Bullying
Il 7 Febbraio 2017 è stata la prima giornata dedicata per davvero all'argomento delicato quale il bullismo. E io ho voluto scrivere qualcosa non appena sono riuscita a racimolare un po' del mio tempo, nonostante nella mia scuola questa cosa non è stata trattata.
È importante parlare dei mali che stanno affliggendo il mondo ed il bullismo è uno di quelli che, volendo o meno, sono sempre stati presenti. Lo considero una delle più grandi piaghe del comportamento umano, ergo, spero che queste parole vi siano d'aiuto o che vi facciano riflettere insieme a me.
Il bullismo è fatto dalle persone. Il bullismo sono le persone. Non cesserà mai di esistere, ma lo si può attutire.
Ascoltate Hurts, la canzone qui sopra, mentre leggerete.
Grazie a @Debs2611 per la collaborazione.
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Tu, tu non sarai mai nessuno !
Tu non vali niente !
Tu non puoi !
Tu non sei !
Tu sei ridicolo !
Tu. Tu non sei nessuno !
Tu, tu, sei di meno.
Tu sei diverso.
Tu ti vesti male.
Tu sei imbarazzante.
Tu sei strano.
Tu sei fatto a modo tuo e non sei fatto bene.
Tu non sei fatto a modo, tu sei SBAGLIATO.
Quante volte ve lo siete sentiti dire? Quante volte queste parole hanno perforato incessanti le vostre orecchie, per poi martellare il cuore, il corpo e l'anima?
Quante volte vi è stato detto : Tu, tu non sarai mai nessuno !
Tu sei meno di nulla. Certo che almeno una volta avrete ascoltato questa frase perfida e poi? Poi vi siete abbattuti o avete lottato? Poi vi siete detti che andava bene così o che potevate farci qualcosa? Poi vi siete accontentati di quel che siete o vi siete rincuorati con supposizioni meccaniche? Poi ne avete parlato con qualcuno o avete fatto marcire il rimorso per queste parole dentro di voi?
Poi, avete pianto?
Ogni giorno, un bambino, un ragazzo, su tre è vittima di bullismo. Il 33% dei ragazzi racconta di essere stato preso in giro costanti, di essere stato isolato, di non aver trovato appoggio nei coetani, di essere stato minacciato, di aver subito calunnie e di essere stato violato.
Violare che è un verbo assai meschino, non lascia immediatamente intendere ciò di cui si sta argomentando ed il violare è piuttosto sottovalutato e ridotto all'ambito generico, dell'assolutistico verdetto delle tragedie che ascoltiamo per telegiornale.
Un ragazzi su tre viene violato mentre sta percorrendo la sua esistenza. Viene violato fisicamente e, ancora peggio, psicologicamente. Un ragazzo su tre comincia a pensare di essere lui il vero problema, di non star agendo bene e di non essere fatto a modo.
Un ragazzo su tre riceve prese in giro per il modo in cui veste, per il modo in cui cammina, per il mondo in cui gesticola, per il modo in cui parla, per il modo in cui è.
Essere che ha il significato affine al vivere, allo esistere permanente che non chiediamo, ma ci viene concesso. Questo esistere è fatto per persona, non si sceglie il dono con cui venire alla nascita, la famiglia in cui essere accolti e, soprattutto, non si sceglie chi essere.
Un ragazzo su tre inizia a pensare di star perdendo tempo con la sua vita, di star sbagliando tutto : di essere sbagliato. Un ragazzo su tre piange la notte e non parla per le cattiverie che gli vengono inflitte.
Un ragazzo su tre maschera i lividi con Sono caduto dalla bicicletta, mamma. Un ragazzo su tre finge che vada tutto bene e che, anche se c'è il sole, è stata la pioggia a bagnare zaino e libri, non l'acqua del cesso. Un ragazzo su tre dice di non voler uscire perché fa freddo, non perché non ha amici e quelli che non lo prendono in giro, avvalgono con il tacere il comportamento di chi lo fa.
Un ragazzo su tre afferra un foglio e scrive di tutto quello che ha in testa, bruciando di seguito le sue parole, perché non buone.
Un ragazzo su tre racconta ai genitori di un amico che lo fa ridere, ma con questo ragazzo parla la sera in camera, da solo. Esatto, è se stesso. Poi ci litiga, un ragazzo su tre, con questo amico e perde la fiducia in sé.
Un ragazzo su tre grida di non avere più le forze, ma supplica che la sua tristezza possegga una fine.
Un ragazzo su tre perviene in atteggiamenti inesatti, comportamenti che, d'apparenza, appaiono inspiegabili. Un ragazzo su tre assume tic nervosi ; un ragazzo su tre diviene nevrotico.
Un ragazzo su tre raggiunge il limite e si toglie la vita o, almeno, ci prova. Dannandosi se non riesce.
Infine, un ragazzo su tre raggiunge il limite e fa lo stesso, dimenticando il dolore.
- Carmela è una ragazza. Carmela ha quattordici anni ed ama indossare calze verdi con pantaloni a pinocchietto neri e scarpe buffe. Carmela ama i fiori, Carmela non fuma, Carmela parla molto.
A Carmela, i compagni, dicono che è STRANA. Carmela, i compagni, non la invitano alle feste e danno gli inviti davanti a lei.
Carmela piange in silenzio, marchiando inesorabilmente la sua pelle chiara con la bramosia possente di farla finita, con l'opulenza di recrudescenze. Carmela lascia che le lacrime la squarcino ; Carmela dice che va tutto bene.
Carmela, ad un certo punto, muta. Ora si veste come gli altri, fuma, si trucca pesantemente e non possiede più quella dignità che la faceva se stessa. -
- Alessandro è un ragazzo. Alessandro ha quindici anni e legge la rivista focus tutti i mesi. Alessandro è cicciottello, piuttosto in carne, ha gli occhi azzurri, ma porta gli occhiali. Alessandro ha leggermente la gobba.
I ragazzi, ad Alessandro, fanno arrivare messaggi provocatori ed offensivi. I ragazzi mettono lo sgambetto ad Alessandro, quando i professori non ci sono, e ridono se non riesce ad alzarsi da terra.
I compagni, ad Alessandro, danno del cesso.
Alessandro dice al papà di stare bene, che è solo stanco. Che gli fa male il culo perché è inciampato, lui, da gran sbadato.
Ora Alessandro è incazzato col mondo. Alessandro picchia la maglie ed alza il gomito. Ora, Alessandro, ha raggiunto il limite. -
- Fabrizio è un ragazzo. Fabrizio ha sedici anni e ascolta gli One Direction e Justin Bieber. Fabrizio, da piccolo, desiderava giocare con la casa delle bambole della sorellina e guardare con lei i cartoni dagli sfondi rosa.
Fabrizio, da piccolo, amava sentirsi come Cenerentola e non gli piaceva giocare con le macchinine.
Fabrizio, quando arriva a scuola, si trova scritto sul banco FROCIO e gli vengono rivolte brutte infamie ogni qualvolta esce di casa.
A Fabrizio, gli amici, in gita, gli disegnano peni sulla fronte o gli nascondono le mutande. A Fabrizio danno del cancro, mentre a lezione di diritto sono a favore delle unioni gay.
I genitori dicono a Fabrizio che guarirà, che magari è solo un momento (rinnegando se stessi) e che inventeranno una pillola.
Ora Fabrizio non c'è più. Ha tagliato la sua vena e nessuno c'era, per confortarlo, quando è successo. -
- Infine, Eleonora è una ragazza. Eleonora ha diciassette anni ed è una ballerina. Eleonora è molto magra, è strabica ed ha la carnagione leggermente più scura. Ad Eleonora, le compagne, dicono che sta sempre in mezzo. Ad Eleonora, le compagne, affermano che è una nullità. Ad Eleonora, tutti, dicono che è anoressica, non misurando il valore delle parole che usano.
Ogni tanto le hanno dato della troia, sì, ma senza concepire il significato dell'appellativo.
Eleonora, alla mamma, grida contro. Le strilla di lasciarla in pace e di farsi i cazzi suoi. Eleonora, il papà, non ce l'ha.
Ora Eleonora sta sempre zitta, ha paura di far amicizia e di conoscere gente nuova. Ora, Eleonora, in casa sua, non ha più specchi. -
Tutto ciò che noi diciamo ha un peso, ha un valore, ha un legame indissolubile con la realtà e tutto ciò che noi omettiamo ha un peso su altri e su noi stessi.
Esistere, infischiandosene delle conseguenze, con menefreghismo, non è la maniera di percorrere il proprio vivere sorridendo ad ogni complimento.
Bisogna parlare. Parlare se si è vittime di queste cose, parlare se si sa. Urlare, gridare, ammettere che siamo tutti bellissimi ed unici, tutti imperfetti e che la vita è l'unico diritto che ci è elargito e che a NESSUNO spetta di disintegrarcelo.
Il bullismo non è soltanto l'essere picchiati, seviziati, minacciati con una pistola alla tempia. Il bullismo sono anche i risolini all'entrata in classe, i commenti che una persona ascolta mentre cammina per strada, i messaggi ricchi di frecciatine, le foto compromettenti postate sui social, le occhiatacce dettate dalla cattiveria, le spinte, i silenzi forzati, gli appellativi -- queste dannate etichette che l'uomo ha sempre necessitato di dare e che, ora, non si misurano più.
Non tutto, ovviamente, è bullismo, ma quelle frasi succitate sono le più frequenti. Sono le parole più taglienti che disgregano l'animo di coloro che le percepiscono. Sono l'utopia di una vita senza alternativa, solo perché lo fanno tutti.
Non bisogna mai dimenticare che l'essere umano, di sé, è imperfetto. E che nessuno è perfetto. Che nessuno non ha le cicatrici. Bisogna ricordare, come impresso sulle gambe, sulle mani, sul viso, che siamo tutti migliori e tutti peggiori, non alcuno più di un altro.
Ognuno di noi possiede un 5% di buono e dobbiamo sforzarci di cercare questo semplicistico lembo di luce e di far sì che ciascuno lo partorisca, aiutandoci a vicenda. Non dobbiamo e possiamo abbatterlo, gettarlo in una fossa e calpestarlo con il nostro orgoglio e la mancanza di prassi. Ognuno di noi ha un sogno, una speranza, una certezza, un'insicurezza, una ragione, una faida, un'esistenza. Ognuno di noi si ferisce e viene ferito e noi, noi!, non dobbiamo scordare di andare bene così, che lo smussare non vuol dire cambiarsi, che il perdonare non vuol significare divenire al medesimo modo. Noi non dobbiamo mutare per compiacimento altrui, non dobbiamo dimenticare di non essere degli errori, ma sbagliati ed esatti allo stesso modo di ogni altro. Noi dobbiamo parlare al fine di salvare noi stessi e coloro che ci fanno del male e tutti quelli che hanno bisogno di essere salvati.
Noi dobbiamo guardare a quel 5% di buono che può emergere se lo si sprona. Possiamo essere qualcuno per altri anche senza risiedere sull'agognata collina della fama.
Farsi forti, coraggiosi e deplorevoli, dietro ad uno schermo, è semplice e conveniente. Dichiarare una guerra con armi di plastica al di là di un cellulare, senza contatto visivo, fingendo di essere meno umana dei robot, non fa di noi degli eroi, ma ci rende codardi ed insulsi, insalubri, persone di poco conto che agiscono spinti dalla cattiveria e nessun uomo merita questa agonia.
Nessun uomo deve essere portato a credere, addirittura, che forse potrebbe far meglio togliendosi la vita. Nessun uomo deve temere la propria immagine riflessa per via di altri. Nessun uomo deve temere se stesso perché ad altri quell'essere sta scomodo.
Nessun ragazzo può e deve essere isolato perché è fatto a modo suo. Nessun ragazzo merita che gli sia calpestato lo zaino o che gli si sputi su. Nessun ragazzo merita un'adolescenza da rammentare come gli anni peggiori.
Siamo tutti UMANI, perché essere allora così rudi e vigliacchi? Il bullismo è soltanto pura e indecente vigliaccheria che potrebbe essere scambiata con la forza, all'inizio, in quell'apparenza a cui le persone guardano, ma che perverrà essere idiozia.
NESSUNO È INFERIORE E CHI NON PARLA È COMPLICE DI CHI AGISCE.
È facile sventolare la bandiera arcobaleno nei dialoghi in classe, fingere di essere adepti alla filosofia, interpretarsi democratici che patteggiano per il più audace e poi, semplicemente, discriminare e non per razzismo!, ma per chiusura mentale.
Ciò che è antipatico, ciò che non è utile a noi, è da fare a briciole, a pezzettini. E non si tratta, ahimè, sempre di uno ciò, ma di un lui o una lei che rivede nella tristezza e nella solitudine le proprie cicatrici, codardo ad egual modo di chi compie.
Insegnanti e genitori, inoltre, non devono pensare di poter ottenere ottemperanza della vicessitudini dei giovani. Di stemprare i loro caratteri, di plasmarmi alla propria idea, di distruggere la loro crescita. Dovrebbero incitarli e farli sentire esatti anche quando non studiano o non rifanno il letto al mattino. C'è sempre un perché, dietro ad un agire, specialmente se è di ragazzi che si parla.
Bisogna incitare a parlare per davvero delle menzogne facilmente celati nel web, del bullismo non più fisico, ma morale, che ammazza chi sta crescendo e che lo rende insicuro a prescindere.
Parlate, dite la vostra, siate voi stessi, ballate se necessario !, ma non dimenticate la vostra impronta e conservatela. Qualsiasi cosa accada, vi assicuro, siate voi stessi e comprendete che chi fa, fa per vera insicurezza e per reale idiozia. Dimostratevi leali e migliori e parlate. Raccontatevi, in qualsiasi modo, raccontatevi e non smorzatevi. Raccontatevi e raccontatelo, ovunque possiate, ovunque vogliate, ovunque vi paia necessario. Raccontate se avete bisogno e dimenticate il TU NON SARAI NESSUNO!, poiché la storia ci insegna che coloro che l'hanno fatta, essa, sono stati loro stessi fino alla fine.
Siate voi stessi e questo non è uno spot pubblicitario! Siate voi stessi in generale, sbarrando tutti i margini meschini della società e non reagite come quei ragazzi, divenuti incerti anche della propria ombra e peggiori di chi li ha trasformati così.
Non permettete a nessuno di cambiarvi, rimanete come siete che, in ogni caso, siete bellissimi.
Ammazzate voi i pregiudizi e rendetevi i veri eroi di voi stessi.
IL BULLISMO DISTRUGGE CHI LO FA E CHI LO RICEVE. CHI NON PARLA È COMPLICE.
Noi siamo il bullismo.
Chi non parla è complice.
Martina.🌹
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