Capitolo 9
Essere naturali è una posa difficilissima da mantenere
//Oscar Wilde
"Dove stiamo andando?" la voce di Jared interrompe il flusso disordinato dei miei pensieri.
I miei passi insicuri rimbombano sulla strada fresca di asfalto, do un occhiata veloce alle mie spalle per accertarmi che nessuno ci stia seguendo e pongo la mia attenzione sul ragazzo.
"Berlin Road 25 " rispondo coincisa.
Sto diventando paranoica dio. Vivo con il costante terrore che possa accadermi qualcosa, a me o alle persone a cui tengo.
La tensione nell'aria è così pesante che la posso quasi toccare.
"Posso chiedere perché o non mi é concesso?" Ribatte il ragazzo, con un tono sarcastico.
"Un mio amico sta avendo i tuoi stessi sintomi" esclamo con tono neutro.
Esclamando queste parole, i miei pensieri tornano al mio migliore amico. La preoccupazione si fa spazio nelle profondità del mio essere.
Rileggo silenziosamente il messaggio ma non trovo le risposte che cercavo:
19:46 - Br, ho trovato qualcosa diavolo. Berlin Road
19:47- P.s ho già avvisato io tua madre.
19:48- P.s del P.s se ti chiama tua madre tu sei all'Exit con me e Kathleen.
19:50- P.s del P.s del P.s stai tranquilla sto bene
Non sono sicura esista il post scriptum del post scriptum del post scriptum, ma Shade è un tipo a parte. Ha sempre avuto un linguaggio proprio fin da piccolo, quando avevamo cinque anni avevamo un linguaggio segreto basato sulle sopracciglia.
"E questo tuo amico ha i miei stessi problemi?" Il ragazzo cammina dietro di me, lo affianco per continuare la conversazione.
Una leggera brezza autunnale gli scompiglia i capelli.
"No, lui con l'elettricità. Solo molto più in grande" dico, spostandomi una fastidiosa ciocca dietro l'orecchio.
"In che senso?" Jared mi rivolge uno sguardo interrogativo.
"Tu hai solo bruciacchiato un pollo non hai fulminato una persona, e quasi autodistrutto te stesso" gli faccio notare sacrcasticamente.
Negli occhi azzurri del ragazzo lampeggia uno sguardo di sfida.
"È quel soggetto che ho salvato l'altro giorno?"
Alzo la testa verso il cielo stellato di settembre, il firmamento è così vasto che è come se coprisse il paesaggio sottostante, quasi ad avvolgerlo, a proteggerlo affettuosamente in un largo e materno abbraccio.
ShoreVillage sarebbe un paesino migliore se gli edifici fatiscenti del quartiere sei drogati non spiccasse sulla collina.
"Non chiamarlo così" lo canzono.
"Okay, persona priva di vita sociale esclusa una famiglia munita di tre figli e quattro cagnolini in The Sims"
È un totale stronzo
È sexy.
"Dimentichi la macchina sportiva"
Intravedo i tetti del quartiere subito prima Berlin Road. Siamo vicino. Mancano circa 10 minuti a piedi.
"Come hai fatto a trovarmi? E come sai che ho arrostito qualcuno?"
"Non lo so" ammetto, guardando fisso il terreno susseguirsi sotto i miei passi.
"Come non lo sai? Come cazzo fai a non saperlo?" Alza il tono facendomi sobbalzare. Ha le sopracciglia aggrottate, come sempre quando perde la pazienza.
Ho detto la verità
"Mi hai sentito o sei sordo? Non- lo- so" esclamo sillabando le ultime tre parole. "Tu fai troppe domande"
"Sapevo dove ti trovavi e basta. Quando sono uscita da Shade io, io, lo sapevo, i miei passi si sono diretti da soli verso la centrale, poi Shade non la smetteva di dire che il male era vicino e altre cose del genere " E una strana forza mi ha detto che eri un pericolo parlando attraverso Shade.
Stranamente il ragazzo non controbatte, e resta taciturno per tutto il restante tragitto. Ogni volta che lo guardo di sfuggita, cercando di non farmi notare, vedo che ha la testa alzata verso il cielo, forse in contemplazione delle stelle. Ha lo sguardo vacuo, pensierioso.
Quasi di sfuggita, noto i tetti rossi sempre più vicini di Berlin State, emetto un sospiro di sollievo, iniziando ad alzare il passo.
"Che brutta zona" commento, per sciogliere il silenzio imbarazzante creatasi tra di noi.
"È chiamata così perché nel maggio del 1946 una piccola comunità tedesca emigrò clandestinamente nella nostra regione e fondò il quartiere" esclama in tono neutro.
Allora sa qualcosa di storia
E io che pensavo che conoscesse a malapena la data dell'indipendenza
La strada è divisa in due corsie deserte, contrassegnate ai lati da enormi bidoni rossi della spazzatura. Vi è un forte odore di naftalina e pesce ammuffito. Jared si pizzica il naso.
Contiamo gli immobili fino ad arrivare al 25.
Un insegna fluorescente penzola verso sinistra, Cyber è l'unica parola ancora leggibile. L'edificio è fatiscente, finestre sbarrate, buchi nelle pareti. La porta invece è spalancata rivelando un cumulo di cartacce all'interno.
"Bel posto. Pittoresco devo dire" il commento acido di Jared rimbomba nel localino.
"Entriamo? O hai paura?" Mi provoca il ragazzo. Ha un sorissetto stampato in viso.
"Io paura? Ricorda che stai parlando con quella che ha borsettato un monaco assassino" lo supero rapidamente ed entro nel locale.
Non c'è bisogno che mi giri per conoscere l'espressione del ragazzo.
Non ho paura.
Ma una vocina inferiore mi dice che dovrei averne
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