Capitolo 11
Prima di iniziare vorrei solo aggiungere che questo capitolo piacerà a molte yaoi shipper che non aspettano nient'altro 😂😂😂. ATTENZIONE R18
Non si sarebbe mai aspettato che la sua giornata finisse in quel modo dopo il pomeriggio passato a studiare. Era incappato in Igor, o per meglio dire Igor era arrivato a casa sua come se non avesse fatto nient'altro nella vita e poi si era messo raccontare storie su orsi russi mentre beveva del tè con le sue sorelle nella sua cucina.
Non riusciva ancora capire come il biondo riuscisse a rimanere calmo, o per meglio dire come facesse a guardare in faccia la sua famiglia dopo quello gli aveva fatto. Tuttavia non glielo avrebbe chiesto, almeno non adesso, non dopo la sua richiesta.
"Vuoi fare due passi?" era ancora nella sua mente che risuonava come una di quelle musiche da pubblicità, le quali non ti escono più dalla testa anche se è da più di due mesi che non le mandano più in TV.
Si morse il labbro con l'intento di farsi male, di riuscire a risvegliarsi dal quel torpore, tuttavia non funzionò. Doveva essere proprio stupido, non era uno studente di Harvard con il QI che si ritrovava. Come poteva essere incappato in quella situazione dopo solo una passeggiata insieme al suo ex-fidanzato, e questa gente è la domanda più idiota che io mi sia posto in questi venti minuti. Sicuramente va a braccetto con la domanda "cosa sto facendo della mia vita"!
Passò la lingua sulle sue labbra screpolate e sentì su di sè lo sguardo famelico di Igor, ma lo ricambiò solo qualche attimo prima di chiudere gli occhi.
Non riusciva ad alzare le palpebre, non riusciva a lasciarsi andare come avrebbe voluto, neanche l'alcool che aveva nelle vene non lo aiutava come aveva sperato mentre lo ingeriva massimo una mezz'ora fa. Quel poco tempo era bastato per dargli il coraggio dell'ubriaco, o come l'avrebbe chiamato se non fosse stato brillo: stupidità.
Il suo mondo, un anno prima, si era capovolto in qualche secondo per un video che gli aveva rovinato la sua adolescenza e gli anni di liceo, i quali sarebbero sempre stati ricordati con un po' di amarezza nel profondo del suo cuore. Quante cose potevano rimanere le stesse? Senza neanche un accenno di cambiamento dopo dodici mesi? Ma soprattutto, quanto potevano cambiare in poche ore?
Oskar aveva le risposta proprio sulla sua pelle con suo rammarico e, anche se del tutto il contrario della prima emozione, gioia.
Da quando aveva ammesso di amarlo, precisamente qualche ora prima, non aveva fatto niente che avesse potuto dare ad Igor un pretesto di fare quello che stavano facendo in quel momento... anche se... adesso non ne era poi così sicuro.
Non era sicuro di niente in verità. La sua testa aveva una quantità smisurata di pensieri, i quali vorticavano senza un vero filo logico tra una parte e l'altra del suo cranio lasciando il povero Oskar senza fiato- e non erano le uniche cose a dare quel risultato.
Erano usciti di casa quando il sole stava tramontando e le gemelle stavano preparando la tavola per cena. Loro non avrebbero cenato con gli altri, anzi Igor non era ben accetto nella stessa stanza con il Signor Antares e finalmente Oskar era felice che qualcuno stesse dalla sua parte.
Era tornato a casa dopo un anno intero, i suoi genitori sapevano che si era lasciato con Igor, sapeva che era scappato da Mayflower per qualcosa che il russo gli aveva fatto, tuttavia Delilah e le gemelle lo continuavano a vedere come se non si fossero lasciati molto male. Poteva capire le gemelle, ma Delilah no. Per questo era felice che almeno uno della sua famiglia non vedesse Igor di buon occhio.
Oskar aveva seguito Igor per tutta la strada senza aprire bocca o lanciargli un'occhiata, il pugile gli aveva fatto compagnia in quel silenzio fino alla macchina di Igor.
"Dove stiamo andando?" aveva chiesto osservando con incertezza quell'automobile, perchè intrisa di molti ricordi, come per esempio: il loro primo bacio che era stato più che altro un incidente.
Igor non gli diede una risposta, invece continuò a guardare il telefono, pigiando i pollici sui tasti appena finito di leggere il messaggio. Aprì la portiera senza dargli molte attenzioni, concentrato com'era sul cellulare. Il moro stava iniziando a spazientirsi eppure lo seguì con uno sbuffo rumoroso e la porta sbattuta dietro di sé.
"Adesso vuoi togliere quel telefono da davanti gli occhi e dirmi dove stiamo andando? Lo apprezzerei molto."
Il biondo tenne lo smartphone ancora per qualche momento davanti agli occhi, poi gli diede la sua totale attenzione con un sorriso di scuse sulle labbra. "Partiamo allora"
"Sì, ma dove?" e ancora una volta Igor aveva il suo telefono davanti al viso con espressione attenta. Oskar si lasciò andare sul sedile, fissando le case sulla sua destra con aria affranta. La cintura gli stringeva la vita e quando la macchina venne messa in moto, a lui non restava solo che aspettare la fine di tutto questo.
Igor gli piaceva, anzi lo amava, nonostante ciò non aveva voglia di stargli accanto per troppo tempo. Era ancora ferito? Sì. Lo aveva perdonato? Lo credeva, eppure gli faceva ancora male aver saputo cosa gli avesse fatto e come aveva taciuto per tutto l'ultimo anno. Pensava che dopo un anno la rabbia se ne fosse andata, e invece eccola lì di nuovo sfrigolargli nello stomaco . Gli mancava? Sì, indubbiamente. Voleva tornare con lui? ...
Chiuse gli occhi, tanto Igor non avrebbe fiatato e lui si sarebbe fatto esportare il fegato che parlare per primo.
Si erano fermati minimo quindici minuti dopo. Quando Oskar aprì gli occhi seppe di non essere più nella sua amata Mayflower, erano parcheggiati davanti ad un locale a qualche miglia di distanza dalla città. Non era mai andato in quel posto, sapeva che ogni universitario andava lì dopo le feste al campus. Lanciò uno sguardo guardingo al ragazzo accanto a sé. Dove mi sto andando ad infilare?
Avevano iniziato con una birra a testa, poi Oskar aveva continuato con un seconda, una terza e la quarta la stava per ordinare quando Igor lo aveva portato via perchè troppo brillo. Si era scoperto un amante della birra grazie alle feste del campus ad Harvard. Si ubriacava facilmente, tuttavia l'aspetto positivo, in certi casi anche quello negativo in quelle situazioni, è che diventava sobrio dopo pochissimo tempo dall'ultimo goccio di alcool. Per questo sapeva cosa fosse successo dopo l'ultima birra, sapeva che la colpa era anche la sua, sapeva che non gli sarebbe dovuto piacere, però non poteva comandare il suo corpo.
Ricambiò il bacio di Igor una seconda volta e questa volta gli morse il labbro tirandolo un po', il biondo gemette con una mano sul capezzolo sinistro di Oskar, e l'altra sulla spina dorsale, mentre lo spingeva addosso alla macchina con i fianchi.
Oskar fermò il bacio solo per gemere in risposta alla piacevole frizione e si mosse in avanti per essere più vicino all'altro ragazzo. Brividi attraversarono ogni parte del suo corpo, dai piedi fino al cervello. Ricominciò a baciare Igor aggrappandosi a lui con una gamba allacciata al suo fianco, lo spinse ancora più vicino, accarezzò i suoi capelli, li tirò, li prese in un pugno e gemette quando il biondo gli strinse il suo capezzolo destro, ancora coperto dalla maglietta, tra i denti.
Avendo adesso visuale dell'entrata del locale, potè accorgersi che stavano uscendo dei ragazzi, quindi spinse via il pugile tenendolo per il colletto della maglietta, lo fissò negli occhi lucidi. Aveva un'espressione disperata, quasi potesse morire se non lo avesse baciato. Oskar ne era felice, si sentì lusingato.
Lo fermò quando provò ad avventarsi su di lui, "Ci sono troppe persone. Macchina, adesso."
Si sciolse dalla sua presa, entrò dalla parte del passeggero, Igor rimase qualche momento in più in piedi nella notte, illuminato dai lampioni lontani vicino all'entrata, poi lo seguì in macchina.
Il biondo stava un po' correndo, ma non troppo per fare un incidente. Oskar era lì, con la maglia bagnata sul suo capezzolo, il quale era diventato sensibile dopo il trattamento. Se lo massaggiò per attenuare il dolore per colpa della turgidità, bensì lo rese più duro. Gemette senza neanche rendersi conto, attirando l'attenzione del guidatore.
"Ti prego, non farlo più se non vuoi che mi fermi qui."
Oskar lo prese come una sfida togliendosi la maglia e subito dopo si slacciò i pantaloni, si infilò una mano e gemette alla sensazione della sua mano fredda sul suo membro caldo.
"Igor", lo chiamò mentre continuava a darsi piacere.
"Cazzo" perse un momento di lucidità e la concentrazione sulla strada sbandando a destra e sinistra per pochissimi secondi. "Ti odio."
Per tutta risposta il moro si mise in ginocchio sul sedile, con le gambe aperte più che poteva per dare più spazio alla sua mano, gli si avvicinò all'orecchio mordicchiandolo, gli respirò un "Igor" ed emise un gemito. Scese sul suo collo leccandolo, lasciando baci e succhiotti al suo passaggio. Il russo lo stava chiamando, rimproverandolo delle sue azioni, ma non fece una piega e continuò il suo giochetto fino ad arrivare col naso sulla patta dei jeans dell'altro. Solo in quel momento gli lanciò un'occhiata col sorriso più innocente che riusciva a trovare, che di innocente non aveva niente.
"Non ci pensare nemmenAH-" non finì neanche la frase che lui lo aveva già fatto.
Si ritrovò col naso nei peli pubici biondi platino del suo ex-fidanzato e la bocca riempita dal pene. Ci mise un po' per controllare la sensazione di vomito e i riflessi naturali, respirò a fondo prima di iniziare a muoversi su e giù a tempo con i suoni emessi da Igor.
Cosa stava facendo della sua vita? Stava rischiando di andare a sbattere per colpa del non riuscire a calmare i bollenti spiriti, era anche vero che era da un anno che non andava oltre un bacio.
Soffiò sulla punta, la leccò muovendo la mano alla base e con l'altra gli massaggiava le palle per quello che poteva. Chiuse gli occhi per un attimo respirando sulla punta bagnata, poi preso coraggio tornò a lavoro. Sentire l'eccitazione di Igor grazie a lui lo fece sentire più audace del solito, mise più impegno in quello nelle sue azioni. Vedeva le luci dei lampioni venire e andare, sentiva le altre auto passare vicine alla loro e superarli. Non sapeva dove si trovava, soprattutto non sapeva quanto ci avrebbero messo fino all'appartamento di Igor, ma sapeva che non poteva resistere un altro secondo. Voleva di più e in quel preciso istante.
"Igor" soffiò sulla cappella bagnata, lo guardò con gli occhi bramosi e vide una scena che gli era mancata. Il biondo ad occhi spalancati, lucidi, fissi sulla strada, anche se al suono della sua voce si abbassarono fino a raggiungere il volto del moro. Staccò una mano dal volante per prendere il mento di Oskar e portarlo verso di sé con l'intento di baciarlo. Gli leccò con la punta della lingua le labbra, poi giù il mento bagnato dalla saliva e dalle prime gocce di liquido seminale, tornando alle labbra baciando e facendo danzare le lingue fra di loro. Tenne un occhio sulla strada, "Non ce la fai a resistere fino a casa, vero?", gli mise tre dita nella bocca ordinando di succhiare bagnando quanto più poteva."Ti aiuto io."
Oskar si aggrappò alle dite dell'altro come se fosse la sua ultima speranza, leccando, succhiando e gemendo al solo pensiero di dove sarebbero andate, e di cosa avrebbe provato.
Appena le tolse dalla bocca un filo di saliva si allungò fra le sue labbra e le dita, fissò con aspettativa Igor, il quale rise brevemente scuotendo la testa di poco a destra e sinistra. "Tranquillo, ci penso io", lo spinse di nuovo con la faccia sul suo pacco, "Tu intanto torna lì sotto", fece passare le dita bagnate sulla sua spina dorsale ricevendo come risultato Oskar che arcuava la schiena al suo passaggio. Arrivò al punto delicato, ma non le infilò subito con dispiacere di Oskar, il quale gli mordicchiò la cappella.
"Cazzo! Oskar!" gli diede una sculacciata, il moro gemette con il pene del russo in bocca. Finalmente Igor entrò con il medio nell'entrata e iniziò subito a muoverlo velocemente provocando delle piccole urla da parte del moro, che si mosse con la parte posteriore per andargli incontro, "Igor, di più di più!". Questa volta il più grande non si fece pregare e fece avverare il suo desiderio. Tolse il medio facendo rimanere solo la prima falange e poi entrò anche con le restanti dita tutte insieme. Sorrise a sentire la reazione di Oskar, mentre gli dava piacere. Vide il cartello del 'Benvenuti a Mayflower', e si morse le labbra per trattenere ogni suono, ma non riuscì completamento nel suo intento.
Stava per fermare la macchina perché non resisteva più, quando il suo cellulare squillò. Dovette togliere le dita da Oskar per riuscirlo a prendere, con qualche lamento di Oskar che tornò sul membro del biondo subito dopo.
Igor respirò profondamente prima di rispondere perché non ne aveva proprio voglia, però poi dovette farlo.
"Che vuoi? Sono impegnato." Rallentò quasi a fermarsi, tanto nessuno stava passando per strada a quell'ora, intrecciò le dita della mano sinistra nei capelli morbidi del moro e lo spinse su di lui ordinandogli di andare più veloce, azione che Oskar realizzò un secondo dopo.
Il pugile intanto ascoltava la persona all'altro capo del telefono urlare, lamentarsi, e cercare il suo aiuto. Chiuse gli occhi, non voleva andare, voleva rimanere con Oskar per tutta la notte, farlo sognare, farlo urlare e pure piangere dal piacere, per poi svegliarlo con la colazione a letto e un bacio. Tuttavia al suono di nuove urla e cose distrutte si decise che doveva andare.
Staccò Oskar mentre, "Arrivo", si fermava del tutto, si sistemava i jeans richiudendoli e "Devi uscire dalla macchina ".
"C-cosa?"
"Esci, devo andare da una parte, è importante."
"Cos... non capisco."
"Non devi farlo- gli prese la maglia e gliela lanciò contro, gli chiuse la zip del jeans e gli aprì la portiera- devi uscire, adesso."
"Ma io- Oskar diede un'occhiata alla strada fuori, non sapeva neanche dov'erano- io cosa faccio adesso?"
"Non lo so, ma io devo scappare da una persona, Devo fare in fretta, quindi esci."
Oskar scese con riluttanza, Igor chiuse la portiera. Il moro si aggrappò al finestrino che venne aperto poco, "Ti chiamo domani io."
"Non ti scomodare, anzi non provare più ad avvicinarti a me o la mia famiglia. Stronzo!" si staccò, iniziando a camminare. Doveva piangere, si mise la maglietta. Sentiva freddo, ma non aveva nient'altro, chiuse le mani a pugno e non si voltò quando Igor lo chiamò. Gli fece il dito medio continuando a camminare, sperando di non crollare.
L'auto in cui era un momento prima lo sorpassò e lui potè cadere in ginocchio stringendosi da solo, tremante nella notte sotto un lampione.
Voleva tornare a casa.
"Pronto?"
Prese un respiro profondo e tremante. Non credeva di poter parlare senza scoppiare di nuovo in lacrime, almeno doveva provarci. "P-papà?"
"Oskar? Tesoro, dove sei? Tutto bene?"
"Vie-nimi a p-prendere, p-per favore."
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Hey ciao,
spero che capitolo vi piaccia quanto piace a me!
Commentate i vostri pensieri, voglio proprio leggere le vostre reazioni a questa scena.
Al prossimo capitolo,
BB
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