membri dello stesso nucleo familiare, poteva avere lo stesso odore.

Se fosse stata effettivamente lei la sua preda? Non voleva nemmeno pensarci. Non sarebbe mai riuscito a nuocere alla sua vita, forse solo in quel caso il credo del branco poteva venire meno se i suoi desideri erano controcorrente. Non avrebbe mai avuto il coraggio di azzannare la ragazza che voleva accanto nella sua vita, sarebbe stato un colpo duro anche per sé stesso. Se lo avesse saputo Zita, non gli avrebbe lasciato scelta.

Uno schizzo lo risvegliò dai suoi pensieri, voltandosi di scatto vide la mano bagnata di Viola appiccicarsi alla sua guancia mentre la ragazza rideva divertita. Avevano camminato vicino alla fontana di prima e lui non ci aveva nemmeno fatto caso.

"Pensavo avessi caldo. Avevo una faccia..." lo canzonò con un tono mieloso e beffardo allo stesso tempo.

"A mezzanotte passata, con le temperature che abbiamo... mi sembri accaldata anche tu" rispose tirandole un bello schizzo addosso. Viola tenne la bocca aperta sentendo il freddo pungente dell'acqua inzupparle vestiti e viso, ma non rimase ferma e subito attuarono una battaglia di schizzi che non risparmiò nemmeno un centimetro dei loro corpi. Il freddo che percepivano quasi diveniva invisibile, la loro pelle non percepiva più lo sbalzo di temperatura essendo ormai calda per il movimento.

"Ti arrendi?" chiese il ragazzo passandosi una mano bagnata sui capelli caramellati.

"Se pensi ad un sì, hai a che fare con l'avversaria sbagliata" ansimò lei eseguendo lo stesso gesto di lui ai lati della testa, per indirizzare meglio i capelli biondi e ondulati, "Non sono una che ama perdere".

"Allora le sfide con te saranno sempre interessanti" si avvicinò a lei e la circondò in un forte abbraccio che la bloccò nei movimenti. Non riuscì a divincolarsi e rischiarono di finire in acqua tutti e due, scavalcando improvvisamente il bordo basso e finendo con i piedi a mollo. A nulla servirono le suppliche divertite di Viola, Simon era deciso a volerla bagnare vincendo quella piccola sfida.

"VA BENE, VA BENE! Hai vinto, mi arrendo! NON BAGNARMI!"

"Allora sono stato bravo questa volta. Prima volta in assoluto che ti arrendi!"

"Non prenderla come abitudine, oggi ti è andata bene..." non era del tutto vero, ma non avrebbe mai ammesso di ager avuto paura di prendersi un malanno per un gioco. In ogni caso, contro la sua volontà, sentì i suoi occhi farsi pesanti e offuscati, la stanchezza iniziava a farsi sentire e giocare brutti scherzi. Non voleva perdere la scommessa, ma dovette ammettere a sé stessa che quella non era la sua serata.

Simon si accorse delle batterie scariche, e decise di accompagnarla in un piccolo bed & breakfast per passare quella notte, ancora una volta aveva rifiutato di tornare a casa. La struttura vecchia ma ben curata si trovava proprio appena fuori dall'intero viale, all'inizio o alla fine a seconda della direzione in cui volevi procedere; il pianerottolo principale godeva di un parquet lucido e laccato, pareti pulite e bianche con degli zoccoletti dello stesso legno del parquet; foto appese in modo ordinato e simmetrico, accogliente che ritraevano famiglie e campi coltivati; una scala sola, non aveva molti piani, ma il primo piano era tenuto come se afessero avuto una parte importante di un castello: delle poltrone erano ritirate lungo il corridoio pieno di porte, con una cassettiera di legno scuro abbinate; il loro cuscino ricordava la stessa consistenza della moquette sul pavimento, ma non era una brutta visione.

Simon entrò nella stanza che avevano affittato, contenente due letti singoli dalle lenzuola candide e profumate, un comodino in comune, lungo e con due lampade per ogni letto e un tappetino; un bagno in comune all'interno della stanza con doccia e vasca all'occorrenza.

Era ormai l'una e un quarto, e Viola pareva aver bevuto tre cocktail durante una serata in discoteca, quando invece avevano solo consumato un'innocua cena a base di pasta e carne.

"Va bene Viola... sdraiati e riposati, domani è un altro giorno".

"Tu dormi lì vicino... vero?"

"Certo. Ma adesso stai tranquilla e dormi" ma prima che potesse effettivamente ottenere quel risultato, dovette anche calcolare i loro vestiti fradici. Quindi fu opportuno quanto meno asciugarli in bagno e poter dare ai propri corpi un tepore che li avrebbe ristabiliti. Non fu una cosa semplice, Simon non voleva in qualche modo risultare inopportuno nei suoi confronti, ma per sua fortuna Viola era ancora lucida su quel campo. Fece anche relativamente in fretta, tornando con pantaloni e felpa asciutti dall'asciugacapelli. Solo la maglietta rimase in bagno appesa, per non metterci troppo.

Appena toccò il letto, Simon la vide assopirsi velocemente, così poté andare in bagno a sua volta. Eseguì le stesse azioni della ragazza, assicurandosi che la porta fosse chiusa per non disturbarla, anche se il rumore bianco avrebbe solo accompagnato meglio il sonno.

Ma prima di coricarsi a sua volta, il ragazzo decise di volersi togliere il pensiero. Sapeva che fosse sbagliato, una violazione della privacy, ma voleva sapere una volta per tutte se il suo sospetto fosse infondato o meno. Cercò nella giacca della ragazza il portafogli con dentro dei documenti. Dovette impiegare alcuni minuti per capire bene come fosse strutturato l'oggetto, ma appena individuò le giuste carte, rimase impigrito nel leggere lo stesso nominativo del cacciatore: Torre.


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