13
Hudson
Non chiamò. Rimase a fissare lo schermo del cellulare a ritmo di intervalli che duravano da una manciata di secondi a qualche minuto. Non chiamò. Viola si rese conto di averlo controllato tante volte che avrebbe giurato ne fosse diventata dipendente. Aveva ripetuto quel rituale per diversi giorni, fino a far passare una settimana, ma Simon non si era fatto più sentire.
Quella situazione le aveva attanagliano la mente e lo stomaco, l'aveva persa talmente sul personale che più di una volta si era ritrovata a vagare per le strade di Londra sperando di vederlo, ma del ragazzo proprio non vi era traccia. Era fortunata che le lezioni alla facoltà di Biologia Naturale fossero appena iniziate, il cui argomento per giorno non era ancora abbastanza complicato da richiedere la massima attenzione, altrimenti si sarebbe ritrovata già indietro con appunti e studio.
Si sentiva una stupida, le avevano sempre detto che se fosse passato troppo tempo senza che un ragazzo si fosse fatto sentire, voleva dire che il suddetto non ci teneva poi molto. Però lei questo non lo credeva, sentiva che quella definizione a Simon non si addiceva per niente. In qualche modo, i suoi occhi particolari al loro primo incontro prima, e al loro primo appuntamento dopo, le avevano trasmesso una sincerità che non aveva visto in nessun altro. Per questo moriva dalla voglia di sentirlo, e il suo silenzio diventava sempre più tagliente man mano che i minuti passavano.
Se solo quel ragazzo avesse avuto un qualsiasi tipo di contatto... adesso Viola non si starebbe arrovellando su questioni che non poteva gestire che le stavano facendo venire il sangue amaro.
Poi un contatto improvviso sulla spalla la fece sussultare: "Aspetti una chiamata importante?" chiese una voce sommessa e colma, che lei riconobbe quasi subito. Si girò e i suoi occhi incrociarono il viso radioso del ragazzo che aveva incontrato quel giorno denti la struttura, cercando di ottenere informazioni che erano diventate impossibili da ricavare con l'accettazione che si era trovata davanti.
"Diciamo di sì. Una persona a cui tengo. Ma non si fa sentire" mormorò a bassa voce, per una disturbare quella spiegazione che aveva già perso a metà.
"Deve essere proprio una persona che adora farsi desiderare, allora".
No, Simon non era un soggetto a cui piaceva far attendere l'altra parte. Lo aveva capito il giorno in cui le aveva telefonato - che adesso ricordare quasi con nostalgia sapendolo ormai tanto lontano.
"Io sono Hudson, comunque. Con chi o il piacere di parlare?"
"Viola, e se non presto attenzione almeno alle ultime parti dell'argomento, tuo che il tuo piacere durerà molto poco".
Adesso però, che si era resa conto di avere un viso conosciuto dietro di sé, le venne ancora più difficile ascoltare le parole della professoressa, che per altro erano interessanti quanto un netturbino notturno durante un turno privo di servizi: una vera noia. Si ritrovò quindi a pensare a tante cose in pochissimo tempo; il suo telefono restare senza modifiche, il suo quaderno ordinato per gli appunti era tutt'ora intenso e lo sguardo di Hudson puntato dietro alla nuca contribuiva solo a distrarla di più. Il mondo doveva avercela con lei in quei giorni, non gliene stava andando dritta una.
"Se posso darti una notizia..." ripartì all'attacco il ragazzo, "Hai solo un modo per non preoccuparti troppo delle lezioni".
"E magari tu sei l'esperto che mi svelerà questo segreto?"
"Sono qui apposta" anche dietro di lei, Viola avrebbe giurato che avesse fatto l'occhiolino, "Devi entrare nelle loro grazie. Fare un po' la ruffiana".
"Non voglio avere voti alti agli esami senza che mi si venga riconosciuto un merito sincero. Se questi sono i metodi, che mi diano pure i voti minimi".
Poté quasi giurare che si fosse messo a ridere, con fare sommesso. Ma per lei questa era una cosa seria: voleva assolutamente passare ogni esame con le sue sole forze, a prescindere che fosse stata la studentessa preferita o meno dei professori. Non voleva farsi strada in mezzo a bugie e frasi illusorie che avrebbero solo contribuito, a un certo punto, a sbarrare un cammino sicuro pieno di ostacoli impossibili da superare. Qualcuno avrebbe potuto pensare che fosse una mossa ridicola e antiquata, ma lei sapeva benissimo dove avrebbe ricavato più soddisfazioni.
"Sei una paladina dello studio allora. Un po' ti invidio, ma non troppo; io detengono il record di complimenti dai professori".
"Buffo che uno come te detenga tale record, considerando che non sta nemmeno ascoltando la professoressa".
Hudson da dietro smise di parlare, e Viola percepì imbarazzo, lo aveva beccato sul tasto più debole. In qualche modo aveva capito che non era vera la sua storiella, si era fregato da solo con poche semplici mosse: non si era preoccupato, innanzitutto, di mantenere almeno un minimo della parte che si era costruito; non aveva nemmeno capito di aver commesso un fallo.
"Sei attenta vedo. E va bene, mi hai beccato: sono forse l'unico che non si laureerà con tutti gli altri".
"Anche questo non è vero: ti avrebbero buttato fuori nel giro di un mese, per essere larghi tra l'altro" ribatté l'italiana sfoggiando il suo sorriso furbo e arguto.
"Caspita, con te è impossibile mentire" Hudson si sporse un poco, con un tono ammirato, "Dove hai imparato una simile abilità?"
Non l'avrebbe chiamata abilità, nonostante fosse quello il nome effettivo: era l'unica cosa che la caccia le aveva trasmesso di positivo, quando suo padre, pulendo i fucili, le spiegava il modo migliore per prevedere le mosse della preda e degli avversari qualora si fossero presentati. Questo le aveva permesso di non incappare in amicizie false, le aveva dato la possibilità di non rendersi vulnerabile davanti agli altri; ma su una cosa non era stata capace di difendersi, e il motivo per cui non aveva nessuno accanto. Adesso sperava che Simon non ne facesse parte.
"D'accordo, non me lo dire; in fondo i magli non svelano mai i loro trucchi".
"Bravo, vedo che capisci al volo. Forse non sei del tutto lontano dalla tua definizione iniziale".
"Voi due, là in fondo. Se la lezione per voi è troppo noiosa, potete anche andarvene".
I due abbassarono lo sguardo trattenendo una risata, imbarazzati e divertiti allo stesso tempo. Decisero comunque di accontentare la professoressa per quegli ultimi minuti, tentando di seguire il più possibile, e Viola si ritrovò a controllare un'altra volta il suo cellulare. Se ne avesse avuto l'occasione, lo avrebbe cercato fino ai confini di Londra, ed effettivamente non era una cattiva idea: Simon aveva detto di vivere sullo stradone, vicino al bosco o anche dentro, adesso non ricordava bene, ma poteva essere una buona idea. In fondo, se Maometto non va sulla montagna, sarebbe stata la montagna ad andare da Maometto. Non sarebbe nemmeno risultato complicato, avrebbe potuto chiedere a Hudson se conoscesse bene la zona boschiva, solo per capire quante casette sperdute dovesse aspettarsi di trovare. Le restava solo una domanda: Simon lavorava? Non si era mai posta il quesito, ma in quel momento saperlo sarebbe risultato molto utile.
"Posso chiederti un'informazione?" mormorò al ragazzo una volta che furono costretti a svuotare l'aula.
"Tutto quello che vuoi, super fanciulla attenta".
"Per caso... conosci un ragazzo di nome Simon?"
Io sguardo dapprima perplesso di Hudson diede la conferma che un cognome avrebbe potuto aiutare molto di più. Viola tentò quindi una descrizione un po' impacciata, rendendosi conto di avere a che fare con una situazione che quel fanno una avrebbe potuto risolvere. Così di getto, non fu nemmeno in grado di definire il colore degli occhi e dei capelli.
"Posso dirti per certo di non averlo mai visto" confermò alla fine lo studente, "Sei sicura che sia di queste parti?"
"Penso di sì, almeno questo è quello che mi ha lasciato intendere" non era proprio la risposta che aspettare, ma in fondo era plausibile. Come poteva pretendere di quagliare qualcosa senza appigli di nessun genere? Per la prima volta le pareva di avere a che fare con un fantasma. Accidenti a lui... ma non poteva darle almeno una strada per rintracciarlo qualora ne avesse avuto bisogno? Anche solo per vedersi in amicizia. Ma se Hudson non ne conoscenza nemmeno l'esistenza, voleva dire che Simon nella norma era un ragazzo incline alla solitudine che voleva solo nascondersi e sparire?
"Forse posso provare a rintracciarlo in qualche modo. Hai qualche contatto di qualsiasi genere?"
"Magari... non possiede un cellulare, credo non abbia avuto la possibilità di prenderne uno. So che vive da solo, forse da poco... nel bosco. Quello che costeggia lo stradone principale".
Hudson aggrottò la fronte, e quando Viola era pronta a sentirsi dire un'altra risposta incerta, lui le comunicò invece che in quel bosco erano presenti alcuni ruderi disabitati. Le disse che gli animali se n'erano letteralmente appropriati, facendone un proprio rifugio. Le disse che lo aveva scoperto un giorno, qualche anno fa passeggiando. La baita più veloce da raggiungere, ma allo stesso tempo difficile, era una baita situata in una collinetta, ricordante un santuario. Giravano delle voci su quella casetta abbandonata, alcuni sostenevano di aver visto un lupo cambiare aspetto.
A questa definizione, Viola mostrò una faccia confusa. Non aveva senso quell'ultima informazione, gli animali erano animali e questo non lo avrebbe cambiato nessuno. Ma Hudson non diede segno di alcun tipo di scherzo, anzi, quando lei si mise a ridere, il ragazzo rimase impassibile, tanto che Villa si costrinse a tornare seria.
"E cosa si dice di questa baita? Di preciso".
"Dicono ci abitino dei lupi mannari. Una leggenda narra che se abbandoni un bambino, uno qualsiasi, alla sua nascita, loro se lo prendono e lo uccidano, per poi venire a prendere la madre che lo ha allacciato solo".
"Hudson... con tutto il rispetto: i lupi mannari non esistono. Sono come streghe e vampiri, tutta finzione. Quella storiella se la sono inventata solo per spaventare la gente, siccome ho l'impressione che vi fosse un alto tasso di abbandoni infantili".
Il compagno di corso non parve affatto convinto della spiegazione fornita dell'italiana. Viola iniziò a pensare di non aver imparato abbastanza i modi, usi e costumi di Londra se quello era il loro metodo di intrattenimento. Credere che esistessero creature di fantasia nel bosco era uguale a pensare che ci fosse un serial killer che uccideva coloro che varcavano la soglia delle foreste per farsi fino a scoppiare, e alla fine si scopriva sempre che avevano assunto tante droghe da vedere solo attraverso allucinazioni disturbanti. Quindi per quanto Hudson avesse cercato di essere convincente, lei non si sarebbe fatta impressionare.
Comunque, tralasciando il fattore credenze o meno, le promise che si sarebbe informato sulla possibile esistenza di questo Simon, con capelli e occhi indefiniti, e che viveva a quanto pare nel bosco che tutti volevano evitare negli ultimi tempi. Solo qualche cacciatore temerario aveva tentato di addentrarsi, tornando però con non pochi traumi fisici e psicologici. La natura quando voleva sapeva essere molto pericolosa.
Violale rivolse un sorriso riconoscente, apprezzava anche solo lo sforzo e l'intenzione. Voleva davvero trovare il ragazzo che le aveva rubato il cuore, poterlo aiutare contro tutti i consigli che le intimavano di lasciar perdere. In qualche modo sentiva di essere legata a Simon, era come quel famoso filo rosso che si era attorcigliato ai loro polsi, incapace di disfarsi e di lasciarli percorrere ognuno una via diversa. Lei voleva rivederlo un'altra volta e fargli sentire la sua vicinanza. Sperava solo che lui apprezzasse...
"Vieni a pranzo? Magari troviamo qualcosa" Hudson interruppe i suoi pensieri.
"Sì certo, volentieri!"
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