Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 12

Sono le 11:52 e ancora non si è svegliato… posso lasciarlo qui mentre vado a fare la spesa? Se poi si svegliasse e dovesse andare al bagno e non riuscisse ad alzarsi?

Rimase al centro della cucina per pochi istanti, non certo su cosa avesse dovuto fare. Era a corto di verdura, e cibo in generale. Aveva già bruciato la sua unica possibilità di mangiare cibo spazzatura quella settimana e se Mr. Chuck avesse scoperto che aveva ingerito qualcosa di non salutare lo avrebbe costretto a pulire tutta la palestra per un mese intero. Al solo pensiero di dover pulire tutto quello schifo rabbrividì, prendendo le chiavi dell’auto per poi avviarsi in camera sua a controllare un’ultima volta suo fratello.

La camera era stata sistemata qualche giorno prima, tuttavia il pavimento era stato sommerso in poco tempo dalle sue t-shirt lanciate di qua e di là senza un vero criterio. Ne prese qualcuna mentre si avvicinava al letto, le annussò e non sentendo un odore sgradevole le lanciò sulla sedia.

“Sei disgustoso.”

Lo sguardo di Igor corse subito al viso tumefatto di suo fratello. Ivan era sempre stato un bel ragazzo grazie ai lineamenti presi da Natasha. Con i suoi luminosi capelli rossi e le lentiggine sparse in modo perfetto sulle guance e sul ponte del naso aveva sempre ricevuto tutto nella vita e in modo facile, grazie all’amore dei loro genitori, però vederlo in quello stato era qualcosa di nuovo… non avrebbe dovuto sentire quella piccola fiammella di felicità al centro del petto mentre passava in rassegna ogni piccolo livido sul suo viso. Quello provava che lui non fosse migliore della sua famiglia.

“Come stai?”

“Avendo dormito in un letto di sottomarca… peggio di come stavo ieri.”

Il biondo scosse la testa, gli tolse il cuscino e ridacchiò al lamento di dolore del fratello “Scusami, sono stato troppo stronzo a farti dormire a casa mia, e in più nel mio letto. La prossima volta ti lascio a farti ammazzare da tuo padre mentre io mi bevo una birra ghiacciata.- gli sprimacciò il cuscino per poi rimetterglielo sotto alla testa- Adesso come va?”

Ivan guardò la finestra senza aprire bocca con l’atteggiamento di uno che non avrebbe mai detto “Grazie” neanche in punto di morte. Si coprì ancora di più con la coperta anche se fuori facevano 30 gradi minimo e rimase in quel modo.

Il biondo aspettò un qualcosa, ma nulla. Perse le speranze e gli comunicò che stava per andare a fare la spesa perché in frigo non c’era più nulla. Chiuse la porta della camera e lasciò che un sospiro avvolgesse il silenzio rendendolo ancora più pesante di quanto non fosse stato qualche secondo prima.

Mentre stava accendendo la macchina per partire gli squillò il telefono, sorrise felice quando lesse il contatto del mittente.

“Hey! Come stanno le cose lì?”

“AH AH! Ve l’avevo detto che conoscevo il grande Lupo Siberiano! Voglio i 50 dollari da ognuno di voi.”

“Jared?”

“Oh, ciao Igor! Come stai? Grazie di aver pagato per i miei pranzi dei prossimi mesi”

Igor si aggiustò la cuffietta che aveva nell’orecchio destro, stando attento alla strada. “Non hai scommesso sulla mia conoscenza, vero?”

“... Questo non è importante… come va con Oskar?”

“... questo non è importante… come va con il college?”

“... non mi piace come sta andando questa conversazione”

“Credimi, neanche a me”

Suo padre bussò alla porta per la terza volta in un quarto d’ora, neanche quella volta riuscì a trovare la forza di aprire sia la porta che la bocca per dare fiato ai suoi pensieri. Non era passato neanche un giorno da quello che era successo con Igor, e gli sembrava di essere tornato alle prime settimane dopo la loro rottura, quando aveva lasciato Igor in quel corridoio della loro vecchia scuola.

Suo padre lo aveva trovato rannicchiato sul ciglio della strada dopo aver attaccato il telefono e avergli detto dove il GPS diceva che si trovasse. Lo aveva abbracciato, messo in macchina con una coperta a riscaldarlo mentre lo riportava a Mayflower senza dire una parola. Gli aveva fatto piacere che suo padre non avesse minacciato Igor durante e dopo il loro ritorno a casa. Si sarebbe sentito ancora più triste se qualcuno lo avesse nominato davanti a lui in quel momento.

Non era riuscito a dormire molto quelle poche ore e neanche dopo per colpa delle sue sorelline che erano venute in camera sua, cacciate subito dopo da Delilah, la quale lo aveva guardato con uno sguardo pieno di colpa perché era stata lei ad insistere a volere Igor in casa.

Si mosse da sotto le coperte, sudato, esausto, e con il moccio che gli colava dal naso per colpa del pianto durato ore. Si guardò intorno cercando il pacchetto di fazzoletti lanciati alcune ore prima mentre dormiva quei pochi minuti.

Scannerizzò, per quanto poteva, il pavimento e quando lo scorse troppo lontani dal suo corpo, fece spallucce e si asciugò il naso con il braccio come quando era un bambino di otto anni e odiava i fazzoletti.

Il suo telefono era spento accanto a lui, perché aveva paura della chiamata promessa da Igor quando lo aveva abbandonato.

Si mise una mano nei pantaloni, allargò le gambe appoggiando le ginocchia sul petto e le sue due dita scivolarono con facilità nella fessura. Gemette, e le tolse con velocità nascondendo il volto nel cuscino cercano di fermare il pianto. Strinse gli occhi in due fessure credendo che se non ci fosse stato spazio fra le palpebre le lacrime non avrebbero avuto possibilità se non rimanere dentro.

Si sbagliava.

Avere la consapolezza di essere ancora preparato lo faceva sentire sporco dentro, uno facile, e odiava sentirsi così. Sapere che poche ore fa stava facendo un pompino al russo, mentre quest’ultimo guidava, senza pensare a cosa sarebbe potuto succedere se il biondo avesse perso la concentrazione sulla strada lo rendeva ancora più furioso con se stesso di quanto non lo fosse già.

Un anno senza veramente qualcuno in mezzo alle gambe lo aveva reso così bramoso da non pensare alle conseguenze delle sue azioni? Lo avevano reso così stupido da non calcolare le possibilità di una vendetta da parte di Igor?

Prima si prendeva le sue sorelline e poi gli spezzava una seconda volta il cuore?

Si voltò di lato, portando la coperta ad attorcigliarsi intorno al corpo mentre aspirava più aria che poteva con il naso e la tenne nei polmoni per alcuni secondi prima di buttarla fuori.

Stava pensando senza riflettere. Igor non avrebbe mai potuto vendicarsi, non avrebbe mai cercato di rubare le sue sorelle e se ieri lo aveva abbandonato in mezzo la strada c’era  stato sicuramente un buon motivo per sgommare a tutta velocità via.

Non era solo a lui che erano mancate le mani del pugile sul suo corpo, aveva visto come sussultava e si eccitava ad ogni suo movimento di lingua. Non era stata immaginazione.

Accese il telefono e scrollò le notifiche dopo aver scritto la password per sbloccare il cellulare.

Molte erano di qualche fanpage che aveva pubblicato questo o quello, i 5SOS aveva twittato qualcosa sul nuovo album Youngblood e su quanto ne fossero fieri, tuttavia proprio all’ultimo c’erano almeno cinque chiamate perse durante le prime luci dell’alba durante la sua dormiveglia.

Questo gli riscaldò un po’ il cuore, però non riuscì a  richiamarlo, anzi, andò su Pinterest a cercare delle fanart per migliorare il suo umore.

Erano le undici di mattina quando il suo telefono lo svegliò vibrando sulla sua testa. Si era addormentato mentre guardava delle foto su Instagram e chattava con Rosie, la sua amica dell’università. Era tornata a casa come lui per i primi mesi di estate, poi si sarebbero incontrati con tutti quanti i suoi amici al campeggio dove avevano prenotato per le ultime due settimane libere prima del loro secondo anno. Non vedeva l’ora di rivederli tutti e ridere insieme.

Sbuffò, lo prese, e nel buio più assoluto della sua stanza lesse il nome di Jeff sullo schermo.

Jeff, il suo primo amico all’università. Jeff, il suo compagno  di stanza. Jeff, che riusciva sempre a farlo ridere con una delle sue battute volgari e Jeff, che era un romanticone di prima categoria se si parlava di Rosie, la sua fidanzata.

Rispose e mise in vivavoce appoggiando il telefono sul suo petto. Neanche un secondo dopo la voce alta del suo coinquilino lo svegliò del tutto.

“Hey, Osky Gayosky! Come ti butta la vita?”

“Stavo meglio prima di leggere il tuo nome”

Sentì il suo amico sospirare, cercare di non ridere e parlare con qualcuno dall’altra parte informandoli di essere al telefono in quel momento.

“Spero tutto bene lì, a Mayflower”

“... si va avanti… sono ancora a letto, mi godo le mie vacanze come puoi ben capire” si morse il labbro, spostando il suo sguardo dalla libreria alla finestra aperta per far entrare un po’ d’aria fresca. Era rimasta sempre aperta dal suo ritorno in quella stanza, faceva caldo, troppo caldo, allora perché sentiva solo un freddo fargli rabbrividire le ossa del corpo mentre si rannicchiava.

“Ancora nel letto?- la voce del suo amico lo risvegliò dai suoi pensieri, sorrise- Wow, il perfettino che mi svegliava lanciandomi le mie scarpe in faccia ogni mattina per un anno interno, adesso sta tutto il giorno a letto? È questo il tuo insegnamento, sensei?”

“Sta’ zitto, neanche se ti avessi lanciato tutta la scarpiera e un secchio d’acqua addosso ti saresti svegliato in tempo e per colpa tua non facevo mai colazione”

“Gne gne gne, almeno siamo arrivati ai corsi in tempo, no?”

“Sì, ma non grazie a te. Come va con Rosie?”

“Niente di nuovo, mi sta tradendo”

Oskar rimase scioccato sentendo quella notizia detta con così calma e menefreghismo nel tono. Balbettò qualcosa, non trovando niente da dire. Doveva insultare Rosie? Non se lo sentiva di farlo, Rosie era una sua amica. Alla fine decise di dire quello che sentiva veramente “Che schifo”.

“Eh, già! Sono così arrabbiato! Il mio gatto veniva sempre e solo da me per i grattini sulla pancia e invece adesso c’è solo Rosie nel suo cervello da felino… che bastardo”

“... ti sto per attaccare in faccia”

Il suo amico rise così rumorosamente che dovette allontanare il cellulare, lo appoggiò sullo stomaco e scoprì che stava per morire avendo solo il 5% di ricarica. Sbuffò.

“Il mio telefono sta per- proprio in quel momento l’apparecchio decise di informarlo di stare per respirare il suo ultimo respiro, parlò più velocemente che potesse- morirequinditichiamol’horicarica- to”.

Lo tolse dall’orecchio e lo fissò con espressione vuota.

Lo mise in carica e guardò il soffitto con un dolore al cuore.

Era il momento di alzarsi e mangiare dei biscotti. Ne aveva proprio voglia.

#####
Sono tornato per il PRIDE MONTH!! CHE I GAY GOVERNINO IL MONDO

Enjoy questo brutto capitolo


Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro