Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 1

-Jared Pov-

"In ogni grido di ogni Uomo,

in ogni grido di paura di Bambino,

in ogni voce, in ogni divieto,

odo le catene forgiate dalla mente"

William Blake

Poso il libro sul tavolo in legno della cucina. Mia madre è in piedi sul ciglio della porta e mi fissa con sguardo severo. Indossa una gonna con un spacco fino al ginocchio con una camicetta in lino bianca infilata nell'arricciatura della gonna, sotto tacchi a spillo. I suoi capelli biondi sono raccolti nella solita crocchia perfetta.

Trucco perfetto.

Abbigliamento perfetto.

Non c'è mai niente fuori posto in mia madre . Non ricordo una volta in cui non abbia indossato dei jeans larghi o una maglietta sporca. Lei è sempre l'impeccabile Signora Durner, una donna in carriera, giardino del cazzo perfetto, e un figlio perfetto? Cosa si può chiedere di più? A volte vorrei tirare un pugnoa quella statua di porcellana del cazzo solo per vedere se si rompa.

"Jared" esclama mia madre con elevato disgusto nel tono di voce, spostando il peso da un piede all'altro.

"Cece" continuo con aria di sfida, so che le da fastidio quando la chiamo col suo nome, ma ho sempre provato piacere nell'irritazione di mia madre.

Si avvicina senza staccarmi gli occhi di dosso. Il suono dei suoi tacchi accompagna ogni suo movimento. Si piazza davanti a me e rivolge il suo miglior sorriso alla CeceDonnaPerfettaDurner.

Le sue fossette si fanno man mano più evidenti, così come le rughette sopra le sopracciglia, le rughette che tanto vuole nascondere.

"Dove sei stato ieri tesoro? Sei tornato parecchio tardi" dice con una puntina di sarcasmo, se non la conoscessi bene penserei che si stia realmente preoccupando di suo figlio ma quella parte dentro di me che spera ancora che a lei possa interessare qualcun altro a parte sé stessa e Nate, è morta da tempo.

"Sono uscito con Kyle, siamo andati all' Exit per bere na cosa, poi però abbiamo incontrato degli amici e la cosa si è dilungata, vuoi sapere altro, tipo codice fiscale delle persone con cui esco?" sputo con un eccessiva dose di sarcasmo, vedo i suoi occhi marroni che si assottigliano fino a diventare due fessure.

Cece socchiude gli occhi, e fa per replicare ma siamo interrotti dalla porta di casa che si apre. Entrambi ci voltiamo e vediamo Papà che entra in casa con il solito sorriso stampato sulvolto. Subito dopo, Mia madre gli va incontro ondeggiando e gli posa un lieve bacio sulla bocca. Ma io non sono abituato a calore e gli do un lieve cenno del capo.

Seguo con lo sguardo Papà che appoggia la sua valigetta sul divano e va a sedersi con passo svelto a tavola, dopo tutte quelle ore a compilare scartoffie per la scuola deve essere affamatissimo. Mi guarda e mi fa cenno di sedermi.

Mi siedo nella sedia accanto a quella dove stava Nate prima di partire per fare il militare. È quasi un sollievo non averlo qui in casa, essere sempre paragonato al tuo fratello maggiore perfetto a scuola e fottutamente perfetto in tutto. Ma la cosa che ancora non capisco è perchè Nate sia partito, lui che odiava tanto la guerra, che ascoltava quella lagna dei beatles in camera. Ormai non mi bevo più le stronzate dei miei, c'è sotto qualcosa.

Ricambio a stento il sorriso di mio padre, non sono bravo con le persone, tantomeno con mio padre,

" Figliolo accendi la TV ci stanno gli Eagles" dice mentre prende un giornale spiegazzato dalla borsa di lavoro che usa da 20 anni

Mi alzo sbuffando e accendo la televisione. Prendo il telecomando dalla fessura nel divano e lo porgo a mio padre, risedendomi nella vecchia sedia. Inizio a mangiare la carne quando il notiziaro delle 2 attira la mia attenzione distogliendomi dal cibo.

" Brutale assasinio in città, misterioso assasino a piede libero, consigliamo di non far uscire i bambini di casa. Passiamo la linea allo......

Ma Papà cambia improvisamente canale e le notizie sul Baseball inondandano l'aria di casa nostra. Sento mio padre mangiucchiare rumorosamente, mentre segue con lo sguardo lo schermo della tv.

"Patrick, rimetti il notiziario c'è una cosa importante in linea" urla Cece dalla cucina.

"Ma stanno gli Eagles!"

Stringo gli occhi per non sentire questi due che litigano ma la voce sommessa di mia madre arriva comunque alle mie dannate orecchie.

"Cambia Pat ora"

non avevo notato che mia madre fosse entrata in sala da pranzo, deve essersi levata i tacchi, strano.

Ora ha le mani chiuse sui fianchi e fissa Papà con uno sguardo omicida. Nessuno può resistere a Cece Durner, mio padre combatte per un po ma dopo anche lui è costretto a mollare.

Mamma sposta la sedia con un calcio e si siede accavallando le gambe.

Ma Papà alza gli occhi al cielo e con una smorfia umiliante preme il pulsante sul telecomando.

Quasi posso sentire su di me l'espressione soddisfatta di mia madre, di chi vince. Sempre.

"Il cittadino Jey Deaver ha rinvenuto stamattina il cadavere di una giovane donna sui venti anni brutalmente uccisa. L'autopsia ha rilevato morsi di animali su tutto il corpo, e segni di strangolamento sul collo. È probabile che l'assasino la tenesse ferma dal collo mentre un animale la colpiva su tutta la superfice del corpo. I poliziotti stanno continuando le indagini. Vi terremo aggiornate sul misterioso Jack di ShoreVillage"

"Ma che diavolo hanno nella testa i poliziotti? Secondo loro un assassino va in giro con Lessie al guinzaglio?" dico alzando il tono di voce, è inconcepibile la loro ipotesi.

"Non sanno che diavolo dire e hanno inventato una cavolata, tipico dei piedipiatti. Brutta razza quella" conferma mio padre con la bocca ancora piena, non sembra tanto colpito.

Mamma ha assunto una posa rigida e fissa con sguardo preoccupato il pavimento. Ha le dita strette a pugno, e ha perso colorito. Ma che diavolo.

"Tutto a posto Cece?" dico allungando lo testa per vedere meglio, la sua carotide pulsa in una maniera terribile, ma che diavolo succede in questa gabbia di matti!

Ma lei resta come in trance per una manciata di secondi, poi sbatte velocemente le palpebre e posa lo sguardo su di me. Non avevo mai visto mia madre in un stato del genere, dalla sua maschera di porcellana non si è mai acceso un sentimento a parte l'indifferenza.

Forse c'è speranza.

Il bambino che c'è in me spera in un ritorno della donna affettuosa che era alla mia nascita, ma zittisco facilmente la sua voce

"Oh si Jake, ho avuto una, ehm, sai come, quella cosa che.." balbetta nervosa Cece.

Jake,Jake,Jake,Jake,Jake,Jake,Jake,Jake,Jake,Jake,Jake,Jake.

Mi ha chiamato Jake, lei non mi chiama mai Jake, nessuno mi chiama mai Jake. Lei non balbetta mai.

"Vampata di calore" interviene Papà sfoderando il suo solito sorriso tranquillo di chi la sa lunga.

Lui e mamma si scambiano sguardi sospettosi, non ho mai visto mamma così scossa. Continuo a spostare lo sguardo da un genitore all'altro, cercando di capire la situazione. Qualcosa nel notiziario, deve averli scossi a tal punto da essere in questo stato

Cece si alza dalla tavola mantenendosi alla spalla di mio padre. La vedo chiudere gli occhi con forza e inspirare pesantemente.

"Vado di sopra ad incipriarmi il naso, con questo caldo si è sciolto tutto il trucco" fa un risolino nervoso e sale le scale reggendosi alla ringhiera.

Continuo a sentire il rumore dei suoi passi che, più lenti del solito si dirigono in camera da letto.Stringo le mani a pugno per la frustrazione e mi alzo anche io da tavola. Salgo le scale e mi dirigo in bagno.

Apro la porta e sono estrerrefatto dalla ciò che vedono i miei occhi. Quasi mi cedono le gambe.

Mamma è china sul lavandino, con le gambe piegate e i capelli che le coprono il viso. Acuti singhiozzi provengono dalle sue labbra. Ha le mani a coppa sul viso, il mascara le macchia le dita sempre curate.

Mi avvicino lentamente. Cosa farebbe un bravo figlio in questi momenti? Sono completamente estraneo in queste situazioni, le tocco il gomito con il palmo della mano.Non penso sia molto rassicurante ma è il massimo che posso fare.

"Mamma" dico sottovoce, i singhiozzi continuano.

Ma lei si accorge di me e con uno scatto si allontana.

"Va via Jared" la sua voce è stranamente calma, mentre tutto il suo corpo è scosso da fremiti e singhiozzi. Ci fissiamo negli occhi, i suoi sono così diversi dai miei, il mare che incontra la terra.

Bastano queste tre parole che mandarmi in frantumi. Indietreggio di tre passi e abbasso lo sguardo.

Sono un fottuto coglione, sono anni che do chance a questa donna ma lei le rovina tutte. Mi giro e apro la porta. Alle mie spalle la sento mormorare:

"Nate sa quando è il momento di stare a proprio posto"

Sbatto la porta con forza e mi precipito giù dalle scale. Senza rendermene conto sono già in camera mia. Mi lascio cadere sul letto e mi prendo la testa fra le mani

Perchè ci deve sempre essere un fottuto segreto, porca troia.

Afferro la libreria e la rovescio per terra, che cade con un tonfo terribile. Sento la rabbia sprigionarsi dopo ogni pugno, non riesco a pensare lucidamente. Sento solo rabbia rabbia e rabbia cazzo.

Fanculo a Nate e a tutto quanto. Perchè devo essere sempre paragonato a una cazzo di persona nella mia vita.

Sferro una gomitata alla lampada sul comodino. Cocci, solo cocci.                                                                        Le cose che possiedi alla fine ti possiedono.

Perchè cazzo non posso avere una madre normale che mi abbraccia quando esco e che mi da bacio della buonanotte.

Soffermo il mio sguardo sulle mie nocche scorticate dai pugni. Il sangue scende a rivoli fino al gomito. Il colore del sangue mi ha sempre affascinato sin da piccolo, così prendo un fazzoletto dalla libreria ormai distrutta e inizio a tamponare con cura i tagli.

Il battito sta rallentando, segno che mi sto calmando.                                                                                                La rabbia sta svanendo, il dolore e la delusione no.

Grande Jared hai distrutto camera tua. Sei davvero grande. Meriti il premio Nobel degli stronzi.

All'improvviso sento la porta aprirsi. Cece è in piedi.

I segni sotto gli occhi sono spariti e al posto di un volto rigato dalle lacrime c'è la solita maschera di porcellana. Si è cambiata e indossa un completo bianco e scarpe nere. I capelli, ancora bagnati sono raccolti in un tuppo complicato. Gira lo sguardo su tutta la stanza senza lasciar trapelare nessuna emozione.

Quanto sono stato stupido nello sperare in un suo cambiamento.

È tornata la signora Durner.

" Sto uscendo. Sono in casa per le 17:55, quando torno voglio vedere tutto a posto"                                 dice gelida, prima di voltarsi per andarsene, lanciando un ultimo sguardo alla camera.

Di sicuro starà salutando papà che come in ogni momento difficile si starà rifugiando nelle instabili ma comode braccia di una bottiglia di rum.

Codardo.

Mi volto e raggiungo la finestra, e osservo Mamma che entra nella macchina. Mi pare di vedere un momento di incertezza nel suo sguardo, ma viene subito sostituito dalla solita espressione di ghiaccio.

Sento la flebile fiammella di speranza spegnersi nella stessa velocità con la quale si è accesa.

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro