Capitolo 11
Con Jane non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi solo di essere felice. E lo eri davvero.
//Il giovane Holden
Tiro su la manica della felpa fino al gomito, volto il mio braccio più volte per assicurarmi che le vene siano sparite. Dove, quasi due ore prima, vene intrise nel fuoco spiccavano in superfice, ora ci sono solo vecchie croste e graffi, mai rimarginati.
Nonostante non ce sia più traccia, posso sentire la stessa energia pizzicarmi la nuca, solleticarmi la schiena. Scorre, senza incontrare ostacoli, nel mio corpo, e io, impotente, non posso farci nulla.
Sono disteso sul divano in pelle di casa mia. Una coperta troppo corta copre metà del mio corpo.
Mia madre, ovviamente, quando suo figlio è tornato a casa con i vestiti sporchi di fuliggine e con una faccia da funerale, non ha fatto domande; limitandosi ad un freddo: "Ricordati di chiudere le luci"
"Ha chiamato Kyle, mentre non c'eri" una voce familiare rimbomba dall'uscio delle scale. Sento i suoi passi quieti avvicanarsi al divano per poi stravaccarcisi sopra.
Una sottile luce tenue illumina il suo profilo, così simile al mio.
"Non è tardi quest'ora per i bambini, Nate?" lo provoco sogghignando.
"Sono più grande di te, Jared" il suo sorrisetto eriditato da mammà non vacilla, mentre mi risponde educatamente. Noto solo ora che ha un oggetto sferico in mano, una mela, ed un coltello nella mano sinistra. Lo scintillio di quest'ultimo abbaglia i miei occhi stanchi.
"Cosa vuoi farci con quello, fratello? Vuoi piantarmelo nel cuore? Mamma ne sarà distrutta."ribatto, assumendo il tono più falso che conosco.
"La vera domanda è, chi mai verrebbe al tuo funerale?"
Le sue parole mi feriscono più del previsto, come delle freccie le lettere colpiscono il mio cuore di vetro, distruggendolo in mille pezzi. Nate conosce la mia sensibilità perciò lo sfrutta a suo favore, ma non gli darò la soddisfazione della vittoria.
"Probabilmente tutta la mia corte di amanti e altra gente che verrà solo per il rinfresco o dei necrofili vogliosi del mio corpo perfetto" ribatto spavaldo.
Nate ridacchia e con le sue mani ossute inizia a sbucciare la mela, ciuffetti dorati gli cadono sulla fronte.
"Perchè sei qui Nate?" sentenzio gravemente. Ho bisogno del vero motivo per cui è qui non delle stronzate che mi rifila Cece.
Un espressione di sgomento passa per il volto del ragazzo.
"Mi mancava la famiglia. Lì in accademia sono tutti così rigidi e severi" sussurra Nate
"Dovremmo mettere una targhetta all'entrata Casa del calore umano. Sai quanti turisti." narro sarcasticamente.
"Nate basta con queste stronzate, ho bisogno di sapere la verità. Prima mamma ha un attacco di panico, poi misteriosamente il figliol prodigo torna a casa da West Point e puff tutte le stranezze vengono a galla" mi metto a sedere e lo fisso negli occhi blu.
Nate emette un sospiro e, sospettoso, si volta più volte per assicurarsi che non ci sia nessuno nei paraggi.
"Jar, non posso dirti nulla di questa faccenda" sussurra Nate, pauroso.
"Perchè?" Ora che sono riuscito a scucirgli una misera conferma, devo essere cauto nelle mie affermazioni. La fiducia di Nate nei confronti di mia madre è un muro inespugnabile.
Nate alza gli occhi al cielo e emette un gemito strozzato. Noto solo ora che ha un filo di barba incolta, di circa due o tre giorni. Agli occhi di un altro, potrà sembrare una sottigliezza irrilevante ma non per me. Nate è la reincarnazione maschile di Cece Durner, non può permettersi una barbetta incolta.
"Fammi vedere le braccia" assume un tono serio e mi afferra la felpa. Con un gesto repentino mi alza le maniche fino al tricipite e esamina accuratamente il mio braccio.
Nate passa il suo dito freddo sulla mia pelle, tracciando il profilo dei miei vasi sanguigni. Pigia sul polso più volte, controllandomi il battito cardiaco.
"Quante volte sono uscite in una giornata?" esclama, senza staccare gli occhi dal mio braccio.
"Tu ne sai qualcosa." affermo con riluttanza. Gli occhi di Nate si assottigliano fino a diventare due fessure azzurre.
"Vuoi sopravvivere? Rispondi alla domanda." dice, pronunciando separatamente le ultime parole.
" La prima volta è stata due ore fa. Verso le nove e mezza." rispondo coinciso.
La parte più ragionevole della mia coscienza mi dice di non fidarmi di lui, ma l'altra parte, quella ancora bambina, bisognosa d'affetto, ha bisogno di essere rassicurata e di avere risposte.
"Senti sensazioni particolari quando sei in pericolo o eccitato?" bisbiglia Nate, con tono risoluto.
"Sento come se il mio corpo stia andando a fuoco, sono più teso, più violento, più impulsivo. Mi sento anche più forte" sputo, enfatizzando l'ultima parola.
Mio fratello annuisce e con uno scatto mi torce il polso verso sinistra. Un dolore acuto pervade il mio polso, ma viene zittito da un ondata di energia. Nate ha la testa bassa e passa con un dito la mano sul mio braccio, dove vene pulsanti sprizzano scintille d'energia.
"E dimmi come era? Com'era quando lui, il signore delle ombre, era vicino a te? Cos'hai provato?" il tono di Nate brama così sapere, desiderio, avarizia, che sarei tentato ad indietreggiare se non fossi seduto.
"Potere" rispondo con un sibilo.
"E lo stesso potere potrebbe ucciderti" il corpo di Nate è percosso da spasmi e da un leggero tremolio mentre le sue pupille si dilatano dal desiderio.
"Come faccio a liberarmene?" esclamo, speranzoso.
Mio fratello assume un espressione stupefatta, quasi schifata, come se avessi detto un ingiuria.
"Liberartene? No. Come potresti volere questo?" urla il ragazzo in preda all'isteria.
"È un dono, Jared. È un onore essere stati scelti, Dio gratifica i non meritevoli. Non puoi sapere come bramo i tuoi poteri, non puoi nemmeno immaginare quanto sia vasta l'onnipotenza. Dovevo averli io, non tu"
Le mie mani sono scottanti, quasi bruciano dal fremore. I miei riflessi sono pronti a scattare per ogni singola mossa di mio fratello, il mio corpo lo percepisce come nemico.
"Guarda Nate, se potessi te li spedirei via Amazon con il pacco Flash, ma non posso. Ora ho bisogno di risposte. L'hai definito il signore delle ombre, chi è e cosa vuole da questa città?" borbotto velocemente.
È mezzanotte, ragazzo.
"E se io non volessi dartele? È l'ora delle streghe, fratello. Non ti conviene metterti contro un manipolatore di ombre, sono parecchio infuriate in questo periodo" Nate in uno scatto si alza in piedi, e piega la testa a sinistra, sfoderando il sorriso Nate-CecePersonePerfettamenteGentili
"Nate. Ho il fuoco dentro, non ci metto niente a cuocerti"
Faccia a faccia sovrasto mio fratello di qualche centrimetro, lo vedo indietreggiare spaventato. È finito il tempo delle mele Nate, è finito il tempo in cui ti prendevi gioco di me davanti a tutti.
Contro ogni previsione, Nate estrae dalla tasca un biglietto di carta ingiallito e, rapidamente, ci scarabocchia delle lettere imprecise. Mi sbatte il biglietto sul petto e, con andatura solenne, esce dalla stanza.
Accartoccio il bigliettino nella mano, stringendolo fra le dita accaldate. Ho timore di leggere ciò che c'è scritto. Le parole hanno il potere di ferirci, più di quanto immaginiamo.
La chiamano ora delle streghe: nel cuore della notte, quando tutti dormomo, le creature notturne possono sentirti respirare, annusare il tuo sangue, osservare i tuoi sogni nudi davanti a loro. Siamo cenere al di sotto del potere soprannaturale, e me ne rendo conto solo ora.
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