Capitolo 4
-Brooke Pov-
Gli uomini vorrebbero essere sempre il primo amore di una donna. Questa è la loro sciocca vanità. Le donne hanno un istinto più sottile per le cose: a loro piace essere l'ultimo amore di un uomo.
//Oscar Wilde
"Che film di merda" esclama Jared, sbuffando. È la prima parola che gli ho sentito dire da quando ci siamo seduti nel cinema, dopo il silenzio imbarazzante della presentazione.
Kyle e Lynn sono praticamente su un altro pianeta, sono tre file davanti a noi intenti a scambiarsi fiumi di saliva e fluidi corporei.
Giro la testa per guardare Jared, è praticamente steso sulla poltrona e mi sta fissando con un sorrisetto stampato sul volto.
Mi sono messa sulla poltrona in modo da stare il più lontano possibile lontano da lui, è la seconda situazione più imbarazzante in cui mi sia mai trovata.
La prima è quando Lucy la battona mise in giro qualche anno fa la voce che io facessi sesso sfrenato con Morgan, il giardiniere olandese della scuola
"Classico film adolescenziale da stereotipi adolescenziali" rispondo senza guardarlo in faccia. Sento i risolini delle ragazze dietro che probabilmente stanno fissando Jared ridendo.
"è straordinario pensare che anni fa le ragazze speravano di trovare un loro Darcy, Heathcliff, Dorian Grey o MrBig. Adesso sperano tanto in uno stronzo che spezzi loro il cuore per poi ricostruirlo. È un controsenso assurdo."
Sono stupita dalle sue parole, è raro trovare un ragazzo che la pensi come me su queste cose. O che abbia almeno un pensiero, non che si riduca ad annuire per poi fare un commento sulle tue tette. La penso esattamente come lui, gli stereotipi di bellezza sono cambiati, così come l'aspetto fisico ha superato d'importanza il carattere ed il buon cuore.
"E tu che tipo sei, misterioso Jared" dico accennando un sorrisetto. Ci stiamo guardando negli occhi in questo momento, ha dei bellissimi occhi. Di quelli a cui non puoi rimanere indifferente nemmeno se ci provi.
"Quello degli stronzi . L'hai detto tu stamattina no?"
irrompo con una risata isterica, rido così forte che sono costretta a mettermi le mani davanti alla bocca. Ma è lo stesso ragazzo che ho insultato stamattina? Magari stamattina aveva altre cose per la testa.
"E questa maglia sta bene con la faccia da stronzo?" fa un cenno alla maglia che indossa.
È completamente nera e piuttosto aderente perciò mette ancora più in risalto i suoi occhi azzurri e la mascella pronunciata. Anche se è buio posso vedere i suoi addominali. Deve essersi accorto che lo sto fissando perché sta ridacchiando.
"Davvero scusa per stamattina io ero" cerco una parola adatta al posto di 'ho il ciclo non rompere' "stressata"
"Ah e grazie per avermi salvata da quel cretino, spero che tu non abbia avuto ripercussioni a scuola" dico, succhiando coca cola dalla lattina.
Jared sta controllando l'orario sul cellulare e ignora la domanda, sarà ansioso di andarsene, come me d'altronde. Kathleen mi ha costretta a venire per supporto morale ma mi sembra che abbia bisogno di aiuto.
Mi puntello con i palmi per vederla meglio, è seduta sopra Kyle e si stanno palpeggiando in modo osceno. Mi viene da vomitare a pensare che si conoscano appena.
Presto un po' di attenzione al film e capisco subito che la protagonista morirà, si capisce perfettamente. Che razza di film prevedibile. Sono un po' offesa dal fatto che Jared non mi abbia risposto e gli do occhiatine furtive quando è distratto.
Il sedile è piuttosto scomodo, mi si è addormentato il piede. Tento di scrollarlo senza destare l'attenzione o sembrare ridicola, quando una voce interrompe la mia azione.
"Io vado ad un pub qua vicino, vieni?" mi chiede con un sopracciglio alzato, noto subito ha già infilato la giacca di pelle nera.
Rimango un po' scioccata dalla sua richiesta. Da un lato vorrei accettare visto che il film è una noia mortale e lui mi affascina molto, però mi torna in mente il detto non accettare passaggi dagli sconosciuti.
Lui è uno sconosciuto Brooke
La voce di mia madre mi rimbomba nella testa, dio non so cosa fare.
"Allora? Non dirmi che ti sta piacendo il film" dice alzando un sopracciglio.
"Va bene vengo"
Sento le lamentele delle persone mentre ci alziamo per raggiungere l'uscita. Forse ho fatto una puttanata non so ma di certo Katy non sentirà la mia mancanza, al momento sente solo la lingua di quel viscido.
La moquette rossa è piena di pedate e cicche di sigarette nonostante il cartello di divieto brilli ad ogni angolo della sala.
Un gruppetto di ragazze sta indicando Jared sghignazzando, una ha una minigonna così corta da far invidia a Lady Gaga. Mentre passa Jared le fa un sorrisetto e le ragazze iniziano a pavoneggiarsi ridendo come galline. Una fitta mi si insidia nelle costole.
Ma guardatevi il film troie
Esco dal cinema dietro Jared spingendo l'enorme porta arancione. Per essere settembre il clima è piuttosto rigido, sono costretta ad infilarmi la giacca di flanella.
Incrocio le braccia per il freddo, dio ma mezz'ora fa splendeva il sole come diavolo è possibile. Ho sentito alla radio delle forti escursioni termiche ma non pensavo fossero così gravi e istantanee.
Jared è in sella ad una motocicletta, leva con un calcio il cavalletto e mi guarda con uno strano sguardo.
Non vorrà mica andare con quella
I ricordi mi invadono la mente, e sento il cuore pulsarmi nel petto, il panico prevale. Prendo un respiro, non posso avere un attacco davanti a lui. Tento di calmare il respiro come consiglia il dottore, e inizio a contare da venti al rovescio.
Venti
"Non vuoi davvero andare con quella, è pericoloso a quest'ora poi c'è traffico" dico risoluta. Non sono più salita su una moto dopo l'incidente, il suo viso sorridente mi penetra nella testa e devo fare uno sforzo per impedirmi di piangere davanti a lui.
Diciannove
"oh andiamo salta su, ti porto nel pub migliore della città" la sua voce appare lontana come se stessi parlando con qualcuno al telefono. Mi irrigidisco al solo pensiero di salire sul mezzo che ha tolto la vita alla persona che amavo di più al mondo.
Diciotto
Sono passati dieci anni, sarebbe il momento di riuscire a superarla. Scarto subito il pensiero, ma inaspettatamente i miei piedi si muovono da soli verso il veicolo.
Diciassette
Jared ha un espressione compiaciuta mentre mi aiuta a salire. Sono in sella.
Mi manca il respiro, non riesco a controllarmi devo scendere. Stringo forte la sella fino a farmi
diventare bianche le nocche. Devo contare, su Brooke conta.
Sedici
Jared controlla lo specchietto e ingrana la marcia, uno sbuffo di vapore fuoriesce dal dietro della moto. Il rompo del motore mi impedisce di urlare. Sta per partire.
Quindici
"Aspetta" gli afferro il braccio con la mano sinistra, con l'altra mano mi massaggio la testa. Il ragazzo confuso, si volta verso di me.
Quattordici
"Non posso, non posso" farfuglio. Sto balbettando, devo sembrare ridicola. Ho il respiro mozzato. Vorrei solo stendermi sul letto, raggomitolarmi su me stessa e piangere. Ho le lacrime agli occhi, il mio petto è inarcato in una maniera terribile per lo stress. Chiudo gli occhi per non piangere.
Tredici
Sento le mani calde di Jared circondarmi il viso. Il solo contatto mi manda in estasi, ha la pelle così calda e morbida. Apro gli occhi e mi ritrovo faccia a faccia con lui. Mi guarda in modo premuroso, i suoi occhi azzurri più velati del solito.
dodici
"Hei è tutto okay. Tutto okay. Se vuoi possiamo andare a piedi o cercare un altro posto" il suo tono premuroso mi sconvolge, inizia ad accarezzarmi la guancia e mi sento tremare le gambe.
"Sto bene" dico in tono incerto "andiamo"
Annuisce e toglie le mani dal mio viso. Ho le guance e il corpo in fiamme, una vampata mi attraversa il corpo quando lui prende le mie mani e se le stringe intorno alla vita.
Stringo la presa sul suo addome muscoloso.
Chissà com'è senza maglietta.
Maledico me stessa per aver fatto pensieri del genere e mi avvicino di più a lui. Jared da gas, stranamente non sono nel panico che mi possa accadere qualcosa. Mi sento al sicuro.
Mi accorgo solo ora che non ho finito di contare. Posso considerarlo un passo avanti, mi sono calmata senza aver usato un espediente come i numeri. O forse lui mi ha calmata.
Jared tiene la mano sulla mia coscia per tutto il tragitto.
Jared pov
Brooke poggia il drink sul bancone con un tonfo. Sta ridendo come una matta, è brilla, non avrei dovuto lasciarla bere così tanto. Il bar è piuttosto carino, ci sono sei , sette tavolini e altri angoli appartati con tavolini.
Il locale stranamente è piuttosto illuminato e come sottofondo c'è una leggera musica da sala. Di solito c'è poca luce e la musica a palla, ma sarà il martedì sera e il clima rigido, mi dico. Ci sono circa venti persone nel pub, la maggior parte sono ubriaconi, camionisti, o uomini in cerca di qualche bella ragazza da scoparsi nel bagno.
Ragazza che non sarà Brooke
Aggiungo mentalmente.
"Io non so niente di te però, dimmi qualcosa su " mi da una spintarella, continuando a ridere. I suoi lunghi capelli marroni ricadono sulla sua maglietta, coprendole il seno. Ha le gambe accavallate e le braccia incrociate al petto. Le sue forme sono coperte dagli abiti larghi che indossa.
Un immagine di lei nuda irrompe nei miei pensieri, scuoto la testa e rispondo alla sua domanda.
"Non c'è molto da sapere su di me, piuttosto parlami di te" ho voglia di sapere il perché abbia così tanta paura delle motociclette. Forse ha perso qualcuno? Oppure avrà avuto un incidente. Anche se non mi sembra un tipo da moto.
"Oh certo. Allora mi chiamo Brooke Chase, ho due migliori amici, Kathleen e Shade, che sono come fratelli per me. Vivo con mia madre, mio padre ci ha lasciate per una ballerina ed è scappato a Las Vegas quando avevo due anni."
Sta giocherellando con una ciocca di capelli.
"Infanzia difficile" commento, spostandomi verso sinistra sulla sedia.
"oh si ma non è tutto, c'è di peggio ma non voglio annoiarti con la storia della mia vita. "
"Mia madre è una stronza totale" mi esce tutto d'un fiato. Voglio parlarle di Cece, non ne ho mai parlato con nessuno al di fuori di Kyle, ho bisogno di sfogarmi.
"Definisci Stronza" poggia un gomito sul bancone e vi si appoggia con la testa.
"Be, è una stronza totale. Non mi ha mai dato un abbraccio o altro da piccolo, per lei esisteva sempre e solo Nate. Nate di qua, Nate di là. È sempre fottutamente perfetta, una bambola di porcellana. Certe volte dubito persino dell'esistenza di un cuore lei."
Parlare di queste cose mi fa venire voglia di un drink, afferro il bicchiere e sento il bruciore del liquido caldo nella gola.
"Nate? Chi è nate?" chiede con un sopracciglio alzato
"Mio fratello maggiore, esteticamente sembriamo due estranei. Lui è biondo cenere io sono moro, abbiamo solo gli occhi in comune. Anche lui è uno stronzo."
I miei pensieri tornano a Nate a casa, e alla nostra conversazione rinviata. L'ultima volta che siamo stati soli in una stanza siamo finiti a picchiarci sul tavolo, dubito che andrà a finire bene. Devo dirgli tante cose che non gli ho mai detto, ma ho bisogno della verità, la verità su quello che è successo.
"Anche io avevo un fratello, si chiamava Ray. Ero molto legata a lui, era il mio confidente, il mio migliore amico. Era molto più grande di me." Ha uno sguardo vago, la sua voce non è più influenzata dall'alcool. Sta fissando il pavimento, i suoi occhi verdi diventano più velati.
"Si è trasferito?"
"Fra qualche settimana sono dieci anni dalla sua morte."
Ha uno sguardo triste. Odio quando le persone mi raccontano dei loro defunti, mi sento a disagio, non so mai che dire e finisco per ferire l persone.
"Avevo otto anni, lui sedici, era ottobre e aveva litigato con mia madre, sai le solite sciocchezze da adolescenti, è uscito con la moto. Un ubriaco in macchina andava contromano a cento chilometri orari su una stradina di paese. L'ha preso in pieno. Mamma dopo la sua morte ha sofferto di una grande depressione, non usciva più di casa e piangeva ogni notte. Ray è morto sul colpo, questo mi fa sentire meglio perché non ha sofferto, ma il dolore non passa"
I pezzi si ricompongono da soli come in un puzzle, la sua paura per le motociclette, lo sguardo vacuo quando ho nominato Nate. In confronto alla sua vita la mia sembra una passeggiata, mi sento un viziato che si lamenta dei regali ricevuti. Penso a lei bambina da sola ad affrontare la perdita di un parente da sola, con una madre incapace di consolare sé stessa, figuriamoci una figlia.
Le stringo la mano, è fredda.
"Non so che dire" ammetto, non mi sono mai sentito così a disagio.
Lei chiude gli occhi e il suo volto si apre in un enorme sorriso, si mette a sedere meglio facendo scivolare la sua mano via dalla mia.
"Non parliamo di cose tristi, gli ubriachi ridono e si divertono" fa una risata che coinvolge anche me "Parlami di tuo padre" dice ordinando un altro drink, anche volendo non riuscirei a fermarla.
"Mio padre è okay" faccio una smorfia "beve un po' ma penso sia normale. È un maniaco degli Eagles, sai uno di quelli che quando sta la partita si ferma il mondo. È ancora convinto che io diventi una star di baseball mondiale e che gli faccia avere i biglietti gratis agli stadi"
Accenna un sorriso caldo e si porta una mano sulla bocca per non ridere. Mi gratto la nuca mentre continuo a parlare.
"Kyle è il mio migliore amico da una vita. Passo più tempo a casa sua che a casa mia" faccio per continuare ma mi interrompe.
"Non ci vai solo per Kyle" rimango stupefatto dalla sua schiettezza, sarà l'effetto dell'alcool. Dopo essersi resa conto di ciò che ha detto, si mette le mani sulla bocca, come per zittirla.
Sta sicuramente parlando di Lucy, irrompo in una risata fragorosa, in cui presto si unisce anche lei. È bellissima quando ride. La guardo mettersi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
"Si, Lucy è fastidiosa ma quando chiude la bocca starci insieme è piuttosto piacevole te l'assicuro" faccio un sorrisetto da pervertito per farle capire cosa intendo. Non trovo Lucy molto bella, anzi è troppo bassa per me ma è una ragazza facile, una di quelle che non vogliono impegni il giorno dopo, mi piace per questo.
"Dio, fai schifo. A Kyle non da fastidio che fai sesso con sua sorella?" mi chiede alzando gli occhi al cielo.
Né lei né la sua amica conoscono Kyle. Se Kathleen pensa che domani Kyle starà in ginocchio alla sua finestra con un anello si sbaglia di grosso.
"Fidati di me, se lei non fosse sua sorella perfino lui se la farebbe." Dico mentre estraggo una sigaretta dalla tasca del giubbotto di pelle.
Se non lo fa già aggiungo mentalmente.
"Lucy ha rovinato la mia adolescenza, mi ha reso la vita un inferno" dice allisciandosi i capelli, avrà un tic o qualcosa del genere.
Sono piuttosto sorpreso. Accendo la sigaretta e la porto alle labbra, inspirando il sapore della nicotina.
"In prima media mise in giro una voce secondo il quale io avessi i pidocchi provenienti dall'Amazzonia, una specie che divora il cranio. In seconda mise in giro una voce secondo il quale io avessi fatto sesso con Morgan, il giardiniere." Continua a parlare, elencando i vari punti con le dita delle mani.
"Morgan? Quel Morgan?" non posso fare a meno di ridere. Che cosa crudele,con Morgan poi.
"Si quel Morgan"dice ridendo. Brooke sta gesticolando in un modo terribile. Sto ridendo così forte che mi tremano le mani mentre fumo.
"Quel Morgan pieno di verruche e acne?" Adesso sta ridendo anche lei con me, dobbiamo sembrare due coglioni a ridere così forte in un bar pieno di gente.
"Si"
"Quel Morgan famoso per le seghe nel bagno dei prof? Quello con solo tre denti? Quello che masturbò un criceto davanti a una classe di elementari?" dico ridendo. Quasi cade dalla sedia per le troppe risate, siamo decisamente brilli.
Mettere in mezzo Morgan il giardiniere è un colpo basso, perfino per una come Lucy. Mi chiedo perché abbia fatto una cosa del genere. Poi a Brooke, da quanto la conosco sembra una ragazza a posto.
Si ricompone un attimo per poi riscoppiare a ridere, con un gesto veloce si sistema i capelli dietro un orecchio.
"Non è finita qui, due anni fa disse che io avevo delle pustole sulle grandi labbra." Dice enfatizzando sulla parola pustole. Il mio sguardo cade istintivamente sul cavallo dei suoi pantaloncini. Continua senza accorgersene
"Quale idiota mentale crede a queste cavolate? Tutta la scuola ovviamente."
Spengo la sigaretta nel posacenere sul bancone. Il locale si è un po' riempito, è arrivata un po di gente, sarà la mezzanotte.
Il mio pensiero torna a Nate. Mentre io sono qui a chiacchierare con una ragazzina lui starà confabulando con mia madre su quale balla rifilarmi questa volta. Sento un brivido di freddo lungo la spina dorsale, la rabbia fluirmi nelle vene. Brooke continua a parlare ma non presto attenzione, i miei pensieri sono rivolti verso Nate. Ho bisogno di una distrazione. E cosa fa Jared Durner quando ha bisogno di distrarsi?
Sesso, sesso senza legami.
Una bella bionda passa sculettando proprio vicino alla mia coscia. Ha una scollatura larghissima che lascia tutto il seno scoperto, il vestito nero non le arriva nemmeno a metà coscia, porta dei tacchi a spillo neri di vernice. Le do delle occhiate piuttosto profonde, mi da un occhiata maliziosa e mi fa cenno di seguirla in bagno. L'idea di scoparmela in bagno sembra allettante.
Inizio ad alzarmi dalla sedia quando una mano mi prende il braccio. Brooke.
"Vai da quella bionda vero?" mi chiede a voce bassa. Ha le sopracciglia corrucciate e le labbra dischiuse. Deve smetterla di prendermi il polso. Con uno scatto allontano il braccio dalla sua presa.
"Si problemi?"
"Prima sembravi un ragazzo intelligente, sensibile e acuto. Non pensavo fossi il tipo da sveltina in bagno con la prima che passa, pensavo guardassi altro, che due tette e un culo montato su una testa vuota" sta biascicando, sono quasi sicuro che non avrebbe la faccia tosta di dire queste cose se non avesse bevuto così tanti shoot.
"Non ho detto che voglio sposarla. Voglio solo scoparmela nel bagno per poi dimenticarmi totalmente di lei." Socchiudo gli occhi mentre parlo.
Abbiamo attirato l'attenzione di molta gente intorno a noi. Sento i bisbigli del barista con un tizio qui vicino. Si staranno chiedendo perché una ragazzina stia facendo una reazione a dir poco isterica.
"E tu tratti le donne così? Tu te le scopi e poi le lasci così. Senza manco un" inizia a fare la mia imitazione, oh signore " 'grazie' 'ti chiamo' 'a proposito come ti chiami tu'" sta mimando i miei gesti, sento una stretta allo stomaco.
Il barista ridacchia, gli rifilo un occhiataccia. Faccio un passo avanti verso Brooke.
"Ti sembra il momento di fare una scenata di gelosia davanti a tutti, cazzo" alzo il tono di voce, la signora del tavolo di fronte si gira interessata per ascoltare.
Cazzo basta.
Ma che diavolo le è preso?
Pensa di avere qualche diritto su di me conoscendomi da appena un giorno? Si sbaglia di grosso, nemmeno mia madre può reclamare qualcosa su di me.
"Gelosa?" dice in tono sorpreso , con un espressione stupita sul volto. "Ti piacerebbe stronzo. Ma sei la stessa persona che faceva quelle osservazioni profonde nel cinema?" sta urlando.
La musica è cessata, tutto il locale è fermo a guardare la coppietta che litiga perché il ragazzo guarda il culo alle altre. Ridicolo.
"Ti assicuro che l'unica cosa profonda qua sarà il mio cazzo mentre affonderò in quella bionda" stringo i pugni. Sento risolini in fondo alla sala, le persone si gettano occhiatine ridacchiando sotto i baffi.
Brooke mi da uno schiaffo in pieno viso. Giro la testa verso destra per la forza del colpo. Mi massaggio la guancia con la mano, sento la pelle in fiamme. È piccola ma è forte. Sono abituato ai colpi di mia fratello, sono bravo a schivarli ma da lei non me l'aspettavo.
Certo ha picchiato l'altro bullo stamattina. È una ragazza decisamente con le palle, anche se mi fa imbestialire. Non è di certo la mia ragazza, non può fare scenate del genere, per lo più nel mio locale preferito. Non è la mia ragazza e non lo sarà mai.
La osservo disperdersi nella folla per poi uscire dalla porta sul retro. Mi gratto la testa e sputo per terra.
La gente è ancora in piedi a fissarmi ammutolita.
"Che cazzo avete ancora da guardare eh?"
La gente inizia a sedersi ai propri tavoli, e la musica riparte. Che razza di impiccioni. Guardo male il
barista, dopodiché mi dirigo verso il bagno.
-Brooke Pov-
Stronzo, stronzo e stronzo.
Io mi sono confidata con lui e lui è andato a farsi una troia in bagno. Ho rivelato i miei segreti ad un cretino. Sono sicura che sia stato l'alcool a parlare, sto pensando più o meno lucidamente, sarà stata la litigata a farmi passare la sbornia.
Mi rendo conto solo adesso che sono a piedi, lontanissima da casa, e che non c'è campo qua. Cado immediatamente nel panico e ripasso mentalmente le opzioni.
Andarmene con Jared
Assolutamente no.
Fare l'autostop, preparandosi ad eventuali maniaci o ninfomani.
Scarto subito l'idea appena la formulo.
Cercare un posto dove prende e chiamare Kathleen o Shade.
Ottima idea.
Inizio a camminare finchè non arrivo in un vicoletto buio vicino al retro del pub. Nessuna traccia di campo. Frustrata stringo i pugni e sbuffo.
Mi balena nella testa l'immagine della bionda avvinghiata a Jared e provo un conato di vomito.
Dalle mie spalle sento un rumore. Un passo leggero. Il mio cuore fa un tuffo, sento la paura salirmi nelle vene. Mi giro di scatto. Non vedo nulla, è il buio totale, è impossibile distinguere alcun movimento. Faccio un passo indietro spaventata.
"C'è qualcuno? Chi sei?" dico con voce flebile. Un ombra si stacca dal buio del vicolo ed emerge una figura come resuscitata dalla tenebre.
"La ferita d'amore la risana chi la fa. Ora sarò costretto ad ucciderti ragazzina"
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