Raramente. Ma lo faccio.
Tutto si è risvegliato, come il sole all'alba e la luna al tramonto. Come l'autunno, con le sue foglie dai colori ancora caldi , si risveglia incredulo dopo la tanta allegria portata dalla magnifica estate.
Così come le stagioni e gli animali dopo un lungo letargo, si è risvegliato il dolore.
Un dolore diverso dal solito, diverso da tutto il resto.
Uno di quelli che si fa spazio sotto la cute, attraversa piano, scavando come con delle unghie mangiucchiate, come lame, sotto ogni strato di pelle. Sempre più a fondo. Sempre più giù senza fermarsi, perché non si vuole più lasciare spazio nemmeno al sangue, serve arrivare al cuore.
La vita, spesso, mette alla prova noi stessi e non bastano questi occhi verdi, sempre sorridenti, per esprimere quanto sia effimera effettivamente questa felicità.
Non bastano sorrisi garbati alla gente.
Non serve una sventolata di capelli biondi a far breccia nel cuore di qualcuno.
Spesso, molto spesso oserei dire, la gente si ferma all'aspetto esteriore, alla solarità del momento passato a bere un bicchiere o due insieme, alla spontaneità dei gesti gentili. La gente non guarda più negli occhi, non si sofferma sulle rughe pronunciate sul viso, sul tremolio della gamba sinistra.
Nessuno riesce a leggere più i miei occhi.
Forse sono io ad essere così esigente.
Perché quando si perde l'unica persona in grado di poter fare cose del genere, il mondo intorno a tè crolla e ci si aspetta sempre troppo.
Sono una di quelle persone che sostiene le parità relazionali. Una storia d'amore, un fidanzato, per quanto tempo passato insieme, per quanto importante possa essere, non potrebbe mai superare l'amore provato nei confronti di un amica, e viceversa.
Da quando ho perso lei, ho perso me stessa.
Ho perso la familiarità dei gesti che ci univano, i sorrisi carichi di vita, la sensazione di avere a che fare con una persona che non solo riesce a leggere i propri occhi ma bensì li attraversa.
Ho perso così tante cose che credo di non essere più me stessa.
Se mi guardo allo specchio vedo un assurda indifferenza verso chiunque, un egoismo e assenteismo totale verso ogni nuovo tipo di approccio alle relazioni umane.
Ho perso in passato, ma mai così tanto.
Agli altri dico di star bene e sorrido.
Dico che è tutto passato, che non me ne importa più, non ci penso nemmeno e che se dovesse ritornare la manderei dritta a quel paese tanto famoso.
E invece?
Sarei già sotto il suo palazzo a chiedergli di uscire insieme e far finta che questo tempo non sia mai passato.
Un anno senza noi.
Un colpo di gomma, bianchetto.
Cancellato.
Invece devo restare aggrappata ai ricordi. Devo essere sempre pronta a dover dire "ricordi quando".
Chi può dirci, consigliarci, se alla fine, non si è provato sulla pelle le medesime sensazioni.
Il mio dolore non è lo stesso degli altri, la mia gioia non coinvolge gli occhi altrui, quanto coinvolge i miei.
Ogni battito di ciglia è misurato, così come le canzoni cantate dallo stereo dove puntualmente le tue dita battevano alla ricerca di una frequenza che facesse per te. E mi sono lamentata così tante volte. E vorrei rifarlo, vorrei lamentarmi anche adesso.
Vorrei urlarti addosso e dirti che quei cantanti che ascolti sono ridicoli e non posso più farlo.
Non posso più fare le cose che prima rendevano questo mio mondo diverso.
Adesso è tutto troppo normale, monotono.
Sono come in una bolla che ho fatto da sola, l'ho lavorata un soffio alla volta lasciando solo me stessa all'interno.
All'esterno ci sono persone che cercano di rompere tutto, schiacciarla ma io mi allontano. Non do più modo di avvicinarsi.
Sono arrivata ad un punto. Il punto è che non riesco più a rapportarmi col mondo così come facevo prima in maniera così espansiva.
Sono arrivata al punto di dover sperare di non ricevere una telefonata per far finta di ascoltare la persona dall'altro capo del telefono. Sono arrivata al punto di dover declinare gli inviti per paura che la persona dall'altro lato possa sentirsi minimamente importante per il semplice fatto di essere scesa a prendere un semplice caffè seduta ad un tavolino.
Sono arrivata al punto di non riconoscermi allo specchio.
Non mi riconosco più.
Prima vedevo il riflesso di te in me.
Non dimentico le volte in cui la gente si fermava a pensare che stavamo lì a prenderli in giro.
Ripetevano che eravamo due gemelle e non due semplici amiche, perché era impossibile la somiglianza tra l'una e l'altra.
Lo stesso portamento, stessi gesti, stesso taglio di occhi e labbra a cuore. Stessi pensieri che a volte ci terrorizzavamo da sole per il semplice fatto di dire una parola nello stesso istante.
A volte mi sono fermata a pensare al fatto che in fondo eravamo cresciute per doverci incontrare perché è raro, troppo raro trovare una persona che si trovi così in simbiosi con la vostra stessa vita.
E così sono passati i primi amori, le prime bugie con i genitori, la prima sigaretta fumata in un vicoletto lontano da casa, la prima volta, i pianti isterici e la bocciatura alle superiori.
Poi è arrivata l'università e dopo ancora, lui.
Non voglio dare colpe a nessuno perché nessuno a parte noi è responsabile di aver rotto questa grande stabilità.
Eppure sono ancora qui a chiedermi perché.
Sono ancora qui a scervellarmi sul motivo che ti abbia portato a mentirmi. Io che non ho mai giudicato, io che ho sempre messo la tua felicità prima della mia, io che mi sarei buttata nel fuoco per te.
Tutti ormai ti credono per me storia chiusa, almeno per quelli che mi conoscono "meglio".
Tante altre persone mi fermano per strada a chiedermi cosa fai adesso nella tua vita, io elogio puntualmente il tuo percorso di studi mentendo su questo ed altro ancora.
Sono masochista se ci pensi. Scrivo parole e parole su di te. Non voglio saperne di smettere, non voglio che gli altri mi chiedano ancora il perché. Sono stanca di dover dire di averti persa.
Ma dove ?
Sono a pezzi, talmente a pezzi che se ne rendono conto solo quelli che mi conoscono da poco, gli altri forse fingono di non vederlo più questo malessere, o forse sono così tanto brava a fingere io.
Anche in questo siamo uguali.
Tu fingi , io anche.
Una delle cose che mi tormenta è sapere se ci pensi qualche volta. Se anche tu versi qualche lacrima pensandoci. Se anche tu aspetti un minimo segnale per poter riprendere il proprio posto.
Se anche tu riguardando qualche foto sorridi malinconica.
Io lo faccio continuamente e non me ne rendo ancora conto che, perdendo tempo dietro ad un passato che non fa altro che restare ancora più indietro, resto fissata ad un ramo bruciato, morto da tempo.
Chi non passa situazioni del genere no n capisce, resta solo a fissarti incredulo e ti passa quando gli pare per la troppa pena un fazzoletto, per asciugare quelle stupide lacrime.
La rarità è incontrare persone e rispecchiarsi in loro. Ritrovarsi negli occhi ed avere il sole perennemente nell'anima.
Questo sole non riscalda più la mia vita.
Sono in una perenne eclissi. Tutto è buio. Silenzioso.
E non mi va di cercare altrove e talvolta mi dispiace anche per quelle persone che provano a mettere piede in questa mia vita, perché proprio non c'è modo, non più.
Preferisco oramai tagliare fuori il resto, tenere giusto uno spazio necessario solo per me.
E solo per me che cerco di tirare avanti, di sorridere e forse non lo faccio solo per me.
Sono speranzosa anche se non lo ammetto ad alta voce, non lo sussurro agli altri.
Sono speranzosa più che altro che ritorni.
Perché adesso so che potrei ancora accoglierti a braccia aperte e con un sorriso che nasce dal cuore, domani già non lo so, dopodomani peggio ancora.
Ne ho scritte di parole a vuoto, di messaggi mai inviati, lettere mai spedite e libri mai pubblicati e per quanto potrebbe sembrare esagerato agli occhi dei lettori, vorrei ricordare loro di preferire romanzi rosa che un qualcosa di autobiografico.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro