12
Esami
Aveva sempre immaginato di dover percorrere un ponte tibetano sospeso sopra ad un crepaccio, la difficoltà con cui aveva memorizzato le informazioni e gli appunti che le avevano passato aveva avuto più o meno la stessa atmosfera, ma mai avrebbe creduto di trovarsi davanti degli esami tanto tosti.
Doveva confessarlo: a prima vista non era riuscita a capirci niente, e solo dopo un buon quarto d'ora e una consegna all'ultimo, era stata in grado di mostrare un compito dignitoso.
Ecco perché tutti, o almeno la maggior parte, finivano per abbandonare gli studi... aveva pensato uscendo dall'aula dedicata all'esame. Le scoppiava la testa, aveva gli occhi stanchi e le bruciavano leggermente, maledette luci offuscate che nessuno si era ancora deciso a cambiare...
"Vivi! Com'è andata?!" Tiffany le andò incontro saltellando come un capretto in mezzo ai prati. Sinceramente, Viola tutta quella felicità avrebbe voluto estinguerla quel giorno, tanto si sentiva infastidita dal si stesso atteggiamento all'esame.
"Lascia stare Tife, sarà stato un disastro! Erano tutte domande a trabocchetto, me lo sento..."
"Siamo positive, il tuo ottimismo quasi mi schiaccia".
Viola la guardò male, non ci trovava proprio niente da ridere in quella situazione, si era sentita una stupida e non aveva mai provato niente di più imbarazzante e umiliante fino a quel momento. Tiffany la faceva facile, lei non aveva quegli argomenti difficili essendo portatrice di difficoltà dell'apprendimento.
"Non vuol dire niente Vivi" commentò l'amica dandole una lieve spallata, "Sono comunque argomenti tosti da imparare".
"Be'... allora se non ce la fai tu che hai le domande facilitare, figurati io che sono sana come un pesce su tutti i fronti".
C'era una piccola verità, però, che Viola non avrebbe confessato a nessuno, nemmeno a Emma che era sempre stata la migliore per trattare argomenti delicati. Viola non si era solo trovata in difficoltà per colpa dell'esame in sé, ma era anche distratta da un altro pensiero: Simon.
Nonostante nei giorni precedenti non lo avesse fatto a vedere, troppo impegnata ad accaparrarsi quanto prima il posto alla facoltà, quello sguardo mogio e quella voce priva di vita l'avevano turbata. Insomma: aveva comunque un enorme livido al volto e pareva proprio non aver dormito tutta la notte.
Poteva sembrare una preoccupazione stupida, ma avendolo conosciuto sorridente e colmo di vitalità, quella visione aveva smontato tutto.
"Viola?" la voce di Tiffany la riportò sul pianeta terra, "Mi stai ascoltando?"
"La cosa delle domande?"
L'amica scosse la testa: "Ma no, ti ho chiesto se vuoi che raggiungiamo le altre, ci aspettano al caffè vicino alla biblioteca".
"Oh! Si... si certo!"
Non immaginava di aver speso così tanto tempo a pensare, addirittura erano passate da un argomento all'altro. Il fatto era che per colpa di quei pensieri, non era nemmeno riuscita a dormire come si deve. Si era vista i suoi occhi spenti nella mente ogni volta che gli occhi si erano chiusi; aveva addirittura immaginato inconsapevolmente a come tirarlo su di morale.
Il problema maggiore era che Simon non aveva un cellulare, lei non era riuscita mai a rintracciarlo e aveva aspettato invano una chiamata da lui. Cercare il suo nome in un libro delle pagine gialle non era un'opzione: non conosceva né il cognome, né l'indirizzo.
"Allora, Viola!"
"Cosa c'è adesso?!"
"Ma insomma, ti è andato così male da non riuscire a smettere di pensarci?!"
Viola si morse la lingua, nel tentativo di rispondere alla domanda scocciata di Tiffany. Si mise le mani dentro le tasche del giubbotto in jeans e abbassò lo sguardo, cercando di non dare a vedere cosa il suo viso volesse realmente comunicare.
Non aveva calcolato però una cosa: di tutte le sue amiche, quella che aveva accanto era l'unica che riusciva sempre a captare le vere emozioni e pensieri: "Non sei preoccupata per l'esame, vero?"
"... no, va bene. No".
"Lo sapevo! Ti conosco troppo bene".
Viola le fece una smorfia da finta offesa, pur sapendo che la sua amica avevo detto la verità. Non voleva entrare nei dettagli però, era una questione che doveva restare privata e che meno commenti venissero pronunciati. Emma aveva già detto la sua sul ragazzo, senza preoccuparsi di una possibile reazione di qualsiasi natura, ma la frase aveva punto più lei che Simon. Non poteva definire strano qualcuno che in quel momento stava passando chiaramente una brutta giornata, né permettersi di criticare l'atteggiamento senza sapere l'intera storia. Tiffany adesso si sarebbe dimostrata molto più empatica, ma Viola non voleva rischiare. Simon aveva già i suoi problemi, qualsiasi essi fossero stati, e lei non voleva essere la causa di un possibile peggioramento.
"Quindi?" Tiffany ritentò il colpo.
"... nulla di importante, tranquilla. Ecco le altre" sperò che l'intento di sviare il discorso fosse riuscito, indicando un tavolo totalmente occupato da borse e da Grace e Lola. Quest'ultima adocchiò le amiche e fece segno con le braccia per farsi individuare, anche se non era necessario far capire loro dove dovessero fermarsi.
Lola aveva cambiato lenti, Viola lo notò subito senza nemmeno avvicinarsi troppo, grazie al colore sgargiante che la montatura proiettava alla luce fioca del sole in quel momento. La sua vista doveva essere peggiorata, le lenti le ingrandivano leggermente gli occhi rendendo il viso sproporzionato, ma che per fortuna non rovinava la sua dolcezza esteriore.
"E tu quelle dove le hai rimediate?" mormorò Tiffany non un trono incuriosito e perplesso insieme. Viola aveva preferito mordersi la lingua. La miopia per l'amica aveva sempre rappresentato un brutto ostacolo, il suo tallone d'Achille che troppo spesso veniva conficcato dalla freccia avvelenata mostrando appieno il punto peggiore: in troppi si erano soffermati sulle montature particolari che avevano sempre avuto come unico scopo quello di dare una particolarità, e che loro avevano sempre scambiato per un difetto troppo evidente. A parer suo, per Tiffany in quel momento valeva lo stesso discorso di Emma nei confronti di Simon: certe cose è meglio non sbandierarle ai quattro venti.
"Ho perso altri due decimi per occhio questa settimana. Il mio ottico mi ha fatto un bel discorsetto" commentò Lola alzando le spalle, come se non fosse un argomento importante, "Ora la mamma vuole ridurmi le orecchie passo davanti agli schermi il più possibile" si arrotolò una ciocca liscia e castana tra le dita. Quando lo faceva, era a disagio, ed era il segnale evidente in cui tutte potevano ridimensionare il loro atteggiamento.
"Capito. E invece con quel tipo com'è andata?" si affrettò a rimediare Viola, conoscendo, forse più di tutte messe insieme, cosa permettesse di distrarre meglio e di rallegrare le amiche al momento giusto.
Quella visione non avrebbe mai voluto trovarsela agli occhi, quelle parole avrebbe voluto sparisse per sempre dalla sua testa, dissolta nel vanto come fossero state solo fumo che si sarebbe disgregazione in mille particelle cambiando la propria forma, e perdendo gradualmente importanza.
Simon uscì arrancando da quell'edificio che, seppur enorme, aveva iniziato a soffocarlo. Le parole di quella donna non smettevano di vorticare nella sua mente, i discorsi del cacciatore erano una fitta acida e amara allo stomaco. Troppi termini, troppe definizioni che portavano solo a significati negativi. Non poteva credere che il ondo girasse in quel modo, pieno solo di avidi arraffoni che osavano di tutto pur di ottenere un posto sulla cima della catena alimentare e vitale. Per il bene di una figlia... non ci avrebbe creduto nemmeno se avesse avuto un attestato a dimostrarlo. Se vuoi bene a qualcuno, non ti avvali di compiti e intenti del genere, il cui unico risultato è sempre la perdita di una vita.
Avrebbe voluto prendere a calci un muro, un bidone anche; distruggere un vetro o vandalizzare una vetrina o un treno. Qualsiasi cosa che avrebbe potuto sfogarsi dalla rabbia dirompente che lo stava assalendo in quel momento. E la caccia protetta? Tutte balle. Era sempre caccia, era sempre un assassinio.
Per un momento avrebbe voluto estendere il suo compito oltre: farla pagare direttamente a colui che aveva diviso la sua famiglia, ma anche colei che aveva orchestrato il tutto. Voleva, ma sapeva che non avrebbe potuto farlo: la loro cultura prevedeva solo il ribattere a un torto subito, ma chi lo avesse provocato non aveva una grande importanza. Il bersaglio reale era solo chi commettere un torto nei loro confronti direttamente, e non necessariamente poteva essere il capo. Quindi, contro tutti i suoi principi, la donna sarebbe rimasta impunità, ma almeno ora Simon sapeva chi doveva colpire: la figlia del cacciatore.
Sapeva solo che esistesse, la faccia e l'età erano incerte e un po' si sarebbe sentito in soggezione se si fosse trovato davanti una bambina. Ma il padre non aveva avuto pietà nemmeno davanti ai cuccioli, e questo gli bastava per mettere da parte tutti i principi pacifisti che lo avrebbero solo frenato inutilmente. Non era più il momento di esitare, voleva trovare quella figlia e restituire al cacciatore il dolore che gli aveva provocato, fisico ed emotivo.
L'odore del cacciatore lo aveva memorizzato, doveva solo mettersi sulle tracce della sua prediletta e per farlo, avrebbe dovuto, contro la volontà di Zita, evitare di trasformarsi per un po'.
Sarebbe stato difficile, molto anche, poiché aveva iniziato a sentire il suo corpo prediligere una sola delle due forme, e non voleva vincesse proprio adesso. Non aveva tempo per ascoltare la Natura mentre si preparava a inserirlo nel suo posto prescelto del mondo, doveva solo attendere qualche giorno.
Qualche giorno... inutile dire che una vana speranza ancora esisteva. Viola era la prova che non tutti gli umani erano cattivi: l'aveva sentita sgridare la sua amica dopo il commento e nei suoi occhi aveva letto la sincera preoccupazione di chi teneva alla vita altrui. Simon ancora sperava che quella poca percentuale di DNA umano avesse la meglio, avrebbe potuto proteggere il suo branco anche così, senza dare troppo nell'occhio; e avrebbe avuto la sua Viola accanto. Solo questo voleva, e per il resto il mondo poteva scomparire.
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